EDITORIALE N.13 - Programmazione Europea

    Il Piemonte e la cooperazione territoriale europea

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    Questo numero di Politiche Piemonte sulla Cooperazione Territoriale Europea è frutto di una proposta avanzata dalla Direzione Attività Produttive della Regione Piemonte. Si propone come un momento di riflessione sull'impegno delle istituzioni piemontesi nella programmazione comunitaria in corso, soprattutto per quanto attiene alla cooperazione territoriale.

     

    Rispetto ai numeri precedenti vi è una novità: agli articoli si aggiunge un'intervista a interlocutori privilegiati come ulteriore contributo di analisi.

    Nel ciclo di programmazione dei Fondi Strutturali 2007-2103 la cooperazione territoriale partecipa a tutti gli effetti al processo di integrazione europea delineato dall'Unione. Per far ciò ha cambiato status rispetto al passato ciclo di programmazione, evolvendo da iniziativa comunitaria a obiettivo prioritario della politica di coesione territoriale.

    Il Piemonte – e molte altre Regioni analoghe alla nostra che non rientrano nell'Obiettivo Convergenza – fa parte sia dell'Obiettivo "Competitività Regionale e Occupazione" sia del nuovo Obiettivo "Cooperazione Territoriale Europea". Con il primo degli obiettivo si persegue il miglioramento di competitività, attrattività e occupazione delle regioni nel rispetto della coesione sociale, agendo sugli investimenti nel capitale umano, nell'innovazione e nella promozione della società della conoscenza. Attraverso invece l'obiettivo "Cooperazione territoriale europea" si persegue il rafforzamento della cooperazione alla scala transfrontaliera, transnazionale e interregionale, rispettivamente mediante iniziative congiunte regionali e locali, azioni volte allo sviluppo territoriale integrato, lo scambio di esperienze, eccetera, come riportato nei Regolamenti comunitari di riferimento.

    Il panorama piemontese della Cooperazione territoriale europea é articolato in tre parti:

    • cooperazione transfrontaliera Italia-Francia (Programma Alcotra) e Italia-Svizzera (Programma Interreg);
    • cooperazione transnazionale, in cui il territorio regionale rientra nei Programmi Spazio Alpino (che praticamente comprende tutte le regioni dell'arco alpino) e Mediterraneo (Programma MED), cui partecipano tutte le regioni del Mediterraneo);
    • cooperazione interregionale, che promuove, con il Programma Europa centrale, progetti per lo sviluppo economico, ambientale e sociale di tale area. In particolare intende rafforzare lo scambio e il trasferimento di esperienze, strategie e strumenti tra autorità locali, al fine di aumentare l'efficacia delle politiche di sviluppo regionale.

    Nell'articolo a cura di Tiziana Dell'Olmo e di Silvia Riva, "La Cooperazione Territoriale Europea a supporto delle politiche di competitività", viene dato particolare risalto alla partecipazione piemontese ai programmi di cooperazione territoriale. Gli attori piemontesi hanno saputo cogliere appieno le nuove opportunità offerte dalla cooperazione: per numero di progetti il Piemonte risulta infatti primo tra le 7 regioni italiane nel programma Spazio Alpino, secondo in Europa Centrale sulle 8 regioni italiane partecipanti, quinto sulle 18 regioni italiane del programma Mediterraneo, per un totale di risorse acquisite pari a circa 22 milioni di euro.

    La programmazione 2007-2013 ha inteso integrare diverse azioni e possibilità che talvolta sono orientate verso obiettivi specifici comuni. Un esempio dell'integrazione citata è evidente nell'articolo di Rossana Borello, "Cluster Tecnologici e Poli di innovazione per lo Spazio Alpino", che analizza due dei progetti sviluppati nel programma Spazio alpino: Alps4EU e Alplastics. Entrambi propongono strategie di collaborazione interregionale volte a incrementare la competitività del territorio alpino, favorirne lo sviluppo economico e facilitare il "processo di europeizzazione", consentendo l'individuazione delle potenzialità dei territori coinvolti e le aree che necessitano ancora di miglioramento.

    In particolare Alps4EU pone le basi per la sperimentazione di una nuova entità transnazionale allo scopo di superare la frammentazione e le barriere esistenti sia a livello istituzionale che territoriale. Il mezzo per dare attuazione a questo ambizioso proposito è rappresentato dallo sviluppo di un modello di cooperazione condiviso – su quattro settori comuni all'area interessata: energia e tecnologia verde, meccatronica e ingegneria, chimica e nuovi materiali e ICT – che muove verso uno sviluppo integrato del territorio alpino, uniformando gli strumenti finanziari e le tematiche di interesse.

    Alplastics si propone invece di promuovere la cooperazione pubblico-privata e creare opportune condizioni strategiche e innovative per i poli del settore della plastica – appartenenti a Francia, Italia, Svizzera, Austria e Germania – rappresentanti più di mille tra imprese e centri di ricerca

    Ancora diversa è la prospettiva che offre Nuria Mignone di UNCEM Piemonte, articolata nei programmi Spazio Alpino, Central Europe e Med, nell'articolo intitolato "Programmi Europei, sistema dei comuni montani e Terre Alte". L'autrice illustra come i programmi europei abbiano avuto un ruolo centrale in questa fase di programmazione per fornire qualche risorsa alle Terre Alte e valorizzare i sistemi locali montani, in un periodo che ha visto la progressiva diminuzione delle risorse nazionali trasferite a questi territori.

    Nell'articolo viene ben esplicitata la duplice funzione dei progetti. La prima, importantissima, è quella di mettere a sistema le risorse disponibili e di coordinare le risorse dei territori al fine di innescare processi virtuosi di sviluppo locale. In seconda battuta viene evidenziato come i progetti europei possano fungere da trait-d'union con le altre misure regionali e comunitarie attive sul territorio.

    I contributi che seguono focalizzano l'attenzione sull'esperienza dei Poli di innovazione, costituiti da raggruppamenti di imprese, organismi di ricerca e fornitori di servizi, coordinati da un ente gestore e volti a favorire sinergie tra i diversi attori realizzati nel programma ERA (Area di Ricerca Europea). Nell'articolo "Il Programma Era-Net per le imprese e la ricerca", Borello riconosce l'esperienza regionale come ampliamente positiva perché ha agevolato l'incontro delle imprese piemontesi con imprese e centri di ricerca di altre regioni e paesi membri. Tuttavia si segnala come il territorio piemontese abbia ottenuto, nell'ambito di questi progetti, una cifra elevata ma inferiore alla media delle altre regioni europee e come emergano difficoltà da parte dei soggetti piemontesi nella presentazione dei progetti in risposta a bandi europei.

    Il programma di coordinamento ERA è parte integrante del Settimo programma quadro. I progetti piemontesi ad esso afferenti hanno ottenuto 145 milioni di euro(1), cifra ragguardevole ma inferiore alla media delle altre regioni europee che si attesta sui 190 milioni di euro. Sull'ultimo programma, i progetti finanziati sono 450, e vedono la partecipazione di 157 soggetti piemontesi di cui 63 sono PMI. Risulta inoltre che 14 soggetti sono presenti in 369 progetti su 450 complessivamente finanziati (80% circa), ciò significa che alcuni enti sono maggiormente in grado di catalizzare i fondi del Settimo programma quadro.

    Come evidenzia l'autrice, per incentivare la cooperazione a livello europeo la Regione Piemonte ha ritenuto importante avvalersi delle opportunità riservate agli Enti pubblici regionali e nazionali offerte da tale Programma, e in particolare dal suddetto programma di coordinamento ERA-Net, tramite il quale il Piemonte partecipa a 5 reti transnazionali attive in diversi settori: manifatturiero (MANUNET I e II), tessile (Crosstexnet), elettro-mobilità (Electromobility +), nuovi materiali e nanotecnologie (M.ERA-Net) e innovazione (Eco – Innovera).

    L'ultimo contributo propone, attraverso interviste, il punto di vista dei gestori dei dodici poli attivi in Piemonte – BioPmed, Polight, Torino Wireless e Consorzio Proplast, nati in considerazione delle vocazioni dei diversi territori – e consente di rilevarne le relative criticità ma anche i punti di forza

    Dall'articolazione ora richiamata e dalle finalità perseguite risulta facilmente comprensibile come la programmazione regionale comunitaria in generale, e la Cooperazione territoriale europea in particolar modo, assumano un ruolo ancor più strategico se affiancate ad altre azioni istituzionali. Tra queste rientrano ad esempio quelle che aiutano le imprese nei processi di innovazione e di internazionalizzazione, difficoltosi in particolar modo per tessuti imprenditoriali come il nostro, caratterizzato da PMI spesso fragili e sottocapitalizzate per affrontare in maniera positiva la sfida del mercato globale. A questo riguardo il Piemonte ha avviato da oltre un anno una programmazione congiunta con le Camere di Commercio attraverso il Piano per l'Internazionalizzazione, esperienza che riteniamo di interesse citare nonostante sia di portata economica ben diversa rispetto a quella della cooperazione europea ma per le evidenti complementarietà con il tema affrontato. Attraverso di essa si persegue infatti la promozione internazionale di alcune filiere produttive, l'ampliamento dei mercati di riferimento e dei servizi di accompagnamento oltre ad uno stimolo alle aggregazioni tra imprese. Rafforza l'orientamento piemontese richiamato la destinazione, per il 2013, di parte del fondo europeo ex Fondo per le Aree Sottoutilizzate (FAS) oggi Fondo Sviluppo e Coesione (FSC), al piano per l'internazionalizzazione messo a punto con il sistema camerale.

    Si può dunque concludere che l'esperienza del Piemonte in tema di Cooperazione territoriale europea per il periodo di programmazione 2007-2013 risulta nel complesso più ricca del passato periodo di programmazione.

    Questi programmi hanno infatti consentito alla nostra regione di proiettarsi nello scenario europeo attuando confronti, progettualità e cooperazione che vanno oltre le più generiche attività di internazionalizzazione commerciale e produttiva, poiché l'azione dei governi locali non si limita a funzioni di mediazione e supporto ma risulta di portata più ampia facendo confluire nelle diverse esperienze elementi non solo economici ma anche di natura storica, geografica e identitaria.

    Allargando lo sguardo alle altre "grandi" regioni dell'Italia del Nord, quali ad esempio Lombardia e Veneto, risulta invece interessante rilevare come l'esperienza piemontese presenti differenze minime dal punto di vista quantitativo ovvero del numero dei progetti presentati, medie dal punto di vista relazionale ovvero delle relazioni attivate, maggiori invece dal punto di vista degli obiettivi e delle strategie perseguite. In particolare il Veneto e in misura minore Lombardia hanno puntato risorse e orientato le proprie azioni verso lo spazio europeo sud-orientale, mentre il Nord-Ovest e soprattutto il Piemonte, ha consolidato il proprio radicamento nello Spazio Alpino. Resta ancora aperta la questione del consolidamento interno alle regioni del nord e alla mancata opportunità di rafforzarne la collaborazione, ai fini della cooperazione territoriale.

    Mai come in questo periodo, cruciale per la definizione della nuova programmazione regionale comunitaria 2014-2020, può risultare strategico valutare la possibilità di presentare istanze che modifichino le tendenze registrate, così da permettere alla nostra Regione di rafforzare la cooperazione interregionale. Ciò sarebbe da perseguire sia in un'ottica transfrontaliera sia nell'ottica unificante delle strategie tra Nord-Ovest e Nord-Est, peraltro coerente con i "flussi" economici, sociali e culturali che attraversano il Nord. 

     

    Nota 1 Dati MIUR del dicembre 2011, elaborati, per conto della Regione Piemonte – Direzione Innovazione, Ricerca, Università e Sviluppo energetico sostenibile, dal dott. Claudio Ingaggiato.

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