Editoriale n.23 - La social innovation come nuovo paradigma politico

    di Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. - Politecnico di Torino

    Introduzione

    Negli ultimi anni, in Italia come nel resto dell'Unione europea, il concetto di social innovation ha catalizzato l'attenzione di un insieme consistente e articolato soggetti. Da un lato, si sono moltiplicati i casi in cui l'innovazione sociale è stata usata come approccio analitico al processo di generazione di nuove idee e prodotti. Dall'altro lato, sono sempre più numerose le sedi (enti di governo di ogni scala, imprese profit e non profit, startup innovative, agenzie private e istituzioni del terzo settore) in cui è promossa come strumento di programmazione e azione politica.

    Ma, sia che la si consideri uno strumento analitico, sia che la si interpreti come strategia, l'elemento che più connota la social innovation sembra essere la forte indeterminatezza delle finalità e delle caratteristiche. In effetti, ad oggi non esiste una definizione univoca, né esiste una strategia codificata. Declinazioni tecnicistiche, focalizzate sull'impiego di soluzioni ICT (Information and Communication Technologies), social media e piattaforme web, si accompagnano a definizioni incentrate sulla sperimentazione di mercati a finalità sociale, sul perseguimento di nuovi modelli organizzativi e imprenditoriali, o sulla generazione di valore sociale attraverso interventi di empowerement(1), coesione sociale e costruzione identitaria.

    Come documentato nel contributo di Perello, le stesse istituzioni europee, nel fare della social innovation una priorità dell'agenda comunitaria, ne forniscono declinazioni diverse a seconda dell'area di policy coinvolta: imprenditoria sociale e finanza sociale per la DG Imprese e Industria; riforma delle amministrazioni pubbliche e delle politiche sociali per la DG Occupazione, integrazione e affari sociali; soluzioni innovative ai problemi delle società europee per la DG Ricerca e Innovazione.

    Volendo semplificare, ricadono entro la definizione di social innovation visioni riconducibili ad almeno tre diversi paradigmi:

    • Innovazione dalla società. Alla base vi è il riconoscimento del protagonismo di tutte le componenti della società (terzo settore e società civile inclusi) nella generazione di nuove idee, prodotti/servizi, processi e pratiche;
    • Innovazione per la società. Secondo questa visione, fine del processo innovativo è la risoluzione di problematiche che interessano la società in modo diffuso (invecchiamento, cambiamento climatico, giustizia sociale) e/o il soddisfacimento delle istanze di una specifica comunità locale;
    • Innovazione nella società. L'innovazione è in questo caso intesa come l'esito di processi 'aperti' e 'reticolari' che pervadono in modo diffuso un vasto sistema di attori (imprese, enti, istituzioni pubbliche e private ecc.) e fattori istituzionali (regole, comportamenti, conoscenze, convenzioni).

    Accade così che l'innovazione sociale rischi di diventare un concetto retorico, vago e inconsistente, adottato più per effetto di una moda che per un'adesione convinta. Nello stesso tempo, però, come spesso accade con i concetti 'ombrello', essa è anche associabile ad alcune potenzialità rilevanti.

    Innanzitutto, in quanto pratica tesa a generare insieme valore economico e sociale, l'innovazione sociale consente di portare a sintesi gli obiettivi apparentemente conflittuali della competizione economica e della coesione sociale. È questa una direzione in cui le politiche dell'Ue lavorano da anni, ma con scarsi risultati. Ultimo apporto in questo senso è l'incentivazione, contenuta nel documento Horizon2020, a realizzare iniziative innovative finanziabili sia attraverso il Fondo Sociale Europeo (FSE) sia attraverso il Fondo di Sviluppo Regionale (FESR).

    In secondo luogo, la social innovation permette di 'reclutare alla causa dello sviluppo' energie sino a poco tempo fa considerate residuali e/o insignificanti dal punto di vista economico e tecnologico: attraverso iniziative per l'imprenditoria sociale, la coprogettazione, la democrazia partecipativa, il crowdfunding e il crowdsourcing, soggetti quali i cittadini comuni, gli operatori del terzo settore e gli imprenditori sociali sono messi al centro dell'attenzione sia dal punto di vista della domanda di innovazione, sia dal punto di vista dell'offerta. Ciò non solo permette di aprire nuovi mercati, ma consente anche di mobilitare entro processi economici e istituzionali una popolazione di individui molto motivata, determinata e attiva. A questo riguardo il contributo di Michelucci sul programma del Comune di Torino per la promozione dell'imprenditoria sociale giovanile descrive un esempio di buona policy attraverso cui polarizzare energie, intelligenze e competenze già esistenti nel tessuto urbano, re-indirizzandole verso azioni in grado di generare impatto sociale su scala urbana.

    Un terzo aspetto interessante riguarda il ripensamento della relazione tra politiche pubbliche, iniziative private e comunità di pratiche. Muovendo dal basso, l'innovazione sociale genera forme nuove di regolazione e azione collettiva che scardinano la tradizionale distinzione tra politiche formali, a regia prevalentemente pubblica, e pratiche informali, originatesi in modo spontaneo per la risoluzione di problematiche condivise. Sempre più spesso le due forme di azione risultano ibridate tanto nei presupposti quanto nei processi. Un esempio in questo senso è certamente rappresentato dall'esperienza dei laboratori di innovazione e design descritti nel contributo di Orestano, a cui viene attribuito il merito di facilitare l'acquisizione da parte della pubblica amministrazione di nuovi schemi e processi di innovazione, facilitando altresì la creazione di nuove pratiche condivise.

    Infine, si menziona la possibilità di impiegare l'innovazione sociale quale mezzo per realizzare concretamente la cosiddetta "società della conoscenza". Attraverso i laboratori di innovazione e altre iniziative quali i progetti di open innovation(2), i living labs(3), i fablabs(4)ecc. è infatti possibile far sì che l'innovazione e lo sviluppo tecnologico non siano più esperienze limitate a pochi professionisti, ma aperte, pervasive e accessibili a tutti i cittadini. In questo modo, la conoscenza diviene veramente un bene pubblico a cui ogni individuo può contribuire e di cui ciascuno può beneficiare liberamente. In questo rispetto, esemplare è il caso delle piattaforme digitali interattive – anche definite smart social platforms, come si legge dal contributo di Benussi e Rosso – per la raccolta, l'analisi e la condivisione di un insieme sempre più ampio e articolato di dati e informazioni.

    In estrema sintesi, tanto nel campo privato quanto nel campo della pubblica amministrazione, esistono grandi opportunità connesse con l'innovazione sociale. Nello stesso tempo, però, occorre evitare facili entusiasmi. Il primo dei due contributi di Abburrà, Cogno e Marocchi è chiaro in questo: a fronte di numerosi elementi di forza, il concetto di innovazione sociale presenta ancora pericolosi elementi di indeterminatezza e mancato approfondimento, soprattutto con riferimento alle condizioni di successo, replicabilità (o scalabilità) e mantenimento nel tempo delle iniziative. La tecnologia può certamente fornire un utile contributo in questo. Le piattaforme tecnologiche descritte da Benussi e Rosso, ad esempio, possono favorire l'aggregazione delle iniziative e degli attori, facilitare la riproduzione dei micro-interventi a scale più ampie, permettere l'accesso alle necessarie risorse finanziarie e organizzative, e facilitarne altresì l'analisi attraverso valutazioni di tipo sistemico, interattivo e trasparente. Tuttavia, spesso si dimentica quanto le condizioni di contesto (o condizioni ecosistemiche, come suggerito dalla letteratura) siano fondamentali per l'effettivo successo dell'innovazione sociale. Un chiaro esempio in questo senso è rappresentato dal progetto di crowdsourcing lanciato dalla Provincia di Asti: dalla descrizione che Volontà fa di questa esperienza si vede come la limitata ricettività della società astigiana finisca per limitare l'operabilità del progetto. Ma non solo: come si legge dal contributo di Abburrà, Cogno e Marocchi sulle iniziative per l'innovazione sociale in provincia di Cuneo, le condizioni di contesto influiscono anche sul modo stesso in cui l'innovazione sociale è interpretata e perseguita.

    In conclusione, come indicazione generale per le politiche regionali e locali finalizzate a conseguire obiettivi di social innovation, le esperienze qui documentate indicano l'opportunità, soprattutto da parte delle pubbliche amministrazioni, di adottare modalità di intervento più flessibili, leggere, aperte a ibridazioni inedite, e finalizzate in primo luogo alla creazione dei necessari fattori abilitanti o ecosistemici. Inoltre, si rende necessaria una seria riflessione sulle possibilità di trasferimento e riproposizione a scale diverse (scalabilità ) delle iniziative di innovazione sociale, in quanto troppo spesso esse assumono la forma di micro-interventi fortemente radicati nel contesto locale iniziale.

     

     

     

    Nota(1) Per empowerement si intende un processo di crescita della stima di sé, dell'autoefficacia e dell'autodeterminazione che può interessare tanto il singolo individuo quanto la collettività e che è funzionale a una riappropriazione di risorse latenti e potenziali inespressi

    Nota(2) L'idea centrale del concetto di open innovation è che, in un mondo come quello attuale dove la conoscenza viene largamente diffusa e distribuita, le aziende non possono pensare di basarsi solo sui propri centri ricerca interni, ma dovrebbero invece innovare in collaborazione con altre aziende e attori

    Nota(3)   Si tratta di una iniziativa di open innovation che, incentrata sulla figura del destinatario finale dell'innovazione, contempla la creazione, entro un dato sistema territoriale (città, quartiere urbano ecc.), di una comunità diversificata e interattiva di soggetti pubblici e privati (imprese, utenti di un dato servizio o prodotto, ecc.) che collaborano ad un medesimo progetto innovativo

    Nota(4)  Indica in genere un piccolo laboratorio al cui interno sono presenti e accessibili al pubblico strumenti di prototipazione rapida come le stampanti 3D

    Copyright © 2018 Politiche Piemonte. Tutti i diritti riservati.