Il disagio psichico dei lavoratori precari in Piemonte. una ricerca sul campo

    di Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. - Responsabile settore ricerca Cooperativa Solaris

    1. Introduzione

    I problemi dell'economia che interessano da anni i Paesi industrializzati hanno acuito, in Italia, una situazione di crisi che si può ormai definire strutturale, espandendo la condizione di precariato lavorativo che interessa milioni di lavoratori.

    In Piemonte, interessato da oltre un quarto di secolo dalla crisi economica, il precariato lavorativo è l'ultimo fenomeno che si affianca a quelli ascrivibili alla condizione di sofferenza occupazionale che coinvolge quote statisticamente rilevanti di suoi abitanti che vivono in situazioni di disoccupazione, cassa integrazione, mobilità.

     

    In questo contesto già ampiamente disgregato, il precariato lavorativo si abbatte pervasivamente su persone e famiglie, generando ulteriore precarietà nelle loro esistenze a volte già problematiche per problemi pregressi, costringendoli in condizioni di povertà e vulnerabilità sociale e impedendo, soprattutto ai giovani, la progettualità nel breve e lungo periodo.

     

    Se queste sono, a grandi linee, le condizioni del "vivere da precari" per adulti e giovani, il dato più allarmante riguarda l'insorgere per molti di loro di situazioni di disagio psichico, come evidenziano da diversi punti di vista Operatori dei Servizi di Salute Mentale, dei Servizi sociali e sindacalisti.

    In questo senso, la condizione di disagio psichico dei precari presenta marcate analogie con quella dei cassaintegrati, pur con differenze sostanziali determinate dalle diverse condizioni economiche delle due tipologie di sofferenza occupazionale, prima fra tutte il diverso trattamento rispetto al reddito disponibile: i cassaintegrati percepiscono una parte del loro salario mensile durante il periodo di cassa integrazione, mentre i precari non hanno reddito stabile su cui contare per fronteggiare le necessità proprie e delle loro famiglie, vivendo un livello di problemi maggiore. 


    2. Finalità, obiettivi, metodologia e percorso della Ricerca

    Rispetto al disagio psichico dei precari, è parso opportuno analizzare in maniera scientifica con una Ricerca, durata due anni (2007 -2008), le caratteristiche del fenomeno, ricostruendo in primis la loro morfologia e il rapporto con i Servizi per quanto concerne la loro anamnesi, la diagnosi e i percorsi terapeutici, riabilitativi e di socializzazione posti in atto dai Servizi Psichiatrici per migliorarne la condizione psicologica e la vita di relazione sociale.

    Rispetto ai percorsi di riabilitazione-socializzazione, si è posta particolare attenzione alle Reti territoriali, analizzandone strutture e modalità operative,considerando che assumono un'importanza fondamentale nell'ottenere miglioramenti nelle condizioni degli utenti dei Servizi Psichiatrici rispetto sia alla loro condizione psichica, sia alla loro riabilitazione e socializzazione.

    Una maggiore conoscenza delle Reti appariva utile per comprendere come operavano rispetto ai precari, sia per ottimizzare gli interventi realizzati, sia per attivare, con la collaborazione di tutti i possibili "attori" delle Reti stesse, anche interventi di prevenzione per i precari "a rischio di disagio psichico" utilizzando risorse e opportunità disponibili.

    In sintesi, la Ricerca, che si è sviluppata in due filoni(1), intendeva perseguire tre obiettivi principali.

    Il primo, analizzare come il precariato entrasse in correlazione ed incidesse sulla situazione di disagio psichico di utenti dei Servizi di Salute Mentale della Regione Piemonte, indagando, in particolare, le dimensioni quantitative e qualitative di un campione significativo, considerandone le caratteristiche socio-anagrafiche, le carriere di lavoro, le forme di sofferenza psichica che presentavano, le concause presenti nei loro percorsi di vita che li avevano condotti alla sofferenza psichica, l'incidenza della loro situazione sulle relazioni affettive e sociali.

    Il secondo intendeva evidenziare le risposte attuate dai Servizi Psichiatrici per gli utenti-precari, tenendo conto sia del rapporto che instaurato con gli Operatori a partire dalla presa in carico e continuato con le diagnosi e gli interventi terapeutici realizzati con loro, sia degli interventi legati alla loro vita lavorativa e sociale finalizzati a migliorarne il benessere psicofisico, ottimizzarne la riabilitazione e favorirne la socializzazione, attuati collaborando con altri Servizi e realtà territoriali (Servizi Sociali del territorio, Enti locali, imprese, Associazioni, Organizzazioni Sindacali, ecc.).

    Il terzo riguardava l'analisi delle modalità di strutturazione e funzionamento delle "Reti territoriali" in Piemonte, verificandone l'efficacia nella evoluzione positiva dei progetti di riabilitazione, socializzazione e ritorno alla vita attiva lavorativa dei precari utenti dei Servizi Psichiatrici.

    Il percorso della Ricerca si è articolato, rispetto all'approccio metodologico, utilizzando una osservazione bifocale: oggettiva e soggettiva.

    La soggettiva era data sia da studiosi ed esperti dei fenomeni indagati che avessero svolto ricerche analoghe sul tema, sia dagli "addetti ai lavori" dei Servizi Psichiatrici della Regione - psichiatri, psicologi, infermieri, educatori, assistenti sociali - veri testimoni privilegiati rispetto all'oggetto di indagine, interpellati mediante interviste in profondità.

    L'oggettiva riguardava il punto di vista dei precari - utenti dei Servizi Psichiatrici: le loro storie da evincere da quei "diari di vita" che sono le cartelle cliniche compilate dagli Operatori nel corso dei colloqui periodici che avvengono nella presa in carico: infatti, vista la delicatezza delle tematiche trattate, non si sono interpellati direttamente gli utenti per evitare loro il rischio di ricaduta negativa rispetto ai loro percorsi terapeuticio di conferma di stigmatizzazione sociale.

    La prima fase della Ricerca ha riguardato la Ricognizione preliminare mediante analisi di fonti scritte inerenti i temi trattati ed a quelle orali.

    Riguardo alle fonti scritte, si è rilevato come all'epoca non esistessero né a livello bibliografico, né nell'ambito dei siti Internet, ricerche significative sul disagio psichico dei precari attinenti alle ipotesi ed agli obiettivi individuati dall'impianto teorico della Ricerca: pertanto, ci si è limitati a considerareatti deliberativi di Assessorati alla Sanità ed Assistenza di Province e Città concentrate principalmente nel Centro–nord, inchieste giornalistiche sui problemi psicologici, umani e sociali dei precari e testimonianze dirette di persone che vivono il problema, il più delle volte affidate ad Internet, che aprivano ampi spaccati sul tema della sofferenza psichica vissuta, a volte percepita in maniera cosciente, critica e lucida, a volte latente, accompagnata comunque dalla percezione negativa del proprio presente e futuro.Di aiuto sono state anche ricerche, analisi e studi condotti sul disagio psichico dei cassaintegrati effettuati negli anni Ottanta e Novanta del Secolo scorso(2): infatti, pur con le debite differenziazioni, la condizione dei precari è simile a quella dei cassaintegrati per quanto riguarda la perdita di identità sociale, status e ruolo, meccanismi di inclusione e di esclusione, modalità di relazione, mancanza di prospettive, i contrasti e le tensioni famigliari a volte vissute.

    Per quanto riguarda le fonti orali, si sono intervistati, utilizzando una traccia di domande strutturate, psichiatri, infermieri e assistenti sociali che operano nei Servizi del territorio: in questo caso, la rilevanza del fenomeno della sofferenza psichica dei precari e la sua pervasività a livello delle persone che vivono nel territorio piemontese è emersa in maniera molto netta, rilevando come il precariato lavorativo all'epoca fosse una concausa rilevante e significativa, accanto ad altri elementi causali, nell'insorgenza di forme di disagio psichico dei loro utenti.

    A questo proposito, una considerazione va fatta: mentre in quegli anni si riteneva che il precariato, e in genere la sofferenza occupazionale, fossero una concausa dell'insorgenza di disagio psichico, studi recenti, in particolare quelli di Scuola anglosassone, individuano la mancanza di lavoro o la sua precarizzazione come causa determinante del disagio psichico delle persone.

    Il campione individuato ha riguardato utenti dei Servizi Psichiatrici delle ASL del Piemonte che fossero lavoratori precari(3).

    In seguito, si è elaborata una scheda di rilevazione per reperire i dati dalle cartelle degli utenti dei Servizi Psichiatrici dei territori scelti, che comprendeva quattro aree tematiche: caratteristiche socio anagrafiche dell'utente (sesso, età, scolarità, luogo di nascita, composizione del nucleo famigliare), la sua carriera lavorativa (lavori svolti prima del precariato, periodo di inizio della precarietà, condizione lavorativa al momento del reperimento dei dati), rapporto dell'utente col Servizio (anno di presa in carico, diagnosi, modalità di avviamento,incidenza di eventuali concause sull'insorgere di disturbi psichiatrici,terapia) e infine gli interventi realizzati dai Servizi Psichiatrici in collaborazione con il territorio per favorirne la riabilitazione e la socializzazione.

    La discesa sul campo presso i Servizi si è realizzata con un primo incontro con gli Psichiatri responsabili dei Servizi e con le loro Equipes per presentare la Ricerca e attivare la raccolta dati, richiedendo loro di individuare, utilizzando la modulistica predisposta negli Ambulatori per i primi colloqui con gli utenti e la memoria storica degli Operatori stessi, quegli utenti che, casi attivi in quel periodo, vivessero la condizione di precario.

    Successivamente è avvenuta la compilazione delle schede di rilevazione da parte dei ricercatori, che completavano con la collaborazione di medici ed Operatori i dati che non risultavano dalle cartelle.

    I dati sono poi stati trattati mediante elaborazione informatica ed analisi degli elementi di conoscenza emersi e presentati nel Rapporto finale.

    Per quanto riguarda l' analisi delle Reti territoriali, è stato predisposto un questionario da proporre agli Operatori dei Servizi che fossero rappresentativi di diverse realtà territoriali del Piemonte, scelti anche tra quelli che avevano già partecipato alla prima Ricerca.

     

    3. Gli elementi di conoscenza emersi

    Riportiamo di seguito i principali elementi di conoscenza emersi dalla Ricerca, che ha coinvolto 1122 precari utenti delle ASL considerate, dei quali 563 uomini (50,17%) e 559 (49,83%) donne.

    Rispetto all'età, si tratta di persone che hanno dai 26 ai 45 anni: si trovano quindi nel periodo della vita nel quale si compiono le scelte ascrivibili alla età attiva, nel quale la persona adulta, esprimendo appieno le proprie capacità e potenzialità professionali, dovrebbe poter vivere la propria affettività, progettare il presente e proiettarlo nel futuro, concretizzare il desiderio di maternità e paternità, programmare l'avvenire dei figli (situazione che riguarda il 60 % del campione considerato, che vive in una famiglia di nuova formazione).

    E' evidente come la condizione di precariato, affiancata quale concausa alla situazione di disagio psichico che coglie queste persone, impedisce ogni realizzazione serena delle proprie scelte di vita.

    Riguardo al livello di scolarizzazione, il titolo di studio maggiormente rappresentato è quello di Scuola Media Superiore o di Istituto Professionale, elemento che comporta un'ulteriore penalizzazione rispetto alle opportunità lavorative: per come si è strutturato il mercato del lavoro negli ultimi anni, questi titoli non garantiscono infatti né l'ingresso nel mondo del lavoro con una collocazione adeguata, né il mantenimento del posto di lavoro in caso di crisi aziendale.

    Una conferma di questa tendenza è data dagli utenti-precari laureati, che nella quasi totalità riescono invece a mantenere il posto di lavoro pur presentando condizioni di disagio psichico.

    Rispetto al periodo di precariato lavorativo, il 33% degli utenti è precario da sempre, e, come i loro omologhi che hanno invece avuto qualche periodo di inoccupazione continuativa, si adattano a fare lavori di vario genere; vale la pena di elencarne alcuni, vere e proprie "icone" della precarietà: addetto alle pulizie, distributore di volantini pubblicitari, vendemmiatore, ballerina, bibliotecario, badante per anziani, baby-sitter, collaboratrice famigliare, cantante presso night e piano-bar, aiuto venditore ambulante, esattore per gli Uffici tributari, bigliettaio sui vaporetti (occupazione stagionale tipica dei laghi del Verbano–Cusio–Ossola), scalpellino nelle cave di granito, bagnino, imbianchino, guardiano in canile, dog-sitter, rappresentante dei più vari generi commerciali.

    Riguardo alle patologie diagnosticate, vi è una polarizzazione tra le più gravi, quali schizofrenia e altri disturbi psicotici con 441 segnalazioni (39,30 %), e disturbi della personalità, con 213 segnalazioni (18,98 %) da un lato e le più lievi, come depressione -193 casi (17,20 %) e disturbi d'ansia (panico- fobie) -191 (17,02 %)- dall'altro.

    Da rilevare che 166 utenti-precari (14,79 %) hanno dato vita a tentativi anticonservativi, ad aggravare una condizione di disagio umano e sociale già fortemente problematica.

    Inoltre, 209 utenti (18,62 %) presentano una condizione di doppia diagnosi, che compendia anche dipendenza da stupefacenti, mentre per 173 (15,41 %) si sono verificate situazioni di etilismo.

    In merito alla concause, 527 (46,96 %) riguardano problemi con la famiglia di origine, 229 (20,40 %) problemi con il nucleo famigliare di nuova formazione, 145 (12,92 %) separazioni o divorzi, 160 (14,26 %) chiusura di un rapporto affettivo.

    Le tipologie di interventi terapeutici messi in atto dai Servizi sono molteplici, e a volte ne sono stati praticate diversi per ogni utente: complessivamente, i più praticati, da considerare"classici", sono i colloqui con gli psichiatri contestualmente ai trattamenti farmacologici -970 interventi (86,45 %)- i colloqui di sostegno con psicologi -260 (23,17 %)- e le psicoterapie -177 (15,77%).

    Tuttavia sono stati anche praticati interventi che, oltre ai trattamenti terapeutici classici", favorivano anche la riabilitazione e la socializzazione degli utenti-precari: inserimento in Centri diurni, terapia famigliare, inserimenti in comunità o gruppo-appartamento, interventi educativi, oltre che inserimenti al lavoro, sia in situazioni "protette", quali inserimenti in cooperative sociali, sia utilizzando le opportunità offerte da imprenditori di diversi settori produttivi.

    Gli interventi volti alla riabilitazione e socializzazione degli utenti-precari sono stati attuati in collaborazione con le reti territoriali che gli Operatori dei Servizi Psichiatrici hanno attivato e strutturato: diversi gli "attori" del territorio coinvolti come punti nodali delle reti: Centri per l'Impiego, Cooperative sociali, i Servizi Sociali territoriali (per ricercare situazioni abitative, espletamento pratiche burocratiche, ecc.), Enti Locali (Regione e Provincie) che hanno messo a disposizione posti di lavoro presso le proprie strutture, Organizzazioni Sindacali, colleghi di lavoro disponibili aparteciparea progetti di riabilitazione e socializzazione attivati per i colleghi precari.

    Gli interventi realizzati hanno portato a risultati decisamente positivi per gli utenti-precari, a conferma che le Reti territorali hanno una notevole efficacia nel miglioramento delle condizioni psicofisiche dei precari, nella loro riabilitazione e socializzazione, sia che passi per il reinserimento nel mondo del lavoro, sia che si realizzi come mero intervento terapeutico-socializzante.

    Infatti, 907 utenti-precari (80,83 %) hanno giovato di miglioramenti a seguito degli interventi terapeutici, di riabilitazione e di socializzazione attuati sia dagli Operatori dei Servizi psichiatrici che dalla "rete di opportunità " del territorio.

    I miglioramenti si concretizzano per 695 utenti-precari (76,62 %) in una compensazione delle patologie -quindi un maggior benessere- per 394 (43,43 %) in un incremento dell'autonomia, mentre 304 precari (33,51 %) hanno ripreso a lavorare, 221 (24,36 %) hanno migliorato il livello della loro vita di relazione e 174 (19,18 %) i rapporti con i famigliari.

     

    4. Considerazioni conclusive

    Considerando la morfologia e le caratteristiche dei precari-utenti dei Servizi Psichiatrici, una prima considerazione riguarda la loro età anagrafica: come già evidenziato -ma è opportuno ribadirlo- si tratta di donne e uomini che vivono il periodo attivo della adultità, della realizzazione di sé e della progettazione dell'avvenire dei figli; il cumularsi della condizione di precariato con il disagio psicgico, sia lieve che grave, impedisce di fatto ogni possibile concretizzazione delle proprie scelte di vita su ogni versante, sia della realizzazione dei progetti personali, sia dell'affettività, sia della vita sociale.

    La situazione si presenta maggiormente gravata di difficoltà per i giovani; sono loro che devono autonomizzarsi dalle famiglie di origine, e che, se non lavorano in maniera continuativa, data la instabilità del reddito, non riescono a intraprendere un proprio percorso di vita.

    Nel loro caso, la difficoltà (spesso l'impossibilità) di progettare il futuro si accompagna alla impossibilità di superare il legame di dipendenza economica che li lega ai genitori, rendendo in molti casi drammaticamente difficile la convivenza famigliare. La conseguenza è di vedere insorgere conflitti generati dalle tensioni che si instaurano nel rapporto figli-genitori, in quanto i primi vorrebbero rendersi autonomi ma non possono, i secondi, pur consapevoli delle difficoltà che i figli incontrano nell'intraprendere i propri percorsi, vorrebbero vederli realizzati al più presto.

    Questi conflitti, come ha evidenziato la Ricerca, costituiscono fattori concomitanti nell'insorgenza del disagio psichico per una buona percentuale degli utenti-precari considerati: si conferma la tendenza - peraltro ben conosciuta dagli operatori della psichiatria- dei nuclei famigliari a generare sofferenza psichica in forma più o meno grave per gli appartenenti al nucleo, che tende ad umentare per i precari poiché l'incertezza, l'impossibilità di programmare il futuro tendono a far degenerare in conflitti (a volte anche dall'esito tragico), sia i rapporti famigliari già tesi tra partner, sia i conflitti intergenerazionali che, tradizionalmente, caratterizzano il rapporto genitori-figli.

    Inoltre, per quanto sia assodato che la famiglia ha sempre giocato un ruolo rilevante nella patogenesi della malattia mentale(4), nel caso dei precari è opportuno evidenziare alcune peculiarità.

    Innanzi tutto, occorre considerare la evoluzione, connotatta dalla valenza della "criticità"che la "istituzione" famiglia ha vissuto negli ultimi decenni: disgregazione dei nuclei per separazioni e divorzi, conflittualità che degenerano a volte in omicidi (eventi emblematici, nella loro drammaticità, di una difficoltà di relazione tra partner e tra genitori e figli).

    Inoltre, la precarietà della vita, il rarefarsi dei rapporti affettivi, la disgregazione delle relazioni umane che caratterizzano l'epoca della globalizzazione hanno acuito la crisi del "sistema famiglia".

    Nelle famiglie ove si trovino uno o più membri in condizioni di precariato lavorativo, che genera ulteriori tensioni, problematicità e criticità delle relazioni interpersonali tra i componenti del nucleo tendono a ingigantirsi, aggravando ulteriormente la sofferenza psichica del precario.

    Occorre anche notare che povertà e vulnerabilità sociale ingigantiscono criticità e problemi delle famiglie; pertanto, si può affermare che anche vulnerabilità e povertà sono fattori di "rischio di disagio psichico" per i componenti dei nuclei famigliari che siano precari.

    Una seconda considerazione concerne il titolo di studio dei precari-utenti, che, come si è potuto constatare, è medio-basso; pertanto, per come il mercato del lavoro è organizzato attualmente, Diplomi di Scuola media superiore o Professionale non garantiscono l'ingresso tout-court nel mondo del lavoro, o di mantenere il posto, qualora l'azienda in cui si è occupati entri in crisi.

    Una ulteriore considerazione concerne la correlazione tra precariato e disagio psichico: in questo senso, si può evidenziare ,"in primis" che la Ricerca ha verificato l'esistenza di uno stretto legame tra precariato e condizione di disagio psichico, pur non esistendo nessuna correlazione meccanica tra i due aspetti della vita dei precari-utenti campione, ma con altre concause.

    Il legame tra precariato e disagio psichico si struttura in due situazioni specifiche.

    La prima si verifica qualora la sofferenza psichica della persona agisce come causa per la perdita del lavoro, in quanto, se colpita da patologie psichiatriche (soprattutto gravi) difficilmente riesce a manteneregli impegni lavorativi, e quindi viene licenziata, avviando la "carriera" del precariato.

    La seconda si concretizza quando la perdita del lavoro diventa causa di disagio psichico, generando nel precario ansie, angosce, depressioni che lo portano a diventare utente del Servizio Psichiatrico.

    Se si considerano le concause presenti nei percorsi di vita, si percepisce nettamente la complessità delle loro condizioni e come la loro sofferenza psichica presenti vari livelli di problematicità.

    Pertanto, e a maggior ragione, la necessità di trovare per loro, nell'ambito degli interventi terapeutici, una occupazione diventa obiettivo prioritario per migliorarne le condizioni di salute mentale, incrementandone l'autonomia e favorendone riabilitazione e socializzazione.

    Rispetto agli interventi degli Operatori, pur se ogni Servizio ha peculiarità di interventoproprie, il "tradizionale" trattamento farmacologico, contestuale ai colloqui con gli psichiatri, è praticato in tutti i Servizi, presso i quali si praticano anche interventi finalizzati a riabilitare e socializzare gli utenti-precari (inserimenti in attività terapeutiche ed in Centri diurni, interventi educativi).

    A questi interventi di valenza squisitamente terapeutica si affiancano altri, quali inserimenti lavorativi, ricerca di abitazioni, collocazioni in gruppi-appartamento e comunità:interventi realizzati in collaborazione col territorio, nella dimensione strutturata ed organizzata della "rete territoriale".

    L'elemento di conoscenza più rilevante emerso riguardagli effetti di ricaduta positivi, conseguenti agli inserimenti lavorativi degli utenti-precari e realizzati con la "Rete territoriale", sulle loro condizioni di salute mentale e sulla loro riabilitazione e socializzazione: infatti, riprendere a lavorare, anche se precariamente o in tirocini di lavoro presso Cooperative, Enti pubblici o imprese private, reperiti dai Servizi, genera un miglioramento delle condizioni di salute mentale degli utenti-precari,incrementandone autostima, autonomia e favorendone la riabilitazione e socializzazione.

    La funzione terapeutica del lavoro, inteso non come ergoterapia manicomiale, è una certezza verificata dalla esperienza degli ex-degenti degli ospedali psichiatrici(5), ed è stata verificata anche per i cassaintegrati in condizioni di disagio psichico.

    Per i precari con disagio psichico, è diverso il senso del ritorno al lavoro: essere nuovamente occupati significa migliorare la propria salute mentale e riprendere una identità ed un ruolo sociale, incrementare l'autostima ed acquisire l'autonomia che solo il reddito può dare anche nella società post-fordista.

    Dalla Ricerca, si evidenzia anche l'importanza fondamentale che la "Rete territoriale" riveste, con la gamma di interventi che realizza accanto agli inserimenti lavorativi, nel determinare miglioramenti significativi sul versante terapeutico, della riabilitazione e della socializzazione.

    L'importanza della "Rete territoriale" si rileva anche dal fatto che gli "attori" presentano notevole capacità di osservazione rispetto al disagio psichico dei precari, segnalando ai Servizi -anche gli imprenditori- la sofferenza psichica dei precari.

    Questa capacità di attenzione potrebbe tornare utile anche rispetto alla attivazione di interventi di prevenzione, a livello territoriale, per i lavoratori non ancora precari, ma che siano "a rischio" di diventarlo, con possibili conseguenze anche per la loro salute mentale.

     

     

     

    Nota(1) I due filoni fanno riferimento a due Ricerche: "Il disagio psichico dei lavoratori precari nella Regione Piemonte" e Ricerca:"Le risorse di rete territoriale nella prevenzione, riabilitazione, socializzazione di lavoratori precari utenti di servizi psichiatrici del Piemonte"

    Nota(2) Tra le ricerche inerenti il tema sofferenza occupazionale-disagio psichico, cfr: SAGO (Società Ricerca Organizzazione Sanitaria): Relazioni intercorrenti tra disoccupazione e stato di salute, Rapporto di ricerca alla Regione Sardegna, Firenze, 1984; G.A. Micheli: Eziologie sociali della malattia mentale, in: M. Tognetti (a cura di) I confini della salute, Angeli, Milano, 1988; G. Costa–N. Segnan: Mortalità e condizione professionale nello studio longitudinale torinese, in: "Epidemiologia e prevenzione" n° 39, 1989. Sul disagio psichico dei cassaintegrati, vedi: R. Cardaci: Gli effetti sociali della ristrutturazione: la CIG a Torino dopo il 1980, in: A.A.V.V. (a cura di A. Michelsons): Tre incognite per lo sviluppo, Angeli, Milano, 1985; M. De Polo - F. Fraccardi - G. Sarchielli: Senza lavoro: un'indagine sociopsicologica dell'esperienza CIG, "Studi di sociologia, n° 25, 1987; F. Barbano - R. Cardaci - C. Guala - A. Pirella (a cura di E. Bruzzone): Cassaintegrati e disagio psichico, Sagep, Genova, 1990

    Nota(3)  Sono statecontattate tutte le A.S.L. di Torino, quelle di Rivoli, Settimo Torinese, Cuneo, Alessandria, Nizza Monferrato, Verbano - Cusio - Ossola, Novara, Vercelli, Biella

    Nota(4) Basti ricordare le analisi di Laing in merito alla rilevanza delle problematiche famigliari per i pazienti psichiatrici

    Nota(5) Per gli ex-degenti le cui possibilità e potenzialità non avevano subito radicalmente il danno istituzionale dell'internamento manicomiale, lavorare ha determinato la riacquisizione di una identità sociale, il percepire un reddito che consentiva un buon livello di autonomia e la ripresa di relazioni sociali significative

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