Fra ottimismo e dati reali: il Piemonte a inizio 2015

    di Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. (IRES Piemonte)

    La crisi economica

    Il 2014 è stato il settimo anno di una lunga e pressoché continua crisi economica. Una serie di recentissime dinamiche positive (miglioramento di alcuni macro-indicatori economici) hanno offerto ragioni di speranza, ma la debolezza quantitativa dei segnali, non permette ancora di rispondere in modo definitivo alla domanda chiave che si pongono in questi anni politici, cittadini e imprenditori: stiamo uscendo dalla crisi?

    Per dare conto dell'incertezza del momento, proviamo a partire da una rapida disamina della situazione cominciando dal livello internazionale, quello in cui la crisi si è messa in moto nel 2007-2008 con il dissesto dei mutui subprime.

    A inizio 2015, il quadro economico mondiale appare incerto e gli squilibri che hanno contribuito a determinarlo permangono. Se la ripresa sembra più forte del previsto negli Stati Uniti, procede con difficoltà in Europa e i paesi emergenti rallentano, in particolare la Cina. Il petrolio a buon mercato è un vantaggio per la crescita, ma anche un fattore di instabilità per i paesi produttori, Russia soprattutto, oltre ad alimentare aspettative deflazionistiche. In Europa l'instabilità legata al caso Grecia permane.

    Passando al livello nazionale, si constata che in Italia il PIL è calato del 2,4% nel 2012 e dell'1,9% del 2013. Il 2014 ha visto segnali di ripresa deboli e contraddittori, con variazioni negative nei primi nove mesi dell'anno e una stabilizzazione del prodotto nell'ultimo trimestre (PIL -0,4% nella media annua). L'export è cresciuto con un contributo alla crescita del PIL positivo ma modesto. La caduta dei consumi privati si è arrestata nel 2014, grazie anche a un migliorato clima di fiducia. I consumi restano tuttavia di quasi l'8% inferiori ai livelli del 2007. Nel 2014 il flusso di investimenti, in seguito a progressive contrazioni, risulta di oltre il 30% inferiore rispetto al 2007.

    Cambio dell'euro favorevole e prezzo del petrolio aiutano la crescita nel 2015, ma contenuta. Criticità del mercato del lavoro, politiche fiscali restrittive e attese di calo dei prezzi limiteranno infatti i consumi delle famiglie, mentre gli investimenti scontano la capacità produttiva inutilizzata, la debolezza e l'incertezza della domanda, il modesto allentamento nelle condizioni di erogazione del credito bancario e potrebbero avvantaggiarsi invece dal deprezzamento dell'Euro e dal contenimento del cuneo fiscale.

    Situazione del mercato del lavoro critica nel 2014: si interrompe la contrazione occupazionale degli anni precedenti, con un limitato incremento occupazionale(+0,4% soprattutto nella componente femminile, straniera e anziana), ma aumenta la disoccupazione, dal 12,1% al 12,7%.

    Scendendo al livello della nostra regione, si osserva che il Pil del Piemonte è sceso del 2,5% nel 2012 e dell'1,8% nella media del 2013, un andamento lievemente più sfavorevole rispetto al Settentrione nel suo complesso. Nella media del 2014 la crescita è stata prossima allo zero. Rispetto al 2007 il Piemonte registra una perdita di valore aggiunto industriale, in termini reali, di circa il 15% e un arretramento nel potenziale produttivo che potrebbe generare un gap permanente nel posizionamento competitivo della regione.

    Dopo il crollo di quasi il 21% in termini di volume nel biennio 2008-2009, l'export del Piemonte ha recuperato il +13% circa nel 2010. Successivamente ha subito un riallineamento aumentando del 7,5% circa nel 2011, quindi a tassi più modesti successivamente, ma è pur sempre risultata aumentare di circa il 4% nel 2014. La produzione industriale ha mostrato tassi di crescita tendenziali positivi nella seconda metà del 2013 che si sono confermati nel 2014. Bene chimica, gomma e mezzi di trasporto; contrazione, invece, per legno e mobili.

    Il primo trimestre dell'anno in corso (2015), mostra una contrazione in termini tendenziali della produzione industriale dello 0,4%. Le previsioni delle imprese piemontesi, nel settore manifatturiero e per il secondo trimestre del 2015, indicano un miglioramento e confermano la ripresa della produzione, grazie ad un irrobustimento degli ordini soprattutto (ma non solo) dall'estero.

    Segnali incoraggianti dalla domanda di credito per investimenti e un rallentamento nella formazione di crediti in sofferenza, in parallelo con un qualche allentamento nei criteri di erogazione del credito, sia per le grandi che per le PMI.

    Nel corso del 2014 l'occupazione cala nel primo semestre e poi recupera (+0,1% in media annua). L'industria in senso stretto ha subito una contrazione del 4,7% nel corso del 2012 e 2013, Il 2014 vede invece una ripresa (+1,6%) seppure ancora incerta. Forte caduta degli occupati nei servizi, mentre nell'edilizia continua la contrazione dell'occupazione dipendente, parzialmente controbilanciato dalla modesta espansione degli autonomi.

    Il tasso di disoccupazione piemontese è più elevato delle regioni settentrionali (8,6% nel 2013) pur collocandosi un poco al di sotto della media nazionale (12,7%). Il Piemonte, inoltre, si conferma come una fra le regioni che fa maggior ricorso agli ammortizzatori sociali in rapporto agli occupati dell'industria.

     

    Alcuni indicatori socio-economici

    2011

    2012

    2013

    2014

    2015

    PIL

    +1.0

    -3.3

    -2.1

    0.0

    +0.9

    Consumi

    +0.1

    -3.3

    -1.9

    +0.5

    +1.7

    Investimenti

    -3.1

    -10.7

    -4.9

    -2.7

    +0.6

    Occupati

    1832

    1815

    1771

    1773

    Disoccupazione

    7.6

    9.2

    10.5

    11.3

    Soddisfazione

    7,0.

    7,2.

    7.3

    6.8

    Ottimismo

    -17.4

    -14.8

    -3.4

    -2.3

     
    Fonte: elaborazioni IRES su dati Nomisma, ORML Piemonte, Clima d'opinione

    Nota: valori in percentuale sull'anno precedente; occupati in migliaia; soddisfazione: voto medio da 0 a 10; ottimismo: saldo fra ottimisti e pessimisti; per il 2015: stime Prometeia

     

    Cosa promettono i dati più recenti? Il 2015 dovrebbe segnare l'inizio di un processo di crescita più robusta dell'economia regionale, anche se l'evoluzione del PIL non dovrebbe superare l'1%, con una dinamica un poco migliore di quella ipotizzabile per l'economia italiana.

    La propensione a investire continuerà ad essere gravata da un eccesso di capacità produttiva installata

    La dinamica occupazionale vedrà un aumento nei servizi, mentre nel settore manifatturiero denoterà sviluppi molto contenuti o in riduzione, consentendo un recupero dei livelli di produttività per addetto, mentre risulterà in sensibile contrazione nel settore delle costruzioni.

     

    Oltre l'economia: la qualità della vita nella crisi

    Piemontesi meno soddisfatti ma più fiduciosi nel futuro: il Clima di opinione realizzato a inizio 2015 mostra una regione provata dalla crisi e che ne accusa il colpo, forse proprio perché percepisce di essere più vicina alla fine di un percorso negativo. Si spiegano così tanto il calo nella soddisfazione per la vita (da 54,5% a 43,6% i molto soddisfatti) o per il tempo libero (da 43,2% a 29,0%)e l'aumento di chi pensa che la situazione personale migliorerà nei prossimi 5 anni (da 14,4 a 18,2%). Per contro peggiorano le principali variabili economiche: nel corso del 2014 sono aumentate disoccupazione generale (da 10,6 a 11,3%) e giovanile (da 40,2 a 42,2%), nonché la paura di perdere il lavoro (da 14,0 a 19,4%). Peggiora anche la qualità dell'abitare: da 8,7 a 12,6% quanti denunciano problemi gravi legati all'abitazione. Si indeboliscono i segnali di ripresa moltiplicatisi a inizio primavera 2015, secondo le indagini IRES condotte monitorando l'attività di consulenza legale e notarile o l'andamento del credito alle PMI . Sul versante dell'equità, sono sempre meno quanti ritengono di avere un reddito uguale o superiore alla media (da 68,6 a 52,5%). Crescono volontariato e frequentazione di circoli, associazioni e altri ambienti sociali, mentre diminuiscono fiducia nelle istituzioni e anche in famiglia e amici, Una possibile interpretazione? Nei momenti di crisi più profonda famiglia e amici sono l'ancora di salvezza, ed è in parte normale che diventino meno essenziali nel momento in cui si vede la luce al fondo del tunnel.

    La crisi ha tuttavia segnato le province in modo disomogeneo e vale la pena esaminarne le conseguenze.

    Nel periodo successivo all'avvio della crisi, i territori piemontesi hanno registrato dinamiche differenti in base, da un lato, all'intensità e alla scansione temporale delle difficoltà, dall'altro, alle specifiche capacità di rispondere ad esse nel periodo considerato. Tra il 2008 e il 2014 le province hanno subito le conseguenze della crisi finanziaria, poi di quella economico-produttiva e le loro ricadute sull'occupazione, sui redditi e sui consumi delle famiglie. Nell'insieme, in un contesto regionale poco dinamico dal punto di vista demografico e in cui si evidenzia una generale riduzione del reddito disponibile, è da sottolineare una relativa maggior tenuta della qualità sociale negli ambiti dell'inclusione e degli stili di vita, dimostratisi più capaci di resistere e rispondere ai cambiamenti, o più resistenti nel modificare le traiettorie positive avviate negli anni precedenti la crisi. I più rilevanti effetti diretti di una congiuntura avversa straordinariamente lunga si sono manifestati nelle dimensioni relative all'autonomia delle persone, in particolare per quel che riguarda l'occupazione, i disagi economici e la propensione all'imprenditorialità, che pure nei primi anni della crisi aveva mostrato una maggior capacità di tenuta. Nella dimensione dell'empowerment – che mira a rappresentare i fattori di accrescimento e di valorizzazione delle potenzialità espresse dalla popolazione dei diversi ambiti territoriali – sono emersi segnali meno univoci, seppure prevalentemente negativi. Così, se fra gli indicatori delle opportunità di lavoro e d'impresa si osservano un aumento degli occupati in età matura e una riduzione del numero di imprese attive, dal lato degli indicatori di consumo e offerta culturale, si registra un calo della dotazione culturale e della fruizione dei servizi culturali più classici. Al tempo stesso, però, si segnala un aumento della dotazione di infrastrutture per la connessione a internet e del consumo di nuove tecnologie. Ma forse quel che si rileva maggiormente dalla estesa disamina comparativa è la varietà nel grado e nei modi con cui tali tendenze generali hanno preso forma nelle diverse province piemontesi, poste a confronto fra loro e con altre simili di altre regioni del centro-nord.

     

    Ripresa o recessione?

    Considerando sia gli aspetti economici tradizionali, sia quelli di qualità sociale e di benessere dei cittadini, qual è lo stato di salute del Piemonte a metà del 2015? Siamo alla vigilia della ripresa o dell'ennesimo rinvio? Possiamo rispondere in due modi.

    Il primo parte dall'osservazione dell'andamento recente, ossia il 2014 e i primi mesi dell'anno in corso, e si focalizza sul ciclo breve della crisi. Seguendo questo approccio, possiamo rimarcare come la maggior parte degli indicatori tradizionali –PIL, nuova occupazione, consumi, aspettative di imprese e famiglie- siano orientati in senso positivo. Fa eccezione il tasso di disoccupazione, che cresce, a dispetto della parallela crescita dell'occupazione, ossia del saldo netto positivo fra posti di lavoro cessati e creati. In questo senso, potremmo dire che la ripresa si sta avviando, sia pure in modo debole e lento.

    Tuttavia per comprendere la natura delle domande iniziali, è necessario allargare lo sguardo e inserire la fase attuale della crisi in un contesto temporale e territoriale più ampio, occorre insomma guardare al medio periodo e alle altre regioni.

    Seguendo questo secondo approccio, i segnali positivi citati in precedenza assumono un diverso rilievo e più che di lenta ripresa, si potrebbe parlare di una crisi strutturale nella quale si aprono finestre positive, una nel 2011 e una forse oggi. Sempre con riferimento al medio periodo, si constata come sullo scacchiere mondiale si vadano affermando alcune condizioni per una ripresa più duratura (basso prezzo del petrolio e offerta di liquidità) che tuttavia non si sono ancora dimostrati in grado di trainare fenomeni di crescita consistenti, in Piemonte ma anche nel resto dell'Europa. Per contro, esistono elementi che giocano contro, come la caduta dei risparmi degli anni recenti (almeno in Piemonte), che proiettano dubbi sulla possibilità di una robusta e duratura ripresa dei consumi delle famiglie. I bassi consumi hanno a loro volta un effetto perverso, facendo mancare una adeguata domanda e rendendo così meno convenienti determinati investimenti (ad esempio quelli sulle reti tecnologiche, come la banda larga o ultra-larga) che sarebbero invece decisivi (non da soli) per superare la bassa competitività del nostro sistema.

    Un confronto nel tempo ci dice che le perdite –nei consumi come nella base produttiva piemontesi- sono state significative e non facili da colmare.

    Se al confronto temporale di medio periodo affianchiamo quello nello spazio, emergono considerazioni altrettanto critiche.

    Osservando alcune caratteristiche strutturali, quelle che non vengono modificate in modo rilevante nel breve periodo, e considerando le altre regioni del Centro-Nord, constatiamo infatti che il Piemonte mantiene i punti critici che lo caratterizzavano all'inizio della lunga crisi, primi fra tutti la fragilità demografica (molti anziani, poco ricambio generazionale) e la debolezza degli investimenti. La combinazione dei due fattori si traduce in una relativa maggiore difficoltà rispetto ad altre regioni a garantire equilibrio finanziario e prestazioni del sistema sanitario come pure in minore competitività del sistema Piemonte in generale. Per capire l'influenza reciproca basterà ricordare che gli over 65 assorbono quasi la metà della spesa sanitaria, rappresentando circa un quarto della popolazione. Inoltre gli impegni correnti in campo sanitario potrebbero mettere a rischio quelli destinati a investimenti. Se a questo aggiungiamo il tradizionale minore appeal del Piemonte nell'attirare capitali dall'estero, non stupisce constatare come la distanza fra la nostra regione e il resto del Centro-Nord, già rilevabile a inizio crisi, sia confermata dalle osservazioni più recenti. E per una vasta gamma di indicatori, da quelli negativi (fra gli altri: maggiore aumento della disoccupazione) a quelli positivi (fra gli altri: minore riduzione del ricorso agli ammortizzatori sociali).

    Vanno anche ricordati alcuni tratti positivi del Piemonte, come le diffuse risorse imprenditoriali, ad esempio riscontrabili nella dinamica delle start-up o nel numero di imprese sociali ma anche nel successo di una parte almeno –quella turistica- del marketing urbano a Torino. Altrettanto rilevante e peculiare della nostra regione rimane l'offerta territoriale, ancora ricca nonostante i fenomeni preoccupanti di consumo di suolo e capace di attivare flussi turistici ormai consolidati e visibili anche nel contesto nazionale.

    Esiste infine una griglia di lettura soggettiva e dei comportamenti sociali, importante nell'interpretazione della crisi e delle possibili vie d'uscita quanto quella dei macro-indicatori economici. Durante una crisi infatti si mettono in moto (o accelerano) fenomeni di riposizionamento prima e di adattamento poi, di tipo complesso. Queste correnti profonde sono quasi invisibili ai tradizionali radar economici, e richiedono approcci purtroppo non ancora altrettanto dotati di "antenne" e strumenti di lettura, rispetto ai macro-indicatori tradizionali (PIL, consumi, occupazione), anche se l'indagine annuale Clima d'opinione e l'attività permanente di molti osservatori dell'IRES offrono un primo spiraglio di lettura.

    I dati rilevati a livello soggettivo sono, da questo punto di vista, in apparente contraddizione con quelli quantitativi dell'economia. I primi vedono infatti i piemontesi più ottimisti, benché consapevoli della crisi e dunque meno soddisfatti della propria condizione. L'indagine diretta sulle famiglie riporta in realtà l'immagine di una regione provata dalla crisi e che ne accusa il colpo, forse proprio perché percepisce di essere più vicina alla fine di un percorso negativo, un quadro peraltro riscontrabile anche a livello nazionale dall'indagine ISTAT su soddisfazione e aspettative degli italiani. Come una persona sopravvissuta a un incidente stradale che ha coinvolto molte auto e che comincia lentamente a riprendersi dallo shock, l'opinione pubblica piemontese si è prima di tutto rallegrata per essere sopravvissuta al disastro. Per questo, nei primi anni di crisi, ha fatto registrare una crescita della soddisfazione insieme a un ripiegamento su famiglia e amici (tradizionale approdo nei momenti peggiori) e una relativa chiusura verso l'esterno. Ora, dopo l'impatto disastroso dell'incidente, comincia ad avvertire il dolore delle ferite, riaffiora il ricordo della situazione personale precedente e della condizione perduta e si mette in atto un meccanismo contrario: la soddisfazione diminuisce, famiglia e amici sono meno indispensabili e cresce l'apertura verso l'esterno (frequentazioni sociali ma anche volontariato).

    Alla luce delle considerazioni argomentate in precedenza, non solo congiunturali ma di medio periodo e non solo economiche ma sociali, crescono i dubbi che la ripresa possa essere solo ciclica se non è anche strutturale. Ma da dove partire per una strategia di uscita dalla crisi che non sia solo di breve periodo?

    Innanzitutto occorre constatare che la ripresa dell'industria –manifatturiera in primis- non è più in grado di avviare automaticamente effetti rilevanti sull'occupazione perché non riesce a stimolare un analogo andamento positivo nei servizi alle imprese, ossia proprio dove si colloca il gap piemontese nella creazione di posti di lavoro.

    Questo porta a sua volta a riflettere sulle cause, forse legate alla minore competitività di questa parte della nostra economia, tradizionalmente operante su un mercato meno locale e dunque più esposta alla concorrenza.

    Si tratta di ipotesi che richiedono verifiche e approfondimenti difficili da realizzare con i soli indicatori tradizionali, o perché questi colgono solo gli effetti delle trasformazioni, o perché arrivano troppo tardi a registrarne le dinamiche o per entrambi i motivi. Per questo l'IRES lavora anche alla costruzione di strumenti di lettura nuovi. Il "Progetto Antenne" ha già attivato panel qualitativi in collaborazione con le principali agenzie di credito piemontesi (in particolare con gli uffici che erogano finanziamenti alle PMI) oltre che con gli ordini professionali di avvocati, notai e commercialisti, tutti operatori che per la loro vicinanza a determinate attività economiche ma anche sociali (pensiamo alle cause di separazione), sono "antenne" appunto particolarmente sensibili. Unitamente a una razionalizzazione delle tradizionali basi di dati, all'attività degli osservatori e delle indagini campionarie su famiglie e individui già curate dall'IRES e di una stretta cooperazione con gli altri soggetti che studiano e interpretano il Piemonte, queste iniziative configurano un potente strumento di lettura, in grado di mettere a disposizione dei policy maker una diagnosi sempre più completa dello stato di salute del Piemonte.

    Tuttavia, in attesa dei necessari approfondimenti, alcuni elementi si segnalano già come necessari per superare il divario con le altre regioni del Nord (ad esempio infrastrutture, soprattutto di tipo tecnologico, e up-grade formativo).

    Vale la pena chiedersi se, pur nelle ristrettezze di bilancio attuali e anzi forse proprio in ragione di quelle, non sia il caso di riesaminare l'allocazione degli investimenti e di pensare a un piano industriale per il Piemonte che, a partire dall'ammodernamento della P.A., individui le strategie competitive della nostra regione e le azioni possibili per il raggiungimento degli obiettivi di medio periodo.

     

    Per approfondimenti

    La Relazione socioeconomica dell'IRES è disponibile all'indirizzo http://www.regiotrend.piemonte.it

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