Fra incertezza e attesa della svolta il Piemonte nel 2013

    a cura di Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. (IRES Piemonte)

    Introduzione

    L'economia mondiale cresce lentamente. Negli Stati Uniti una politica di bilancio meno espansiva non ha compromesso la ripresa (Pil +4% nel II trimestre 2014). Dinamica positiva del Pil anche nel Regno Unito e in Giappone. La politica monetaria, nei paesi sviluppati, resta comunque espansiva, per assecondare il ciclo economico. Luci e ombre nelle economie emergenti, dove prevale una decelerazione della crescita.

    In Europa, gli indicatori di fiducia delle economie periferiche sono tornati positivi, ma la ripresa rimane modesta e incerto il percorso di uscita dalla crisi. Politiche fiscali meno severe potrebbero offrire stimoli alla crescita, anche se la situazione finanziaria nei paesi periferici continuerà a determinare condizioni di stretta creditizia con effetti negativi sull'economia reale. Non a caso il credito alle imprese si riduce.

    Le esportazioni crescono ma la domanda interna stenta. All'orizzonte, rischio di deflazione, eccessiva volatilità sui mercati finanziari, tensioni geopolitiche.

    In questo quadro, la crescita nel 2014 dovrebbe collocarsi un poco al di sopra del 2013.

    In Italia, la più recente fase recessiva (dal terzo trimestre del 2011) ha determinato una caduta del Pil del 2,4% nel 2012 e dell'1,9% nel 2013. Il quarto trimestre del 2013 ha visto un modesto segno positivo: +0,1% rispetto al trimestre precedente, seguito da -0,1 nel primo trimestre 2014.

    Calano i consumi finali (-2,2%) e gli investimenti fissi lordi (-4,7%). Critica la situazione del mercato del lavoro, con il tasso di disoccupazione in crescita nel 2013 (12,1% media annua) e in lieve calo a metà 2014.

     

    Il Piemonte: un quadro incerto

    La recessione ha colpito di più le regioni orientate alle specializzazioni manifatturiere e all'esportazione, come il Piemonte. La ripresa successiva ha riavvicinato l'evoluzione del Pil regionale alle principali economie del Nord.

    Nella parte finale del 2011, si è aperta una nuova recessione che pare arrestata verso la fine dell'anno scorso: la dinamica del Pil dopo aver subito una contrazione del 3% nel 2012, ha fatto registrare una flessione dell'1,9% nella media del 2013, confermando un andamento del Piemonte più sfavorevole rispetto al Settentrione.

    Le previsioni delle imprese, secondo l'indagine congiunturale di Confindustria Piemonte nel settore manifatturiero per il primo trimestre dell'anno in corso sono negative e peggiorano quelle delle imprese esportatrici.

    Il tasso di utilizzo della capacità produttiva si attesta attorno al 70%, inferiore ai livelli normali, anche se superiore ai valori critici della crisi 2008-2009. La propensione a investire è condizionata da prospettive di mercato poco incoraggianti, anche se si avverte qualche segnale di ripresa. Negative le prospettive occupazionali e non sembrano migliorare le previsioni relative al ricorso alla CIG.

    A partire dalla seconda metà del 2011 il mercato del credito è divenuto più critico: diminuisce la domanda di credito e le condizioni di erogazione da parte delle banche si irrigidiscono. Secondo l'indagine Comitato Torino Finanza-Ires Piemonte del dicembre 2013, anche nell'anno trascorso la domanda di impieghi bancari segna una diminuzione. Le previsioni degli esperti, soprattutto nel settore manifatturiero, ipotizzano un contenuto miglioramento. Segnale incoraggianti dalla domanda di credito per investimenti e operazioni di fusione, anche se il finanziamento di scorte e circolante e, soprattutto, la ristrutturazione del debito si confermano, i principali fattori di attivazione. Si rileva, tuttavia, un ulteriore aumento delle sofferenze, che determina il mantenimento di rigidità nei criteri di erogazione del credito. Qualche segnale di allentamento si può osservare per il credito a lungo termine e per le per le imprese più grandi.

    Il 2013 in Piemonte è stato l'anno più negativo per l'occupazione, da inizio crisi. Il baluardo a difesa dell'occupazione esistente, basato sul ricorso massiccio alla Cassa Integrazione, mostra i primi limiti mentre prosegue la crescita della disoccupazione, che fra i giovani supera la soglia del 40%.

    Gli occupati, dopo le contenute oscillazioni al ribasso degli anni scorsi, si riducono in un solo anno di 45.000 unità, scendendo a quota 1.800.000: un livello di 10 anni fa, partendo dal massimo di 1.885.000 posti di lavoro toccato nel 2008.

    Il numero di procedure di assunzione segna il minimo degli ultimi otto anni, scendendo al di sotto del livello registrato nell'anno 2009, quando il primo impatto della crisi aveva congelato i processi di turn-over della manodopera. Rispetto al 2008 ci sono 135.000 avviamenti in meno, con una flessione nominale del 21%, ma che si avvicina al 50% se si misura il volume di lavoro attivato, che sintetizza il peso effettivo, in termini di giornate lorde di lavoro a tempo pieno, previste o prevedibili, delle assunzioni effettuate.

    Le persone in cerca di occupazione sono costantemente aumentate dal 2008 ad oggi, con un certo rallentamento solo tra il 2010 e il 2011. Al ritmo medio di 20.000 disoccupati in più all'anno, da 100.000 unità nel 2008 si è arrivati a 213.000 nel 2013 (+113%), con un tasso di disoccupazione che dal 5% supera per la prima volta la soglia del 10%, unico caso finora nell'Italia del Nord.

    Il ricorso agli ammortizzatori sociali si mantiene su livelli altissimi, inimmaginabili nel periodo pre-crisi: il bilancio corretto dalle distorsioni indotte da fattori tecnici, di cui si dirà nel seguito, risulta in sostanziale pareggio rispetto al 2012, con una richiesta attestata intorno a 143 milioni di ore. Le immissioni nella lista di mobilità in seguito a procedure di licenziamento collettivo, negli ultimi anni relativamente stabili, aumentano ora del 18%, superando le 10.000 unità, principalmente per la crescita degli esuberi di personale da imprese in fallimento.

    La crescita modesta dell'economia mondiale e la dinamica poco espansiva in Europa fa ritenere per il Piemonte un andamento nel 2014 di moderata crescita, con una variazione del Pil (+0,8%) prossima a quella prevista per l'economia italiana.

    La dinamica occupazionale a livello settoriale, in termini di unità di lavoro, tenderebbe a seguire le dinamiche della produzione, con una modesta ripresa nell'industria in senso stretto e nei servizi, mentre è attesa un'ulteriore contrazione nel settore delle costruzioni.

    Nel 2012 (ultimo anno disponibile) sono diminuite le persone che vivono in famiglie a bassa intensità di lavoro, mentre quelle con severa deprivazione materiale e a rischio di povertà sono aumentate. Il saldo, ossia l'indicatore complessivo del rischio di povertà o esclusione sociale, è leggermente diminuito, dal 22% al 21%.

    Anche chi ha un lavoro può subire processi di impoverimento a causa della riduzione delle retribuzioni come effetto delle modifiche dell'orario, della cassa integrazione, del mancato rinnovo dei contratti, della precarizzazione, e contemporaneamente dall'incremento di certi tipi di spesa e versamenti come quelli fiscali. In questo contesto, le categorie di 'vecchie' e 'nuove' povertà sono in parte superate, trattandosi di aspetti intrecciati. Per esempio, rinunciare al lavoro per assistere un famigliare non autosufficiente, rappresenta la rinuncia a progetti di indipendenza economica e all'accumulo di contributi pensionistici, producendo nuova diseguaglianza.

    L'impoverimento dei ceti medi non si combatte solo con politiche di settore, utili al più a contenere il disagio. I target europei richiedono un insieme di interventi a sostegno di un nuovo paradigma di sviluppo e crescita, declinato in termini di innovazione intelligente, sostenibilità e soprattutto di inclusione.

     

    La congiuntura nelle province

    Anche nel 2013 la Provincia di Torino evidenzia un andamento non peggiore rispetto alle altre province (da tempo la provincia non si caratterizza più come il vertice delle criticità, purtroppo per il diffondersi di situazioni di crisi nelle diverse realtà territoriali del Piemonte), con un calo della produzione industriale relativamente contenuto, un buon andamento dell'export, ma un aggravamento delle condizioni sul mercato del lavoro, per la crisi dell'industria, ed un ulteriore peggioramento del tasso di disoccupazione.

    Per Biella il 2013 porta un aggravamento della situazione relativamente contenuto rispetto alle altre province della regione, anche se si tratta di uno scarso sollievo in una situazione già fortemente compromessa che ha portato ad un calo di oltre il 7% dell'occupazione dall'inizio della crisi.

    Nel caso di Asti, ad un rilevante calo produttivo, si associano una sensibile ripresa dell'export e segnali contradditori sul mercato del lavoro con un notevole peggioramento del tasso di disoccupazione, pur in presenza di una dinamica dell'occupazione nel complesso non negativa.

    La congiuntura novarese è contrassegnata anche nel 2013 da un calo occupazionale, con un accentuato peggioramento del tasso di disoccupazione, in un contesto di significativa contrazione della produzione industriale.

    Vercelli e Verbania fanno riscontrare una contrazione nel manifatturiero simile a Novara, con un andamento non soddisfacente delle esportazioni, ma con un più contenuto impatto (limitatamente a Verbania) sulle condizioni del mercato del lavoro locale. Ad Alessandria l'exploit nell'export riscontrato nel 2011 e nel 2012, si ridimensiona, determinando una contrazione dei ricavi dall'estero (unica provincia insieme a Cuneo), mentre tiene la produzione industriale ma peggiora significativamente l'occupazione, soprattutto nei servizi e nelle costruzioni.

    Cuneo non conferma nel 2013 la sua consolidata capacità di affrontare la recessione con una maggior tenuta del suo sistema produttivo, risultando interessata da un calo di produzione e nella capacità di esportare, che si accompagnano a un chiaro peggioramento del mercato del lavoro (- occupati, + disoccupati), anche se la situazione si mantiene relativamente meno sfavorevole della media.

     

    Innovazione: le politiche pubbliche

    In un contesto economico dominato dalla dimensione internazionale, lo spazio residuo per politiche di sviluppo locali vede un ruolo sempre più cruciale delle reti, della loro diffusione e ammodernamento. In particolare, anche per la rapidità con cui si adattano alle variazioni congiunturali, quelle legate alla circolazione delle informazioni e delle persone, dove contano non solo aspetti quantitativi come dimensioni fisiche o capacità di carico, ma diffusione, modalità di utilizzo, adeguamento alle sfide del momento, sicurezza.

    Il Piemonte appare una regione attrezzata per lo sviluppo di una sanità smart. L'analisi di una serie di temi che rappresentano fattori di efficienza e qualità del servizio sanitario regionale evidenzia potenzialità e criticità. Fra le prime la tendenziale diminuzione della crescita della spesa, a fronte di una riscontrabile appropriatezza delle prestazioni erogate e la messa a punto di strumenti innovativi, quali ad esempio l'anagrafe sanitaria degli articoli di magazzino (prima regione in Italia). Un risultato riscontrabile anche nelle medie nazionali: secondo il rapporto 2014 dell'Agenda digitale europea, il comparto salute è sopra la media Ue in quasi tutti i parametri come le connessioni veloci degli ospedali e l'accesso alle cartelle cliniche dei pazienti.

    Fra le criticità la lentezza nell'innovazione. I processi in atto potrebbero essere più rapidi nel seguire le indicazioni della programmazione sanitaria nazionale e regionale, all'interno di un sistema decisionale che più incentrato su dinamiche di tagli di prestazioni che di sviluppo.

    C'è spazio per politiche pubbliche più coraggiose e innovative, capaci di avvalersi dell'evoluzione dei bisogni e delle tecnologie: il pareggio di bilancio è un vincolo e non l'obiettivo. Il sistema sanità Piemonte, peraltro, sembra contenere in sé già molti degli elementi necessari: l'attenzione allo sviluppo di forme di innovazione organizzativa quali l'integrazione nelle Cure Primarie, la riorganizzazione delle reti logistiche, le esperienze di disinvestimento, il buon governo dell'innovazione strutturale e tecnologica (anche se in carenza di risorse dedicate).

    Quello del governo locale è uno dei fronti di potenziale innovazione più interessanti e critici, dato che la qualità del suo funzionamento influisce su pressoché ogni agenda di riforma anche in altri campi.

    Di fronte alle pressioni volte all'ammodernamento del sistema, il governo locale piemontese reagisce a vari livelli. Il capoluogo rinnova il Piano strategico; le città medie reagiscono alle necessità di riduzione dei costi e alle opportunità offerte dalle nuove tecnologie, rinnovando strutture, mezzi e ruolo, razionalizzando organismi e aziende partecipate; i piccoli comuni realizzano unioni e convenzioni per la gestione dei servizi, anche se nella maggior parte dei casi le forme associative riguardano solo una parte delle funzioni comunali. I piccoli comuni rimangono l'anello debole del sistema.

     

    La qualità sociale

    Sul fronte del clima d'opinione, migliora il trend dei giudizi sulla situazione economica dell'Italia. Piemontesi un po' meno pessimisti sulla valutazione dell'anno appena passato e per l'immediato futuro dell'economia. Anche l'andamento recente e le prospettive immediate della propria situazione familiare confermano un minore pessimismo. La situazione patrimoniale delle famiglie migliora e il saldo tra chi si indebita e chi risparmia è positivo dopo i valori preoccupanti del 2013. Diminuisce anche la percentuale di famiglie con criticità specifiche: dal 30 al 21% quelle in difficoltà per le spese della casa e dal 26,8% al 22% per le bollette.

    Il clima nelle zone di residenza migliora per la viabilità, peggiora per l'ambiente (rumore e inquinamento) e rimane statico per la criminalità.

     

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    La qualità della vita non peggiora, nonostante il perdurare della crisi economica. Anzi i segnali di miglioramento, per quanto deboli e da interpretare con cautela in un lasso temporale così limitato, sono più positivi che negativi. Fra gli ultimi, colpisce in modo allarmante lo scollamento fra cittadini e istituzioni. Fra quelli positivi, da rilevare la relativa tenuta di parte dei servizi pubblici e la soddisfazione personale, forse in buona parte frutto di adattamento e influenzata dal confronto con chi sta peggio o con le catastrofiche aspettative passate. Da rilevare l'ulteriore aumento della fascia di cittadini molto soddisfatti per la vita in generale: quelli con giudizio pari o superiore a 8 (in una scala da zero a dieci) passano da 45,6% a 54,5%.

    Anche i dati sulla coesione sociale sono meno negativi del previsto con elementi positivi più numerosi di quelli negativi. Fra i primi, l'aumento della fiducia verso il prossimo e l'aumento dell'integrazione con gli immigrati. In crescita anche la frequentazione di luoghi esterni come locali, associazioni e simili. In particolare chi crede che ci si possa fidare della gente passa dal 27,5 al 30%, mentre chi si aspetta che un estraneo restituisca un portafogli perduto, dal 18,3% al 20,5%. L'indice composito che misura l'apertura materiale verso gli immigrati (servizi, trasparenza delle regole e facilità di operare sul del mercato) passa da 56,4 a 62,8 (con 100 come miglior valore in Italia). Infine chi ha paura di notte nella zona di lavoro scende dal 20,9% al 11,4% e nella zona di residenza dal 16,5% al 15,2%. Una "disponibilità al'apertura" coerente con alcuni dati oggettivi, come la crescita delle prenotazioni alberghiere a Pasqua (+2.4% rispetto all'anno precedente, dato nazionale), gli oltre 11 milioni di turisti in movimento nello stesso periodo (240.000 da Torino) e la tenuta della ristorazione (+1.3% di fatturato nel IV trimestre 2013 rispetto al corrispondente periodo del 2012, dato piemontese). Fra gli elementi negativi, un arretramento della fiducia nelle istituzioni (giustizia -18.3% e forze dell'ordine -4.1%) e altri soggetti esterni specifici come Chiesa o colleghi di lavoro (-4.9%). Persino un modesto passo indietro anche per famiglia e amici (-3.8%).Cresce anche la solitudine come problema, sintomo di un certo isolamento.

    In generale, i piemontesi a inizio 2014 e dopo una fase di ripiegamento in famiglia e fra gli amici, sembrano in uno stato di guardinga esplorazione dell'esterno, in attesa di una svolta positiva nel corso delle cose. Segnale in sé confortante, anche se la svolta, e la maggior parte degli indicatori economici più importanti lo confermano, è ancora assente o presente in forma molto debole.

     

    Per approfondimenti

    La Relazione socioeconomica dell'IRES è disponibile all'indirizzo http://www.regiotrend.piemonte.it

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