L’esperienza di una buona pratica: i gruppi di “auto aiuto lavoro”

    di Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. - Camera del Lavoro Milano e di Massimo Cirri

    L'esperienza dei gruppi di auto aiuto per persone disoccupate, promossa dalla Camera del Lavoro di Milano, affonda le proprie radici nella lunga tradizione del sindacato milanese di attenzione al tema del disagio. In particolare, l'Ufficio Politiche Sociali ha da sempre posto al centro della propria attività sindacale i temi del disagio, delle discriminazioni e della marginalità. Attraverso l'attività dello sportello, gli interventi e le iniziative nelle aziende e nel territorio, l'ufficio affronta i temi della disabilità, della salute mentale, della dipendenza, del mobbing, delle carceri e più in generale di tutte le forme di marginalità sociale.

    E' da questo osservatorio che, negli ultimi anni, si è visto sempre più aumentare un disagio legato alla perdita, all'assenza e alla precarietà del lavoro. Il lavoro, e quello che rappresenta per la vita delle persone, è la grande vittima della profonda crisi economica e sociale che si sta attraversando.

    I racconti e le storie di vita delle persone che sono state incontrate grazie all'esperienza di "auto aiuto lavoro" ce lo dicono con chiarezza: trovarsi all'improvviso senza lavoro, magari, come per alcuni, dopo una vita di occupazione più o meno stabile, determina un trauma, una rottura, un forte disorientamento.

    Il lavoro rappresenta non solo un mezzo di sussistenza, ma un elemento essenziale per la costruzione della propria identità, personale e collettiva, dei propri percorsi di vita e anche delle proprie relazioni ed affetti. E' anche grazie al lavoro che ci sente soggetti attivi e pieni titolari di diritti di cittadinanza. Il lavoro è dignità e la sua assenza produce, in molti casi, frustrazione, perdita di autostima, senso di rabbia e di vergogna.

    Sempre più spesso, inoltre, è isolamento e solitudine, è difficoltà nei rapporti con la famiglia, è allontanamento dagli amici e dalla quotidianità. La crisi cioè è anche una crisi delle relazioni, una crisi del tessuto sociale che tende a sgretolarsi, parcellizzarsi e disgregarsi.

    Di fronte a questa situazione, l'idea maturata è stata quella di proporre alle persone disoccupate che lo avessero voluto, di incontrarsi, di confrontarsi, di rompere il muro dell'isolamento. L'obiettivo del gruppo è consentire alle persone di ripartire, recuperare le energie che hanno perso, ridando protagonismo alle loro storie di vita in una dimensione collettiva.

    Questa modalità d'intervento nasce, innanzitutto, dalla storia del sindacato e dal suo linguaggio, dai suoi strumenti: in primo luogo, quello dell'assemblea. Il sindacato ha infatti nel suo patrimonio organizzativo e culturale il fondamento dei gruppi di "auto aiuto lavoro" dato che da sempre mette insieme i lavoratori, li riunisce, li fa discutere, non solo della paga base ma anche delle condizioni di lavoro e di vita. Quindi non è un caso che la prima esperienza di "auto aiuto lavoro" sia stata fatta con i lavoratori in cassa integrazione dell'azienda di telecomunicazione Agile Eutelia e sia nata grazie all'impegno della Camera del Lavoro di Milano e il suo segretario, Corrado Mandreoli, e alla guida di Massimo Cirri, psicologo e collaboratore della CGIL Milano.

    In questo "navigare a mare aperto" ci si è incrociati e contaminati con la storia, la tradizione e le dinamiche dei gruppi di auto mutuo aiuto, che, soprattutto in alcune zone della nostra penisola (si pensi in primo luogo al Trentino Alto Adige), sono assai radicate nel territorio.

    E' una esperienza un po' inedita che si è discosta dai temi solitamente affrontati nei gruppi tipici di "auto mutuo aiuto" e la definizione che fornisce Stefano Bertoldi del gruppo di "auto mutuo aiuto" lavoro come un momento di incontro tra persone unite da uno stesso problema o da una situazione di vita per rompere l'isolamento, per raccontarsi le proprie esperienze di vita, per scambiarsi informazioni e soluzioni, per condividere sofferenze e conquiste con l'esperienza di riscoprirsi risorsa, non solo per sé, ma per l'intera collettività, descrive molto bene quello che accade nei nostri incontri.

    Il gruppo di "auto aiuto lavoro", nato nel gennaio 2012, si ritrova ogni due settimane nella sala più rappresentativa, la Teresa Noce, della Camera del Lavoro di Milano. Alcune persone, dopo un periodo iniziale, non sono più venute, altre si sono aggiunte, un numero consistente partecipa fin dall'inizio. Le parole e i racconti delle persone che lo compongono e che hanno deciso di portare una loro riflessione in questo libro (Il tempo senza lavoro, di Massimo Cirri. Feltrinelli 2013) ne rappresentano la migliore descrizione possibile.

    L'interesse suscitato dall'iniziativa è stato da subito elevato: e in seguito i gruppi di "auto aiuto lavoro" sono stati attivati dalle camere del lavoro di Lodi e Parma e la camera del lavoro di Bergamo è pronta ad iniziare questa attività, quella di Trieste ci ha chiesto informazioni e documentazione mentre un progetto dello stesso tipo sta per essere attivato in Provincia di Monza. Nella Camera del Lavoro di Milano è nato inoltre il gruppo di "auto aiuto esodati": lavoratori traditi nelle aspettative e nella progettualità della loro vita.

    Un momento molto importante del nostro percorso è stato la collaborazione attivata con il Comune di Milano, che ha portato alla nascita di un nuovo gruppo di "auto aiuto lavoro" (che si incontra in una bella villa del cinquecento, di proprietà dell'amministrazione comunale, nel quartiere di Quarto Oggiaro).

    Si è fin da subito ritenuto l'esperienza come qualcosa da condividere, da consegnare al territorio, per essere diffusa e promossa. L'incontro con la municipalità sta attivando un valore aggiunto notevole all'iniziativa: è il territorio che attraverso i suoi rappresentanti è in grado di ascoltare e di prendersi carico delle storie, anche di sofferenza, dei suoi cittadini e fa un tentativo di ricomposizione dei legami e delle relazioni, diventando un attore che va oltre la somma delle singole soggettività e si fa Comunità. I territori che non ascoltano, che si chiudono il loro stessi e si fa apparato, amplificano invece il senso di abbandono e di risentimento di chi ha perso il lavoro, di chi sente tradite le proprie aspettative.

    Il dialogo e la contaminazione tra i servizi per il lavoro e i gruppi di "auto aiuto lavoro" dovrà essere valorizzato al meglio. Allo stesso modo è necessario facilitare al massimo il confronto tra i gruppi e i servizi di salute mentale che, come ad esempio racconta il territorio milanese, sono sempre più investiti da richieste di intervento legate al male di vivere che nasce dalla precarietà e l'assenza del lavoro. Si tratta di situazioni in cui il disagio psichico è presente in percentuale molto bassa, e da cui le persone possono uscire non delegando la cura allo specialista, ma riprendendo in mano la propria storia e la propria vita per ripartire. 

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