Piemonte in Cifre 2013: lo scenario socio-economico piemontese descritto attraverso i dati dell’Annuario statistico regionale e del Quadro statistico complementare

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    Introduzione

    Giunto alla sua ventunesima edizione "Piemonte in Cifre" si configura anche quest'anno come il prodotto per il tramite del quale Unioncamere Piemonte assolve ad una delle sue mission più importanti, vale a dire il monitoraggio dell'economia locale e la diffusione di informazione economica.

     

    Pur continuando a mantenere saldi i principi di imparzialità, ufficialità e neutralità dell'informazione statistica, l'edizione 2013 di "Piemonte in Cifre" si presenta più snella, per proseguire quel processo di innovazione che è stato intrapreso negli ultimi anni per rispondere con sempre maggiore efficacia alle nuove domande di diffusione e di fruizione del dato statistico. L'ufficialità dei dati in esso contenuti e la possibilità di indagarne l'evoluzione nel tempo continuano, infatti, a permanere i principi ispiratori alla base e all'ideazione dell'Annuario Statistico Regionale, garantendo quindi un'informazione affidabile, in un contesto in cui la statistica viene a configurarsi sempre più come uno strumento fondamentale per l'ideazione di politiche pubbliche e per il monitoraggio dell'evoluzione sociale, economica e culturale delle nostre realtà territoriali. Tuttavia, accanto alla produzione statistica ufficiale sta assumendo via via importanza anche quella prodotta da enti pubblici e privati, il cui contributo si rivela indispensabile per una programmazione di politiche efficaci da parte dei policy makers e per tutti coloro che intendono approfondire la conoscenza del nostro territorio. In quest'ottica, per il settimo anno consecutivo, al tradizionale annuario, si affianca il "Quadro Complementare": le tabelle che lo compongono, infatti, contengono informazioni relative ad indagini congiunturali, alle statistiche realizzate con indagini campionarie e alle previsioni macroeconomiche, riguardanti gli ultimi due o tre anni.

    Mercato del lavoro, popolazione, istruzione, indicatori economici, commercio estero, anagrafe delle imprese, credito, turismo, congiuntura e previsioni macro-economiche sono questi gli ambiti analizzati nella ventunesima edizione di "Piemonte in cifre". Sono oltre 700 le tabelle dell'Annuario Statistico Regionale e oltre 300 quelle contenute nel Quadro Statistico Complementare, strumento per cui è previsto, inoltre, un costante processo di aggiornamento.

    Attraverso questa mole di dati, "Piemonte in Cifre" 2013 delinea la situazione economico- sociale del Piemonte nel 2012 e fornisce alcune informazioni sui primi mesi del 2013.

     

    L'analisi

    La fase recessiva iniziata negli ultimi mesi del 2011, a seguito della crisi del debito sovrano dei paesi periferici dell'area dell'euro, è proseguita nel corso di tutto il 2012, trasmettendo fin da subito gli effetti negativi sull'economia reale regionale, arrestandone il dinamismo e l'espansione sperimentata nella fase di ripresa che aveva caratterizzato il 2010 e il primo semestre del 2011, annullando, quindi, il recupero (parziale) dei livelli produttivi persi con la crisi del 2008-2009.

    In base alle stime elaborate da Prometeia, nel 2012 il Pil piemontese ha registrato, infatti, una contrazione del 2,2%, a fronte del lieve incremento registrato nel 2011 (+0,8% rispetto al 2010). Analogamente a quanto avvenuto a livello nazionale, la flessione della ricchezza prodotta è scaturita dal crollo della domanda interna (sia dei consumi delle famiglie che degli investimenti fissi lordi).

    La gravità della fase recessiva trova conferma nella dinamica manifestata dal sistema manifatturiero piemontese. Nel IV trimestre del 2012 la produzione industriale ha registrato, infatti, una variazione tendenziale grezza del -4,1%, allungando a cinque la serie di trimestri consecutivi di segno negativo. La contrazione realizzata nell'ultimo trimestre dell'anno ha fatto seguito alla flessione dello 0,4% registrata nell'ultimo trimestre del 2011 e a quella più accentuata dei tre periodi successivi, con variazioni pari, rispettivamente a -3,6%, -5,4% e -5,7%. Nel I trimestre 2013, dopo la lieve attenuazione rilevata nel periodo ottobre-dicembre 2012, la fase recessiva è proseguita, accentuando il calo della produzione industriale che ha segnato una variazione del -5,1%.

     

    Figura 1. La congiuntura piemontese

    Variazione % della produzione industriale sullo stesso trimestre dell'anno precedente

    Bovini_2013_Fig1

    Fonte: Unioncamere Piemonte, Indagine congiunturale sull'industria manifatturiera piemontese, trimestri vari

     

    Il perdurare della fase ciclica negativa ha, inoltre, messo a dura prova anche il sistema imprenditoriale regionale, arrestandone la vitalità. Tra gennaio e dicembre 2012 i registri delle Camere di commercio piemontesi hanno rilevato la nascita di 28.904 imprese, a fronte di 30.834 che hanno, invece, cessato la propria attività. Il saldo è risultato, pertanto, negativo per 1.930 unità, dato che porta a 461.564 lo stock di imprese complessivamente registrate a fine dicembre 2012 presso il registro delle imprese delle camere di commercio piemontesi. Il bilancio tra nuove iscrizioni e cessazioni si traduce in un tasso di crescita del -0,41%, inferiore rispetto a quello del 2011 (+0,18%) e negativo per la prima volta in dodici anni.

    Il protrarsi della fase recessiva ha esplicato i suoi effetti negativi anche sul fronte del mercato del lavoro regionale, peggiorando ulteriormente le condizioni di deterioramento che su di esso gravavano sin da fine 2011. I dati Istat sulla rilevazione delle forze di lavoro riferiti alla media dell'anno 2012 mostrano, infatti, come gli occupati in Piemonte siano ammontati a 1.846.000, oltre 21.000 unità in meno rispetto al 2011 (-1,1%). Il calo dell'occupazione ha riguardato in misura maggiore l'occupazione maschile (-1,3%) rispetto a quella femminile (-1,1%). Conseguentemente, il tasso di occupazione della popolazione in età 15-64 anni è sceso al 63,8%, oltre 5 punti percentuale in meno rispetto al 2011. Parallelamente, alla contrazione dell'occupazione, il 2012 registra un marcato aumento delle persone in cerca di occupazione (+21,3%) che sono passate da 154.000 a 187.000 unità. Il tasso di disoccupazione è passato così dal 7,6% del 2011 al 9,2% del 2012. La drammaticità della crisi in atto emerge con maggiore evidenza se si confronta il tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni) pari, nel 2012, al 31,9% con quello rilevato nel 2011 (25,1%). Si tratta di un massimo storico, livello mai raggiunto neanche nella recessione del 2009 e nella crisi del 1992-1993.

    Anche nei primi tre mesi del 2013 si è assistito ad un ulteriore peggioramento delle condizioni del mercato del lavoro: il numero di occupati ha registrato, infatti, una nuova contrazione (-4,2%) rispetto al I trimestre 2012 e le persone in cerca di occupazione sono aumentate del 22,8%. Il tasso di disoccupazione si attesta così all'11,2%, contro l'8,9% del periodo gennaio-marzo 2012.

    Nel corso del 2012 anche il turismo ha cominciato a mostrare i primi segnali di difficoltà: il numero dei turisti giunti in Piemonte per trascorrervi una sola notte ha raggiunto la soglia dei 4.276.635, per un incremento dello 0,7% rispetto al 2011, mentre le presenze turistiche, giunte a 12.414.608, hanno, invece, rilevato una diminuzione del 3,4%. Il segno negativo ha riguardato il solo mercato domestico: con una incidenza del 59% delle presenze e del 41% degli arrivi, il turismo nazionale ha, infatti, registrato una diminuzione in entrambe le voci (rispettivamente -13,5% e -7,9%). Il turismo outbound ha, invece, rilevato un incremento sia degli arrivi (+19,9%) che delle presenze (+16,0%).

    In tale contesto, le esportazioni di merci hanno continuato a fornire un contributo positivo alla dinamica del Pil regionale. Sebbene ad un ritmo decisamente inferiore rispetto a quello sperimentato nel 2010 (+16,0%) e nel 2011 (+11,9%), il valore delle esportazioni piemontesi è cresciuto anche nel 2012 (+2,9%). Tale dinamica scaturisce dall'andamento contrapposto esibito dalle vendite all'estero destinate all'Ue-27, risultate in diminuzione dell'1,8%, e da quello delle esportazioni destinate al bacino di sbocco costituito dai Paesi extra Ue-27, aumentate del 10,5%. Anche nei primi tre mesi del 2013, le esportazioni piemontesi hanno rilevato una crescita (+1,2%) e hanno continuato a contraddistinguersi per un andamento positivo verso il mercato di sbocco costituito dall'area extra-comunitaria (+12,4%) e negativo verso l'area comunitaria (-5,4%).

     

    Conclusioni e prospettive

    Le previsioni contenute in "Piemonte in Cifre" per i prossimi anni delineano un quadro caratterizzato ancora da forti criticità. L'economia piemontese continuerà, infatti, a sperimentare una fase di contrazione nel 2013 (-2,0%), mentre una nuova fase di espansione ciclica è attesa soltanto a partire dal 2014 (+0,7%). Le esportazioni continueranno a realizzare tassi di crescita positivi sia nell'anno in corso che nel biennio successivo, a ritmi, tuttavia, inferiori rispetto a quelli concretizzati nella ripresa del 2010-2011.

    Dato lo sfasamento temporale che caratterizza il tempo di reazione del mercato del lavoro alle fluttuazioni del ciclo economico, l'occupazione sperimenterà un'ulteriore contrazione anche nel 2014, per attestarsi su livelli positivi o, comunque di stazionarietà, soltanto a partire dal 2015, per poi crescere nei due anni successivi.

     

    Tavola 1. Previsioni per le principali variabili macroeconomiche del Piemonte

    Variazioni percentuali rispetto all'anno precedente

    Bovini_2013_Tav1

    Fonte: Elaborazioni Unioncamere Piemonte su dati Prometeia

     

    Dall'analisi dei dati emerge, quindi, come la congiuntura economica regionale del 2012 si caratterizzi per forti criticità sia sul fronte economico che su quello sociale: alla caduta della produzione industriale, dei consumi delle famiglie e degli investimenti delle imprese (anche in un contesto di inasprimento delle condizioni di erogazione del credito, se non addirittura di razionamento dello stesso), si associa il notevole aumento dell'area della disoccupazione. A fronte della generalizzata perdita di capacità produttiva, tuttavia, un tessuto importante delle nostre imprese riesce ancora a resistere e sfruttare la strada dell'internazionalizzazione, segnale di come esse siano riuscite a resistere alla precedente fase recessiva e a riposizionarsi nella nuova geografia della produzione internazionale. Ciononostante, la crisi sta sottoponendo a dura prova le tante piccole imprese che dipendono dal mercato interno. In altri termini, si stanno accentuando i problemi strutturali che caratterizzano ormai da decenni il tessuto produttivo regionale. L'internazionalizzazione da sola non è più sufficiente. E' quanto mai necessario intervenire nell'immediato, con tutte le risorse disponibili e delle vere e proprie politiche di sviluppo integrate e di sistema per evitare non soltanto il collasso del nostro sistema economico e sociale, ma anche una possibile emorragia di forze produttive, la scomparsa di un patrimonio costituito da risorse umani competenti e specializzate, savoir-faire e know-how che hanno consentito al Piemonte di resistere e affrontare le varie crisi che ciclicamente lo hanno attraversato. Bisogna agire nell'immediato, ma con una vision di lungo periodo, programmando un nuovo processo di sviluppo sostenibile, in cui la messa a sistema delle varie istituzioni e delle risorse locali (imprese e lavoratori) sappia intraprendere la via alta della competitività.

     

    Per approfondimenti

    L'intero Rapporto Piemonte in Cifre è consultabile e scaricabile al seguente indirizzo: www.piemonteincifre.it

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