EDITORIALE N.37 - Come va il Piemonte

    di Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. (IRES Piemonte)

    Dopo ogni estate Politiche Piemonte ritorna raccogliendo le idee e le analisi sull'andamento del Piemonte svolte dai vari istituti di ricerca regionali: Banca d'Italia, Ufficio Studi Unioncamere, IRES Piemonte, ARPA-Piemonte, Fondazione Giorgio Rota.

    Come va il Piemonte? E' indubbio che le misure di politiche monetarie adottate dalla BCE insieme al basso costo del petrolio abbiano prodotto dinamiche di crescita nel 2014 in diversi Stati europei.

    Crescono Regno Unito, Germania, Spagna e Francia mentre ancora una lieve flessione del PIL si registra in Italia. A livello regionale se si ripercorrono i dati del 2013 molto appare comunque cambiato. Allora dicemmo che la situazione restava critica: "tutti gli indicatori economici sono negativi: crescita del PIL, consumi delle famiglie, investimenti, mercato immobiliare, commercio, tasso di disoccupazione e, tanto per non farci mancare niente, anche disoccupazione giovanile. Insomma un disastro." Nel 2015 il PIL appare muoversi su valori positivi, i consumi ritornano a crescere, la produzione industriale e gli investimenti segnano una moderata ripresa al pari della domanda di mutui per la casa, crescono anche gli occupati. Tutto bene? Non parrebbe se confrontato con la situazione pre-crisi (-15% di valore aggiunto industriale rispetto al 2007), bene invece se confrontato in senso relativo con gli anni più neri della stessa.

    L'anno scorso il giudizio sulla crisi -e i cambiamenti connessi che imponeva- riguardava soprattutto "le condizioni entro cui si stanno modificando i comportamenti e le modalità dell'interazione sociale" con la tenuta della coesione sociale, aumento dei risparmi, emersione di alcuni elementi di well-being; quest'anno, come mostrano le analisi di Unioncamere e Banca d'Italia, sembrano affermarsi indicatori che manifestano gli avvenuti processi di riconversione: la drastica diminuzione del numero delle imprese -proseguita anche se con una dinamica smorzata- a fronte di un incremento della produzione e dell'export in alcuni comparti che in questi anni hanno subito profondi mutamenti produttivi (mezzi di trasporto, meccanica, produzione alimentare regionale). Sono incrementate in generale le società di capitale mentre sono ancora diminuite le società di persona e le ditte individuali, in un contesto di recupero della domanda di credito delle aziende di maggiori dimensioni e di quelle manifatturiere. Come afferma la relazione dell'IRES si "comincia lentamente a riprendersi dallo shock" e si "avverte il dolore delle ferite", con l'emergere di un clima sociale (vedi il clima d'opinione proposto annualmente dall'IRES) di stanchezza e minore soddisfazione. Si sta quindi invertendo la dinamica di caduta ma si sente la fatica di questi anni di crisi, che lascia una maggiore polarizzazione territoriale (emersa negli anni passati) e una maggiore polarizzazione sociale (l'incremento del cosiddetto "effetto clessidra") tra giovani -la cui disoccupazione cresce ancora- e non, tra le diverse fasce di reddito.

    Che fare? Alcune risposte emergono. Qui ne mettiamo in evidenza due: quelle di carattere istituzionale, messe in campo a seguito della cosiddetta Legge Delrio, che ruota intorno all'istituzione della Città metropolitana quale nuovo soggetto forte e attivo per l'organizzazione territoriale e per il suo sviluppo, analizzata nella sua problematicità dalla Fondazione Giorgio Rota; quelle di carattere ambientale messe in evidenza dallo Stato dell'ambiente dell'ARPA Piemonte, che illustra, a livello regionale, i problemi che stanno alla base della Strategia europea 20-20-20, della Smart Specialisation Strategy (S3) e della Green Economy. Molto resta da fare su questi due focus. Sul fronte istituzionale oltre la proposta progettuale della Città metropolitana vi sono interessanti esperienze che muovono verso la fusione di comuni della nostra regione, in primis (ma non solo) quella dell'Anfiteatro Morenico di Ivrea, un polo con una ricca tradizione "olivettiana" che pare intenda rimettersi in gioco. Sul fronte del cambiamento climatico, dell'inquinamento, dei rifiuti, del monitoraggio ambientale e sanitario si è aperta la stagione progettuale dei fondi strutturali 2014-2020, che assicurano contributi e dettano alcune importanti priorità dando risorse che occorre intercettare e attivare.

    Sono terreni che sottolineano l'importanza di aprire un dibattito sui nuovi strumenti di sviluppo e di crescita, che la crisi sta rendendo più chiari e concreti. Se ne stanno occupando importanti istituti di ricerca ma anche diverse associazioni e società di studiosi. Ci riferiamo alle proposte per incentivare gli investimenti messe in cantiere, in ambito nazionale, dal gruppo 'Crescita, Investimenti, Territorio' (che raccoglie studiosi dell'Associazione Italiana di Scienze Regionali e della Società Italiana di Economia e Politica Industriale') ma anche alle proposte suggerite da importanti settori dell'economia e sociologia industriale intorno alla tematica dei Certificati di Credito Fiscale e, in ambito regionale, alla politica di sviluppo delle Aree interne, che si è costruita in accordo tra Ministero, Regione e enti locali, nonché agli indirizzi recenti emersi sullo sviluppo dei diversi territori regionali (ricordiamo la conferenza di primavera del Consiglio regionale "Per il futuro dei territori piemontesi") . Insomma molto si può fare in questo anno che si apre dopo il periodo estivo. Lo spazio non manca: occorre ancora rimontare la china.

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