Editoriale n.44 - Salute e territorio

    di Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. e Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. (Servizio sovrazonale di Epidemiologia - ASL TO3)

    La salute: un indicatore essenziale dei livelli di tutela del benessere nel territorio

    Quali sono le ricadute delle trasformazioni che investono i nostri territori e delle politiche che cercano di governarle? Per rispondere a questa difficile domanda sono necessarie informazioni adeguate sull'impatto sulle principali dimensioni del benessere, scopo ultimo degli obiettivi di tutela delle politiche.

    Tra le dimensioni del benessere, la salute è quella ritenuta prioritaria dalla grande maggioranza delle persone e degli esperti interpellati in occasione di progettazione del BES (Benessere Equo e Sostenibile), la nuova metrica presa a riferimento nel documento di stabilità economica. Questa monografia di Politiche Piemonte intende illustrare con alcuni esempi le potenzialità di monitoraggio della salute che sono disponibili per accompagnare le politiche del territorio con adeguate conoscenze sull'impatto sul benessere.

    La monografia comprende due sezioni una sui bisogni e rischi per la salute più orientata alle responsabilità di prevenzione e promozione della salute e una sull'uso e sulla qualità dell'assistenza sanitaria rivolta alle politiche dell'offerta sanitaria. I contributi sono stati selezionati anche per dare dimostrazione della varietà dei sistemi informativi accessibili nel data warehouse regionale e dei metodi di indagine disponibili per studiare le variazioni di salute nel territorio, tra i diversi gruppi sociali e nel tempo. Studiare le variazioni di salute è la soluzione pragmatica più facile per identificare potenziali priorità per le politiche: se si dimostra che qualcuno ha fatto meglio di qualcun altro significa che si può fare, che cioè il livello di salute raggiunto dal territorio o dal gruppo sociale più virtuoso è alla portata di tutti.

    Nella sezione sul bisogno il primo contributo di Alesina e colleghi prende spunto dal surplus di mortalità osservato nel 2015: nel cercare di spiegarlo si illustrano gli strumenti di monitoraggio della mortalità che sono a disposizione per monitorare in modo tempestivo gli effetti sulla salute delle emergenze stagionali, soprattutto nelle popolazioni anziane più fragili. E' così che gli autori mettono in evidenza anche un fenomeno inedito che accompagnerà per molti anni il profilo epidemiologico dei nostri territori: è arrivata in età molto avanzata, oltre i novant'anni, la generazione dei sopravvissuti tra nati del primo dopoguerra, che dopo la depressione bellica aveva visto una notevole espansione della fertilità; questa nuova generazione ha raddoppiato la platea dei superanziani che sempre più nel futuro sarà il bersaglio privilegiato delle emergenze stagionali sia quelle influenzali ma soprattutto quelle climatiche.

    Sempre a proposito di bisogni, un secondo contributo di Migliardi e colleghi si concentra sull'andamento temporale della aspettativa di vita tra i piemontesi negli ultimi trent'anni e nei diversi territori. In questo caso le variazioni temporali e territoriali mostrano un importante divario di salute a svantaggio della montagna e delle aree remote, le cosiddette aree interne nella nomenclatura della programmazione straordinaria dei fondi strutturali europei. Un consistente miglioramento della aspettativa di vita negli ultimi trent'anni ha interessato tutte le ripartizioni geografiche del Piemonte, in particolare quelle che in partenza erano più svantaggiate, riducendo così col tempo il divario, segno che le trasformazione e le politiche di sviluppo territoriale stanno andando nella direzione di una maggiore equità di risultato.

    Proseguendo nell'analisi dei bisogni, il contributo di Zengarini e colleghi fa vedere le potenzialità di un nuovo strumento di indagine che permette ai dati del sistema informativo sanitario piemontese di monitorare le disuguaglianze sociali nella salute e nell'uso dei servizi. L'applicazione dello strumento ai dati sui ricoveri ospedalieri permette di dimostrare che anche in Piemonte si verificano importanti disuguaglianze sociali a svantaggio delle persone di più bassa posizione sociale nella frequenza di molte malattie importanti (nel caso specifico scelto come esempio si tratta degli incidenti cerebrovascolari e dei tumori del polmone) e che queste disuguaglianze variano di intensità tra i diversi territori, a testimoniare che ci sono ancora importanti riserve di salute da guadagnare con gli interventi di prevenzione e promozione della salute soprattutto tra i gruppi sociali più svantaggiati e in alcuni territori.

    Proprio per guidare le scelte di priorità nella promozione della salute, il contributo di Marra e colleghi mette a confronto la diffusione della esposizione ai principali fattori di rischio prevenibili nella popolazione piemontese (stili di vita insalubri, rischi per la sicurezza domestica e stradale, rischi da lavoro). Inoltre la diversa intensità delle disuguaglianze di esposizione tra i diversi gruppi sociali sta a suggerire i fattori di rischio che possono essere più facilmente evitabili, cioè quelli che i gruppi sociali più avvantaggiati hanno mostrato di sapere evitare meglio. Il contributo segnala anche una importante differenza di genere: negli ultimi dieci anni la diffusione di molti fattori di rischio diminuisce tra gli uomini piemontesi, mentre è stabile tra le donne, fatto che trova riscontro nel rallentamento del miglioramento della speranza di vita tra le donne residenti nelle aree metropolitane osservato nel contributo di Migliardi. La popolazione femminile, soprattutto quella più emancipata e urbanizzata, potrebbe diventare il bersaglio principale di molti fattori di rischio.

    Passando alla sezione sull'assistenza sanitaria il contributo di Landriscina e colleghi permette per la prima volta di studiare la diffusione dei consumi sanitari degli assistiti piemontesi non solo per singolo livello di assistenza (quanti ricoveri, quante visite specialistiche, quante prescrizioni farmaceutiche), ma anche rispetto alla quota di assistiti che usano i diversi livelli di assistenza, singoli o combinati. Il contributo da un lato mostra una modesta variabilità geografica tra i territori sia nel mix di ricorso ai diversi livelli, sia nella frequenza media di consumo dell'assistenza per ogni assistito. Colpisce che la variabilità nella frequenza dei consumatori tra gli assistiti non sia correlata con la variabilità negli indicatori di bisogno: ad esempio, la geografia della speranza di vita vede i territori montani svantaggiati, senza che però vi corrisponda una maggiore quota di consumatori di assistenza; la concentrazione dell'offerta di assistenza nelle aree metropolitane potrebbe essere un meccanismo importante di discriminazione nell'accesso. Questo profilo suggerirebbe che il servizio sanitario regionale assicura un buon grado di equità orizzontale ma potrebbe ancora migliorare sul piano dell'equità verticale.

    A questa fotografia dei risultati di accesso ai servizi corrisponde quella dei risultati di salute. Il contributo di Dalla Zuanna e colleghi illustra l'andamento temporale della mortalità per le malattie la cui prognosi è migliorabile con le cure: i dati dimostrano una storia di successo. La mortalità "amenable", relativa ai decessi considerati prematuri, che non dovrebbero verificarsi in presenza di cure appropriate e tempestive, è diminuita negli ultimi decenni in modo più veloce che la mortalità generale, suggerendo che nuove cure più efficaci da un lato e una maggiore diffusione del loro accesso e della loro qualità hanno avuto un ruolo importante nel miglioramento della speranza di vita nella nostra regione.

    L'insieme dei contributi di questa monografia esemplifica bene quanto sia migliorata la capacità di monitoraggio della salute e della sanità nei territori piemontesi. L'infrastruttura informativa si sta arricchendo di nuovi dati su altri livelli di assistenza (assistenza domiciliare e residenziale e salute mentale, ad esempio). L'integrazione a livello di ogni singolo assistito di tutte le fonti informative sulla salute e sull'uso dei servizi permette di ricostruire storie individuali di salute e del relativo percorso assistenziale e di metterle a confronto con gli standard raccomandati dalle linee guida.

    Inoltre l'arricchimento dei dati sanitari con i dati sociali consente di studiare più approfonditamente le disuguaglianze di tipo socio-economico, un fenomeno diffuso che può rivelare le principali potenzialità di miglioramento di salute e di accesso che nascono nelle maglie del funzionamento del sistema Piemonte, e che riguardano non solo le responsabilità del servizio sanitario regionale ma anche quelle delle politiche non sanitarie. Questo fatto ci riporta all'argomento di partenza: se le politiche territoriali vogliono valutare e misurare le ricadute delle loro scelte, soprattutto in una congiuntura economica sfavorevole che impone sacrifici, è necessario disporre di buoni indicatori per misurare quanto ogni scelta è in grado di tutelare il benessere della popolazione; la salute è la dimensione del benessere che può essere misurata nei territori in modo più dettagliato e con maggiore continuità nel tempo. Questa è la ragione per cui IRES Piemonte e la rete dei servizi di epidemiologia del servizio sanitario regionale uniscono dati e competenze per rendere più informati i processi decisionali degli attori del territorio.

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