EDITORIALE N.43 - Come va il Piemonte

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    A fine estate Politiche Piemonte ritorna con il suo oramai consueto numero dedicato alla situazione sociale ed economica del Piemonte. Come va il Piemonte? L'editoriale dell'anno scorso finiva con una lettura lapidaria che resta valida anche quest'anno "occorre ancora rimontare la china". Certo dal periodo più oscuro della crisi quando nel 2013 "tutti gli indicatori economici sono negativi: crescita del PIL, consumi delle famiglie, investimenti, mercato immobiliare, commercio, tasso di disoccupazione" diverse cose sono mutate.

    L'anno scorso notammo che il PIL cominciava a muoversi su valori positivi, i consumi ritornavano a crescere, la produzione industriale e gli investimenti segnavano una moderata ripresa al pari della domanda di mutui per la casa e degli occupati. Quest'anno il quadro non sembra mutare e i valori restano di segno positivo, sebbene molto bassi e con la crescita del PIL nazionale rivista al ribasso rispetto alle previsioni pre-estive. In questo quadro di stabilizzazione intorno ad una bassa crescita, del tutto in continuità con lo scorso anno, emergono alcuni elementi interessanti.

    Innanzitutto si sono avvertite le politiche di stabilizzazione e riordinamento del mercato del lavoro: sono aumentati gli occupati e diminuiti i disoccupati con una performance del Piemonte che è risultata la migliore tra le regioni del nord. Non basta a ritornare a valori pre-crisi ma i tassi di crescita esprimono un buon risultato. La ristrutturazione produttiva prosegue a favore del settore manifatturiero ad alta-media tecnologia e dell'alimentare con la sua filiera agricola. In questo quadro innovativo, che premia anche nei macro numeri la Smart Specialisation e la Green Economy, sono da segnalare alcune caratterizzazioni.

    Primo: la disoccupazione colpisce le qualifiche più basse "mentre per quelle più qualificate la dinamica è stata migliore della media" (vedi Rapporto annuale della Banca d'Italia).

    Secondo: il Piemonte è una regione che non sembra tanto interessata ad ancorarsi alla cosiddetta "rivoluzione terziaria": "il peggiore andamento dell'economia regionale è attribuibile al settore dei servizi privati e pubblici" (Rapporto della Banca d'Italia) e il Piemonte "diversamente da altre regioni del Nord registra di nuovo una diminuzione dell'occupazione proprio nei servizi diversi dal commercio". Terziario privato, Pubblica Amministrazione, Sanità e assistenza registrano un calo occupazionale, soprattutto femminile (Rapporto IRES).

    Terzo: all'interno di questo mancato ancoraggio regionale emerge la specializzazione funzionale e terziaria di Torino e della sua città metropolitana, che presenta comportamenti virtuosi, nonostante la crisi, in alcuni comparti specialistici importanti, quali quello della Cultura (trattato nel Rapporto 'Io sono cultura 2016') e della formazione universitaria (Rapporto della Banca d'Italia).

    Tutto ciò avviene in un contesto economico che non riesce, nemmeno a livello internazionale, a ripartire con slancio, tutt'altro, e che si muove in un quadro ambientale le cui linee di sviluppo sembrano oramai dispiegate nel medio-lungo periodo: continua, tra alti e bassi, il "riscaldamento climatico" regionale e il 2015 si è presentato come l'anno più caldo dal 1958 (quest'anno va meglio), continua la progressiva riduzione delle riserve e dei deflussi d'acqua in una situazione di aumento della domanda, diminuiscono alcune forme di inquinamento (soprattutto quelle relative al trasporto e a impianti e tecnologie 'end-of-pipe') mentre nuove forme di inquinamento crescono, in particolare quello acustico (vedi Lo stato dell'ambiente in Piemonte).

    Nello scontro-incontro tra le esigenze di una maggiore crescita produttiva con quelle del risparmio energetico e materiale per la riduzione degli impatti generati, una domanda torna a provocare il pensiero economico, scoprendo i nervi tesi di una crisi con connotati orami crescenti di stabilità: chi ha paura della crescita zero?

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