Quanto è sostenibile il Piemonte?

    di Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo., Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. e Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. (IRES Piemonte), Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. (Unito)

    La sostenibilità può essere oggetto di due principali interpretazioni (entrambe necessarie), cui corrispondono metodiche diverse di analisi. L’una, forse più nota, posiziona la sostenibilità all’intersezione delle tre sfere dell’ambiente, della società e dell’economia; l’altra si pone in un’ottica di maggiore integrazione, tale per cui la sfera ambientale comprende al proprio interno la sfera sociale che a sua volta comprende la sfera economica. Le misure in questo secondo caso si basano prevalentemente su indicatori sintetici di quantificazione della quota di natura consumata e rigenerata. Indicatori quali quelli dell’impronta ecologica (Ecological Footprint) o dei flussi di materiali (Material Flow Analysis)

    Le misure in questo secondo caso si basano prevalentemente su indicatori sintetici di quantificazione della quota di natura consumata e rigenerata. Indicatori quali quelli dell’impronta ecologica (Ecological Footprint) o dei flussi di materiali (Material Flow Analysis), traducono in termini ambientali la quantità di natura (biocapacità) e gli impatti diretti e indiretti dall’azione antropica (Impronta), consentono di tracciare un bilancio di sostenibilità dei diversi territori. Nel grafico che segue si riporta la situazione mondiale e italiana da cui si evince come il Paese fin dagli ’60 si trovi in una situazione di deficit ecologico che è andata incrementando rapidamente negli anni a seguire. Oggi il deficit ecologico si attesta sul valore di 3,5 ettari globali, quello europeo è circa 1,5. Il mondo è anch’esso in deficit sebbene dagli anni settanta. Insomma, una situazione piuttosto grave.

    Figura 1 - Deficit ecologico nel mondo e in Italia

    Fonte: global footprint network

    Queste variabili non sono però applicabili a scale di analisi più fini. Per capire quanto è sostenibile il modello di sviluppo intrapreso dal Piemonte e dai suoi territori è necessario ricorrere a altre misurazioni e metri di confronto. Da un lato, molto diffuse sono le analisi di benchmarking volte a verificare la maggiore o minore sostenibilità della regione rispetto a un panel di regioni confrontabili. A queste si affiancano le analisi dei punti di forza e di debolezza che emergono dalla comparazione dei valori regionali con quelli medi nazionali o - se disponibili - rispetto a valori benchmark identificati da organismi sovraordinati.

    Per la comparazione inter-regionale le variabili su cui si oggi si orientano le valutazioni dei vari Stati dell’Unione europea sono indubbiamente i 17 obiettivi identificati dall’ONU come obiettivi globali di sostenibilità (SDGs), misurati attraverso gli indicatori selezionati dagli organi statistici nazionali (Istat per l’Italia). A livello delle singole nazioni e regioni sono comunque possibili aggregazioni diversificate di variabili, ritagliate su aspetti o obiettivi specifici di sostenibilità.

    In questo studio si offre il caso dell’indice sintetico di green economy quale indice di sostenibilità costruito da IRES Piemonte (2013, 2014) in funzione delle sei componenti caratterizzanti l’economia verde:

    • politiche (di tipo ambientale o che hanno ripercussioni sull’ambiente) che caratterizzano un territorio e interessano soprattutto la governance ambientale;
    • dotazioni che descrivono il capitale innovativo, formativo ed ambientale presente su un territorio, di tipo naturale, ma anche di origine antropica, purché rilevanti in una prospettiva di minimizzazione degli impatti ambientali;
    • green production, che riguarda le imprese impegnate a ridurre l’impatto ambientale dei processi produttivi;
    • green business, che riguarda i settori economici orientati alla fornitura di beni e servizi ambientali;
    • comportamenti personali, inerenti le relazioni tra società ed ambiente;
    • green life, intesa come insieme di aspetti ambientali che riguardano la qualità di vita personale.

    Attraverso questa architettura, gli stessi indicatori utilizzati per l’analisi dei SDGs sono  riarticolati nelle sei dimensioni e aggregati con il metodo Mazziotta-Pareto. I risultati che si ottengono (Tabella 1) sono leggermente diversi da quella dei 17 obiettivi ONU, ma non tali da smentire il posizionamento del Piemonte e il divario tra le regioni del Nord (migliori posizioni) e del Sud Italia (ultimi posti nel rank). Se ne ricava una rappresentazione della sostenibilità delle regioni italiane in cui il Piemonte si posiziona al 5° posto, seguito dalla Provincia autonoma di Trento, dal Veneto, dall’Emilia-Romagna e dal Friuli-Venezia-Giulia. Mentre le regioni meno sostenibili sono la Calabria (ultimo posto), la Sicilia e la Campania. A sostenere il posizionamento di alta-media classifica della regione contribuiscono in particolare la buona propensione verso la crescita e lo sviluppo sia produttivo che lavorativo e la presenza (testimoniata da ottimi risultati nei Comportamenti personali) di una base socio-culturale favorevole alla partecipazione attiva nella costruzione della Strategia regionale per lo sviluppo sostenibile (SRSvS).

    Tabella 1 – Rank regionale secondo le sei dimensioni delle Green Economy (IRES)

     

    Fonte: elaborazione IRES Piemonte su dati Istat 2019.

     

    La forza di queste elaborazioni è la loro semplicità e immediatezza. La debolezza risiede nella scelta delle variabili che influenza il risultato. L’uso di indicatori sintetici comporta una situazione esattamente opposta: sono indicatori difficili da capire ma sono maggiormente generalizzabili.

    Il secondo affondo sulla sostenibilità del Piemonte si basa su indicatori sintetici e riguarda la sua situazione interna analizzata in funzione dei 33 ambiti territoriali in cui il PTR-Piano Territoriale Regionale articola il territorio regionale. Gli AIT sono “aree di prossimità funzionale” e sono formati, oltre che dal centro principale, dai comuni limitrofi che strutturano un bacino territoriale entro cui si svolge la gran parte dei flussi casa-lavoro (pendolarismo lavorativo) e dei flussi per studio (pendolarismo scolastico), per acquisti commerciali, per cure e assistenza, per il tempo libero (fatti dai cosiddetti ‘city users’). Definiscono quindi la maglia dei sistemi locali (dei poli di servizio e dei territori di prossimità) che spesso indichiamo in termini identitari (Canavese, Eporediese, Torinese, Novarese, Casalese, ecc.) e che formano la struttura territoriale e socioeconomica regionale.

    Per capire sinteticamente il contesto socio-economico e ambientale di questi sistemi locali si mette in relazione una misura di impatto (l’impronta di carbonio pro-capite calcolata a partire dalla CO2-eq dell’inventario regionale delle emissioni[1]) e una misura dello sviluppo socioeconomico tale da tenere al proprio interno sia l’informazione relativa al benessere economico che quella legata ai livelli di istruzione e alla qualità della vita. Nel grafico che segue (Figura 2) i posizionamenti degli Ambiti di Integrazione Territoriale (AIT) sulle due misure sono resi graficamente in un diagramma a dispersione disegnato in modo che l’intersezione degli assi sia in corrispondenza dei valori medi regionali.

    Rispetto ad altre elaborazioni di scala intra-regionale che è possibile realizzare in funzione delle misure di biocapacità e impronta di carbonio, questa elaborazione intende mettere in relazione l’impatto con gli aspetti socioeconomici della qualità della vita offerta dal territorio.

    • Il primo quadrante è quello degli AIT che registrano una condizione socio-economica vivace e attiva sebbene con costi ambientali superiori alla media regionale. Vi appaiono Saluzzo, Savigliano, Cuneo, Fossano;
    • Il secondo è il quadrante di chi impatta più del valore medio regionale senza tuttavia esprimere una condizione socio-economica attiva, dinamica e con un elevato reddito. Vi sono Vercelli, Alessandria e Novi Ligure;
    • Il terzo quadrante legge gli AIT che sono esportatori netti di sostenibilità senza ricevere alcun vantaggio, in quanto vi permane una condizione socio-economica sotto media: sono Domodossola e Ceva. Gli altri AIT hanno una impronta inferire alla media regionale e un benessere relativamente più basso: sono in particolare Ovada, Acqui Terme, Tortona, Pinerolo e Casale;
    • Il quadrante identifica gli AIT virtuosi che hanno un impatto minore alla capacità di rigenerazione domestica (esportatori netti di sostenibilità ambientale) e nel contempo esprimono una condizione socioeconomica superiore alla media regionale. Vi compaiono due AIT montani in cui è forte la presenza turistica, la Montagna Olimpica e Borgosesia. mentre con una impronta sotto la media regionale si collocano Susa, Rivarolo Canavese, Biella, Ivrea, Cirié e Verbania Laghi.

    In letteratura esercizi simili condotti alla scala delle nazioni dimostrano come i Paesi ricchi siano in genere anche quelli a maggior consumo e quindi maggiormente responsabili della produzione di CO2 eq. Riportare questo approccio metodologico a livello locale più che una proporzionalità diretta tra sviluppo e impatti, porta a evidenziare una tendenziale omogeneità del modello emissivo, da cui si discosta un numero limitato di territori.

    Un modello emissivo che, come testimonia l’analisi delle produzioni locali (domestiche)[2], dipende ancora in modo sostanziale dal settore dell’industria (quella con la più alta impronta di carbonio) e in seconda battuta da quelli dell’energia (metà del valore massimo industriale), dell’agricoltura (circa un terzo del valore massimo) e dei trasporti logistici (circa un quarto del valore massimo).

     

    Figura  2 -  Impronta pro-capite di  carbonio (CO2 eq) pro capite e indice di sviluppo socio-economico

     

    Fonte: elaborazione IRES Piemonte su dati ISTAT 2018 e IREA 2013.

     

    In secondo luogo vediamo che il bilancio emissivo è quasi sempre negativo. Solo 4 AIT su 33 hanno valori di emissione che sono inferiori a quelli di assorbimento. Si perché nel fare il bilancio non si tiene solo conto di quello che viene emesso. Una parte viene riassorbita grazie alle foreste che sono i meccanismi principali di attivazione del processo di sequestro di carbonio. Nello stesso tempo non si deve cadere nella facile equazione che attribuisce livelli maggiori di sostenibilità ai contesti dove la copertura forestale è maggiore. Indagini sempre svolte dall’IRES mostrano che ad essere fondamentale nel bilancio di sostenibilità di un territorio non è solo la presenza del verde ma anche il modo in cui l’artificializzato è organizzato. Se è infatti vero che a livello di tonnellate di CO2-equivalente prodotte annualmente i comuni più grandi e produttivi siano i più inquinanti, è altresì vero che lo stesso valore pesato sulla popolazione mostra una situazione molto diversa in cui i valori maggiori pro-capite si trovano in corrispondenza di comuni medio-piccoli non metropolitani.

     

    Conclusioni

    Il lavoro svolto, in gran parte ancora sperimentale, conferma alcuni fatti scientificamente rilevanti (vedi Relazione IRES 2019):

    • le analisi più accreditate sostengono che la sostenibilità ambientale del pianeta sia stata superata ormai da diversi decenni. Il monito è chiaro e semplice: una grande parte dell’umanità sta vivendo oltre le sue possibilità;
    • l’uso di combustibili fossili è certamente il principale problema da affrontare: la ricchezza naturale deposta nel caveau della Terra e immessa nell’aria come CO2eq spinge il sistema verso un cambiamento di stato (riscaldamento) i cui scenari comportano grandi cambiamenti cui è bene adattarsi in tempo (analizzati dai rapporti dell’IPCC-Intergovernmental Panel on Climate Change);
    • in questo contesto l’Italia esprime un deficit di sostenibilità dato da un consumo pro-capite di 4,4 gha contro 0,9 gha di capitale naturale disponibile, secondo le stime del Global Footprint Network[3], oppure, al più, di 1,5 gha, secondo le stime ISTAT; è un deficit che diminuisce a seguito della crisi evidenziando una difficile soluzione del rapporto tra la sfera ambientale e la sfera economico sociale;
    • I diversi metodi di analisi multicriteri non cambiano la collocazione generale del Piemonte nello scacchiere nazionale: va bene nella produzione green sia di prodotto (al secondo posto) che di processo (al quarto posto) mentre mantiene un comportamento più allineato alla media nazionale nelle politiche e nella green life.
    • Oltre ai buoni livelli di biocapacità che connotano la regione (e che l’Istat stima in 1,8 ettari globali pro-capite), l’analisi focalizza l’attenzione sui comportamenti virtuosi dei piemontesi, manifestazione di una struttura socioculturale solida su cui costruire nel futuro.
    • Con riferimento al contributo alla sostenibilità regionale che deriva dai singoli territori, il rapporto tra le impronte dei diversi settori spiega parte della caratterizzazione dei sub sistemi regionali e in particolare le alte produzioni di CO2 equivalente nelle aree agricole e pianeggianti del Sud della regione e nel distretto risicolo del vercellese a fronte di una scarsa impronta dei territori montani che si confermano virtuosi e con un capitale ambientale tutto da valorizzare.
    • La densificazione sociale, Infine, espressa attraverso il modello dell’urbanizzazione, gioca un ruolo particolarmente complesso: a fronte di alti valori di impronta di carbonio sia assoluta che per ettaro essa si caratterizza per valori bassi di impronta pro-capite. Ciò definisce il carattere stesso delle città e della densificazione sociale che oltre a svolgere innumerevoli funzioni di ordinamento e regolazione sociale, lavorativa, commerciale, innovativa, creativa, eccetera, svolge una funzione di ottimizzazione delle risorse ambientali rilevante per il sistema economico-sociale.

     

    Bibliografia

    IRES Piemonte (2019), Relazione annuale. Verso un Piemonte più sostenibile, Torino: IRES Piemonte.

     

    Parole chiave: sostenibilità, sviluppo, biocapacità, impronta

     

    [1] L’inventario regionale delle emissioni (coerente con il metodo Kyoto di misura dei gas effetto serra), misura tutte le emissioni prodotte direttamente e localmente (domestiche), attraverso stime derivanti dal progetto europeo CORINAIR.

    [2] Indagine condotta sempre da IRES e contenuta nella Relazione annuale dell’istituto (IRES Piemonte, 2019) ma non riportata estesamente in questo contributo per motivi di spazio.

    [3] https://www.footprintnetwork.org/

    Copyright © 2018 Politiche Piemonte. Tutti i diritti riservati.