Editoriale Come va il Piemonte? Verso la sostenibilità

    di Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo., IRES Piemonte

    Come ogni anno eccoci di nuovo col numero autunnale di Politiche Piemonte che fa il punto sulla situazione della regione raccogliendo, e aggiornando se il caso, i vari contributi che prima dell’estate hanno fornito la Banca d’Italia, l’IRES Piemonte, l’ARPA-Piemonte, Unioncamere, circoscrivendo le coordinate sociali e economiche che caratterizzano il Piemonte.Due anni fa si diceva nell’editoriale di Politiche Piemonte che si stava ancora rimontando la china, l’anno scorso si è detto che la china era stata rimontata in diversi indicatori congiunturali ma andava consolidata. Quest’anno bisogna riconoscere che il consolidamento è difficile e, soprattutto nella seconda parte dell’anno, il rallentamento si è palesato in diversi indicatori. Si riscontra una dinamica complessa che necessita di una visione pluri-temporale.

    Dal punto di vista congiunturale i dati proposti da Roberto Cullino di Banca d’Italia e da Sarah Bovini di Unioncamere Piemonte parlano di un miglioramento nel 2018, un piccolo ma generalizzato miglioramento: PIL basso ma positivo, una crescita della produzione, una ulteriore crescita del reddito e dei consumi delle famiglie, un recupero ulteriore dell’occupazione (iniziato nel 2014), soprattutto tra i giovani, un ulteriore miglioramento della qualità del credito, un ulteriore aumento del mercato immobiliare.

    Dal punto di vista dell’ancoraggio al nuovo ciclo di medio-lungo periodo i dati proposti evidenziano invece la trasformazione in atto nella regione: va male il comparto automotive mentre si registra un contributo positivo nel comparto alimentare, nella meccanica, nel tessile, nei servizi. Inoltre vi è un numero significativo di imprese “ad alta crescita”, grazie agli investimenti innovativi in atto, all’adozione di nuove tecnologie digitali, alla presenza di sempre più imprese green e innovative.

    Dal punto di vista strutturale il panorama economico cambia nuovamente e si conferma il lento e costante declino che contraddistingue la nostra regione oramai da diversi decenni: la ripresa è più debole di quanto proposto dalla media italiana e, soprattutto, rispetto alle altre regioni del Nord; il gap con i valori pre-crisi è ancora superiore a 6 punti percentuali, il doppio dell’Italia; l’incidenza dell’innovazione sembra essere più bassa che nel Nord-Ovest. Restiamo una regione esportatrice (la quarta) e industriale, ma sempre con più fatica a mantenere le posizioni. Abbiamo più difficoltà a creare imprenditori tanto che il bilancio tra nuove iscrizioni e cessazioni d’impresa si è tradotto in un tasso di crescita negativo .

    Nell’insieme le diverse analisi multicriteri (contributi dell’IRES e in quello dell’ARPA) confermano lo stesso benchmarking e collocano il Piemonte in una posizione medio-alta nel panorama socio-economico regionale del Paese.

    Ma nel tempo, lo ricordiamo, abbiamo ceduto, e purtroppo continuiamo a cedere posizioni, rispetto alle regioni nostre competitor del Nord. Le cause, lo abbiamo visto, sono spesso di natura strutturale. Altre sono evidenziate nel pezzo di Maurizio Maggi dell’IRES-Piemonte: esprimiamo un’economia sempre più polarizzata, un equilibrio di sotto-qualificazione, una natalità che non garantisce la sostituzione demografica e così la popolazione è in declino, nonostante l’immigrazione. Processi difficili da invertire.

    I driver della sostenibilità ambientale, sociale, economica diventano allora una sfida importante per migliorare la nostra condizione di vita e dare risposta alla necessità di cambiamento nell’uso delle risorse. Molto è stato fatto, come emerge dall’analisi di Pina Nappi dell’ARPA. Alcuni inquinanti non costituiscono più una criticità per quanto concerne la qualità dell’aria, soprattutto quelli relativi al particolato, all’acidificazione , alla tossicità. Le innovazioni tecnologiche, economiche, sociali, hanno costruito un nuovo contesto e ridotto gli inquinanti. Molto deve essere fatto, come ci indicano gli accordi di Parigi 2015, per la diminuzione dei gas clima-alternanti e per l’adattamento ai cambiamenti climatici, ma anche per quanto concerne il consumo di suolo, la messa in sicurezza del territorio, la difesa della qualità delle falde acquifere.

    Il numero si conclude con l’articolo di Fiorenzo Ferlaino, Francesca Rota, Ludovica Lella e Marco Bagliani, che prova a dare una visione sintetica delle diverse sostenibilità espresse dal sistema piemontese, individuando comportamenti differenziati dei sistemi locali regionali e ponendo un monito all’aumento del deficit ambientale. Quanta natura consumiamo? Dove si consuma di più in Piemonte? Qual è il rapporto tra sostenibilità socio-economica e sostenibilità ambientale? Sono le domande affrontate dall’ultimo articolo.

    L’adesione dell’Italia all’Agenda 2030 dell’ONU e ai suoi 17 obiettivi si è tradotta nell’impegno delle Regioni e delle Città metropolitane all’attuazione della Strategia per lo sviluppo sostenibile che risponde a una necessità che tocca tutti i territori e ogni livello di scala, locale, di Città metropolitana, regionale. Gli obiettivi e gli indicatori individuati definiscono una griglia comune per le Regioni e per le Città metropolitane che dovrebbe dar corpo ai diversi (ma comparabili e intelligibili) documenti strategici della nuova programmazione europea 2020-2027, nonché alla pianificazione strategica delle città metropolitane. È una sfida nuova, un salto organizzativo che valorizza le differenze entro la comparabilità e che muove verso l’integrazione delle politiche, verso il cambiamento positivo delle prospettive di futuro e il miglioramento della vita, nell’ottica dello sviluppo sostenibile. Sarà il tema dei prossimi investimenti nazionali e europei in risposta alla crisi. Sarà anche il tema del prossimo numero di Politiche Piemonte.

     

     

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