Lo Stato dell’Ambiente in Piemonte

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    Introduzione

    Lo Stato Ambiente, redatto da Arpa Piemonte insieme alla Regione, è da sempre finalizzato a dare un quadro completo, una fotografia del Piemonte, un approfondimento che vuole informare e sensibilizzare i cittadini sui valori, sulle risorse e sulle criticità ambientali che ci circondano. Ha quindi un valore sia informativo, condividendo la diffusione e la trasparenza dei dati ambientali, sia strategico per poter elaborare un piano volto al miglioramento continuo delle risorse ambientali regionali.

     

    Il documento si inserisce organicamente nell'attività di Arpa Piemonte, ente di controllo, monitoraggio e di laboratorio, che raccoglie dati su tutte le matrici ambientali, sviluppa modellistiche, realizza trend, per evidenziare miglioramenti e criticità e mettere così a disposizione della Regione Piemonte un ricco patrimonio informativo, cui attingere per progettare e attuare le politiche ambientali.

    L'articolo è una sintesi della più ricca trattazione del rapporto 2013 e cerca di focalizzarsi sui punti che danno nuova luce allo stato dell'ambiente, sebbene entro un quadro ambientale le cui variazioni significative si registrano sul medio-lungo periodo.

     

    Aria

    "L'inquinamento dell'aria fa male alla salute e riduce l'aspettativa di vita delle persone. Gli Stati membri devono raggiungere velocemente gli standard di qualità dell'aria e ridurre le emissioni inquinanti." Così si apre il documento "Air quality in Europe" dell'Agenzia europea per l'ambiente ed è per questo motivo che la Commissione europea ha dichiarato il 2013 l'anno dell'aria. Nell'anno dell'aria sono stati pubblicati dall'Unione europea i risultati di una ricerca attivata dalla Commissione europea: "Review of evidence on health aspects of air pollution - REVIHAAP Project" . Sempre di più viene confermata la stretta relazione fra inquinamento atmosferico e numerose patologie come disturbi respiratori, cardiovascolari e asma. In particolare se si considerano i decessi per cause naturali, il PM10 è risultato associato ad un incremento del rischio di morte per ogni incremento di concentrazione nell'aria di 10 µg/m3. La maggior parte di questi decessi avvengono per disturbi respiratori. Analogamente avviene per quanto riguarda l'ozono. Le conseguenze dell'inquinamento si manifestano anche con l'incremento dei ricoveri in ospedale. Gli aumenti dei livelli di PM10 e biossido d'azoto (NO2) nell'atmosfera si riflettono quasi subito nell'incremento dei ricoveri per malattie cardiache. Particolarmente marcato, inoltre, è l'effetto del biossido d'azoto sui ricoveri per asma, specie nei bambini.

    I dati relativi al 2012 confermano la tendenza degli ultimi anni: una situazione stabile per monossido di carbonio, biossido di zolfo, metalli e benzene (i cui livelli di concentrazione si mantengono inferiori ai limiti previsti dalla normativa) e il permanere di una situazione critica del particolato PM10, dell'ozono e del biossido di azoto.

     

    Figura 1. Biossido d'azoto NO2 , minima e massima media annuale per provincia - anno 2012

    Nappi_2013_Fig1

    Fonte: Arpa Piemonte 

     

    In particolare per il biossido di azoto il valore limite di protezione della salute umana (40 µg/m3 su base annuale) è stato superato in almeno una stazione in cinque province con le esclusioni di Biella, Cuneo e Verbania. I superamenti si sono verificati presso le stazioni di traffico con eccezione della città di Torino, dove i superamenti si sono riscontrati anche per le due stazioni di fondo. Per l'ozono, nel 2012 tutte le province sono state interessate da un numero elevato di giorni di superamento del valore obiettivo (120 µg/m³) rispetto all'anno precedente, in modo particolare nel periodo estivo, sia in realtà urbane che rurali, con un incremento nei valori minimi e un leggero decremento nei massimi. In relazione al PM10 si è riscontrato un leggero decremento della media annuale rispetto all'anno precedente sebbene il superamento del valore soglia per la protezione della salute umana (40 µg/m3) nelle stazioni di traffico sia stato superato in quattro province. In particolare Torino è stata inserita tra le città europee da tenere sotto controllo nell'ambito di numerosi studi in relazione all'inquinamento atmosferico.

     

    Figura 2. Dati di PM10 per le città coinvolte nello studio EpiAir - 2001-2010 media dei quinquenni a confronto

    Nappi_2013_Fig2

    Fonte: Arpa Piemonte 

     

    L'evoluzione delle emissioni negli anni futuri, attraverso l'utilizzo di trend specifici per ciascun macrosettore, è stata condotta grazie a un'analisi di scenario sia per il comparto trasporti che per quello del riscaldamento. Per quanto riguarda il comparto trasporti lo scenario al 2015 (stimato da Arpa su base 2008) prevede una riduzione a livello regionale delle emissioni di ossidi di azoto pari al 27%, sia per gli effetti dovuti all'evoluzione tecnologica, imposta dall'introduzione delle nuove soglie europee, sia di quelli derivanti dall'applicazione delle misure del Piano Trasporti. In relazione al comparto riscaldamento lo scenario 2015 (stimato dalla Provincia di Torino) prevede una riduzione delle emissioni di ossidi di azoto pari al 29%, a cui il teleriscaldamento contribuisce per circa un terzo. In alcune zone di Torino l'effetto del teleriscaldamento sulla qualità dell'aria può arrivare ad una riduzione delle concentrazioni medie annuali di biossido di azoto pari al 10%.

     

    Clima

    Il 2012 è stato in Piemonte il terzo anno più caldo degli ultimi 55 anni, con un'anomalia positiva media di +1,2°C rispetto alla norma e di +1,9°C dei tre mesi estivi, che sono stati i più caldi dopo il 2003. Il 2012 verrà ricordato anche per il freddo intenso della prima metà di febbraio e per le nevicate in pianura di inizio febbraio, con un picco di freddo il 6 del mese. L'ultima decade è stata connotata da un notevole aumento delle temperature, fino a raggiungere valori di temperatura massima record per febbraio e un'escursione termica mensile eccezionale, con il massimo di 46,7°C a Castell'Alfero (AT) (valore min. di -23,2 C° il 7 febbraio e max di 23,5 C° il 29 febbraio). In generale si è registrato in Piemonte l'escursione termica annua più ampia dell'ultimo mezzo secolo..

    Le precipitazioni osservate sono state leggermente inferiori alla norma, con un deficit medio dell'8%; tale deficit è stato parzialmente colmato solo nel mese di novembre, in particolare per le precipitazioni intense che hanno interessato l'intera regione tra il 27 e il 28 novembre.

    Nel 2012 si sono verificate diverse ondate di calore ; le più importanti, anche per estensione territoriale, si sono registrate a fine giugno e nella seconda metà del mese di agosto. Questi eventi hanno determinato un effetto di crescita della mortalità, più evidente nella città di Torino e per la classe d'età "65 e oltre", che nel mese di agosto ha visto un incremento del +9,4% e nella prima metà di settembre del +9,1%.

     

    Acqua

    In Piemonte vengono utilizzati a scopo idropotabile più di 6.500 punti di approvvigionamento, composti in maggior parte da pozzi e sorgenti e, in misura minore, da prese di acqua superficiale. Attraverso l'utilizzo di tali fonti il servizio di acquedotto, il cui grado di copertura del territorio si può dire pari al 100% (restano escluse le cosiddette case sparse e realtà marginali che in molti casi sono servite da piccoli acquedotti privati/rurali) assicura una dotazione idrica pro-capite superiore ai 250 litri/ab/giorno. Il volume complessivamente prelevato risulta pari a circa 550 milioni di metri cubi l'anno, di cui il 63% da pozzi, il 14% da acque superficiali, il 23% da sorgenti.

    Nel triennio 2009-2011 è stato attuato il primo ciclo di monitoraggio - secondo quanto previsto dalla Direttiva europea 2000/60/CE (Water Framework Directive, WFD) - per quanto riguarda tutte le componenti idromorfologiche, chimico-fisiche e biologiche. Dall'analisi dei dati complessivi emerge come ben 104 corpi Idrici fluviali (sui 193 monitorati, circa il 54%) si trovino in stato Buono o Elevato e quindi risultino conformi all'obiettivo di Qualità previsto dalla WFD.

    Sono state fatte le prime elaborazioni riguardanti i principali contaminanti (pesticidi, metalli, composti organici volatili, nutrienti e carico organico) per il 2012. Da esse emerge una situazione di stabilità complessiva rispetto agli anni precedenti. Resta particolarmente rilevante il fenomeno di contaminazione da pesticidi: nel 2012 nei corpi idrici superficiali sono stati riscontrati 38 diversi pesticidi, principalmente nelle aree della pianura nord orientale del Piemonte.

    Per quanto riguarda i laghi invece si segnala come 5 corpi idrici si trovino in stato Buono, e quindi risultino conformi all'obiettivo di Qualità previsto dalla WFD; i restanti 7 corpi idrici monitorati presentano invece uno Stato Sufficiente. Più in generale la qualità delle acque di balneazione dei laghi piemontesi soddisfa, già a partire dal 2012, l'obiettivo della direttiva comunitaria 2006/7/CE, che pone il raggiungimento della qualità sufficiente entro la fine della stagione 2015. Delle 86 zone monitorate per la balneazione, ben 70 sono risultate di qualità Eccellente (81,4%), 14 di qualità Buona e 2 Sufficiente. Nessuna zona è stata giudicata di qualità Scarsa.

    Per quanto riguarda le acque sotterranee (falda superficiale e falde profonde) emerge come abbiano raggiunto, nel triennio 2009-2011, lo stato Buono 5 corpi idrici della falda superficiale (su 17 totali) e 3 corpi idrici delle falde profonde (su 6 totali). I restanti presentano un giudizio Scarso. I settori regionali maggiormente vulnerabili ai nitrati, per la falda superficiale, sono l'area est dell'alessandrino, l'area cuneese a sinistra dello Stura e il settore nord-est dell'altopiano di Poirino; in tutte queste zone sono prevalenti le pressioni di tipo agricolo e zootecnico.

     

    Consumo e contaminazione del suolo

    Le trasformazioni urbanistiche comportano sempre trasformazioni ambientali. Il cambio di destinazione d'uso di un'area implica il passaggio della medesima da uno stato ambientale ad un altro (ad esempio da agricolo a residenziale). Anche il cambio dei parametri urbanistici comporta sempre modiche dirette o indirette dello stato ambientale dell'area interessata e del suo intorno: si pensi ai processi di impermeabilizzazione del suolo, al maggiore o minore carico antropico derivante dall'incremento/decremento degli indici di edificabilità che può influire sulla necessità di approvvigionamento idrico o di smaltimento delle acque di scarico, sulla produzione dei rifiuti, sul traffico e quindi sulla qualità dell'aria, all'interruzione o frammentazione di corridoi ecologici o alla "mobilitazione" di nicchie ecologiche.

    Uno degli impatti ambientali più rilevanti dell'urbanizzazione è il consumo di suolo. A livello europeo, negli ultimi vent'anni, il consumo di suolo pro capite è aumentato del 20%, contro un incremento della popolazione solo del 6%. In Piemonte, al 2008, sono stati consumati 182.112 ettari di suolo in modo irreversibile, pari al 7,2% della superficie regionale.

    Un altro importante problema riguarda i siti contaminati. Ogni anno in Piemonte il numero di nuovi siti che richiedono un intervento di bonifica supera il numero di siti bonificati e certificati. Le Regioni, che negli ultimi decenni hanno potuto intervenire in via sostitutiva sulle aree inquinate, negli ultimi anni hanno visto assottigliarsi sempre più i fondi destinati a tali fini, con la conseguente necessità di optare per soluzioni diverse, intervenendo sui casi più gravi e privilegiando gli interventi di messa in sicurezza. I siti attivi sono dunque destinati ad aumentare e non basta il principio comunitario "chi inquina paga", recepito dalla norma nazionale, dato che il più delle volte il soggetto inquinante non è individuabile e di conseguenza l'onere della bonifica viene trasferito sulla collettività. I siti inseriti nell'Anagrafe regionale dei siti contaminati (1° marzo 2013) sono 1.397 e 159 quelli con intervento concluso. Gli idrocarburi sono le sostanze maggiormente diffuse sia nei terreni che nelle acque sotterranee.

     

    Rifiuti

    Nel 2011 la produzione di rifiuti urbani è stata poco più di 2 milioni e 100 mila di tonnellate, con una riduzione di oltre 100 mila tonnellate rispetto al 2010 (-4,7%) e una produzione pro capite pari a 478,3 chilogrammi di rifiuti, di cui 245,8 raccolti in modo differenziato (51,4%), e avviati a recupero (dati Osservatorio rifiuti Regione Piemonte). L'obiettivo che la Regione si era posta di ridurre la produzione di rifiuti urbani a 500 chilogrammi pro capite entro il 2015 sembrerebbe pertanto raggiunto con largo anticipo. In realtà su tutto ciò ha influito la crisi economica (come si coglie dalla sincronicità dei trend rifiuti-crisi) che ha portato, anche in Piemonte, ad una contrazione dei consumi e, di conseguenza, dei rifiuti prodotti a valori del 2000.

     

    Figura 3. Produzione pro capite dei rifiuti urbani(*), anni 1999-2011

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    Fonte: Regione Piemonte, Osservatorio Regionale Rifiuti

    (*) Rifiuti Totali (RT) = Rifiuti Urbani indifferenziati (RU)+ Raccolta Differenziata (RD)

     

    In merito ai rifiuti speciali i dati, riferiti al 2010 e forniti dalla Sezione Regionale del Catasto Rifiuti presso Arpa Piemonte, evidenziano 10 milioni di tonnellate di rifiuti gestiti sul territorio piemontese, inviati per il 79% ad operazioni di recupero di materia ed energia, per il 9% in discarica e per il 12% ad altre operazioni di smaltimento.

    Poiché per questi rifiuti non esistono vincoli territoriali, si riscontra un forte scambio con le regioni confinanti, con un flusso in entrata di 3 milioni 100 mila tonnellate, superiore al flusso in uscita, pari a circa 2 milioni e 400 mila tonnellate. Il sistema impiantistico regionale è complessivamente in grado di gestire i rifiuti prodotti sul territorio, come dimostra il maggior flusso di rifiuti in entrata, anche se risulta carente di impianti di termodistruzione.

    Un aspetto interessante riguarda il recupero di biogas da discariche, in grado di produrre, come energia elettrica, 175 milioni di kWh nel 2011. A questo biogas, si affianca quello dei sempre più numerosi impianti di digestione anaerobica di reflui zootecnici e biomasse; a fine 2012 risultavano autorizzati 140 impianti, di cui circa 100 già operativi, con una potenza elettrica complessiva pari a 108 MW, in grado di soddisfare il fabbisogno di energia elettrica di oltre 293 mila famiglie.

     

    Rischio industriale

    Il Piemonte è la terza regione italiana per presenza di aziende a "rischio industriale" (soggette agli adempimenti del DLgs 334/99 e s.m.i.); nel Registro regionale al 6 marzo 2013 risultano presenti 104 stabilimenti "Seveso" (circa il 10% del totale nazionale), di cui 52 soggetti alla presentazione della sola Notifica e altrettanti soggetti alla redazione del Rapporto di Sicurezza. Rispetto al 2012, si riscontra un leggero aumento sul numero totale, dovuto alla notifica di alcuni nuovi stabilimenti, e un incremento più sensibile sul numero di stabilimenti soggetti all'art. 8, imputabile principalmente al cambio di adempimento di alcuni siti che, dalla sola assoggettabilità alla redazione della Notifica, sono passati all'obbligo di predisposizione anche del Rapporto di Sicurezza. Tali aziende appartengono a comparti produttivi e merceologici piuttosto diversificati (chimica di base/intermedi, fine/farmaceutica, attività galvaniche, depositi di esplosivi).

    Novara e Torino si confermano le province con il maggior numero di stabilimenti a rischio di incidente rilevante.

     

    Radiazioni ionizzanti

    In seguito al grave incidente occorso alla centrale nucleare di Chernobyl nel 1986 e al diverso potenziale delle precipitazioni che interessarono precipuamente le zone montane nord-occidentali della regione, sul Piemonte restano contaminate maggiormente queste aree rispetto alle zone di pianura. Di tutti i radionuclidi depositatisi al suolo, attualmente è ancora possibile riscontrare in queste aree il Cs-137, (che ha tempo di dimezzamento di circa trent'anni) anche a causa della scarsa aratura praticata in montagna. Le concentrazioni misurate sulle matrici alimentari (funghi, mirtilli, bacche e frutti di bosco, selvaggina, ecc.) non sono comunque tali da costituire fattori di pericolo per la salute della popolazione.

    Particolare attenzione occorre invece porre alle sorgenti di radiazioni utilizzate in campo industriale e in campo medico. Le prime in genere hanno tempi di dimezzamento abbastanza lunghi e devono quindi essere smaltite correttamente. Il rischio maggiore riscontrato è che finiscano nei materiali generici di smantellamento degli impianti industriali.

    Le sorgenti liquide utilizzate in medicina e nella ricerca scientifica hanno invece in genere tempi di dimezzamento relativamente brevi (ore o giorni) ma sono spesso immesse con continuità nell'ambiente. Il caso più conosciuto è quello dello I-131 , che viene costantemente rivelato nel sedimento fluviale dei principali fiumi del Piemonte, specie a valle dei grossi centri urbani.

     

    Impianti nucleari

    Il Piemonte ospita tre importanti siti nucleari nei quali sono ubicati quattro impianti del ciclo del combustibile nucleare e un insediamento industriale che attualmente gestisce un deposito con la maggiore quantità di rifiuti radioattivi a livello nazionale.

    A seguito dell'avvio della campagna di trasferimento del combustibile nucleare irraggiato, dagli impianti piemontesi all'impianto di La Hague (F) per il riprocessamento, sono attualmente stoccate 64 barre di combustibile irraggiato nella piscina del Deposito Avogadro di Saluggia e 47 barre di combustibile irraggiato nella piscina della centrale "E. Fermi" di Trino (aprile 2013).

    I dati relativi alle misure effettuate nell'ambito delle reti locali di monitoraggio della radioattività ambientale continuano a non evidenziare criticità o fenomeni di accumulo nell'ambiente circostante i siti nucleari di Bosco Marengo e di Trino.

    Presso il sito di Saluggia permane una lieve contaminazione di alcune matrici ambientali, imputabile alle attività svolte dagli impianti del Comprensorio nucleare e particolare attenzione va rivolta alla falda acquifera superficiale.

     

    L'intero documento sullo Stato dell'Ambiente in Piemonte è consultabile e scaricabile, capitolo per capitolo, all'indirizzo: http://rsaonline.arpa.piemonte.it/rsa2013/

     

     

     

    Nota(1) Gli autori dei singoli argomenti sono riportati nel documento: Lo Stato dell'Ambiente in Piemonte 2013 http://rsaonline.arpa.piemonte.it/rsa2013/

    Nota(2) http://rsaonline.arpa.piemonte.it/rsa2013/

    Nota(3)   REVIHAAP Technical report: http://www.euro.who.int/en/what-we-do/health-topics/environment-and-health/air-quality/publications/2013/review-of-evidence-on-health-aspects-of-air-pollution-revihaap-project-final-technical-report

    Nota(4)  Un periodo prolungato di temperature elevate, al di sopra dei valori usuali, associate ad alti valori di umidità e assenza di ventilazione, viene definito come una "ondata di calore" e può determinare un forte disagio per la popolazione. Gli effetti si manifestano quando il sistema di regolazione della temperatura del corpo non riesce più a disperdere il calore in eccesso. I soggetti più fragili sono: anziani, bambini molto piccoli e persone affette da malattie croniche

    Nota(5) Formalmente recepita dal DLgs 152/06 e dai successivi decreti nazionali emanati

    Nota(6)  Gli stati considerati sono elevato, buono, sufficiente, scarso e cattivo

    Nota(7)  Questo radionuclide viene introdotto nel paziente per diverse analisi mediche e successivamente smaltito dall'organismo con gli escreti e con il sudore

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