Salute nei territori del piemonte. tutti uguali?

    di Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. (Servizio di Epidemiologia ASL TO3) e Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. (Università di Torino, Dip.Scienze Cliniche e Biologiche)

    Svantaggi di salute nelle aree remote

    La salute dei residenti in aree rurali è peggiore di quella delle popolazioni urbane sia per la maggiore prevalenza di fattori di rischio cardiovascolari tra i residenti in aree svantaggiate che per la difficoltà di accesso ai servizi sanitari, che si riflette sugli esiti di salute soprattutto per le patologie croniche. La montagna, in particolare, si caratterizzerebbe per profili di salute simili a quelli riscontrati in altri ambienti rurali, dove il concetto di "rurale" è inteso su base geografica come territorio poco antropizzato con una popolazione dispersa e isolata dai centri più popolosi.

    In Piemonte si sono studiate le differenze orografiche nella salute, che mostrano svantaggi consistenti della montagna sia nei fattori di rischio, sia nella mortalità per tutte le cause, per le cause accidentali, per le malattie respiratorie e circolatorie rispetto al resto del territorio (Gnavi R et al., 2002).

    Ad analoghe conclusioni giungono studi epidemiologici della Valle d'Aosta, Toscana e Friuli.

    Il riscontro di più sfavorevoli livelli di salute in montagna sarebbe controintuitivo, dato che nel senso comune prevale l'idea che la vita in montagna sia esente da molti fattori di rischio per la salute, caratteristici dello sviluppo industriale, dell'urbanizzazione, del traffico (Costa et al., 2011).

    Ma quali sono le differenze geografiche di salute che si osservano utilizzando un indicatore sintetico come la speranza di vita?

    A questa domanda è possibile rispondere mostrando le differenze di salute che si osservano nel tempo e nello spazio per diversi aggregati territoriali negli ultimi venti anni.

     

    Come varia la speranza di vita in Piemonte secondo l'altimetria

    Negli ultimi venti anni la speranza di vita è aumentata in tutto il Piemonte (di circa 6 anni negli uomini e 4 nelle donne). La montagna mostra sempre uno svantaggio rispetto alla collina e alla pianura che è andato però attenuandosi dal 1993 al 2013. In particolare, il divario tra montagna e pianura è passato da 2,1 anni a 0,9 anni negli uomini e da 0,7 a 0,3 nelle donne (Figura 1).

    Nella popolazione ultra sessantacinquenne le differenze tra montagna e pianura nell'aspettativa di vita, pur essendo minori (uomini 0,6 nel 1993 e 0,3 nel 2013; donne 0,5 nel 1993 e 0,2 nel 2013), tendono anch'esse ad assottigliarsi confermando lo stesso andamento della popolazione generale.

    Un approfondimento condotto in Piemonte sulle possibili spiegazioni di questo svantaggio di salute lo attribuisce in parte a fenomeni di migrazione selettiva (per cui i soggetti con maggiori risorse di salute tendono ad abbandonare i contesti più deprivati a favore di quelli con maggiori opportunità) e in parte a un effetto del contesto (isolamento, difficoltà di accesso ai servizi e difficili condizioni di vita) (Costa et al., 2011).

     

    Figura 1. Speranza di vita per zone altimetriche in Piemonte. 1993-2013.

    Migliardi-Fig.1

     

    Come varia la speranza di vita in Piemonte secondo il grado di urbanizzazione

    Il miglioramento osservato negli ultimi vent'anni per le zone altimetriche viene confermato anche utilizzando altre aggregazioni territoriali. Il confronto tra Torino, le altre grandi città piemontesi e il resto dei centri più piccoli evidenzia, in entrambi i sessi, un vantaggio del capoluogo di regione rispetto agli altri contesti che nel 2013 si attesta a 0,5 e 0,4 anni rispettivamente negli uomini e nelle donne. La diminuzione del vantaggio di salute a Torino rispetto agli altri centri è dovuto, non tanto a un rallentamento della crescita nella speranza di vita a Torino, quanto a un maggior recupero degli anni mediamente attesi di vita negli altri capoluoghi (soprattutto nelle donne) (Figura 2).

    Negli anziani il divario tra Torino e il resto del Piemonte in genere è rimasto pressoché costante nel tempo, soprattutto negli uomini.

     

    Figura 2. Speranza di vita per raggruppamento di comuni in Piemonte. 1993-2013.

    Migliardi-Fig.2

     

    Come varia la speranza di vita in Piemonte secondo l'accessibilità ai servizi

    Una terza aggregazione territoriale che mette in particolare evidenza le differenze nell'offerta di servizi è quella proposta dal Dipartimento per lo Sviluppo e la Coesione Economica (www.dps.gov.it) che definisce le seguenti dimensioni territoriali:

    o Centri (polo, polo intercomunale, cintura) con offerta scolastica di II grado; ospedali con DEA di II livello; stazioni ferroviarie 'platinum', 'gold' o 'silver'.

    o Aree interne (intermedio, periferico, ultraperiferico) misurate sulle distanze dai centri in tempi di percorrenza.

    Seguendo questa classificazione si conferma ancora una volta il vantaggio dei centri rispetto alle aree periferiche. Negli uomini queste ultime tendono a recuperare lo svantaggio che passa da 1,3 a 0,5 anni dal 1993 al 2013, mentre nelle donne il divario è più altalenante ma senza apprezzabili differenze tra i due estremi del periodo (Figura 3). Negli uomini ultra sessantacinquenni lo svantaggio delle aree interne è più contenuto e l'andamento temporale è in lieve controtendenza rispetto a quanto osservato nella popolazione generale (tra il 1993 e il 2013 la distanza nella speranza di vita tra centri e aree interne passa da 0,2 a 0,3 anni). Nelle donne anziane, invece, le differenze tra i due territori si assottigliano passando da 0,8 anni del 1993 ai 0,5 del 2013.

     

    Figura 3. Speranza di vita per raggruppamento di comuni in Piemonte. 1993-2013.

    Migliardi-Fig.3

     

    Uno svantaggio in diminuzione

    Le analisi presentate permettono di evidenziare che la popolazione che risiede nei territori piemontesi marginali e periferici, soprattutto quella maschile, presenta una speranza di vita più sfavorevole rispetto a chi vive nelle aree più servite e nei centri urbani. Questo deficit di salute, attribuibile solo in parte ai processi di migrazione selettiva del passato, è probabilmente correlato sia alle difficoltà di sviluppo economico sia alla minore disponibilità di servizi che caratterizza le aree più marginali e in declino, condizioni di svantaggio che potrebbero trovare appropriate risposte nelle politiche di sviluppo economico e di allocazione delle risorse per i servizi pubblici. La riduzione nel tempo del divario tra le diverse rappresentazioni territoriali lascia ben sperare che le politiche di sviluppo dei territori più svantaggiati siano efficaci nel contrastare queste divergenze.

     

    Bibliografia

    Costa G, Migliardi A, Demaria M, Stroscia M, Scarinzi C, Versino E (2011) "Montagna e salute: perché chi vive in montagna è svantaggiato?" in: Risorse, Rivista della Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo, n. 16, dicembre.

    Dipartimento per lo sviluppo e la coesione economica - http://www.dps.gov.it/it/arint/

    Gnavi R, Marino M, Costa G. (2002), La Provincia per la salute: lo stato di salute nella provincia di Torino, anno 2001, Provincia di Torino.

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