Lavoro, non lavoro e salute

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    1. Le caratteristiche e le dimensioni del problema(1)

    La salute, secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità, rappresenta "...non soltanto l'assenza di malattia o infermità, ma piuttosto uno stato di benessere fisico, mentale e sociale...". Con questa definizione si ribadisce l'importanza del benessere psicologico in uno stato di buona salute fisica dell'individuo: senza benessere psicologico e salute mentale non può esistere benessere fisico. In questo contesto è ormai acquisita la consapevolezza dell'enorme estensione del fenomeno della sofferenza mentale, che si ripercuote sulla qualità della vita delle persone e delle loro famiglie e impone elevati costi, diretti e indiretti, alla società.

     

    In particolare, secondo le stime dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, oggi soffrono di disturbi mentali 450 milioni di persone e sono depresse circa 330 milioni di persone al mondo. In Italia, complessivamente l'8% della popolazione in età compresa tra 18 e 69 anni è risultata classificabile come persona con sintomi di depressione e le donne hanno riferito sintomi depressivi in percentuale doppia rispetto agli uomini (11% contro 5%, cfr De Girolamo et al., 2005).

     

    A livello globale, raggruppando la disabilità e la mortalità, la depressione rappresenta la terza causa di carico di malattia per le popolazioni, prima della malattia cardiaca, dell'ischemia e delle malattie cardiovascolari. Secondo le previsioni, nel 2030 la depressione rappresenterà̀ la prima causa di disabilità nel mondo (Mathers&Loncar, 2006).

    Purtroppo, nella maggior parte del mondo la salute mentale non viene considerata importante quanto la salute fisica, con i risultati di aumentare il divario tra bisogni e trattamenti. Il budget per la salute mentale è ancora ridotto: studi inglesi evidenziano come depressione e ansietà, benché rappresentino un terzo delle disabilità, attraggano solamente il 2% della spesa del servizio sanitario (London School of Economics, 2006); il Piemonte destina alla salute mentale poco più del 3% della spesa sostenuta per il Servizio sanitario regionale.

    Il tema del disagio mentale, peraltro, ha contorni ancora molto sfumati. Ci troviamo di fronte a un campo non ancora compiutamente codificato: i sistemi di codifica si aggiornano periodicamente tra le reazioni e le critiche della comunità scientifica, si veda per tutti il dibattito in corso legato all' introduzione del nuovo sistema di classificazione delle diverse tipologie del disagio mentale – DSM 5 – secondo alcuni troppo spinto ad accogliere l'introduzione di nuovi farmaci, dato il progressivo aumento delle sindromi censite. Tutto questo rende più complicata la possibilità di individuare risposte efficaci e confini specifici.

    L'attuale periodo di crisi economica, ancora, con le conseguenti necessità di contenimento dei costi e delle risorse dedicate, amplifica la dimensione e la percezione del problema, trasformando il disagio psicologico e mentale in un fenomeno di massa, specie per la diffusione dei disturbi cosiddetti "minori", come stress, ansia e depressione.

     

    2. Salute mentale come fattore economico

    In un più ampio scenario sociale si sottolinea come i disordini psicologici possano avere effetti economici significativi: i costi della salute mentale (Ocse, 2010) incidono nell'ordine del 3 – 4 % sul PIL europeo, anche senza contare problemi correlati, quali quelli di co-morbilità o di devianza. Si tratta in genere di costi duraturi nel tempo, riferiti a patologie nelle quali i pazienti possono incorrere anche per lunghi periodi della loro vita.

    In molti paesi europei circa un terzo dei nuovi sussidi per la disabilità è destinato a persone con problemi di salute mentale, con una percentuale in crescita, mentre una considerevole parte dei casi di assenteismo dal lavoro è provocata da stress, ansia e depressione e disordini correlati (cfr. Atti convegno Ocse, 2010): per esempio, è stato stimato che 31,9 milioni di giornate di lavoro perse in Francia nel 2000 siano dovute alla depressione (Bejean e Sultan Taieb 2005), mentre in Gran Bretagna le giornate di lavoro perse legate a stress, depressione e ansia, sono state stimate, nel 2009, in 11,4 milioni (Health and Safety Executive 2009).

    Tutto questo a riprova del fatto che il benessere mentale non riguarda soltanto l'ambito sanitario, ma anche quello sociale ed economico: chi ha problemi di salute mentale spesso ha anche problemi di salute fisica, fuma e/o abusa di sostanze, spesso non lavora o è precario e i suoi introiti sono significativamente minori a quelli della media della popolazione (si veda a questo proposito Liuzzi, 2010).

    Il disagio mentale coinvolge trasversalmente tutti gli strati della popolazione, ma lascia esposti al rischio di sofferenza i soggetti e i gruppi più deboli. I periodi di crisi economica, che espongono a problemi economici fasce più ampie di popolazione, amplificano la percezione di malessere mentale, in una relazione che lo schema che segue, predisposto dall'Organizzazione Mondiale della Sanità, illustra in modo efficace (OMS, 2001).

     

    Figura 1. La cattura depressiva (personale, sociale ed economica)

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    La letteratura dei paesi maggiormente colpiti dalla crisi esemplifica tale tipologia di relazioni.

    Un recente articolo pubblicato su Lancet (Kentikelenis A. et al, 2011), descrive i cambiamenti nella salute e nel sistema di assistenza sanitaria avvenuti in Grecia a seguito della crisi: il 2009 vede, rispetto al 2007 (periodo precedente alla crisi), un peggioramento della salute, soprattutto tra i gruppi più vulnerabili. Si registra, per esempio, un aumento nel numero delle persone che dicono di stare "male" o "molto male"; i suicidi sono aumentati del 17% tra il 2007 e il 2009 (il dato non ufficiale per il 2010 stima un aumento del 25% sul dato del 2009. Secondo il Ministero della Sanità, il tasso di suicidi è cresciuto di un ulteriore 40% nella sola prima metà del 2011, rispetto allo stesso periodo del 2010.

    In Italia una recente ricerca (De Voglie et al,, 2012) ha analizzato le tendenze temporali dei dati sui suicidi e tentati suicidi per motivi economici tra il 2000 e il 2010, evidenziando come, nonostante sia i suicidi sia i tentati suicidi per motivi economici fossero in aumento già prima dell'inizio della crisi finanziaria, dal 2008 in poi siano cresciuti a un ritmo più rapido. Tali dati, di carattere preliminare, (necessitanti di ulteriori approfondimenti a livello regionale per valutare in modo più preciso gli effetti della depressione sui problemi di salute mentale in Italia) evidenziano in ogni caso gli elevati costi umani imposti dalla recessione.

     

    3. I fattori che proteggono la salute mentale e i fattori di rischio

    La salute mentale è condizionata da fattori socio economici e ambientali, distinguibili in fattori protettivi e di rischio, come evidenzia la tabella che è un adattamento da un lavoro dell'Organizzazione Mondiale della Sanità sul rapporto tra crisi economica e depressione (OMS, 2011).

     

    Tabella 1. Fattori determinanti la salute mentale della popolazione

    Fattori protettivi

    Fattori di rischio

    Tutela materna infantile

    Denutrizione infantile, abusi, scarse relazioni tra famigliari, trasmissione intergenerazionale dei problemi di salute mentale

    Stili di vita salutari

    Abuso di alcol e uso di sostanze stupefacenti

    Sicurezza nei luoghi di lavoro e di vita

    Disoccupazione, insicurezza sul lavoro, stress da lavoro

    Capitale sociale e protezione del sistema di welfare

    Povertà, scarsa educazione, deprivazione, debito elevato

    Fonte: elaborazione propria da Oms 2011

     

    Quindi lavoro, stili di vita salutari, capitale sociale e tutele del welfare influenzano positivamente la salute mentale, mentre povertà, deprivazione, disoccupazione, abuso di alcool e sostanze stupefacenti rappresentano fattori di rischio. Alcuni studi condotti confermano questi assunti (si vedano a questo proposito Fryers T. et al, 2005 Durlak J.A. et al, 1997).Altri studi evidenziano come i problemi di salute mentale contribuiscano in modo significativo alle ineguaglianze in Europa, che crescono nei periodi di crisi. La crisi colpisce maggiormente le persone fragili: esperienze condotte hanno dimostrato che le persone con esperienze di disoccupazione, difficoltà finanziarie, separazioni familiari, hanno un rischio significativamente più elevato di incorrere in problemi di salute mentale, come depressione, alcool e suicidi. Nei paesi dell'Unione europea gli elevati incrementi della disoccupazione degli ultimi anni di crisi hanno dato luogo a un incremento del 28% delle morti correlate all'utilizzo di alcool (Stuckler D. et al, 2011).

     

    4. Le risposte

    Come si è visto, le forme del disagio legato ai disturbi mentali minori sono molteplici e complesse, da cogliere e rappresentare. La stessa complessità si rileva nel leggere le risposte che vengono fornite all'emergenza del fenomeno, a vario titolo, dal Servizio sanitario pubblico, ma anche dal settore privato e dai singoli individui sotto forma di autoconsumo di psicofarmaci.

    In questo quadro, un fenomeno rilevante è rappresentato dall'utilizzo crescente di farmaci antidepressivi. Benchè un trattamento basato solo sui farmaci venga considerato solo parzialmente efficace (Ivbijaro G. et al., 2008), data la bassa percentuale osservata di remissioni (solo il 30% dei casi trattati risponde con una remissione) e l'elevata percentuale osservata di ricadute (le ricadute osservate rappresentano il 50% dei casi), il loro consumo rappresenta di fatto, oggi, la risposta primaria al problema 'depressione' ed è aumentato vertiginosamente negli ultimi anni, anche in Italia. In Piemonte il consumo di antidepressivi è aumentato ad un ritmo superiore rispetto a quello medio nazionale, con un incremento del 144 % negli ultimi 10 anni a fronte dell'incremento medio nazionale del 120 %.

    Le risposte del Servizio Sanitario pubblico, peraltro, si sono rilevate sino ad oggi inadeguate a fronteggiare il problema e i centri di salute mentale presenti nelle ASL del Servizio sanitario nazionale e regionale, organizzati per dare risposte ai pazienti affetti da disturbi psicotici, sono costretti ad occuparsi sempre più di persone affette da disturbi non psicotici, per 2/3 circa della loro utenza.

    Nella carenza di dati utili ad illuminare compiutamente il fenomeno, una rilevazione condotta nel 2009 in Piemonte evidenzia una dotazione limitata di psicologi nelle Asl piemontesi, sia rispetto ai dipendenti totali - gli psicologi rappresentano lo 0,88 % del personale delle Asl - sia rispetto alla popolazione complessivamente residente - 2,82 psicologi ogni 10.000 residenti.

    In questa prospettiva, la rassegna recentemente condotta dalla Fondazione Crc di Cuneo (Fondazione CRC, Disagio psicologico. Diffusione, fattori di rischio, prevenzione e cura, Quaderno 17, Cuneo, 2013), a scala regionale e nazionale, sulle risposte all'incremento della diffusione del disagio psicologico, ha rilevato significative esperienze innovative. Sebbene perlopiù in fase iniziale e sperimentale esse richiedono tuttavia attente valutazioni e maggiori investimenti per una loro adozione sistematica e adeguata all'emergere dei bisogni evidenziati.

    Le competenze e le conoscenze già maturate in queste sperimentazioni possono costituire la base per avviare a sviluppare anche a scala provinciale i Progetti a maggior potenziale, quali la Collaborative care, gli Psicologi in farmacia, i Centri di ascolto,, i Gruppi di auto aiuto e gli Interventi nei luoghi di lavoro, in una prospettiva di sistema orientata verso alcuni presupposti fondamentali:

    o l'integrazione tra dimensioni mediche, psicologiche e sociali delle terapie,

    o la centralità e l'ascolto dei pazienti,

    o l'apporto di tutte le componenti della comunità (dal mondo del lavoro ai luoghi deputati all'educazione...).

    Più in generale, come condizioni di contesto necessarie a qualsiasi progettualità, si richiede il riconoscimento di questa problematica come fattore decisivo per il benessere personale e sociale, un costante approfondimento e aggiornamento teorico e concettuale sulla natura e sulla diffusione di questi disturbi, e, non ultime, iniziative di informazione e sensibilizzazione ad ampio raggio in una molteplicità di contesti sociali e comunitari.

     

    Per approfondimenti:

    http://www.fondazionecrc.it/index.php/centro-studi-e-comunicazione/i-quaderni1/quaderno-n-17

     

    Bibliografia

    Bejean S., Sultan-Taieb H. (2005), Modelling the economic burden of diseases imputable to stress at work, in European Journal of Health Economics, n. 50, pg. 16-23

    De Girolamo G., Polidori G., Morosini P., Mazzi F., Serra G., Scarpino V., Reda V., Visonà G., Falsirollo F., Rossi A. (2005), Prevalenza dei disturbi mentali comuni in Italia, fattori di rischio, stato di salute ed uso dei servizi sanitari: il progetto ESEMeD-WMH, in Epidemiologia e Psichiatria Sociale, n. 14 (4 Suppl.), pg. 1-4.

    De Voglie R., Marmot M., Stuckler D. (2012), Excess suicides and attempate suicides in Italy attributable to the great depression, in Journal of Epidemiology and Community Heath, Agosto

    Durlak J.A., Wells A.M. (1997), Primary prevention mental health programs for children and adolescents: a meta-analytic review. in American Journal of Community Psychology, n. 25, pg. 115-152

    Fryers T., Melzer D., Jenkins R., (2005), The distribution of the common mental disorders: social inequalities in Europe, in Clinical Practice in Epidemiology and Mental Health,n. 5, pg. 1-14

    Health and Safety Exexutive (2009), Self Reported work related illness and workplace incurie in 2008-09: results from the Labour Force Survey, London

    Ivbijaro G., Kolkiewicz L., Lionis C., Svab I., Cohen A., Sartorius N., (2008), Primary Care mental health and Alma Ata: from evidence to action, in Mental Health in Family Medicine,n. 5, pg. 67-69

    Kentikelenis A., Karanikolos M., Papanicolas I., Basu S., McKee M., Stuckler D. (2011), Health effects of financial crisis: omens of a Greek tragedy, in The Lancet, Vol 378, October 22

    Liuzzi M., Psicologia di Cure Primarie, Prima edizioni, 2010

    London School of Economics, Centre for Economic Performance (2006), The Depression Report, London

    Mathers C.D., Loncar D. (2006), Projections of Global Mortality and Burden of Disease from 2002 to 2030, in www.plosmedicine.org

    OECD Expert Meeting (2010), Mental health, disability and work, Parigi, 26-28 aprile, Atti

    OMS (2001), Rapporto sulla salute mentale nel mondo. Salute mentale: Nuova visione, nuove speranze, Regional Office for Europe of WHO, Copenhagen

    Stuckler D., Basu S., Suhrcke M. et al. (2009), Effects of the 2008 recession on health: a first look at European data, in Lancet 2011, n. 378

     

     

    Nota(1) Il lavoro rappresenta una sintesi della ricerca "Disagio psicologico. Diffusione, fattori di rischio, prevenzione e cura", promossa e finanziata dalla Fondazione CRC e coordinata dal Centro Studi nell'ambito della propria attività di ricerca socio-economica sul territorio provinciale e recentemente pubblicata nel Quaderno n. 17 della Fondazione

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