Il tessuto imprenditoriale piemontese nel 2018 e nei primi mesi del 2019

    di Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo., Responsabile Ufficio Studi e Statistica, Unioncamere Piemonte 

    Nel 2018 l’economia italiana ha registrato una frenata che ha coinvolto anche la nostra regione. La ricchezza prodotta dal Piemonte si è attestata a 135 miliardi di euro circa, il 7,7% del valore nazionale. Il Piemonte si è confermato, nonostante il rallentamento, una delle principali realtà nazionali per la produzione di ricchezza. In base a dati di Prometeia, il PIL prodotto dalla regione ha evidenziato una performance modesta, incrementandosi solo dello 0,6% rispetto all’anno precedente, risultato peggiore in confronto a quanto realizzato nel 2017.

     In base a dati di Prometeia, il PIL prodotto dalla regione ha evidenziato una performance modesta, incrementandosi solo dello 0,6% rispetto all’anno precedente, risultato peggiore in confronto a quanto realizzato nel 2017.(+2,0%) e nel 2016 (+1,7%). Analizzando i dati di più lungo periodo relativi al prodotto interno lordo, emerge come il Piemonte negli anni della crisi abbia sofferto, in termini relativi, più della media italiana e abbia, a partire dal 2014, vissuto dinamiche di ripresa meno intense rispetto a quelle delle principali regioni “competitors” a livello nazionale. Prendendo il 2000 come anno base, infatti, si nota come fino al 2007 circa il Piemonte si sovrapponga alle altre realtà territoriali considerate, mentre, a partire dal 2008 inizi a perdere terreno.

    Figura 1 - Andamento Prodotto Interno Lordo

     

     

     Fonte: Unioncamere Piemonte su dati Prometeia

    Nel dettaglio settoriale si conferma anche nel 2018 un peso maggiore, in termini di produzione del valore aggiunto, per il comparto dei servizi, che genera circa il 70% del valore aggiunto totale piemontese. L’industria in senso stretto pesa il 24%, le costruzioni generano il 4% della ricchezza prodotta, mentre l’agricoltura sfiora a fatica il 2%.

    Figura 2 - Composizione Valore Aggiunto

    Fonte: Unioncamere Piemonte su dati InfoCamere

    Concentrando l’attenzione sulla struttura produttiva regionale, si rileva come anche nel 2018 la progressiva erosione del tessuto imprenditoriale non si sia purtroppo arrestata. Al 31 dicembre 2018 le imprese con sede sul territorio regionale ammontavano a 432.538. Una numerosità decisamente inferiore rispetto a quella di dieci anni prima (oltre 469mila sedi) e più bassa anche rispetto al 1998 (oltre 435mila imprese).

    In base ai dati del Registro imprese delle Camere di commercio, infatti, nel 2018 sono nate 24.156 aziende in Piemonte, a fronte delle 25.011 nuove iscrizioni registrate nel corso del 2017. Al netto delle 26.136 cessazioni, il saldo è risultato negativo per 1.980 unità. Lo stock di imprese complessivamente registrate a fine dicembre 2018 si è così nuovamente ridotto, confermando, tuttavia, il Piemonte in 7ª posizione tra le regioni italiane, con oltre il 7,1% delle imprese nazionali.

    Il bilancio tra nuove iscrizioni e cessazioni si è tradotto in un tasso di crescita del -0,5%, peggiore rispetto al dato registrato nel 2017 (-0,2%), e ancora in controtendenza rispetto alla media italiana (+0,5%) del 2018.

    Dall’analisi del tessuto imprenditoriale piemontese per classe di natura giuridica, si osserva come non emergano nel 2018 particolari novità in termini di dinamica. Le uniche realtà ad evidenziare un trend espansivo, in continuità con gli anni precedenti, sono state le società di capitale (+3,0%). Continuano a ridursi, invece, le società di persone (-1,9%) e le ditte individuali (-0,9%). Il 2018 segna un dato negativo anche per le altre forme (-0,3%).

    Valutando i tassi annuali di variazione percentuale dello stock delle imprese registrate per settori di attività economica, si osserva come, anche nel 2018, gli altri servizi abbiano sperimentato la performance migliore (+0,8%), seguiti dal comparto del turismo (+0,6%). Negativo l’andamento segnato da tutti gli altri comparti. In particolare le costruzioni (1,1%) e il commercio (-1,1%) registrano una contrazione di circa un punto percentuale. L’industria in senso stretto evidenzia un tasso di variazione del -1,2%; il risultato meno incoraggiante viene registrato, ancora una volta, dall’agricoltura, la cui contrazione della base produttiva si attesta al 1,6%.

    Al di là dei numeri sulla consistenza del tessuto imprenditoriale piemontese, che non mostrano ancora un trend crescente, emerge come, nel 2018, l’economia della regione abbia registrato un evidente rallentamento anche sul fronte della produzione industriale e delle vendite oltre confine.

    I dati a consuntivo relativi al comparto manifatturiero indicano come, dopo oltre 4 anni di crescita produttiva anche il Piemonte abbia manifestato un progressivo rallentamento nel corso del 2018, evidenziando in particolar modo una netta inversione di tendenza nella seconda parte dell’anno.

    Considerando l’andamento dell’intero 2018, si rileva come la produzione dell’industria manifatturiera piemontese abbia complessivamente realizzato una variazione ancora positiva +1,0%, inferiore però al +3,6% del 2017 e al +2,2% del 2016. 

     Figura 3

     

     Fonte: Unioncamere Piemonte, Indagine congiunturale sull'industria manifatturiera piemontese, trimestri vari

    Tra i settori protagonisti del 2018, in negativo troviamo il comparto automotive che ha manifestato, nella media annua, un calo della produzione del 3,0%, mentre un contributo positivo omogeneo durante tutto il corso del 2018 è stato fornito dal comparto alimentare, che ha evidenziato una crescita media del 2,0%. Una analisi per classe dimensionale mette in luce come nel 2018 la performance migliore sia quella delle PMI, mentre a livello territoriale i risultati più brillanti appartengono a Vercelli e Alessandria.

    A differenza dell’anno precedente, periodo in cui si era evidenziata un’espansione di rilievo per il commercio estero regionale, nel 2018 non decolla l’export piemontese che si attesta sui 48,2 miliardi di euro, registrando una crescita sostanzialmente nulla rispetto al 2017 (+0,4%).

    Valutando le singole performance trimestrali, si rileva come l’andamento del valore delle vendite all’estero sia derivato da una dinamica decrescente registrata nei quattro periodi considerati. Al lieve sviluppo del I trimestre (+1,0%) e del II trimestre 2018 (+0,9%) ha fatto seguito la variazione nulla manifestata nel periodo luglio-settembre 2018 (+0,0%). Il IV trimestre il trend delle vendite all’estero delle imprese piemontesi si è portato, invece, in negativo (-0,4%).

    Tra le principiali regioni esportatrici, il Piemonte è stata quella che ha concretizzato nel 2018 la performance peggiore (+0,4%). L’Emilia Romagna ha realizzato un incremento delle vendite oltre confine del 5,7%, seguita dalla Lombardia che ha segnato un +5,2%. Il Veneto ha evidenziato un ritmo di crescita meno intenso (+2,8%), ma pur sempre più elevato rispetto a quello registrato dalla nostra regione. Nonostante la performance non brillante il Piemonte si è confermato anche nel 2018 la quarta regione esportatrice, con una quota del 10,4% delle esportazioni complessive nazionali, dato più basso rispetto al 2017 (10,7%).

    Il dato non entusiasmante registrato dal commercio estero piemontese ha risentito soprattutto del calo delle vendite evidenziato dal comparto dei mezzi di trasporto, che con una quota del 21,8% sul totale dell’export regionale e una variazione negativa a doppia cifra (-11,2%), ha influenzato pesantemente il risultato complessivo. Migliore è stata la dinamica vissuta dagli altri settori. La meccanica, secondo comparto dell’export piemontese, ha incrementato i flussi all’estero del 2,2%. Ancora meglio è andato il comparto alimentare, con una crescita dell’8,7% rispetto all’anno precedente. I prodotti del tessile-abbigliamento, che si collocano in quarta posizione con una quota del 7,4% dell’export regionale, hanno segnato uno sviluppo delle esportazioni del 3,6%, mentre una crescita del 5,3% ha caratterizzato il comparto dei gomma-plastica.

    Analizzando la destinazione delle vendite piemontesi oltre confine si osserva come il principale bacino di riferimento risulti, anche nel 2018, l’Ue 28, verso cui è diretto il 58,4% dell’export regionale, contro il 41,6% destinato ai mercati extra-Ue 28. La performance dell’export piemontese verso i mercati comunitari è risultata complessivamente positiva nel 2018, crescendo del 2,0% rispetto all’anno precedente. Il risultato è dovuto principalmente al trend registrato dall’esportazioni piemontesi verso la Francia (+2,8%), primo mercato per le vendite all’estero della regione. Una crescita è stata registrata anche dall’export verso la Germania (+1,4%), secondo mercato di riferimento. Le vendite verso il Regno Unito sono cresciute del 6,2%, mentre quelle dirette in Spagna hanno segnato una flessione del 5,8%. Meritano di essere evidenziati anche i risultati dell’export verso la Repubblica Ceca (+8,9%) e verso la Romania (-5,0%), che seppur con trend opposti pesano sul risultato complessivo.

    Le vendite piemontesi dirette ai Paesi extra-Ue 28 hanno mostrato, nel corso del 2018, un trend complessivamente negativo, registrando un calo dell’1,8% rispetto all’anno precedente. Su questo risultato hanno influito positivamente le dinamiche evidenziate verso il mercato statunitense (+10,3%), quello svizzero (+1,6%), quello brasiliano (+14,3%) e quello messicano (+10,2%), mentre sono apparse fortemente negative le esportazioni regionali dirette in Cina (-23,7%), in Turchia (-23,8%) e Giappone (-3,8%).

    Guardando, in fine, all’anno in corso si rileva come i primi mesi del 2019 mostrino evidenti segnali di incertezza che impediscono al tessuto produttivo di riprendere slancio.

    Il tessuto imprenditoriale, infatti, continua a non crescere a livello di numerosità anche nel primo semestre del 2018, evidenziando nel I trimestre un tasso di crescita negativo (-0,71%) e nel secondo un tasso positivo (+0,40%) non sufficiente a compensare la flessione del periodo gennaio-marzo 2019.

    Prosegue nei primi tre mesi del 2019 anche il rallentamento evidenziato dall’industria manifatturiera piemontese già nella seconda metà del 2018. La produzione industriale complessiva registra, infatti, un calo dello 0,4% rispetto all’analogo periodo dell’anno precedente. Il calo subito dalla produzione industriale regionale è accompagnato dal peggioramento, rispetto ai trimestri precedenti, dell’andamento anche di tutti  gli altri indicatori analizzati: il mercato interno manifesta una sostanziale stabilità (+0,3%), gli ordinativi esteri si incrementano del 0,3%; in media, il fatturato totale delle imprese manifatturiere intervistate cresce del 0,4% rispetto al periodo gennaio-marzo 2018, con la componente estera che registra una dinamica lievemente superiore rispetto a quella generale (+1,6%).

    Anche sul fronte del commercio estero i primi mesi del 2018 non hanno fornito risultati confortanti: il valore delle esportazioni piemontesi è stato pari a 11,5 miliardi di euro, registrando un calo del 3,6% rispetto al dato del I trimestre 2018. La performance manifestata dalle esportazioni regionali è apparsa in contro tendenza rispetto a quella riscontrata a livello complessivo nazionale, realtà per la quale il valore delle esportazioni ha segnato una crescita del 2,0% rispetto al periodo gennaio-marzo 2018. Nel I trimestre del 2019 quasi tutti i comparti di specializzazione delle esportazioni regionali hanno evidenziato performance negative, con l’eccezione delle industrie alimentari e delle bevande. Infine per quanto riguarda i mercati di sbocco il bacino dell’Ue 28 ha attratto il 61,4% dell’export regionale mentre il 38,6% si è diretto verso mercati extra-Ue 28. Complessivamente le esportazioni verso i mercati comunitari sono rimaste stazionarie (+0,5%), mentre le esportazioni verso i Paesi extra-Ue 28 hanno registrato una flessione importante (-9,5%).

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