La qualità dell’Ambiente in Piemonte

    di Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo., Arpa Piemonte

    Gli eventi economici, sociali e ambientali degli ultimi anni pongono lo sviluppo sostenibile al centro delle aspirazioni della comunità globale. Per l’Italia e il Piemonte la definizione di una Strategia, nazionale e regionale, che confermi in un orizzonte di lungo periodo il percorso di riforma degli ultimi anni, è un’esigenza imprescindibile. Arpa Piemonte, insieme a Regione Piemonte, già da tempo sta portando avanti un percorso per definire la sostenibilità del territorio e per adottare iniziative idonee.

    A tale proposito, l’Agenzia supporta Regione nella realizzazione della Strategia regionale attraverso la conoscenza delle informazioni ambientali. Infatti, per individuare e affrontare le criticità, occorre leggere il territorio non in modo settoriale ma nella sua integrità e attraverso la Relazione sullo stato dell’ambiente (RSA) si è posta la base delle conoscenze di riferimento per comprendere la posizione e l’impegno del Piemonte verso la costruzione di politiche integrate. In questo articolo si analizza sinteticamente la qualità delle matrici ambientali (aria, acqua, territorio) con un accenno anche alla problematica dei cambiamenti climatici.

     

    Clima e cambiamenti climatici

    Contrastare il cambiamento climatico è uno degli obiettivi dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile. In particolare, l’Agenda riconosce che il cambiamento climatico rappresenta una delle più grandi minacce allo sviluppo, e i suoi effetti, estesi e senza precedenti, pesano in modo sproporzionato sui più poveri e più vulnerabili. L’Obiettivo 13, Adottare misure urgenti per combattere il cambiamento climatico e le sue conseguenze, chiede un’azione urgente non solo per combattere il cambiamento climatico e i suoi impatti, ma anche per costruire una società più resiliente ai rischi legati al clima e ai disastri naturali.

    Le concentrazioni di gas ad effetto serra sono cresciute a partire dall’era preindustriale raggiungendo livelli che non hanno precedenti nella storia dell’umanità. La concentrazione di anidride carbonica, metano e protossido di azoto è aumentata dal 1750 ad oggi rispettivamente del 40%, 150% e 20%, raggiungendo i valori più elevati degli ultimi 800.000 anni. In particolare, le concentrazioni di anidride carbonica in atmosfera, che sono ormai costantemente al di sopra dei 400  parti per milione (ppm),  dal novembre del 2015, hanno raggiunto la media annuale di 408,52 ppm nel 2018, con un tasso di crescita aumentato. Tale valore è incrementato di circa il 30% negli ultimi 60 anni e il 50% rispetto al periodo preindustriale.

     

    Figura 1 - Temperatura media giornaliera - anno 2018

    Fonte: Arpa Piemonte

    Nota: In azzurro è rappresentata la linea di tendenza riferita agli anni 1958-2017, in rosso la linea di tendenza riferita al periodo dal 1981 al 2017. Le aree in blu e rosso rappresentano gli intervalli di confidenza della retta di regressione lineare (al 95%). Come si evidenzia bene dal grafico, le aree rosse, che rappresentano i valori del 2018 sopra la media, interessano la maggior parte dell’anno.

     

    Per il Piemonte, se si considera l’andamento delle temperature massime negli ultimi 60 anni, si osserva un trend positivo statisticamente significativo, più accentuato nel periodo dal 1981 al 2018 (0,6 °C/10 anni) rispetto all’intero periodo 1958 - 2018. In particolare, le temperature massime sono aumentate di circa +2,3°C in 60 anni. Questo aumento sembra essere più accentuato nelle zone montane.

    L’anno 2018 in Piemonte è stato il secondo più caldo degli ultimi 61 anni, con un’anomalia termica media di circa +1,6 °C rispetto alla climatologia del periodo 1971-2000 e le temperature minime sono state le più calde dell’intero periodo di osservazione, sullo stesso livello di quelle registrate nel 2015.

    Per quanto riguarda le precipitazioni, nel 2018 l’apporto è stato particolarmente importane e, con circa 1.400 mm medi sulla regione, posizionano il 2018 come il quinto anno più piovoso degli ultimi 61, con un surplus pluviometrico del 32% rispetto alla norma 1971-2000.

    Un rilevante contributo all’anomalia pluviometrica positiva è stato dato dal periodo di prolungato maltempo dei giorni 27 ottobre - 7 novembre 2018. Merita una citazione anche l’evento pluviometrico dei giorni 7-9 gennaio; in particolare l’8 gennaio è risultato il giorno più piovoso dei trimestri invernali dal 1958 ad oggi. Buono il contributo dei tre mesi primaverili (soprattutto maggio), mentre dicembre con soli 21 mm medi è risultato il mese più secco dell’annata.

     

    Qualità dell’aria

    I dati del 2018 confermano che gli inquinanti esclusivamente di origine primaria come il monossido di carbonio e il biossido di zolfo, non costituiscono più una criticità. Anche alcuni degli altri inquinanti primari che alcuni anni or sono avevano manifestato qualche problematica - come i metalli pesanti e il benzene - risultano al momento sotto controllo. Un’eccezione è rappresentata dagli idrocarburi policiclici aromatici, e in particolare dal benzo(a)pirene per il quale, in assenza di eventi metereologici favorevoli alla dispersione degli inquinanti come quelli verificatisi nel corso del 2018 - caratterizzati da abbondanti precipitazioni concentrate soprattutto nei mesi più freddi dell’anno - non sarà facile raggiungere valori di concentrazione nettamente inferiori al valore obiettivo annuale, considerata la crescita in atto dell’uso della legna come combustibile per il riscaldamento civile.

    Numerose difficoltà nel rispetto degli obiettivi di legge si hanno invece per gli inquinanti completamente o parzialmente secondari. In Piemonte, analogamente a quanto succede in tutto il Bacino Padano, permangono situazioni problematiche a scala regionale per il PM10, il PM2,5 e l’ozono, rispettivamente nei mesi freddi e nei mesi caldi dell’anno, mentre i casi di superamento del valore limite annuale relativi al biossido di azoto sono più localizzati in prossimità dei grandi centri urbani, in particolare nelle stazioni da traffico.

    Entrando nel dettaglio, per il PM10, gli ultimi quindici anni mettono in evidenza, a livello regionale, una diminuzione complessiva del valore medio annuale e del numero di superamenti. Nella figura 2 è riportato il valore medio di superamenti calcolato per ogni tipo di zona (rurale, suburbana e urbana).
    La riduzione complessiva dei valori è evidente: nelle stazioni urbane il valore misurato nel 2018 è pari a quasi un quarto di quello misurato nei primi anni dello scorso decennio, ad esempio nella stazione di Torino-Consolata i superamenti sono passati da 210 a 55. Nonostante il netto miglioramento, la stazione mantiene un numero di superamenti che è circa doppio di quello consentito dalla normativa.

    Complessivamente, nel 2018 il limite giornaliero è stato superato in circa il 32% delle stazioni con valori generalmente inferiori a quelli riscontrati nell’anno precedente mentre il valore limite della media annuale, pari a 40 µg/m3 non è stato superato, per la prima volta, in nessuna stazione.

     

    Figura 2 - PM10, superamento limite giornaliero - anni 2003-2018

     

    Fonte: Arpa Piemonte

    Nota: Il valore limite giornaliero per la protezione della salute umana è pari a 50 µg/m3, da non superare più di 35 volte per anno civile.

    L’ozono, tipico inquinante secondario la cui presenza deriva dalla trasformazione di altri composti - di origine antropica o naturale - presenti in atmosfera, sotto l’azione della radiazione solare, a differenza degli altri inquinanti raggiunge le concentrazioni più elevate generalmente nelle stazioni rurali e in quelle di quota, nei mesi più caldi dell'anno e nelle ore di massimo irraggiamento solare.

     

    Figura 3 – Ozono (O3) , numero giorni superamento del valore obiettivo - anni 2003-2018

     

    Fonte: Arpa Piemonte

    Nota: Il valore obiettivo a lungo a termine per la protezione della salute umana è pari a 120 μg/m3 da non superare più di 25 giorni per anno civile.

    Il valore obiettivo a lungo a termine per la protezione della salute umana (120 μg/m3) da non superare più di 25 giorni per anno civile, tra i riferimenti definiti dalla normativa, è quello che meglio descrive situazioni di inquinamento e di esposizione della popolazione mediate nel tempo.
    Nel 2018 si è registrata una diminuzione della percentuale di stazioni interessate dai superamenti, passata da quasi il 90% del 2017 al 75% del 2018 accompagnata anche da una riduzione dei superamenti nella maggioranza dei punti di misura.

    Negli ultimi anni solo il 2014 si è distinto positivamente per una significativa diminuzione di questo indicatore causata da una peculiare situazione meteorologica estiva.

     

    Qualità delle acque

    Il recepimento della Direttiva Quadro sulle acque della Comunità Europea (WFD), 2000/60 in Italia, e l’emanazione delle successive norme di attuazione, hanno profondamente cambiato l’approccio alla tutela della risorsa. Il monitoraggio dello stato delle acque diventa molto più complesso e articolato includendo gli elementi di qualità chimici e chimico-fisici e, per le acque superficiali, diverse comunità biologiche e gli elementi idromorfologici.

    Per quanto riguarda i fiumi, il 39% dei corpi idrici oggetto di monitoraggio, per il triennio di classificazione 2014-2016, ha raggiunto l’obiettivo di Buono Stato Ecologico previsto dalla Direttiva Quadro sulle Acque, in linea con il dato nazionale. In relazione allo Stato Chimico del 2018, i corsi d’acqua in Stato Buono si assestano sul 76%, confermando come la maggior parte dei corpi idrici non abbia superamenti di valori soglia per le sostanze pericolose prioritarie previste dalla WFD. 

    I risultati in Pie­monte sono in linea con quanto indicato nel rapporto sullo stato delle acque dell’Agenzia europea dell’Ambiente che ri­tiene che l’obiettivo di Buono sarà probabilmente raggiunto per poco più della metà delle acque dell’Unione Europea. Le pressioni più significative sono le alterazioni morfolo­giche, in particolar modo quelle relative alle modificazioni della zona ripariale, i prelievi, gli scarichi di acque reflue urbane e l’agricoltura.

     

    Figura 4 - Acque superficiali: fiumi. Stato Ecologico e Stato Chimico

     

    Fonte: Arpa Piemonte

    Per quanto riguarda le acque sotterranee, la maggior parte delle stazioni sia della falda superficiale sia delle falde profonde presentano uno Stato Chimico Buono (rispettivamente 73% e 80% per il 2018).

    La qualità dello Stato Chimico delle acque sotterranee delle stazioni di monitoraggio - calcolato in percentuale sul totale delle stazioni campionate - evidenzia che la maggior parte delle stazioni non presenta superamenti di Standard di Qualità Ambientale (SQA) o valori soglia per gli inquinanti previsti dalla normativa vigente. Inoltre, le falde profonde evidenziano una situazione migliore, anche se di poco, rispetto a quelle superficiali, essendo per la loro situazione idrica più protette rispetto al sistema acquifero superficiale. 

     

    Figura 5 - Stato Chimico delle acque sotterranee - anno 2018

                     

    Fonte: Arpa Piemonte

     

    Consumo di suolo

    Il consumo di suolo complessivo è di circa 175.000 ettari pari quindi al 6,9% della superficie totale regionale (circa 2.540.000 ettari), inferiore al dato nazionale che si colloca al 7,6% (Rapporto Ambiente SNPA 2018).

    Dal 2012 al 2017 sono stati consumati oltre 1.400 ettari di suolo: la distribuzione del consumo di suolo in percentuale su base comunale indica che circa un quarto dei comuni (26%) ricade nella classe con percentuale di consumo maggiore al 9%. Si tratta della gran parte dei comuni dell’area metropolitana di Torino e degli altri capoluoghi di provincia a cui si aggiungono settori specifici come ad esempio quello dell’Asti-Cuneo e del novarese nella parte orientale.  

    Il monitoraggio del consumo di suolo è una delle funzioni attribuite dalla legge 132/2016 al Sistema nazionale delle Agenzie (SNPA). Il monitoraggio annuale delle aree di cambiamento (consumo/recupero) è basato su Telerilevamento Satellitare con dati Copernicus e realizzato con risorse umane, tecnologiche, economiche interne a SNPA (ISPRA e ARPA).

     

    Figura 6 - Consumo di suolo nel 2017

     

                                                                                                                                            

      

    Fonte: ISPRA- Istituto Superiore per la protezione e ricerca ambientale

     

    Approfondimenti

    L’intero documento sullo Stato dell’Ambiente in Piemonte è consultabile all’indirizzo: http://relazione.ambiente.piemonte.it/it

     

    [1] Sono di origine primaria gli inquinanti che vengono emessi direttamente in atmosfera senza subire modifiche, quelli di origine secondaria sono gli inquinanti che si trasformano in atmosfera.

     

     

     

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