Le pressioni sull’ambiente in Piemonte

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    In questo articolo vengono descritte sinteticamente alcune pressioni esercitate sull'ambiente che causano modifiche allo stato delle componenti ambientali. Pressioni che sono sviluppate in modo più esaustivo nella Relazione sullo Stato dell’Ambiente (http://relazione.ambiente.piemonte.it/it) [1]. Vengono affrontate quattro grandi tematiche clima, aria, acqua e territorio, che tracciano lo stato di salute dell’ambiente in Piemonte secondo il modello riconosciuto a livello internazionale DPSIR (determinanti, pressioni, stato, impatti, risposte).

    La base dati di riferimento è frutto dell’attività di analisi, elaborazione e validazione delle informazioni ambientali raccolte in campo da Arpa Piemonte mediante il monitoraggio e i controlli. I piani e le politiche descritti derivano dall’azione di Regione Piemonte.

     

    Emissioni CO2 e altri gas climalteranti

    Gli inquinanti responsabili del riscaldamento globale sono i cosiddetti gas serra, di origine sia antropica sia naturale, che trattengono con un meccanismo molto efficace la radiazione infrarossa emessa dalla superficie terrestre, determinando un aumento di temperatura dell’atmosfera e dell’intero sistema climatico terrestre. I principali gas serra presenti nell’atmosfera terrestre sono l’anidride carbonica (CO2), presente in maggiore quantità, il protossido di azoto (N2O) e il metano (CH4), che, anche se presente in atmosfera in percentuale decisamente inferiore, ha un fattore di assorbimento della radiazione molto importante.

    A livello globale, si stima che dal 1750 al 2015, le emissioni antropogeniche di CO2 dall’utilizzo di combustibili fossili e produzione di cemento abbiano rilasciato circa 410 GtC (miliardi di tonnellate di carbonio) in atmosfera, mentre la deforestazione e le modifiche all’uso del suolo circa 190 GtC (Global Carbon Budget, 2016). Di queste emissioni antropogeniche cumulative, il 43% si è accumulato in atmosfera, il 29% è stato assorbito dagli oceani, che hanno subito una importante acidificazione, e il 28% dagli ecosistemi naturali terrestri.

    Il quadro di dettaglio per le emissioni di gas climalteranti in Piemonte è rappresentato dai dati dell’Inventario Regionale delle Emissioni piemontese (IREA Piemonte) riferito all’anno 2013 - realizzato dalla Regione Piemonte sulla base della metodologia EMEP-CORINAIR e nell’ambito del Consorzio INEMAR3 - che fornisce la stima a livello comunale delle emissioni annuali di macro e microinquinanti e gas serra, disaggregate per attività emissiva ai vari livelli di classificazione SNAP (Selected Nomenclature for Air Pollution).

    Negli Inventari delle Emissioni vengono stimate non solo le emissioni di CO2, ma anche gli assorbimenti annuali di CO2, ossia la quantità di carbonio assorbita in differenti serbatoi forestali: la biomassa epigea, la biomassa ipogea, la lettiera, la necromassa e il suolo.

    In Piemonte i processi di combustione industriale rappresentano la principale fonte di produzione di gas serra (22% delle emissioni totali), in termini di CO2 equivalente, seguiti dal trasporto stradale (20%) e dal riscaldamento (18%) (figura 1).

     Figura 1 - Emissioni CO2 e altri gas climalteranti - Irea 2013

    Fonte: Regione Piemonte. Elaborazione: Arpa Piemonte

    Per il calcolo della CO2equiv. sono stati considerati i tre principali gas serra: l’anidride carbonica (CO2), il metano (CH4) e il protossido di azoto (N2O). Non sono stati inclusi gli assorbimenti di CO2 dai serbatoi forestali. 

      

    Popolazione esposta a frane e alluvioni

    Il Piemonte, situato al margine occidentale della pianura padana, è occupato per circa il 49% del suo territorio dai rilievi montuosi delle Alpi e degli Appennini, che lo delimitano su tre lati come un arco. Tale struttura morfologica rende peculiare il clima della regione, che risulta zona di scontro delle masse d'aria continentali provenienti dalla piana del Po, dell'umidità proveniente dal Mediterraneo e delle correnti atlantiche nord-occidentali. I rilievi favoriscono i processi di convezione delle masse umide e la conseguente intensificazione delle precipitazioni che a loro volta determinano fenomeni di allagamento nelle aree fluviali, di piene torrentizie e l’innesco di frane lungo i versanti.

    Allo stato attuale sono stati rilevati circa 36.700 fenomeni (Sistema Informativo Fenomeni Franosi in Piemonte), di entità variabile, di cui 675 (36 analizzati nel 2018), sono studiati in maniera più approfondita. Inoltre la Rete Regionale di Controllo dei Movimenti Franosi controlla circa 300 di questi fenomeni.

    Il Piemonte, pur avendo un numero elevato di comuni interessato al rischio frane (67,82%), ha una percentuale di popolazione esposta relativamente bassa che si assesta sullo 0,54%. Ciò è dovuto per lo più all’ubicazione delle aree interessate da frane che, essendo in area montana-alpina, sono di per sé scarsamente abitate. Ne consegue che le province con un maggior numero di abitanti esposti al rischio frane sono quelle con territorio prevalentemente montuoso, come le province di Cuneo e del VCO. Il dato nazionale è del 2,2%.

    Per quanto riguarda il rischio alluvioni, il numero di comuni interessati è pari a 90,86% e una percentuale di popolazione esposta del 3,59%. La provincia con il maggior numero di abitanti esposti al rischio alluvioni (11,36%) è il Verbano Cusio Ossola, con più del 90% dei comuni interessati. Il dato nazionale per il 2017 è del 10,2%.

     

    Figura 2 - Percentuale abitanti interessati al rischio frane e al rischio alluvioni sul totale abitanti - anno 2019

      Fonte: Arpa Piemonte

     

    Radiazioni non ionizzanti

    I sistemi per le telecomunicazioni hanno subito negli ultimi anni un notevole sviluppo, che costituisce l’inizio di un processo di cambiamento di prospettiva rispetto alla connettività, che da connettività di persone sta passando a connettività di oggetti (la cosiddetta internet of things).

    La densità di impianti, durante il 2018 e inizio 2019, ha mostrato ancora un aumento per gli impianti di telefonia (SRB) nelle province di Alessandria, Cuneo, Novara e Torino, mentre per le altre province si è registrata una tendenza alla stabilizzazione/lieve diminuzione; mediamente la densità di SRB si è incrementata del 2% circa. A livello regionale, la densità di impianti radio tv, rimasta costante negli ultimi 3 anni, ha nel 2018 subito un incremento, pari al 3% circa.

    Questo aumento nel numero di impianti non ha influito in modo consistente sulla dose di esposizione della popolazione anche se si riscontra un trend di diminuzione nella classe di esposizione inferiore, e invece di crescita della popolazione esposta a livelli “medi” di campo elettrico (ampiamente al di sotto dell’obiettivo di qualità, ma comunque significativi rispetto al fondo). Tale andamento è conseguenza del notevole aumento di potenza degli impianti per telecomunicazione (e in particolare di quelli per la telefonia), con variazioni più consistenti in corrispondenza dei periodi di massimo sviluppo delle nuove reti (implementazione tecnologie più recenti o, come nell’ultimo anno, ingresso di nuovi operatori). La stima è stata aggiornata a marzo 2019, tenuto conto sia delle valutazioni teoriche del livello di campo elettrico a questa data sia dei dati del censimento 2011. 

    Figura 3 - Popolazione piemontese esposta a determinati intervalli di valori di campo elettrico generato da impianti per telecomunicazioni - anni 2014-2019

    Fonte: Arpa Piemonte

     

    Rifiuti

    Nel 2017 la produzione di rifiuti urbani è stata di 2.079.813 tonnellate. In termini di quantità pro capite ogni abitante piemontese ha prodotto, nel 2017, circa 475 kg di rifiuti, di cui 283 kg raccolti in modo differenziato e avviati a recupero, e 192 kg avviati a smaltimento.

    Nella figura 4 si può osservare il trend di produzione di rifiuti urbani (RT) negli anni 2000-2017. La produzione di rifiuti è di poco superiore a quella rilevata nel 2000 del 2,1%, ma la differenziazione (RD) è aumentata di circa 865.383 t (+231,7%) e i rifiuti avviati a smaltimento si sono quasi dimezzati -822.929 t (-49,5%).

    La produzione totale è aumentata rispetto allo scorso anno per l’applicazione di un nuovo metodo di calcolo. Da notare inoltre il sensibile decremento dei rifiuti che residuano dalla raccolta differenziata, i quali, con un dato che si attesta sui 192 kg/ab registrano un decremento del 6,1%.

     

    Figura 4 - Produzione di rifiuti urbani totali (RT) rifiuti urbani indifferenziati (RU) e raccolte differenziate (RD) - anni 2000-2017

     

    Fonte: Regione Piemonte

    La raccolta differenziata, nel 2017, si colloca al 59,6% in confronto al dato nazionale del 55,5%. Le frazioni maggiormente raccolte su base annua sono la carta e cartone (266.043 t circa; 61 kg pro capite), seguono l’organico, il vetro, gli sfalci e potature e il legno. Il compostaggio domestico è pari a 23.378 t circa.

    I rifiuti speciali pericolosi, comprensivi dei rifiuti da demolizione e costruzione, costituiscono nel 2016 il 10% del totale di rifiuti speciali dichiarato e il loro quantitativo si è mantenuto negli ultimi 3 anni al di sopra delle 800.000 tonnellate. In modo particolare nel 2016 i rifiuti speciali pericolosi sono aumentati del 10% rispetto all’anno precedente, l’aumento più consistente (+15%) si è registrato nella Città Metropolitana di Torino, con un incremento prevalentemente di rifiuti pericolosi derivanti dal trattamento di altri rifiuti, e nella provincia di Alessandria, con particolare riferimento alle terre e rocce contenenti sostanze pericolose. I rifiuti speciali pericolosi prodotti in Piemonte rappresentano circa il 10% del dato nazionale.

     

    Figura 5 - Rifiuti speciali pericolosi prodotti per provincia - anni 2010-2016

     

     Fonte: Arpa Piemonte

    Nel 2016 sono stati sottoposti alle operazioni di recupero 7,2 milioni di tonnellate di rifiuti speciali totali, che rappresentano l’80% di quelli gestiti in Piemonte, mentre il 6% è stato smaltito in discarica e il restante 14% mediante altre tipologie di smaltimento; per la maggior parte si tratta di rifiuti non pericolosi (98%) e i quantitativi trattati non presentano significative variazioni rispetto all’anno precedente.

     

    Stabilimenti a Rischio di Incidente Rilevante (RIR)

    Gli stabilimenti a rischio di incidente rilevante (RIR) sono classificati di “soglia inferiore” o di “soglia superiore” in relazione ai massimi quantitativi potenzialmente presenti di sostanze e miscele pericolose, secondo quanto previsto dall’Allegato 1 al DLgs 105/15. Gli stabilimenti RIR sono censiti nell’inventario nazionale predisposto dal Ministero dell’Ambiente sulla base delle informazioni contenute nella Notifica sottoscritta dai gestori nelle forme dell'autocertificazione.

    Dall’ultimo aggiornamento dell’inventario nazionale (febbraio 2019), in Piemonte risultano 80 stabilimenti RIR, di cui 43 di soglia superiore e 37 di soglia inferiore. Nel panorama nazionale il Piemonte si conferma una tra le regioni con maggior presenza di stabilimenti RIR, dopo Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna. Come illustrato in figura 6, la provincia con il maggior numero di stabilimenti è Alessandria, seguita dalla provincia di Novara e dalla Città Metropolitana di Torino.

     

    Figura 6 - Stabilimenti a Rischio di Incidente Rilevante (RIR) - anno 2019

    Fonte: Elaborazione Arpa su dati dall’inventario nazionale degli stabilimenti RIR

    Dal 2016, anno di entrata in vigore DLgs 105/15, il numero complessivo di stabilimenti RIR si è mantenuto all’incirca costante, con un lieve incremento degli stabilimenti di soglia inferiore. Gli stabilimenti RIR appartengono a comparti produttivi e merceologici piuttosto diversificati; le attività maggiormente presenti sul territorio regionale sono quelle di stoccaggio/movimentazione del GPL, seguite dalle attività di deposito e/o trattamento di prodotti petroliferi e dalla produzione di chimica di base/intermedi.

    Le attività di pianificazione dell’emergenza esterna (PEE), previste per gli stabilimenti RIR sono in capo al Prefetto e consistono nella definizione di procedure di intervento in caso di incidente da parte degli enti preposti, a tutela della popolazione e dell’ambiente. Nell’ambito dei gruppi di lavoro istituiti dalle Prefetture per la redazione e l’aggiornamento dei PEE, Arpa e Regione forniscono un supporto specialistico, in particolare per quanto riguarda l’analisi degli scenari incidentali degli stabilimenti per la definizione delle aree di pianificazione dell’intervento in emergenza; forniscono inoltre elementi utili per l’organizzazione delle emergenze esterne, al fine di una elaborazione dei piani che sia uniforme sul territorio regionale

     

     

    Approfondimenti

    L’intero documento sullo Stato dell’Ambiente in Piemonte è consultabile all’indirizzo: http://relazione.ambiente.piemonte.it/it

    La base dati di riferimento è frutto dell’attività di analisi, elaborazione e validazione delle informazioni ambientali raccolte in campo da Arpa Piemonte mediante il monitoraggio e i controlli. I piani e le politiche descritti derivano dall’azione di Regione Piemonte.

     

     

    [1] La Relazione sullo Stato dell’Ambiente, redatta da Arpa Piemonte e da Regione, ha come obiettivo la diffusione di informazioni corrette, puntuali ed esaustive sulle condizioni ambientali e sulla loro evoluzione. La Relazione, nata nel 1999 come Rapporto di Arpa sotto forma cartacea, dal 2014 è strutturata come portale on-line. Le tematiche (clima, aria, acqua e territorio ) sono affrontate attraverso la rappresentazione/lettura di 150 indicatori.

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