Innovazione sociale e ICT: nuove piattaforme web per il crowdfunding e l’analisi delle politiche pubbliche

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    Introduzione

    Il paradigma della Social Innovation parte dalla convinzione che siamo di fronte a due grandi mutamenti nel sistema sociale, fortemente interconnessi e in grado di determinare un'opportunità senza precedenti di rinnovamento delle politiche pubbliche.

    Il primo aspetto riguarda la valorizzazione del patrimonio informativo generato dall'evoluzione delle tecnologie digitali, che oltre ad essere diventate parte integrante della realtà fisica, registrano sistematicamente lo stato del sistema (sia esso territoriale, urbano, sociale, politico) e offrono la possibilità di studiarne in modo nuovo fisiologia, patologia e processi evolutivi. I dati così raccolti crescono mese dopo mese in volume, velocità e varietà. Basti pensare che nel 2011 sono stati prodotti più dati che negli ultimi duemila anni (Bollier et al., 2010) e che le connessioni tra i sistemi che li producono stanno diventando sempre più numerose e complesse, formando quello che comunemente viene descritto come hyperconnected world(1).

    In parallelo, sotto l'etichetta "social innovation" stiamo assistendo allo sviluppo di una grande quantità esperimenti a scala locale, spesso mossi dalla percezione di un bisogno sociale insoddisfatto, da specifiche reti di competenza, dalla presenza di programmi istituzionali, finanziari e operativi a supporto dell'imprenditorialità sociale.

    L'interconnessione crescente dovuta alla digitalizzazione delle informazioni e delle relazioni richiede alle istituzioni pubbliche e agli operatori privati lo sviluppo di una maggiore capacità ricettiva delle micro innovazioni di comunità, che partono dal coinvolgimento creativo dei cittadini e delle organizzazioni, associazioni, imprese, al confine tra profit e non profit. L'uso di piattaforme tecnologiche – anche definite come Smart Social Platform – può consentire l'aggregazione delle singole iniziative nell'ottica di facilitarne la scalabilità(2) e l'accesso a risorse finanziarie e organizzative, e facilitare analisi e interpretazione dei dati, con un effetto di restituzione di valore sistemico alla frammentazione, di trasparenza, di informazione per i policy maker e di misurazione dell'impatto dei progetti e delle politiche.

     

    Trend evolutivi recenti nella generazione di flussi informativi

    La proliferazione esponenziale di dati generati da cose, persone e organizzazioni rappresenta una sfida e un'opportunità per progettare nuovi strumenti di policy adatti all'ambiente complesso e mutevole in cui opera l'innovazione sociale. Sono numerosi gli esempi dell'applicazione dell'analisi dei dati come strumento di policy in molti settori: dalla celebre ricerca sulla relazione tra criminalità e mobilità pubblica alla logistica, dalla sanità alla finanza, alla politica e alle applicazioni militari.

    La dimensione economica dell'utilizzo ricorrente dei dati è ben rappresenta in alcuni studi che ne calcolano l'incidenza sulla produttività. Nel 2011, per esempio, McKinsey ha definito in 600 miliardi di dollari l'anno l'incremento di customer-surplus dovuto all'impiego sistematico di dati, in particolare informazioni georeferenziate(3). E se le misurazioni sul valore del fenomeno suscitano ancora delle perplessità, più interessante può essere rilevarne l'impatto sull'occupazione che, sempre McKinsey, valuta in quasi 200.000 nuovi posti di lavoro direttamente legati all'analisi dei dati e in 1.500.000 nuove professionalità associate all'evoluzione generale dei sistemi informativi (nuove posizioni basate sulle cosiddette advanced data skills, ma soprattutto riconversione di professionalità all'interno di organizzazioni pubbliche e private).

    Diventa quindi essenziale capire come sia possibile estrarre informazioni da questo flusso di informazioni, quali tecnologie utilizzare e quali metodi applicare, e come rendere operative le indicazioni che ne derivano. Le istituzioni devono essere capaci di rendere più flessibile il processo di policy making, di modellarlo sull'utilizzo sistematico di metriche e strumenti di monitoraggio in tempo reale e devono dotarsi di piattaforme che siano in grado di coinvolgere tutti gli stakeholder(4) nel processo di attuazione e valutazione delle politiche. La disponibilità informativa permette di sperimentare processi d'analisi che si basano non tanto su teorie precostituite ma sull'osservazione del flusso informativo e della sua evoluzione, le cosiddette proprietà emergenti dei sistemi. Questo cambio di paradigma interpretativo può generare nuovi modelli d'azione e processi di policy making partecipativo ma, per sfruttarne appieno le potenzialità, i dati devono essere accessibili e condivisi. Infatti, solo attraverso la condivisione è possibile destrutturare i processi decisionali e coinvolgere il singolo individuo, come le associazioni e le aziende, per immaginare nuovi modelli di gestione pubblica.

    Un esempio sono i dati su traffico, inquinamento e meteorologia. Oggi è possibile raccoglierne grandi quantità, ma se essi sono interpretati in un'ottica chiusa e lineare, è difficile operare quel salto epistemologico che richiedono i fenomeni complessi. Se invece essi fossero condivisi in tempo reale, i portatori d'interesse potrebbero partecipare alla costruzione delle soluzioni producendo un vantaggio sostanziale per il sistema. Inoltre, questo processo di apertura e partecipazione contribuirebbe a ricreare un rapporto di fiducia tra pubblico e privato, ridisegnandone i confini. Quindi l'amministrazione per prima deve attuare un processo di innovazione sociale, promuovendo trasparenza, collaborazione e partecipazione, per utilizzare come metodo e strumento di lavoro sia la crescente e ineliminabile complessità dei sistemi sociali, sia la volontà e capacità delle persone di essere coinvolte e impegnarsi direttamente, diventando esse stesse strumenti di generazione di informazione.

     

    Alcune indicazioni di policy

    Dall'analisi fin qui condotta è possibile individuare alcuni suggerimenti di policy per sfruttare nel modo più efficiente possibile la proliferazione di dati e la presenza di piattaforme digitali d'analisi. Per chiarezza espositiva essi sono racchiusi in tre insiemi: metodo (lean design policy), strumenti (socio-technical platform) e modelli (social impact investment).

    Innanzitutto è necessario modificare l'approccio al design delle politiche adottando nella programmazione un metodo leggero (o lean), che non si focalizzi su temi verticali e su piani di sviluppo pluriennali, ma punti sui fattori abilitanti, metodi partecipativi e sulla validazione sul campo a intervalli temporali brevi. In sintesi, si dovrebbero sviluppare politiche che facilitino l'emergere naturale di soluzioni innovative tramite la predisposizione di pochi strumenti semplici e accessibili, modificando in itinere il paniere di interventi a seconda delle necessità. In questo senso si parla di politiche di scaffolding (impalcatura), tese a creare delle infrastrutture leggere di connessione e organizzazione, che mutano secondo gli stimoli ambientali. Le persone sono il punto di partenza: le istituzioni pubbliche devono aumentare la propria capacità di dare forma e ingaggio alla creatività delle micro iniziative che stanno di fatto già sperimentando quotidianamente innovazione sociale, aggregando e restituendo valore di sistema, scalabilità e replicabilità.

    In secondo luogo, è essenziale utilizzare strumenti di monitoraggio avanzati: le piattaforme ICT per l'innovazione sociale hanno il duplice scopo di permettere la gestione dei dati e di connettere le micro iniziative, facilitando multidisciplinarità e collaborazione tra settori e ambiti di intervento. Questi strumenti devono aiutare gli amministratori a valutare le iniziative in itinere, attraverso un monitoraggio costante dell'avanzamento lavori e delle eventuali criticità. Si compongono di due elementi principali: i) i dati provenienti dai vari sistemi di monitoraggio, come ad esempio i dati sul traffico, i dati su un determinato procedimento amministrativo o i dati sul consumo energetico; ii) i dati "sociali" provenienti dalla partecipazione attiva (o crowdsourcing) e dai social media. Ambedue sono di straordinaria rilevanza per indirizzare le politiche pubbliche ma, mentre i primi descrivono in modo puntuale la realtà fisica, i secondi permettono di misurare le azioni sociali, le preferenze dei cittadini e, utilizzando una metafora, il sentimento collettivo. È perciò essenziale che le piattaforme integrino i due flussi, ne sappiano cogliere le relazioni e valorizzare gli intrecci con il fine ultimo di liberare i processi di programmazione da rigidità che ne limitano l'efficienza.

    Infine, la somma degli elementi precedenti deve avere l'obiettivo finale di produrre indici capaci di calcolare il ritorno dell'investimento sociale, cioè metriche affidabili che possano essere utilizzate come strumento di riduzione dell'incertezza per finanziatori privati, le cui risorse sono essenziali per sviluppare una nuova generazione di politiche per l'innovazione sociale.

    Per citare alcuni casi concreti di applicazione, si può fare riferimento a strumenti di natura diversa, che colgono in modo trasversale gli obiettivi di una Smart Social Platform. La città di Shanghai, per esempio, utilizza una piattaforma che mette in relazione dati territoriali, economici, sociali e ambientali in tempo reale, producendo una visione sintetica delle condizioni del sistema. La stessa città di Torino si è recentemente posta un obiettivo analogo con l'attivazione del "cruscotto urbano" di Torino Smart City(5). Così come sono sempre più diffuse le piattaforme di crowdsourcing(6) e crowdfunding che facilitano la crescita di progetti rivolti a comunità territoriali e l'intervento su bisogni o problemi sociali. È questo il caso di www.kiva.com, www.spacehive.com e www.yimby.com, solo per citarne alcune note a livello internazionale. Infine, sono ormai numerosi gli esperimenti di dibattito pubblico e costruzione di agende on line per lo sviluppo delle città. Ad esempio: Better Reykjavik (https://betrireykjavik.is) o The National Day of Civic Hacking (http://hackforchange.org) che ha coinvolto migliaia di persone negli Stati Uniti per affrontare sfide civiche usando dati, tecnologia e creatività.

    In conclusione, le nuove tecnologie offrono la possibilità di coinvolgere direttamente le persone, trasformandole in elementi costituenti di un sistema neurale fatto da milioni di sensori, e costruire meccanismi di policy making più aperti, innovativi e collaborativi. In questo senso, sperimentare forme di social innovation, dare spazio all'imprenditorialità sociale, utilizzare open data e crowdsourcing come fattori abilitanti per consentire l'ibridazione tra pubblico e privato e misurare impatto delle politiche sono elementi centrali di una Smart Social Platform e sono sfide e opportunità che i decisori pubblici non possono ignorare nella trasformazione della società contemporanea.

     

    Riferimenti bibliografici

    Bollier D. et al. (2010), The Promise and Peril of Big Data, The Aspen Institute, Washington, DC

    Manyika J. et al. (2011), Big data: The next frontier for innovation, competition, and productivity, McKinsey Global Institute, New York

     

     

     

    Nota(1) Cfr. Hyperconnectivity, Wikipedia. http://en.wikipedia.org/wiki/Hyperconnectivity

    Nota(2) Cfr. definizione di Rota in questo stesso numero di Politiche Piemonte

    Nota(3)   Sono dati a cui è attribuita l'informazione relativa alla loro dislocazione geografica (cfr. Wikipedia)

    Nota(4)  Con il termine stakeholder, o portatore di interesse, si individua un soggetto (o un gruppo di soggetti) influente nei confronti di un'iniziativa economica o sociale, sia essa un'azienda o un progetto (cfr. Wikipedia)

    Nota(5) Cfr. articolo di Michelucci in questo stesso numero di Politiche Piemonte

    Nota(6)  Cfr. articolo di Volontà in questo stesso numero di Politiche Piemonte

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