I principali contenuti dell’ultimo rapporto annuale della Banca d’Italia sull’economia del Piemonte

    A cura di Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. (Banca d'Italia – Sede di Torino)(1)

    Introduzione e sintesi

    Nel 2015 l'economia in Piemonte è tornata a crescere, dopo tre anni di recessione. Al rafforzamento della ripresa nell'industria si è associato un moderato recupero nei servizi. Le condizioni nel mercato del lavoro sono migliorate. È proseguito il graduale allentamento delle condizioni di accesso al credito sia per le imprese sia per le famiglie; vi hanno contribuito le misure straordinarie di politica monetaria della BCE e il moderato recupero dell'economia. Il credito alle imprese è tornato a crescere, trainato dal settore manifatturiero e da quello dei servizi; la ripresa dei prestiti ha riguardato esclusivamente le aziende classificate come non rischiose.

    Anche i finanziamenti alle famiglie hanno registrato un recupero. Le nuove sofferenze hanno continuato gradualmente a ridursi in rapporto ai prestiti.

    Tra il 2008 e il 2014 il PIL è calato in misura più intensa della media italiana: nostre stime indicano che il peggiore andamento del Piemonte non è riconducibile a fattori derivanti dalla sua struttura produttiva, ma a problemi di competitività locali. Tuttavia, l'industria manifatturiera ha mostrato andamenti lievemente migliori che nel resto del paese, con alcuni comparti che hanno fatto registrare nel periodo tassi di crescita positivi del valore aggiunto. Classificando il territorio regionale in base alle performance delle imprese manifatturiere, nostre analisi indicano che durante la crisi circa un quinto degli addetti al manifatturiero era impiegato in aree con segnali di dinamismo, per lo più in settori a tecnologia medio-alta e nell'alimentare, pur con un'elevata eterogeneità a livello territoriale.

    Nella crisi il forte calo dell'occupazione ha colpito soprattutto le persone con qualifiche più basse, mentre per quelle più qualificate la dinamica è stata migliore della media, con una crescita in alcuni comparti dell'industria e dei servizi a più alto contenuto tecnologico. Tra il 2007 e il 2014 il sistema universitario piemontese ha registrato una crescita degli immatricolati, a fronte di un calo nella media nazionale.

     

    Le dinamiche congiunturali

    Nel 2015 l'economia in Piemonte è tornata a crescere, dopo tre anni di recessione. Al rafforzamento della ripresa nell'industria si è associato un moderato recupero nei servizi. La domanda aggregata ha beneficiato, oltre che dell'ulteriore espansione delle esportazioni e del graduale incremento dei consumi, anche della ripresa degli investimenti.

    Nell'industria è proseguita la fase di recupero dei livelli di attività; vi hanno contribuito non solo l'ulteriore crescita delle esportazioni, per il terzo anno consecutivo più intensa della media nazionale, ma anche il miglioramento degli ordini interni. Le più favorevoli prospettive della domanda, l'aumento del grado di utilizzo degli impianti e le più agevoli condizioni di accesso al credito hanno favorito la ripresa dell'accumulazione di capitale. La situazione nelle costruzioni, invece, è rimasta negativa. Nel mercato immobiliare è proseguito il graduale recupero delle compravendite, mentre i prezzi hanno continuato a contrarsi. Nel terziario, il commercio ha beneficiato dell'ulteriore moderato aumento della spesa per beni di consumo, soprattutto durevoli; l'attività nei trasporti ha riflesso il miglioramento della congiuntura industriale; il turismo ha fatto registrare un'accelerazione delle presenze, trainata dalla componente estera, cresciuta in misura particolarmente intensa nella provincia di Torino.

    Le condizioni nel mercato del lavoro sono migliorate. Vi hanno contribuito l'evoluzione della congiun¬tura e i provvedimenti governativi, che hanno favorito in particolare la ripresa dell'occupazione a tempo indeterminato. Il saldo tra assunzioni e cessazioni è divenuto positivo. Il tasso di disoccupazione è tornato a ridursi, anche tra i giovani.

    Secondo le previsioni delle imprese, rilevate con la consueta indagine della Banca d'Italia svolta tra marzo e maggio, nel complesso del 2016 il fatturato continuerebbe a crescere e l'attività di investimento si rafforzerebbe. Permane elevata comunque l'incertezza sul consolidamento della ripresa in atto.

    Lo scorso anno è proseguito il graduale miglioramento delle condizioni di accesso al credito sia per le imprese sia per le famiglie. Vi hanno contribuito l'ulteriore distensione dell'offerta, connessa con le misure straordinarie di politica monetaria della BCE e il moderato recupero dell'economia. Il credito erogato alle imprese è tornato a crescere, trainato dal settore manifatturiero e da quello dei servizi; è ancora calato invece quello destinato alle imprese delle costruzioni e alle aziende di piccole dimensioni. Anche i finanziamenti alle famiglie hanno registrato una ripresa, sospinti dall'espansione dei nuovi mutui per l'acquisto di abitazioni e del credito al consumo.

    Le nuove sofferenze hanno continuato a ridursi in rapporto ai prestiti. La dinamica è riconducibile alle imprese e ha interessato tutti i principali comparti di attività economica, in particolare quello manifatturiero. Anche l'incidenza delle partite deteriorate diverse dalle sofferenze è lievemente diminuita per le imprese. La rischiosità del credito alle famiglie è rimasta sostanzialmente invariata su livelli contenuti.

    È proseguita lo scorso anno la crescita dei depositi bancari delle famiglie e delle imprese. Tra gli altri strumenti finanziari, le famiglie hanno continuato a prediligere le quote di fondi comuni.

    In attuazione dei Programmi Operativi 2013-15, sono proseguite lo scorso anno le azioni di riorganizzazione e di contenimento della spesa della sanità regionale. Nel 2015 il debito delle Amministrazioni locali piemontesi in rapporto al PIL è rimasto su valori notevolmente superiori alla media italiana, nonostante l'ulteriore riduzione in termini nominali.

    Come di consueto, il Rapporto annuale contiene numerosi approfondimenti monografici. Nel seguito ne sono sintetizzati alcuni.

     

    La competitività locale e il comparto manifatturiero

    Secondo i nuovi conti economici territoriali dell'Istat, la caduta del PIL tra il 2008 e il 2014 è stata in Piemonte complessivamente più intensa della media nazionale. In base a un'analisi shift and share, che consente di distinguere il contributo alla maggiore/minore crescita di una regione nel confronto con la media italiana derivante dalla struttura settoriale rispetto a quello di altri fattori di competitività locale, si può rilevare che nel periodo 2007-2014 il divario negativo mostrato dal Piemonte è riconducibile quasi esclusivamente a questi ultimi fattori. In particolare, il peggiore andamento dell'economia regionale è attribuibile al settore dei servizi privati e pubblici; per contro, la dinamica del settore agricolo è stata positiva (a fronte di una flessione a livello nazionale), mentre la riduzione del valore aggiunto dell'in¬dustria in senso stretto è stata lievemente più contenuta della media del paese. Quest'ultimo settore ha evidenziato una maggiore reattività alle diverse fasi congiunturali, con un calo più intenso nella recessione del 2008-09 e una ripresa più accentuata (anche se temporanea) nel biennio successivo (fig. 1a).

    Nel complesso del periodo della crisi il comparto manifatturiero, in particolare, ha mostrato andamenti lievemente migliori che nel resto dell'Italia, con alcuni comparti che hanno fatto registrare tra il 2008 e il 2014 tassi di crescita positivi del valore aggiunto. Classificando il territorio regionale in base alle performance delle imprese manifatturiere, nostre analisi indicano che durante la crisi circa un quinto degli addetti al manifatturiero era impiegato in aree con segnali di dinamismo (per fatturato ed esportazioni), per lo più in settori a tecnologia medio-alta e nell'alimentare, pur con un'elevata eterogeneità a livello territoriale (fig. 1b).

     

    Figura 1. Dinamiche dell'industria piemontese durante la crisi.

     

     

    Dinamiche occupazionali

    Nel corso degli ultimi anni, il significativo calo dell'occupazione si è accompagnato anche a modifiche nella composizione per livello di qualifica dei lavoratori. Utilizzando la metodologia utilizzata da Eurofound e classificando le possibili combinazioni settore-professione in cinque gruppi, a cui si associano salari crescenti e mansioni con un contenuto di capitale umano più elevato nel passaggio dal primo al quinto livello di qualifica, si rileva che tra il 2011 e il 2014 il forte calo dell'occupazione dipendente in regione ha interessato soprattutto i lavoratori con qualifiche più basse, mentre per quelli più qualificati la dinamica è stata migliore della media, con una crescita in alcuni comparti dell'industria e dei servizi a più alto contenuto tecnologico (fig. 2). Lo scorso anno peraltro la ripresa delle assunzioni nette ha interessato anche le professioni meno specializzate, che hanno beneficiato soprattutto delle trasformazioni a tempo indeterminato di contratti caratterizzati da un maggior grado di precarietà.

    Tra il 2007 e il 2014 il sistema universitario piemontese ha registrato una crescita degli immatricolati, a fronte di un calo nella media nazionale. In particolare, è quasi raddoppiata la quota di studenti provenienti da fuori regione, anche grazie all'offerta di strutture di elevata qualità nel confronto nazionale.

     

    Credito e imprese

    In base a un'analisi condotta su un campione di circa 33.000 società di capitale con sede in Piemonte, la ripresa del credito nel 2015 ha riguardato esclusivamente le aziende classificate come non rischiose sulla base dei rating loro attribuiti da Cerved Group.

    Il credito a quelle rischiose ha invece continuato a ridursi (fig. 3). L'andamento dei prestiti è stato differenziato anche a seconda della dimensione delle imprese: i finanziamenti alle aziende medio-grandi sono aumentati, mentre quelli alle imprese più piccole hanno continuato a diminuire, pure se a ritmi inferiori rispetto al 2014. Sulla diversa dinamica ha influito il grado di rischiosità medio dei due gruppi: la quota di aziende classificate come rischiose è maggiore per le piccole imprese. Nell'ambito delle aziende non rischiose sono infatti aumentati anche i finanziamenti destinati ai prenditori di minore dimen-sione, sebbene a un ritmo inferiore rispetto a quello delle imprese medio-grandi. Ricalcolando il tasso di variazione dei prestiti sotto la condizione che l'incidenza delle imprese rischiose sia la medesima per le due classi dimensionali (e pari a quella che si osserva per il totale delle imprese), il differenziale nella dinamica dei prestiti in favore delle imprese medio-grandi si dimezzerebbe.

     

     

     
    *Le opinioni espresse in questo articolo non impegnano la responsabilità dell'Istituto di appartenenza

     

     

     

    Nota(1)Il documento è consultabile all'indirizzo: https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/economie-regionali/2016/2016-0001/1601-piemonte.pdf

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