I principali contenuti dell’ultimo rapporto annuale della Banca d’Italia sull’economia del Piemonte

    a cura di Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. (Banca d'Italia – Sede di Torino)

    Introduzione

    Nel 2014 l'attività economica in Piemonte si è stabilizzata sui livelli contenuti dell'anno precedente. Secondo le stime preliminari disponibili, il PIL sarebbe rimasto invariato rispetto al 2013, a fronte di un calo dello 0,4 per cento nella media nazionale. I consumi (soprattutto di beni durevoli) sono tornati a salire, seppure in misura modesta, mentre gli investimenti sono stati ancora deboli. Nei primi mesi dell'anno in corso le aspettative delle imprese sono divenute più favorevoli. Nel mercato del credito le condizioni stanno lentamente migliorando sia per le imprese sia per le famiglie.

    Durante la crisi l'attività di accumulazione del capitale si è fortemente ridotta in Piemonte, come a livello nazionale. Il calo in regione è riconducibile soprattutto al settore pubblico e al comparto manifatturiero. Anche i redditi familiari si sono ridotti in misura significativa in Piemonte, anche se meno che nella media del Paese. È aumentato il grado di diseguaglianza. La diminuzione del reddito disponibile si è riflessa sulla spesa per consumi delle famiglie, scesa in misura accentuata. Vi si è associata una ricomposizione di tale spesa a favore di alcuni beni o servizi meno comprimibili. Le maggiori difficoltà occupazionali durante la crisi hanno riguardato in Piemonte, come nel resto del Paese, i giovani: in particolare, le assunzioni di lavoratori con meno di 35 anni si sono ridotte a tassi sei volte superiori a quelli delle altre classi di età; il calo è stato più intenso per i contratti a tempo indeterminato, con una ricomposizione verso tipologie contrattuali meno stabili.

    La Regione Piemonte, rientrata tra le Regioni con rilevanti disavanzi sanitari, è stata soggetta al Piano di rientro 2010-12 ed è attualmente impegnata nell'esecuzione dei cosiddetti «Programmi operativi» per il periodo 2013-15. Al Piano di rientro si è associato un miglioramento nella dinamica dei costi del servizio sanitario regionale.

     

    Le dinamiche economiche

    Nel 2014 l'attività economica in Piemonte si è stabilizzata sui livelli contenuti dell'anno precedente. Secondo le stime preliminari di Prometeia, il PIL è rimasto invariato rispetto al 2013, a fronte di un calo dello 0,4 per cento nella media nazionale. Nell'industria la produzione ha fatto registrare un lieve recupero, più intenso nel primo semestre e trainato soprattutto dall'ulteriore espansione delle esportazioni. La domanda interna è rimasta nel complesso modesta. L'attività di accumulazione di capitale è stata ancora debole, condizionata negativamente dai margini molto ampi di capacità produttiva inutilizzata e dalla forte incertezza sull'evoluzione della congiuntura. Nelle costruzioni la dinamica è rimasta negativa, nonostante i segnali di lieve recupero della domanda pubblica e del mercato immobiliare. Nei servizi il comparto del commercio e della ristorazione e quello dei trasporti hanno ristagnato. È proseguito, invece, lo sviluppo del movimento turistico, particolarmente intenso nella provincia di Torino.

    Nel mercato del lavoro sono emersi nello scorso anno alcuni segnali di lieve miglioramento. L'occupazione è tornata a crescere, sia pure marginalmente. Le assunzioni hanno registrato una ripresa, che ha riguardato anche i contratti a tempo indeterminato e l'apprendistato. Il ricorso alla Cassa integrazione guadagni si è ulteriormente ridotto. L'aumento dell'offerta di lavoro, tuttavia, è stato più intenso del modesto recupero della domanda e si è riflesso in un ulteriore incremento del tasso di disoccupazione, che continua a registrare i valori più elevati tra le regioni del Nord.

    Nei primi mesi dell'anno in corso le aspettative delle imprese sono migliorate. Vi hanno contribuito l'annuncio di ulteriori misure straordinarie di politica monetaria e l'evoluzione favorevole del cambio. Per il complesso del 2015 l'indagine della Banca d'Italia sulle imprese dell'industria e dei servizi prefigura un moderato aumento delle vendite, che riguarderebbe anche le aziende più dipendenti dal mercato interno; anche l'attività di investimento si intensificherebbe nel corso dell'anno.

    Nel mercato del credito alle imprese le condizioni di offerta sono lievemente migliorate nella seconda parte del 2014, continuando comunque a essere differenziate per settore e grado di rischiosità del prenditore. Parallelamente, la domanda di credito ha mostrato segnali di lieve recupero, pur circoscritti principalmente alle aziende di maggiori dimensioni e a quelle manifatturiere. Secondo le indicazioni fornite dalle banche, il processo di allentamento dell'offerta e di rafforzamento della domanda proseguirebbe nel primo semestre del 2015. Nello scorso anno, tuttavia, il credito bancario alle imprese ha continuato a calare, anche se a ritmi via via più contenuti. I tassi di interesse sono diminuiti.

    Per quanto riguarda il credito alle famiglie, è tornata ad aumentare nel 2014 la domanda di mutui per l'acquisto di abitazioni e di credito al consumo, dopo il forte ridimensionamento nel triennio precedente; dal lato dell'offerta, si sono confermati i segnali di allentamento delle condizioni di accesso al credito già riscontrati nel primo semestre del 2014. Nel complesso dell'anno, le nuove erogazioni di mutui hanno ripreso a crescere, anche se i livelli rimangono molto contenuti rispetto al picco storico del 2006. Alla dinamica espansiva ha contribuito l'ulteriore calo dei tassi d'interesse.

    Nel complesso dell'economia il rapporto tra le nuove sofferenze e i prestiti si è lievemente ridotto. La dinamica positiva è riconducibile al settore delle imprese, per le quali si è registrato anche un calo delle altre partite deteriorate in rapporto ai prestiti. La rischiosità del credito alle famiglie consumatrici, d'altro lato, è rimasta stabile su livelli contenuti.

    I depositi bancari delle famiglie consumatrici e quelli delle imprese sono ulteriormente aumentati lo scorso anno. In particolare, le famiglie hanno notevolmente accresciuto le consistenze depositate nei conti correnti bancari, mentre il valore complessivo ai prezzi di mercato dei titoli a custodia da esse detenuti si è lievemente ridotto.

     

    Gli anni della crisi

    Durante la crisi l'attività di accumulazione del capitale si è fortemente ridotta in Piemonte, come a livello nazionale. Il calo in regione è riconducibile soprattutto al settore pubblico e al comparto manifatturiero. Nel primo, in particolare, hanno pesato il significativo ridimensionamento della spesa per infrastrutture e il processo di risanamento della finanza pubblica locale. A livello aggregato, comunque, il tasso di investimento continua ad attestarsi in Piemonte su valori superiori alla media del Paese (fig. 1a); i dati tratti dai bilanci delle società mostrano inoltre che la contrazione della propensione a investire delle imprese è stata meno accentuata della media italiana. L'indagine della Banca d'Italia sulle imprese suggerisce che nell'industria in particolare tale propensione è risultata correlata con il grado di utilizzo della capacità produttiva, con l'orientamento all'esportazione e con il grado di innovazione. Nei primi mesi del 2015, comunque, il miglioramento del clima di fiducia ha favorito una ripresa della propensione a investire. Le previsioni delle imprese del campione della Banca d'Italia sono divenute più favorevoli e prefigurano per il complesso del 2015 un aumento della spesa, anche se rimane elevata l'eterogeneità tra imprese.

    Tra il 2007 e il 2012, in base ai dati dell'Indagine Eu-Silc, i redditi familiari si sono ridotti in misura significativa in Piemonte, anche se meno che nella media del Paese. La forte flessione dei redditi da lavoro, sulla quale ha inciso principalmente la riduzione dell'occupazione, è stata solo in minima parte compensata dalla lieve crescita dei trasferimenti, soprattutto di tipo pensionistico (fig. 1b). La riduzione del reddito disponibile, che in Italia ha riguardato le famiglie di tutte le classi dimensionali, in Piemonte (come nel Nord Ovest) si è concentrata nei nuclei familiari di maggiori dimensioni. Sono inoltre diminuiti più intensamente i redditi delle famiglie con abitazione principale in affitto e di quelle appartenenti alla fascia più povera. È aumentato il grado di diseguaglianza, misurato dal rapporto tra il reddito medio dell'ultimo e del primo quintile, cresciuto da 4,6 a 4,9, valore comunque inferiore alla media nazionale e a quella del Nord Ovest. La diminuzione del reddito disponibile si è riflessa sulla spesa per consumi delle famiglie, scesa in misura accentuata. Vi si è associata una ricomposizione di tale spesa a favore di alcuni beni o servizi meno comprimibili. Tra il 2007 e il 2012 è diminuita significativamente la quota di famiglie che hanno risparmiato. Segnali di miglioramento sono comunque emersi nel corso del 2014: i redditi delle famiglie si sono stabilizzati (come a livello nazionale) e la spesa per consumi è tornata a crescere, seppure in misura modesta, grazie alla ripresa di quella per beni durevoli.

     

    Figura 1.

    (1) Fonte: elaborazioni su dati Istat. Il tasso di investimento è misurato dal rapporto tra investimenti fissi lordi e valore aggiunto. Elaborazioni su valori a prezzi concatenati (anno di riferimento 2005) SEC 95. – (2) Fonte: elaborazioni su dati Eu-Silc. I redditi e le variazioni sono espressi a prezzi costanti 2012.

     

    I giovani sono stati i più colpiti durante la crisi. Nella classe di età 15-34 anni, in particolare, tra il 2008 e il 2014 l'occupazione si è ridotta molto più intensamente della media e le assunzioni sono scese a tassi sei volte superiori a quelli delle altre classi di età. Alla riduzione delle assunzioni, inoltre, si è associata una ricomposizione verso tipologie contrattuali meno stabili (fig. 2a). Tra i giovani sono fortemente cresciute anche la disoccupazione e la quota dei NEET ed è aumentata la mobilità verso l'estero (fig. 2b).

     

    Figura 2.

    (1) I dati per il lavoro intermittente non sono perfettamente confrontabili tra il 2008 e il 2013 a causa di alcuni cambiamenti normativi intercorsi nel periodo. – (2) Nella tipologia "altro" sono inclusi i contratti d'inserimento e i contratti a tempo determinato per sostituzione. (3) Fonte: elaborazioni su dati Osservatorio regionale del mercato del lavoro. – (4) Fonte: elaborazioni su dati Istat. Si considerano solo i trasferimenti al di fuori della regione. Variazione tra l'incidenza media dei trasferimenti nel 2005-07 e quella osservata nella media del triennio 2011-13 per classe di età e area di destinazione. La variazione totale incorpora anche la dinamica della classe di età 0-14.

     

    Al consolidamento della ripresa dell'economia regionale può contribuire il processo di riequilibrio delle condizioni economico-finanziarie delle Amministrazioni pubbliche locali. In particolare, la spesa sanitaria è stata oggetto di particolare attenzione negli ultimi anni. La Regione Piemonte, rientrata tra le Regioni con rilevanti disavanzi sanitari, è stata soggetta al Piano di rientro 2010-12 ed è attualmente impegnata nell'esecuzione dei cosiddetti «Programmi operativi» per il periodo 2013-15. Al Piano di rientro si è associato un miglioramento nella dinamica dei costi del servizio sanitario regionale: in base a elaborazioni condotte dalla Banca d'Italia su dati NSIS, Ministero della Salute e Regione Piemonte, infatti, la variazione media annua di tali costi, cresciuti del 3,8 per cento nel periodo 2007-09, è divenuta negativa nel periodo 2010-12; la flessione si è poi intensificata nel successivo periodo 2012-13 dove tutti gli indicatori di esito sono migliorati.

     

    Per approfondimenti Il documento è consultabile all'indirizzo

    https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/economie-regionali/2015/2015-0001/index.html

     

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