Torino Social Innovation: il programma della Città di Torino per l’innovazione sociale in ambito urbano

    di Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. - Politecnico di Torino, DIGEP

    Introduzione

    L'arretramento del sistema del welfare, in Italia stimato pari a 20 miliardi da qui al 2020 (Cassa Depositi e Prestiti, 2013), chiama le Pubbliche Amministrazioni (PA) ad un ripensamento delle proprie politiche sociali. Specie nell'attuale periodo di transizione tra vecchia e nuova programmazione, gli effetti della crisi economica e il mutamento dei bisogni sociali, sempre più riguardanti i temi della tutela ambientale, dell'energia rinnovabile, dell'invecchiamento della popolazione e della disoccupazione giovanile, inducono a ridefinire l'offerta dei servizi di welfare, mediante soluzioni inedite e a volte complesse, coinvolgenti competenze diversificate e multidisciplinari.

    Di conseguenza, alle PA, ed in particolar modo agli enti locali (la scala di riferimento prevalente è difatti quella urbana, perché è qui che si concentrano le sfide sociali, ma anche le competenze culturali, politiche ed economiche di innovatori e giovani creativi), è richiesto di fornire risposte alle nuove sfide sociali in un contesto di scarsità di risorse e vincoli di bilancio (Komninos et al., 2011).

    La risposta sembra essere in un nuovo modo di intendere, fare e promuovere l'innovazione, motore della ripresa economica. Da qui la necessità di orientare la traiettoria dell'innovazione verso soluzioni ad elevato valore sociale, facendo leva sulla creatività dei giovani, più inclini a sperimentare e proporre idee inedite sul mercato. L'orientamento prevalente è il coinvolgimento di capitali privati in iniziative in grado di generare un duplice rendimento, economico e sociale. Anche sul fronte della finanza pubblica, la social innovation acquista sempre più spazio nelle agende politiche, in un continuo fermento che coinvolge anche accademie, imprese, startups e terzo settore.

    Solo per citare alcune iniziative, nel corso del 2013, il G8 ha istituito una Task Force dedicata allo studio di un mercato per la finanza ad impatto sociale(1). A livello europeo, le societal challenges sono entrate a pieno titolo tra le priorità di Horizon 2020, cosi come forte è l'accento sul tema nella nuova programmazione dei Fondi Strutturali. L'Italia, dal canto suo, ha recentemente istituito presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri un Advisory Board sull'impact finance. A ciò si aggiungono i bandi "Smart City and Communities and Social Innovation", promossi dal Ministero dell'Istruzione, Università e Ricerca (MIUR) nel corso del 2012, con l'obiettivo di finanziare idee di innovazione sociale di giovani under 30, e il documento "La via Italiana alla Social Innovation", sempre prodotto dal MIUR nel marzo 2013, quale quadro di indirizzo di azioni concrete di politica pubblica, modelli di accelerazione, pratiche inclusive e partecipative per una nuova generazione di servizi pubblici.

    Ci si trova quindi in un contesto in cui le PA sono fortemente incentivate a re-indirizzare la propria spesa interna, ponendo particolare attenzione ad azioni e programmi di innovazione sociale. Ciò nondimeno, mentre il settore privato sembra aver già colto appieno il potenziale dell'innovazione sociale, le iniziative pubbliche locali indirizzate all'innovazione dei servizi di secondo welfare e allo sviluppo di programmi e investimenti attuati di concerto con attori economici e sociali al di fuori delle reti tradizionali sono ancora sporadiche. In tale contesto, la città di Torino svolge un ruolo pionieristico a livello nazionale con il programma Torino Social Innovation.

     

    Il programma Torino Social Innovation

    Nel quadro delle nuove opportunità alimentate dall'innovazione sociale, Torino si dimostra una realtà dinamica sia dal punto di vista degli attori presenti, sia dal punto di vista delle precondizioni per la sperimentazione di nuovi modelli di innovazione. Storicamente sensibile ai temi dell'innovazione, Torino è stata tra le prime città a dotarsi di un piano strategico, denominato SMILE, per fare della città una Smart City, nonché una delle prime città a mettere a punto un programma urbano di innovazione sociale, Torino Social Innovation (TSI)(2).

    Il programma TSI si propone di investire nei giovani innovatori sociali, sostenendoli in percorsi imprenditoriali e nello sviluppo di creatività, competenze digitali, sensibilità per il cambiamento, per generare soluzioni innovative rispetto alle nuove sfide sociali e ambientali. Le linee d'azione in cui il programma è declinato sono molteplici. In primis, dal momento che l'innovazione sociale presuppone la messa a sistema di competenze ibride (pubbliche e private, istituzionali e destrutturate), spesso decodificate ed intrinseche alla vivacità di attori coinvolti, TSI ha istituito una fitta rete di partenariati con più di 30 attori attivi su tali tematiche. L'obiettivo è coniugare gli sforzi al fine di diffondere la cultura dell'innovazione sociale partendo dalla fascia di popolazione giovane, potenzialmente la più creativa e la più propensa alla sperimentazione e al rischio. In più, il programma TSI aspira a sostenere, con azioni di advisory tecnico(3) e di supporto finanziario, comunità creative, nuove forme di economia collaborativa e lo sviluppo di progetti imprenditoriali.

    Proprio quest'ultima priorità, ovvero l'imprenditorialità sociale, rappresenta una delle molteplici possibilità in cui la città di Torino intende declinare l'ampio tema della social innovation. Fino ad ora prevalentemente connesso alle attività no-profit, si afferma sempre più una rivalutazione in ottica for-profit del legame tra imprenditorialità sociale, innovazione sociale ed attori operanti nel mondo del terzo settore. La scarsità di risorse pubbliche per il welfare e le inclinazioni delle politiche europee verso un nuovo modo di intendere il "fare impresa", spingono verso un modello di imprenditorialità sociale innovativa, robusta in termini di ambizioni, competenze e tecnologie, e portata avanti da imprenditori interessati a ritorni di tipo blended(4), sia economici sia sociali. Per questo, sempre nell'ambito del programma TSI, per il periodo gennaio 2014 - dicembre 2015 la città di Torino ha lanciato il servizio FaciliTO Giovani, finalizzato a promuovere circa 30 nuove imprese attraverso servizi di consulenza tecnica (grazie alla collaborazione con gli incubatori della Città e il servizio MIP-Mettersi in Proprio della Provincia di Torino che accompagneranno i proponenti nella redazione del business plan) e supporto finanziario.

     

    Il servizio FaciliTO Giovani

    I destinatari dell'iniziativa FaciliTO Giovani sono giovani under 40 intenzionati a sviluppare attività innovative di impresa a Torino, da cui la comunità cittadina possa trarre beneficio(5). La misura ha un duplice obiettivo: non solo realizzare attività di animazione territoriale sul tema dell'innovazione sociale, ma anche rispondere, con politiche mirate, al fenomeno della disoccupazione giovanile mediante l'attuazione di misure finalizzate al self-employment(6). Il sostegno finanziario prevede l'erogazione di risorse a fondo perduto, pari al 20% dell'investimento complessivo, e prestito agevolato per il restante 80%. Il valore aggiunto del servizio, oltre alla formazione di un ecosistema di partner che collaborano con attività di formazione/informazione, consulenza, concessione di spazi di lavoro e supporto finanziario a favore dei giovani proponenti, è il fondo comunale a garanzia del prestito agevolato. La Città condivide quindi con i giovani innovatori il rischio imprenditoriale(7), segnando una discontinuità con la storica difficoltà del finanziare l'innovazione attraverso gli strumenti tradizionali di prestito bancario o partecipazioni equity(8).

    I progetti fin ora presentati allo sportello di FaciliTO Giovani abbracciano i principi della sharing economy(9), sposano la filosofia del co-working, tendono a mettere in rete attori geograficamente lontani, a stimolare l'ibridazione delle competenze e facilitare attività quotidiane in un'ottica di condivisione, riuso, cooperazione e sostenibilità. Sebbene avviato da poco, il progetto mostra già alcuni punti di forza, utili da segnalare per l'implementazione di iniziative analoghe. Il primo aspetto significativo è quello relazionale, in quanto in grado di stimolare nuove relazioni sociali e partecipazione. Il progetto difatti integra l'attività di accompagnamento tecnico e finanziario ed i momenti di dibattito condotti off-line con attività di comunicazione on-line in grado di intercettare, attraverso una piattaforma web dedicata, le comunità creative e i soggetti impegnati nell'innovazione sociale. L'idea è sviluppare ulteriormente questa piattaforma, prevedendo la possibilità di raccogliere "dal basso" commenti, suggerimenti, competenze per lo sviluppo delle idee intercettate, secondo la logica del crowdsourcing(10). Il secondo elemento rilevante è l'attenzione alla sostenibilità e alla scalabilità(11)delle iniziative: in rottura con la logica assistenzialistica tradizionale, il progetto privilegia le idee in grado di autosostenersi e su cui poter basare attività d'impresa. Il fondo di garanzia e le attività di consulenza tecnica sono espressione di tale principio.

    La difficoltà intrinseca nell'implementazione di politiche innovative come TSI e FaciliTO Giovani consiste prevalentemente nell'intercettare risorse e competenze che superino i confini del territorio locale. Per aspirare ad attrarre giovani talenti provenienti da tutt'Italia, è indispensabile il coordinamento con le altre policy locali e sovra-locali, per arricchire l'offerta del territorio e offrire un ventaglio organico di opportunità ai giovani innovatori sociali.

     

    Conclusioni

    Lo scenario economico di crisi e l'emersione di nuovi bisogni sociali finora impliciti inducono ad un ripensamento del sistema di welfare. Se, da un lato, le politiche nazionali e sovranazionali sottolineano la necessità di veicolare la risposta a tali bisogni attraverso (i) un nuovo modo di fare innovazione più attento alla domanda sociale, (ii) programmi in grado di stimolare un circolo virtuoso di spesa pubblica, (iii) e nuove forme di partenariato che facciano leva sulla finanza privata; dall'altro lato, le Pubbliche Amministrazioni locali sono chiamate a re-indirizzare una parte della finanza pubblica verso azioni in grado di generare impatto sociale su scala urbana.

    A Torino, il servizio FaciliTo Giovani a favore di imprese promosse da giovani innovatori sociali è un esempio di buona policy con cui sperimentare nuovi modelli di innovazione sociale e di rinnovata imprenditorialità, generando altresì impatti positivi nella città. Inoltre, in un quadro di genesi assolutamente recente, in cui i processi non sono ancora ben codificati e in cui i confini del fenomeno dell'innovazione sociale non sono ancora del tutto identificabili, la vera opportunità sta nella possibilità di osservare come il fenomeno fermenta sul territorio, per: apprenderne meglio i driver e le dinamiche; polarizzare le energie e le intelligenze; e indirizzare le policy future in modo da favorirne lo sviluppo.

     

    Riferimenti Bibliografici

    Cassa Depositi e Prestiti (2013), "Smart City: Progetti di sviluppo e strumenti di finanziamento", Monographic Report

    Komninos, N., Schaffers, H., Pallot, M. (2011), "Smart Cities as Innovation Ecosystems Sustained by the Future Internet". Fireball White Paper

     

     

     

     

     

    Nota(1) Per finanza ad impatto sociale o impact finance si intendono modelli e strumenti finanziari indirizzati generare risultati misurabili di tipo sociale e ambientale, oltre a un ritorno di tipo economico

    Nota(2) http://www.torinosocialinnovation.it/

    Nota(3)   Per azioni di advisory tecnico si intendono le attività di accompagnamento allo studio della fattibilità dell'idea, del mercato di riferimento, della concorrenza ed in generale attività di consulenza finalizzate alla redazione del business plan

    Nota(4)  Con l'espressione ritorni di tipo blended si intendono rendimenti con una duplice natura, non solo economica ma anche in termini di benefici sociali che un'iniziativa è grado di generare

    Nota(5)  http://www.torinosocialinnovation.it/opportunita/facilito-giovani/

    Nota(6)  Per self-employment si intende la capacità di "mettersi in proprio"

    Nota(7)  Si intende il rischio di fallimento delle idee di impresa presentate, in genere connesso con le condizioni di elevata incertezza di previsione dei ritorni, complessa realizzazione di business plan sostenibili, elevata probabilità di insuccesso e asimmetria informativa

    Nota(8)  In questo contesto, per partecipazioni equity si intendono investimenti nel capitale sociale di un'impresa

    Nota(9)  L'espressione sharing economy è traducibile in italiano con "economia collaborativa", e si riferisce ad un modello economico basato non sulla proprietà ma sulla condivisione di spazi, oggetti, competenze

    Nota(10)Cfr. definizione fornita da Volontà in questo stesso numero di Politiche Piemonte

    Nota(11)  Cfr. definizione fornita da Rota in questo stesso numero di Politiche Piemonte

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