Lo stato dell’ambiente in Piemonte

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    Introduzione e sintesi

    La Relazione sullo Stato dell'Ambiente, che Arpa Piemonte redige annualmente insieme alla Regione, riporta dati, analisi, monitoraggi e tendenze degli indicatori per valutare la qualità dell'ambiente in Piemonte e la sua evoluzione, fornendo una fotografia aggiornata e precisa sulla situazione delle diverse matrici ambientali. L'articolo presenta una sintesi della ricca trattazione cercando di focalizzarsi su alcuni punti sebbene entro un quadro ambientale le cui variazioni significative si registrano, in generale, sul medio-lungo periodo. La Relazione sullo Stato dell'Ambiente è consultabile all'indirizzo: http://relazione.ambiente.piemonte.gov.it/it.

    Clima, atmosfera, acque

    Il portale dello Stato dell'Ambiente in Piemonte, dove sono consultabili i dati che Arpa quotidianamente raccoglie sul territorio e analizza nei suoi laboratori, quest'anno vede accanto alle tre grandi tematiche - aria, acqua e territorio - una nuova, il clima. Il tema del cambiamento climatico è diventato di grande importanza negli ultimi anni a causa della sempre più frequente ricorrenza di fenomeni come siccità, ondate di calore, alluvioni, inverni con scarsità di neve e temperature elevate, marcata variabilità e aumento della frequenza dei fenomeni "fuori stagione". Tutti eventi che hanno determinato significativi effetti sia sul territorio e sull'ambiente, influenzando interi settori dell'economia regionale, sia sulla percezione collettiva del clima e del cambiamento climatico, che assume sempre più un ruolo di pressione ambientale, economica e sociale. Il 95% della comunità scientifica evidenzia come il fattore umano sia ritenuto la causa dominante del riscaldamento globale e le azioni più necessarie e urgenti siano la mitigazione e l'adattamento, due azioni tra loro complementari.

    L'anno 2015 in Piemonte è stato il più caldo dal 1958 ad oggi, con un'anomalia termica positiva di circa +1,9°C rispetto alla climatologia del periodo 1971-2000. Spicca luglio, risultato il mese con le temperature più elevate dal 1958, con un'anomalia termica di circa +3,9°C. I valori di temperatura mediati su quel mese sono stati superiori anche a quelli registrati ad agosto 2003 che deteneva il primato di mese più caldo in assoluto dell'intera serie storica mensile; tuttavia in quell'occasione si verificarono dei picchi di temperatura massima superiori. Un contributo rilevante all'anomalia termica positiva del 2015 è stato dato anche dai mesi di novembre e dicembre, anch'essi al primo posto nelle rispettive distribuzioni storiche mensili.

     

    Figura 1. Valori medi annuali della temperatura massima - anni 1958-2015

    Fonte: Arpa Piemonte

     

    Nota: In blu è rappresentata la linea di tendenza riferita agli anni 1958-2015, in rosso la linea di tendenza riferita al periodo dal 1981 al 2015. Le aree in grigio e arancione rappresentano gli intervalli di confidenza della retta di regressione lineare (al 95%)

    L'estate 2015 è stata caratterizzata da temperature particolarmente elevate e da scarse precipitazioni. Una fase critica delle disponibilità di risorse idriche superficiali si è verificata dal 10 luglio al 10 agosto. Sulla porzione piemontese del bacino del fiume Po, nel mese di luglio sono caduti mediamente appena 30 mm circa di pioggia, che corrispondono ad uno deficit del 46% rispetto alla media del periodo. Tale situazione, connessa ad un aumento delle idroesigenze, ha determinato una progressiva riduzione dei deflussi dei corsi d'acqua.

    Anche la quantità di neve fresca risulta in diminuzione: la serie storica dei mesi da novembre a maggio dal 1941 al 2014 mostra come gli ultimi trent'anni anni siano caratterizzati da stagioni poco nevose, fatta eccezione del 2008.

    In Piemonte, analogamente a quanto succede in tutto il bacino padano, rimangono situazioni problematiche per quanto riguarda il PM10 e l'ozono, mentre sono più localizzati in prossimità dei grandi centri urbani i casi di superamento del valore limite annuale per il biossido di azoto, in particolare nelle stazioni da traffico. Per il benzo(a)pirene, composto presente nel PM10, le criticità sono legate alla presenza di emissioni da traffico diesel o da combustione non ottimale di biomassa legnosa.

    Sul lungo periodo è stato osservato un miglioramento della qualità dell'aria, nonostante le oscillazioni legate ai fattori meteorologici. Per il particolato, infatti, l'analisi della serie storica dei dati mostra come nel periodo 2003-2015, a livello regionale, la concentrazione media annua di PM10 si sia complessivamente ridotta. La riduzione dei valori è evidente: nelle stazioni urbane il valore nel 2015 è pari a meno della metà di quello misurato nei primi anni dello scorso decennio, ad esempio nella stazione di Torino - Consolata i superamenti sono passati da 210 a 93.

    Si evidenzia, comunque, che il numero di superamenti di questa stazione rimane superiore al doppio di quello consentito dalla normativa (35) e, considerando tutte le stazioni, il limite giornaliero è stato superato in circa il 60% delle stazioni con valori generalmente superiori a quelli riscontrati nell'anno precedente. L'anno 2014, infatti, era stato caratterizzato da una meteorologia particolarmente favorevole alla dispersione degli inquinanti che aveva contribuito a diminuire i valori misurati in quasi tutte le stazioni della rete.

     

    Figura 2. PM10, numero di giorni di superamento del valore limite - anno 2015

    Nappii-Fig.2

    Fonte: Arpa Piemonte

     

    Nota: Il limite giornaliero per la protezione della salute umana è pari a 50 µg/m3, da non superare più di 35 volte per anno civile.

    Per quanto riguarda il PM10, il settore dei trasporti contribuisce per il 30% alle emissioni, un 12% è dovuto alle pratiche agricole e di allevamento e ben il 49% è attribuibile al riscaldamento.

    Sono stati sviluppati alcuni scenari emissivi per stimare con sistemi modellistici gli effetti attesi sulla qualità dell'aria a seguito dell'applicazione di misure di riduzione delle emissioni, in funzione del raggiungimento degli obiettivi previsti dalla normativa. Per la realizzazione di tali analisi devono essere predisposti degli scenari emissivi futuri - a partire da uno scenario base relativo ad un determinato anno, considerato come riferimento - che tengano conto delle evoluzioni tecnologiche e comportamentali, nonché dell'applicazione delle misure di riduzione delle emissioni decise ai vari livelli (comunitario, nazionale, regionale).

    Per quanto riguarda il particolato PM10 si stima che il bilancio tra aumenti e riduzioni porterà globalmente ad un aumento di emissioni al 2020 e ad una riduzione delle stesse al 2030; in particolare si nota un aumento di emissioni legato al riscaldamento residenziale (previsione di aumento dei consumi di legna) e una riduzione di quelle dei trasporti stradali (evoluzione tecnologica dei veicoli e maggiori vendite di veicoli elettrici e ibridi). Invece le emissioni di NOx (ossidi di azoto) risulterebbero in forte calo dal 2010 al 2030, soprattutto grazie al miglioramento dal punto di vista emissivo previsto per il comparto trasporti.

     

    Figura 3. - Scenari emissivi per comparto

    Nappii-Fig.3

    Fonte: Arpa Piemonte

     

    L'approccio che l'Unione Europea sta attuando sulla politica delle acque prevede un'integrazione progressiva delle pianificazioni e delle programmazioni nazionali e regionali attuate principalmente attraverso il Piano di Gestione del Distretto Idrografico e il suo raccordo con le politiche di difesa dal rischio idraulico. Nel mese di dicembre 2015 è stato approvato dal Comitato Istituzionale dell'Autorità di Bacino il Piano di Gestione del distretto idrografico del fiume Po che costituisce il nuovo riferimento per il ciclo di pianificazione per la gestione delle acque 2015-2021, a cui tutte le Amministrazioni devono fare riferimento per tutte le attività che coinvolgono la risorsa idrica e l'ambiente acquatico. La Direttiva quadro sulle acque si propone l'obiettivo di raggiungere lo stato Buono per tutte le acque entro il 31 dicembre 2015.

    Per quanto riguarda le acque superficiali, i dati del triennio 2012-2014 evidenziano come il 94% dei corpi idrici monitorati ricadano nella classe Buono dell'indice stato chimico e poco più 57% in classe Elevato e Buono per lo stato ecologico. Per quanto riguarda gli 11 laghi monitorati, il 100% presentano uno stato chimico Buono e il 36% uno stato ecologico Buono.

    Sulla base dei dati del quadriennio di monitoraggio 2012-2015, le acque di balneazione delle 93 zone controllate in Piemonte sono classificate: 78 Eccellenti, 10 Buone e 5 Sufficienti, soddisfacendo quindi l'obiettivo di qualità, che poneva il raggiungimento almeno della classe Sufficiente entro la fine della stagione 2015.

    Per le acque sotterranee, la falda superficiale nel 2015 mostra una situazione non dissimile da quanto osservato negli anni precedenti con 15 dei corpi idrici sotterranei in stato chimico Scarso e solo 3 in stato Buono. Le principali sostanze, derivanti dall'attività antropica e causa di contaminazione sono risultate: Nitrati, Pesticidi e VOC (composti organici volatili). Quanto ai metalli, i più significativi a scala regionale sono Nichel e Cromo (in particolare nella forma esavalente). Le falde profonde evidenziano una situazione migliore rispetto alla falda superficiale, anche in funzione del loro ambito di esistenza e circolazione idrica sotterranea, potenzialmente più protetto rispetto al sistema acquifero superficiale. Nel 2015 un solo corpo idrico evidenzia uno stato chimico Scarso mentre gli altri presentano uno stato Buono.

     

    Figura 4. Stato Chimico GWB falda superficiale (a sinistra) e falde profonde (a destra). Ripartizione dei corpi idrici sotterranei nelle due classi - anno 2015

    Nappii-Fig.4

    Fonte: Arpa Piemonte

     

    Le analisi effettuate per il controllo delle acque distribuite dagli acquedotti testimoniano di una loro buona qualità: la quasi totalità dei campioni è conforme ai parametri di legge (solo il 2,2% dei campioni ha mostrato una non conformità per i parametri microbiologici e lo 0,2% per i parametri chimici).

    Rifiuti, siti contaminati, amianto e industrie a rischio

    Dall'analisi dei dati relativi alla gestione dei rifiuti urbani emerge come la produzione nell'anno 2014 sia in lieve ripresa rispetto al 2013 (rifiuti totali +1,5%) superando nuovamente i 2 milioni di tonnellate (2.018.000 t); stabili i rifiuti avviati a smaltimento (939.000 t circa, -0,5%), in leggero aumento i rifiuti raccolti in modo differenziato (1.079.000 t circa, +3,3%).

    In termini di quantità pro capite nel 2014 ogni abitante piemontese ha prodotto circa 456 kg di rifiuti (RT) di cui 244 kg sono stati raccolti in modo differenziato (RD) e avviati a recupero, mentre 212 kg sono stati avviati a smaltimento (RU). La percentuale di raccolta differenziata (RD/RT) si attesta al 53,5%, un solo punto percentuale in più rispetto al 2013.

    Il 19 aprile 2016 è stato approvato dal Consiglio regionale il Piano regionale di gestione dei rifiuti urbani e dei fanghi di depurazione 2015-2020. Il Piano si ispira al principio già adottato dalle istituzioni comunitarie europee, della cosiddetta "economia circolare", ossia un sistema in cui tutte le attività produttive sono organizzate in modo che i rifiuti di uno diventino risorse per qualcun altro.

     

    Figura 5. Variazione della produzione dei rifiuti - anni 2000-2014

    Nappii-Fig.5

    Fonte: Regione Piemonte, Osservatorio Regionale Rifiuti

     

    I rifiuti speciali sono prodotti dall'agricoltura, dall'artigianato, dal commercio, dai servizi e dall'industria. La produzione dichiarata nel MUD nel 2013 è pari a circa 5.470.000 tonnellate, di cui l'86,5% è costituito da rifiuti non pericolosi. Dopo l'importante diminuzione della produzione totale (-17% circa dal 2009 al 2012) nel 2013 la produzione di rifiuti speciali è aumentata (rispettivamente del 13% per i rifiuti non pericolosi e dell'11% per quelli pericolosi), tornando ai livelli degli anni 2004-2007-2008. A livello pro capite la quota annua è di circa 1,23 kg per abitante.

    Attualmente i siti contaminati censiti sull'intero territorio regionale sono 1.567, di cui 801 con procedimento di bonifica attivo e 766 concluso, (dato aggiornato all'11 marzo 2016). La provincia di Torino possiede da sola quasi la metà dei siti presenti in banca dati, anche se è necessario leggere tale dato in rapporto all'estensione, alla concentrazione e alla qualità delle attività insediate; seguono le province di Novara e Alessandria.

    Il numero totale di siti contaminati censiti nell'Anagrafe regionale cresce ogni anno in quanto rappresenta la traccia di tutti i procedimenti di bonifica che sono stati aperti nel corso del tempo. Pertanto per avere un quadro rappresentativo della situazione è opportuno distinguere i siti con procedimento attivo da quelli con procedimento concluso.

     

    Tabella 1. Situazione tecnico-amministrativa dei siti presenti nell'Anagrafe dei siti contaminati (ASCO)

     

    In relazione alla problematica della presenza di amianto in rifiuti, siti dismessi e coperture, è costante l'attenzione delle amministrazioni sul territorio e sono numerose le attività effettuate: a dicembre 2015 sono stati consegnati al Ministero 12.479 record attribuiti a siti con coperture in fibrocemento (verosimilmente in cemento-amianto) adeguatamente censiti da Arpa.

    In Piemonte è stata realizzata, da Arpa e da Regione, la mappatura regionale dell'amianto. L'attività è stata avviata nel 2013 e consente, tramite un servizio WebGis, di consultare il quadro aggiornato in tempo reale della mappatura delle coperture degli edifici all'indirizzo:

    http://webgis.arpa.piemonte.it/amianto_storymap_webapp/

    Il Piemonte è una tra le regioni con maggior presenza di stabilimenti a Rischio di Incidente Rilevante RIR; nel Registro regionale pubblicato a maggio 2016 risultano censiti 78 stabilimenti. Rispetto agli anni precedenti si riscontra una diminuzione del numero di tali stabilimenti, imputabile principalmente all'esclusione di alcune aziende galvaniche, in seguito alla nuova classificazione del triossido di cromo e delle sue soluzioni secondo i criteri del Regolamento sulla classificazione ed etichettatura dei prodotti chimici (CLP).

    Le aziende soggette alla normativa Seveso appartengono a comparti produttivi e merceologici piuttosto diversificati; le attività più presenti su territorio regionale sono quelle di stoccaggio/movimentazione del GPL e dei prodotti petroliferi, seguite dai depositi di sostanze tossiche.

     

    Agenti fisici: radiazioni e rumore

    L'inquinamento acustico ed elettromagnetico continua ad essere una problematica ambientale importante per la popolazione. La potenza complessiva degli impianti per telecomunicazioni ha avuto negli anni un andamento crescente. Fino al 2011, il contributo preponderante è stato quello degli impianti radiotelevisivi. A partire dal 2012, però, la potenza complessiva di questa tipologia di impianti è andata stabilizzandosi intorno ad un valore di 1,2 milioni di Watt (con una leggera flessione verso il basso), mentre ha continuato a crescere la potenza delle stazioni radiobase (telefonia).

     

    Figura 6. Percentuale di popolazione esposta ai campi elettrici generati dagli impianti per telecomunicazioni

    Nappii-Fig.6

    Fonte: Arpa Piemonte

     

    La grande maggioranza della popolazione piemontese risulta esposta a valori molto bassi di campo elettrico. La stima, aggiornata ad aprile 2016, mostra un trend di diminuzione nella classe di esposizione inferiore e una crescita della popolazione esposta a livelli "medi" di campo elettrico: la percentuale di popolazione esposta a valori di campo >0,5 V/m e < 3 V/m è passata dall'1% al 3% (valori ampiamente al di sotto dell'obiettivo di qualità, ma comunque significativi rispetto al fondo): tale situazione è la naturale conseguenza del notevole aumento di potenza degli impianti per telecomunicazione e in particolare di quelli per la telefonia che sono passati dal rappresentare il 34% del totale della potenza nel 2006 al 65% del totale della potenza nel 2016.

    Occorre evidenziare che l'evoluzione tecnologica porta ad una riduzione dell'esposizione personale a telefoni cellulari: una chiamata effettuata in modalità 3G dà luogo ad esposizioni dalle 10 alle 100 volte più basse di una chiamata in modalità 2G. Arpa ha realizzato una app per smart phone con sistemi operativi Android (https://www.arpa.piemonte.it/app). L'applicazione fornisce informazioni all'utente sui livelli indicativi di esposizione suddivisi in tre classi: alta, media e bassa.

    Il controllo della radioattività, sia di origine naturale che artificiale, avviene attraverso le reti di monitoraggio della radioattività ambientale. La radioattività artificiale diffusa sul territorio piemontese deriva principalmente dall'incidente di Chernobyl del 1986 e consiste principalmente in Cesio-137 presente ancora nel terreno e in minime quantità negli alimenti.

     

    Figura 7. Andamento della concentrazione del Cs-137 nel fallout prelevato a Ivrea

    Fonte: Arpa Piemonte

     

    La dose che giunge alla popolazione è comunque in gran parte dovuta alla radioattività di origine naturale, soprattutto al radon che contribuisce per il 55% alla dose totale. Arpa redige ed aggiorna la mappa delle aree più a rischio per il radon, basandosi sia sulle misure effettuate (più di 3.600) che sulla conformazione geolitotogica del terreno.

    Il Piemonte detiene attualmente più del 70% dei rifiuti radioattivi italiani e la quasi totalità del combustibile nucleare irraggiato. Il monitoraggio radiologico ordinario è effettuato annualmente sui siti di Saluggia, Trino e Bosco Marengo. Ogni 4 mesi viene effettuato un monitoraggio straordinario per l'acqua di falda superficiale del sito di Saluggia da quando stata è riscontrata - a partire dal 2006 - la presenza di particelle radioattive (Sr-90, Co-60, Cs-137 e H-3) nell'acqua di falda superficiale prelevata a valle degli impianti. I valori delle concentrazioni riscontrati non sono significativi dal punto di vista radioprotezionistico e, in particolare, non costituiscono un rischio per la popolazione, ma rappresentano un importante indicatore ambientale di alcune criticità impiantistiche. Il calcolo della dose agli individui di riferimento della popolazione non ha mai evidenziato il superamento del limite di non rilevanza radiologica di 10 microSv/anno.

    Nella mappa della figura 10 sono riportati i punti di controllo dell'acqua di falda superficiale presso il sito nucleare di Saluggia secondo il programma di monitoraggio straordinario concordato con la Regione Piemonte e condiviso dal Tavolo Tecnico istituito presso la Regione Piemonte stessa. Il campo pozzi dell'Acquedotto del Monferrato è situato nell'area in basso a destra.

     

    Figura 8. Sito nucleare di Saluggia, punti di controllo dell'acqua della falda superficiale

    Fonte: Arpa Piemonte

     

    L'inquinamento acustico rappresenta uno dei principali fattori di degrado della qualità della vita in ambiente urbano. Non sottovalutando l'importanza della componente acustica nella vita relazionale, oltre un certo limite essa diventa un rischio per la salute, intesa non solo come danno all'apparato uditivo, ma anche come "diminuito benessere".

    L'impatto acustico prodotto dal sistema delle infrastrutture dei trasporti non ha rivelato variazioni sostanziali, fatte salve alcune criticità specifiche. In particolare permane la criticità legata al traffico ferroviario merci lungo la linea Novara - Domodossola che determina una significativa condizione di disagio per i residenti di alcuni rioni di Domodossola, così come di altri comuni del VCO (Omegna, Gravellona Toce, Mergozzo, Piedimulera).

    Di maggior attenzione anche l'impatto dovuto ai sorvoli degli aerei in partenza dall'aeroporto di Malpensa; per garantire una più efficace analisi delle ricadute sul territorio piemontese, è stato completato l'ammodernamento del sistema di monitoraggio in dotazione ad Arpa, in particolare per ciò che attiene la parte software.

    Per quanto riguarda le sorgenti sonore puntuali, si conferma l'incremento di esposti per attività commerciali e di intrattenimento e svago a fronte di una diminuzione delle segnalazioni di disturbo proveniente da aziende produttive.

     

     

     

     

    Nota(1) Gli autori dei singoli argomenti sono riportati nel documento: Relazione sullo Stato dell'Ambiente in Piemonte 2016 http://relazione.ambiente.piemonte.gov.it/it

    Nota(2) Il Mud è il Modello Unico di Dichiarazione ambientale mediante il quale annualmente i produttori, gestori e trasportatori forniscono dati sui rifiuti

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