L’innovazione sociale in provincia di Cuneo

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    Introduzione

    Non esiste una definizione univoca del concetto di innovazione sociale nonostante si tratti di un tema di crescente attualità. Nella ricerca, dedicata alla provincia di Cuneo(1), se ne sono indagati i principali aspetti considerando interventi che affrontano in modo innovativo problemi irrisolti in ambiti come salute, welfare, housing sociale, istruzione e formazione, o danno risposta ad aspirazioni non soddisfatte, avvalendosi del coinvolgimento dei beneficiari degli interventi, attivando risorse poco valorizzate, generando nuove forme di relazione tra soggetti pubblici e privati e avvalendosi ricorrendo a strumenti finanziari non convenzionali.

    Se da un lato, rispetto al resto del territorio regionale, la provincia cuneese si connota per favorevoli condizioni economiche, occupazionali, ambientali e di sicurezza (e quindi, almeno a livello teorico, per una relativa minore presenza di problemi sociali irrisolti); dall'altro lato essa presenta un sistema diffuso di reti di solidarietà familiari, sociali e amicali, che costituiscono precondizioni importanti per lo sviluppo di iniziative di innovazione sociale.

    Lo studio qui presentato, tuttavia, non vuole essere né un censimento di queste iniziative, né uno studio approfondito di singoli casi, quanto la raccolta di elementi utili a individuare gli aspetti caratterizzanti l'innovazione sociale in provincia di Cuneo. I numerosi casi analizzati vanno considerati come esemplificativi – non esaustivi – delle diverse linee di innovazione sociale che, attraverso le testimonianze di esperti, operatori e responsabili dei rispettivi ambiti tematici, sono state individuate in provincia di Cuneo. Su alcuni di essi è stato inoltre realizzato uno studio diretto più approfondito mirante a comprenderne processi e problemi.

     

    Iniziative di innovazione sociale in Provincia di Cuneo

    Il contributo fornisce la descrizione di una selezione di interventi di social innovation realizzati nella provincia di Cuneo (per approfondimenti sul metodo e il campione di indagine si rimanda al rapporto della Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo, 2011).

    Rispetto alla salute sono stati esaminati 15 interventi che interessano ambiti quali la programmazione partecipata, la comunicazione con i pazienti, la continuità assistenziale, l'umanizzazione delle cure, le iniziative di prevenzione, la fruibilità dei servizi da parte dei cittadini più deboli e degli stranieri e molti altri. Sono emersi aspetti di grande interesse quali la capacità di coinvolgere ampi partenariati, di trovare coerenza tra le analisi dei problemi di maggiore rilevanza e gli interventi su cui investire. Si sono individuati alcuni casi di significativo coinvolgimento della società civile nell'innovazione sanitaria. Si sono rilevati anche alcuni aspetti potenzialmente critici, tra cui il rischio che l'innovazione, in particolare in ambito di prevenzione, sia ancor più marginalizzata dalle restrizioni dei budget sanitari e il fatto che le Aziende identifichino l'innovazione come sinonimo di mera riorganizzazione interna.

    Nell'ambito del welfare si è riscontrata la presenza di processi di programmazione territoriale partecipata, in cui il terzo settore prende parte alla programmazione e assume responsabilità sulla realizzazione delle azioni che ne derivano. Si sono evidenziati casi in cui la strategia di intervento evolve in modo innovativo verso la prevenzione o verso il coinvolgimento diretto delle comunità locali (come nel caso di gruppi di genitori che gestiscono servizi per l'infanzia o spazi aggregativi per giovani) e casi in cui il tessuto associativo è al centro di azioni innovative e si è attivato per realizzare servizi di interesse della comunità locale in molti campi (dalla sicurezza urbana al riuso di edifici pubblici dismessi, dai servizi per anziani al contrasto della povertà). Sono inoltre state individuate alcune iniziative di welfare aziendale e, in generale, si sono documentate numerose esperienze che testimoniano la capacità del welfare locale di dare risposte concrete ai problemi emergenti.

    Le iniziative che rispondono a bisogni nel campo abitativo sono forse meno numerose che in altri contesti territoriali, ma mettono in mostra caratteri di sicuro interesse. Si tratta in alcuni casi di interventi che inseriscono la risposta al bisogno abitativo entro percorsi di reinserimento sociale e di cui si sottolinea l'attenzione dedicata alla ricerca di soluzioni ispirate a criteri di mix sociale, per evitare di creare contesti connotati dall'emarginazione. Vi sono esempi in cui la soluzione abitativa è inserita in una scelta di reciprocità e solidarietà e altri che riguardano interventi di intermediazione sociale all'abitare in cui organizzazioni di terzo settore ricoprono in sostanza un ruolo di garanzia basato sulla fiducia loro accordata dalla comunità locale, per assicurare l'accesso alla casa anche a fasce che spesso ne restano escluse.

    Infine, per quel che riguarda i casi innovativi nei campi dell'istruzione e formazione, si tratta di progetti formativi innovativi e laboratori, di situazioni in cui le istituzioni hanno mostrato la capacità di mettersi in rete per affrontare insieme questioni quali il contrasto alla dispersione scolastica, l'orientamento dei giovani o ancora di esperienze di connessione tra scuola e aziende. Il contrasto all'abbandono scolastico è anche affrontato offrendo ai ragazzi con disagio conclamato opportunità di formazione complementari a quelle scolastiche e, comunque, tentando di proporre attività dentro la scuola che contengano il più possibile la dispersione. Vi sono esperienze innovative che riguardano la transizione scuola-lavoro, che vanno dagli stage a vere e proprie sperimentazioni di attività produttive. Infine si sono evidenziati progetti che mirano a coinvolgere i genitori nelle attività scolastiche, alcuni dei quali finalizzati all'integrazione familiare dei genitori di bambini stranieri.

     

    Quali indicazioni per le politiche

    Sulla base dei risultati dell'analisi condotta, si è provato a fornire alcune indicazioni operative, tese a offrire un supporto ai policy maker locali nell'individuazione delle politiche di sostegno alle iniziative del territorio. In particolare, si riporta qui una sintesi delle principali criticità emerse:

     

    1. L'innovazione disconnessa: si sono riscontrate situazioni in cui la compresenza di soggetti di varia natura (pubblici, privati, organizzazioni della società civile), anche quando artefici di interventi innovativi, fatica ad attuare quell'integrazione che avrebbe un effetto moltiplicatore di grande impatto sociale. Soprattutto nell'ambito dell'housing sociale, politiche pubbliche, interventi privati e iniziative di terzo settore non sembrano incontrarsi, generando interventi incompleti e inefficienti. Le iniziative private, ad esempio, mancano degli strumenti che sono nella disponibilità delle pubbliche amministrazioni (es. garanzie economiche per i proprietari che possano favorire l'intermediazione sociale all'abitare, supporti per i progetti di reintegrazione sociale); mentre queste ultime potrebbero giovarsi maggiormente della capacità di radicamento nel territorio e di costruzione di rapporti fiduciari che caratterizzano alcune organizzazioni della società civile (è il caso delle agenzie per la casa nell'ambito del programma "10 mila alloggi") .

    2. L'innovazione marginale: l'innovazione marginale si verifica quando le iniziative innovative sono realizzate in ambiti periferici rispetto a quelli che l'organizzazione ritiene prioritari. Ad esempio, le esperienze di fit-walking, tese a migliorare lo stato di salute delle persone, sono "innovative" secondo la definizione qui utilizzata, ma "marginali" rispetto al complesso delle politiche della salute del territorio, in particolare quelle condotte dalle ASL. Alla stessa tipologia di innovazione possono essere ascritte le iniziative di stimolo e valorizzazione dell'imprenditorialità all'interno delle scuole. Di questa situazione e altre analoghe si possono dare letture diverse: si può ritenere che effettivamente esse siano, per quanto utili e attrattive da un punto di vista della comunicazione, tutto sommato di rilievo secondario in rapporto al complesso delle politiche del territorio; o si può al contrario sostenere che la limitata attenzione da parte delle istituzioni sia frutto di una definizione troppo tradizionale delle scale di priorità negli interventi.

    3. L'innovazione poco "sociale": si tratta di esperienze innovative che sono sviluppate da soggetti istituzionali e sono definite "sociali" nel senso che mirano a produrre benefici alla comunità locale in settori sensibili e strategici, ma nelle quali il coinvolgimento di soggetti privati e di cittadini sul lato della realizzazione e della gestione operativa appare limitato, se non nullo. L'ambito sanitario può offrire ancora qualche esempio significativo, quali le riorganizzazioni di attività attraverso la costituzione di società pubbliche di servizi, esterne alla Pubblica Amministrazione solo dal punto di vista istituzionale. Le valutazioni di merito possono essere diverse. Si può ritenere che, se tali azioni sono condotte esclusivamente per via istituzionale, ciò sia appropriato a come l'intervento in oggetto è conformato; oppure che il coinvolgimento di soggetti privati e di terzo settore sarebbe non solo possibile, ma anche auspicabile, in quanto valorizzerebbe ulteriormente l'innovazione, rendendola più conforme alle esigenze dei destinatari e più efficente.

    4. L'innovazione mancata: è l'innovazione che esiste altrove, in Italia o all'estero, ma non si verifica ancora nella provincia di Cuneo o comunque si verifica in modo più limitato. Per esempio, nel caso dell'housing sociale, si è già ricordato come tali interventi, pur non assenti, sembrino avere nella provincia diffusione minore che altrove (Fondazione CRC-Fieri, 2010). Un altro esempio può essere quello dei percorsi alternativi di qualificazione scolastica professionale, che all'estero vedono fortemente coinvolti i soggetti imprenditoriali insieme alle istituzioni scolastiche. In provincia di Cuneo, invece, tali esperienze sembrano concretizzarsi in azioni parallele indipendenti, che potrebbero trarre più forza e sostegno reciproco se venissero concepite in maniera concertata. Ancora una volta Anche in questo caso le letture possono essere diverse: a partire dall'ipotesi che le affermazioni dei ricercatori siano viziate dal non avere individuato esperienze che, se analizzate, avrebbero mutato il quadro descrittivo del fenomeno; al ritenere che la minor diffusione di determinati interventi sia frutto di una più limitata entità dei problemi che essi intendono affrontare; sino all'ipotesi che, al contrario, a essere deficitaria sia proprio la capacità di risposta della società cuneese.

    Da ciascuna di queste criticità può emergere un indirizzo circa le priorità da seguire negli interventi di sostegno all'innovazione; le criticità denotano infatti la presenza di "potenziali" di innovazione sociale che rimangono in tutto o in parte non praticati, per quanto essi siano spesso non estranei alla progettualità sviluppata dal territorio e possano quindi contare su competenze esistenti. La questione è quindi quella di individuare attraverso quali azioni sia possibile superare le criticità che li frenano.

     

    Conclusioni

    Come conclusione del lavoro da noi condotto, le criticità emerse dalle iniziative di innovazione sociale della Provincia di Cuneo rappresentano un potenziale punto di partenza da cui muovere per formulare suggerimenti di policy di più ampio respiro, generalizzabili al resto del territorio regionale. Passando quindi agli aspetti propositivi, sembra particolarmente utile lavorare nelle seguenti direzioni:

    1. Sostenere l'innovazione nei settori di maggiore rilievo per la qualità della vita sul territorio sulla base delle problematicità riscontrate. Si tratta evidentemente di una questione di priorità; in questo caso la ricerca ha sicuramente messo in luce elementi virtuosi. Per esempio la scelta di investire sulla prevenzione degli incidenti sulla strada non è solo una scelta genericamente auspicabile, ma una risposta a una criticità che il territorio esprime e che risulta tanto dai dati del sistema Sisreg (www.sisreg.it), quanto dalle analisi preliminari alla realizzazione dei Profili e Piani di Salute (PePS) di quasi tutte le aree della provincia. A questo proposito, ambiti prioritari di intervento riguardano soprattutto: la lotta all'impoverimento connesso alla crisi economica; la propensione delle imprese a colmare il deficit formativo dei lavoratori; i rischi di disoccupazione di lungo periodo o la scarsa presenza di donne nei ruoli decisionali; la diffusione della banda larga. Particolare attenzione merita la crescente necessità di conciliare istruzione e occupazione in un territorio che associa deficit di educazione formale a forte propensione al lavoro e all'impresa intesi anche come canali alternativi alla scuola per qualificarsi e crescere professionalmente e socialmente.

    2. Sostenere la creazione di partenariati, in particolare tra pubblica amministrazione, imprese e terzo settore, nelle sue diverse articolazioni (cooperative, associative e di volontariato). Potrebbe essere, in particolare, opportuno verificare se e in che misura le azioni analizzate, e soprattutto quelle nell'ambito della tutela della salute, potrebbero essere realizzate in modo più efficace e con effetti di empowerment della comunità locale se ripensate con il coinvolgimento di una pluralità di attori. Non ci si nasconde che questo genere di meccanismi non è esente da rischi, riassumibili in una tendenza a definire partenariati spesso formali e finalizzati alla mera acquisizione di finanziamenti; contro questo rischio, che si verifica soprattutto in occasione di bandi pubblici, andrebbe verificato che le risorse siano erogate solo a seguito della verifica dell'effettiva sussistenza di interazioni e collaborazioni tra i partner. D'altra parte, sulle formidabili potenzialità di generare risorse aggiuntive attivando soggetti privati negli ambiti d'azione dei servizi pubblici, gli esempi raccolti (a partire da quello della Fondazione CRC per l'Ospedale Alba-Bra) forniscono testimonianze molto promettenti.

    3. Promuovere scambi di buone prassi, reti settoriali tra gli operatori, contaminazioni con esperienze sviluppate in altre zone del Paese. Oggi l'innovazione sociale raccoglie un interesse sempre più ampio. Si sono documentati premi e riconoscimenti attribuiti a livello nazionale a progetti innovativi. Vi sono organizzazioni nazionali che, nei vari settori, si occupano di integrare le esperienze, di garantire qualità, formazione, documentazione; vi sono raccolte internazionali di buone prassi. Ciò significa che, una volta messo a fuoco un ambito di interesse, è possibile interrogarsi su eventuali sviluppi presenti a livello nazionale e internazionale e trarne ispirazione per agire.

     

    Riferimenti bibliografici

    Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo - Fieri (2010), Il disagio abitativo degli immigrati: le risposte dell'housing sociale

    Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo (2011), L'innovazione sociale in Provincia di Cuneo. Servizi, salute, istruzione, casa. I Quaderni della Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo, 12

     

     

    Nota(1) La ricerca è stata svolta per conto della Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo ed è stata pubblicata nel 2011 nei Quaderni della Fondazione (n.12). Copia elettronica del volume è scaricabile dal sito Ires o da quello della Fondazione

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