Per uscire dalla crisi, Torino liberi il proprio futuro

    a cura di Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. - Dist Politecnico di Torino

    Introduzione

    Il quattordicesimo Rapporto Giorgio Rota del Centro Einaudi – sostenuto, come ogni anno, dalla Compagnia di San Paolo – focalizza l'attenzione non solo sulla crisi e sui suoi effetti, ma anche sui fattori di contesto che rendono più o meno competitiva l'area torinese.

     

    Negli ultimi dodici mesi la crisi è peggiorata, a livello sia locale sia nazionale, dopo i timidi segnali diripresa del 2011; ma appare riduttivo rincorrere i dati congiunturali, entusiasmarsi o deprimersi per le variazioni mensili o per l'andamento quotidiano dello spread. Come emerge dal Rapporto Rota molti indizi indicano che questa crisi è ben più profonda e strutturale. Al tempo stesso, è importante non scivolare nell'autoconsolatoria retorica del "Tanto la crisi c'è dappertutto..."; è vero, ma in diversi luoghi sta colpendo e ha colpito più o meno duramente; diversi fattori locali di forza o di debolezza, infatti, amplificano (o attenuano) gli effetti critici generali.

     

    I dati a confronto: Torino e le altre

    Il quattordicesimo Rapporto – dal titolo Liberare il futuro – mette in ordine una cospicua serie di "istantanee" sul posizionamento di Torino, rispetto alle metropoli (italiane e, talvolta, straniere), con riferimento sia alla salute del tessuto economico sia ai fattori di contesto.

    Se per incidenza delle imprese sul totale nazionale, l'area torinese mantiene il quarto posto assoluto (con un valoreun po' più alto rispetto al suo peso demografico), negli ultimi anni la sua posizione si sta indebolendo:

    • il saldo tra aperture e chiusure di imprese – a Torino, nel recente passato, spesso migliore rispetto a quello nazionale – negli ultimissimi anni è diventato peggiore e, per la prima volta nell'ultimo decennio, il numero delle cancellazioni ha superato nel 2012 quello delle nuove imprese;
    • in termini di PIL procapite, se nel 2000 Torino era la quinta metropoli italiana, negli ultimi anni è scesa all'ottavo posto, ultima tra le metropoli del Centro-nord, con un valore intermedio tra Milano e Palermo.

     

    Figura 1. PIL procapite nelle province metropolitane

    Davico_2013_Fig1

    Fonte: Elaborazioni su dati Unioncamere, Istituto Tagliacarne

     

    La situazione particolarmente critica che caratterizza il tessuto produttivo torinese dipende anche da un paio di elementi strutturali:

    • qui perdura una caratterizzazione manifatturiera e i settori dell'industria e delle costruzioni sono, ovunque, quelli più colpiti dalla crisi;
    • nell'area torinese è scarsissima la presenza di grandi imprese: per rilievo delle società di capitale, ad esempio, Torino è al penultimo posto tra le aree metropolitane, precedendo soltanto Reggio Calabria;
    • nonostante nell'area torinese siano piuttosto contenuti – rispetto al resto d'Italia – sia il costo del lavoro sia l'assenteismo, i livelli medi di produttività delle imprese sono tra i più scarsi del Centronord, specialmente nel terziario.

    Un segnale positivo, invece, viene dalle esportazioni: Torino mantiene la seconda posizione assoluta, dopo Milano, grazie soprattutto all'export di veicoli e di macchinari industriali. Il problema, nel nostro caso, è che le esportazioni si dirigono soprattutto verso Germania e Francia, ben poco verso i mercati emergenti.

    Nell'area torinese la situazione occupazionale risulta particolarmente critica: a fine 2012 il tasso di disoccupazione in provincia è salito quasi al 10% (nel Centro nord solo Roma sta peggio); a livello di Sistemi locali del lavoro, quello torinese è ormai caratterizzato da un tasso di disoccupazione pari a quello di Reggio Calabria o di Acireale.

    Anche l'intensità della cassa integrazione risulta di eccezionale gravità: considerando le ore di CIG nel triennio 2009-2011, Torino ha la più alta intensità d'Italia: 340 ore per lavoratore, contro le 203 di Cagliari (al 2° posto) o le 176 di Bari (al 3° posto).

     

    I fattori di contesto per essere competitivi

    Le imprese sono inevitabilmente influenzate anche dai livelli di efficienza dei territori in cui operano. Le metropoli più dinamiche e smart sono quelle che, ad esempio, possono contare su territori in cui abbondano persone qualificate, giovani e un elevato tasso di creatività. Torino, relativamente a tutti e tre questi aspetti, certamente non eccelle: è una delle città al mondo con meno giovani, ha meno laureati di altre metropoli italiane (e molti meno rispetto alle europee), si caratterizza per una debole presenza di "classe creativa".

    Un elemento di eccellenza è quello del Politecnico, che riesce ad attirare molti studenti da altre regioni e nazioni; poi però molti, una volta laureati, se ne vanno. Così per quanto concerne il saldo tra laureati in entrata e in uscita, l'area più attrattiva d'Italia risulta quella che va da Milano e dal Nordest verso Bologna e Firenze, fino a Roma, mentre Torino si colloca in una posizione marginale: sono più i laureati che perde che quelli che attrae. Tra le possibili cause c'è anche il livello relativamente basso degli stipendi pagati nell'area torinese a chi occupa posizioni dirigenziali (cui aspirano molti laureati): nel Centro-nord retribuzioni inferiori si registrano solo a Genova.

    Quanto alle dotazioni infrastrutturali – altro fondamentale fattore che attrae imprese e investitori – Torino è a un livello intermedio tra le metropoli italiane per presenza di strade, autostrade e reti telematiche veloci; va peggio, invece, nel caso della dotazione di treni (è quartultima, nonostante le nuove linee veloci) e di aerei: tra il 2000 e il 2012, lo scalo torinese è sceso dal nono al quattordicesimo posto tra gli aeroporti nazionali.

    Sul fronte dell'innovazione, sebbene il Piemonte sia la regione italiana che negli ultimi anni più ha investito in ricerca e sviluppo, Torino è al terzo posto (dopo Milano e Bologna) per capacità di tradurre l'innovazione in brevetti e, quindi, in business.

    Un grosso problema per le imprese, come noto, rimane quello del credito. A Torino la situazione si presenta più critica della media, e si occupa l'ultimo posto nel rank del Centro-nord per ammontare medio dei prestiti bancari erogati alle aziende.

    Un'altra difficoltà con cui le imprese devono fare i conti è quella dei tempi delle varie burocrazie (per autorizzazioni, pagamenti, risoluzione di cause, ecc.). Il sistema torinese, da questo punto di vista, risulta allineato al resto del Centro-nord, ma non va dimenticato che l'Italia nel suo complesso è – da questo punto di vista – il quarto Paese più inefficiente tra i 27 dell'UE. Un'eccellenza torinese è rappresentata invece dal tribunale, il più rapido d'Italia mentrele ASL torinesi risultano mediamente lente per tempi di pagamento dei fornitori, con livelli di efficienza intermedi tra Milano (prima) e Napoli (ultima).

     

    Conclusioni

    In Europa e nel mondo si registra dal 2012 una nuova recessione, per certi versi ancora più grave della prima, avviatasi con l'esplosione della crisi, a fine 2008. Quella in atto pare avere tutte le caratteristiche di un evento in grado di trasformare in modo strutturale i sistemi economici.

    Nel quadro generale, la situazione italiana si presenta come molto critica; e ciò da ben prima della crisi: da almeno un decennio, infatti, si alternano segnali di cedimento del sistema, con difficoltà ricorrenti delle imprese a ristrutturarsi, conti pubblici in perenne difficoltà, consumi interni in calo, crescita della povertà. Per molti aspetti, l'area torinese mostra livelli di sofferenza superiori rispetto ad altre metropoli, accentuatisi ulteriormente negli ultimi dodici mesi. Le stesse performance di buon livello in alcuni campi (come l'innovazione o i servizi pubblici) faticano, da sole, a contro bilanciare l'insieme dei fattori critici e a invertire il trend generale.

    Se l'Italia, nel suo complesso, è in grave difficoltà sui diversi fronti dell'efficienza, della trasparenza, della capacità produttiva e della legalità, emerge altresì nel Paese un evidente confine interno. Nonostante ciò che molti credono, questo non passa sul Po, bensì al Centro-sud sul Garigliano: il Centro-nord è più "europeo", mentre il Mezzogiorno si conferma in ritardo, pur con qualche (rara) eccezione.

    Rispetto alla geografia nazionale dell'efficienza, l'area torinese si caratterizza per alcuni elementi di assoluta eccellenza: oltre ai già citati casi del Politecnico e del tribunale, si colloca "al Nord del Nord" anche, ad esempio, per dotazione di energie rinnovabili. In altri casi, Torino soffre di criticità molto marcate (ad esempio l'altissima incidenza della cassa integrazione, le poche società di capitale, la medio bassa dotazione infrastrutturale). Nel complesso, si nota un addensamento di fattori in zona intermedia rispetto alle metropoli italiane, con l'area torinese spesso agli ultimi posti nel Centro-nord.

     

    Davico_2013_Fig2

     

    Dall'insieme delle analisi contenute nel quattordicesimo Rapporto Rota emergono con relativa chiarezza i maggiori punti di forza e di debolezza del sistema. Se quello di "conoscere per deliberare" diventa un imperativo tanto più ineludibile in una fase di crisi e di risorse pubbliche scarsissime, compito della classe dirigente locale dovrebbe essere quello di tutelare gli elementi virtuosi presenti sul territorio, ma altresì di affrontare risolutamente nodi critici ed elementi di debolezza. L'ultima cosa da fare, invece, è di crogiolarsi in una retorica che individua "eccellenze" in ogni angolo della città.

    L'area torinese giocherà probabilmente nei prossimi anni le sue "ultime carte" per restare nella fascia più competitiva di un sistema nazionale che, a sua volta, deve lottare per non retrocedere nelle gerarchie europee e mondiali. Servono, quindi, strategie nuove, chiare e condivise (da parte di molti attori locali), in grado di rilanciare davvero l'area torinese. Il percorso avviato per il terzo piano Torino strategica potrebbe rappresentare una fondamentale opportunità anche per delineare una strategia condivisa con cui affrontare la crisi, selezionando gli assi su cui puntare, ma anche quelli ai quali rinunciare.

     

     

    Per approfondimenti

    L'edizione completa del Rapporto Giorgio Rota – e le tabelle con tutti i dati – sono scaricabili dal sito www.rapporto-rota.it

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