EDITORIALE N.19 - Come va il Piemonte

    di Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. - IRES Piemonte

    Terminato il periodo estivo Politiche Piemonte riprende l'analisi socioeconomica, territoriale e ambientale della Regione per ricordarci dove eravamo, quali problemi restano aperti e occorre affrontare e quali sono i nuovi aggiornamenti del trend da cui ripartire. L'anno scorso ci eravamo lasciati con la descrizione di alcune tendenze strutturali che sembravano emergere dagli articoli sulla situazione socio-economica e ambientale: si era parlato di un generale miglioramento delle condizioni locali ambientali entro un quadro di aggravamento delle condizioni globali (il global warming in particolare);

    un declino economico strisciante e di lungo periodo della nostra Regione, che colloca il Piemonte non più nel tradizionale motore propulsore del Nord-Ovest italiano quanto in uno spazio produttivo più vasto, che comprende l'intero Nord; la riarticolazione e l'accelerazione (per mezzo della crisi) delle gerarchie settoriali e territoriali interne.

    Questi orientamenti restano intatti e il "colpo di reni" che si evocava per uscire da una situazione di lento e continuo declino è ancora al di là da venire. In generale la situazione resta critica e tutti gli indicatori economici sono negativi: crescita del PIL, consumi delle famiglie, investimenti, mercato immobiliare, commercio, tasso di disoccupazione e, tanto per non farci mancare niente, anche disoccupazione giovanile. Insomma un disastro, ma con alcune importanti eccezioni: delle esportazioni, soprattutto con i paesi non appartenenti all'Unione Europea, dei risparmi, per l'incertezza del momento (sono oramai cinque anni che la crisi tocca l'Italia e il Piemonte e le famiglie si attrezzano ad affrontarla), e della spesa in ricerca e sviluppo (R&D), che in Piemonte è oltre la soglia richiesta dagli indirizzi europei per il 2020.

    Questi tre indicatori, si badi, contengono, se messi opportunamente a sistema, la risposta alla crisi, che certamente non potrà configurarsi come ci piacerebbe fosse: un "colpo di reni" risolutore. Come viene affermato in questo numero, nell'articolo che riporta i risultati di una indagine sulle piccole imprese industriali nella provincia di Torino, "chi ha un mercato orientato all'export ha maggiori probabilità di realizzare performance positive". La vecchia massima della teoria della base economica secondo cui esportare significa trasferire reddito da fuori a dentro il proprio sistema territoriale resta sempre valida e viene confermata dalla crescita delle nuove economie internazionali. Concentrarsi sull'export è una prima indicazione per le politiche produttive. Il Piemonte in questo senso sembra più favorito del resto delle regioni italiane.

    Il secondo indicatore è relativo alla crescita del risparmio. E' la chiave, quella più sana, per mettere fine alle politiche monetarie e fiscali che hanno rassicurato i mercati finanziari ma hanno anche avuto un effetto molto negativo sull'economia reale spingendo al ribasso tutti gli indicatori che abbiamo citato essere negativi. Le scelte macroeconomiche (prima di Barack Obama e della Federal Reserve e poi in Europa della BCE) hanno salvato le banche e coperto, almeno in parte, i gravi errori di politica monetaria fatti negli ultimi venti anni. E' tuttavia l'implementazione dei depositi e l'acquisto delle obbligazioni a costituire il fattore finanziario più sano per il rilancio del credito alle imprese e per la non dipendenza del nostro debito pubblico dai grandi investitori esteri.

    Il terzo indicatore, la spesa in R&D, come emerge dalla lettura dei diversi articoli, va nella direzione di favorire le pratiche innovative delle imprese e dei servizi ed è il cardine su cui far ruotare la nuova economia, intelligente e rispettosa dell'ambiente. E' un altro indicatore molto specifico della nostra realtà regionale tanto più significativo per il fatto di essere caratterizzato soprattutto per la spesa privata in R&D.

    In sintesi quello che emerge dalla lettura è la rappresentazione di una situazione regionale che resta ancora molto critica ma di cui si intravvedono fattori di reale fuoriuscita. Il "colpo di reni" resta una metafora, il processo non può essere immediato e di breve periodo in quanto manca ancora un'integrazione funzionale forte di questi indicatori con il resto dell'economia regionale: occorre far crescere ulteriormente l'export e renderlo capace di invertire il segno del PIL e della disoccupazione, accompagnare la spesa in R&D con investimenti produttivi, che invece attualmente segnano il passo, accrescere ulteriormente la raccolta e trasformare i depositi in prestiti e investimenti, per uno sviluppo orientato verso la SMART e la Green Economy. Qui la differenza con il passato deve essere chiara dato che in una situazione di scarsità di risorse le politiche devono essere indirizzate a liberare "nuove risorse" attraverso il riciclo, il risparmio energetico, e tutte quelle azioni tipiche di un approccio SMART e Green.

    Lo crescita intelligente, basata sulla conoscenza e sulla innovazione continua, rispettosa dell'ambiente di vita e di lavoro, è il modello di sviluppo non solo desiderabile ma possibile. In questo senso molto è stato fatto, come evidenzia l'articolo sullo stato dell'ambiente in Piemonte, ma ancora molto resta da fare (come evidenzia, tra gli altri, l'articolo 'Per uscire dalla crisi, Torino liberi il proprio futuro') soprattutto nell'intreccio tra mercato e ambiente. Gli spazi di investimento sono enormi nel campo del risparmio energetico, dell'ecoefficienza produttiva, del riciclo dei materiali, dell'armonizzazione delle pratiche per il miglioramento del territorio in cui viviamo e operiamo. E' un processo già cominciato e che la crisi sembra indicarci con maggiore chiarezza.

    Per quanto ci concerne, noi di Politiche Piemonte insieme agli amici di sempre e ai sempre più numerosi corrispondenti, continueremo a dare il nostro piccolo contributo per capire, chiarire, spiegare, spronare.  

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