Un problema emergente, la salute mentale tra gli immigrati

    di Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. (Psichiatra - Asl Biella)

    La dimensione del fenomeno

    Al 1° gennaio 2016 gli stranieri residenti in Piemonte erano 422.027; di questi, 169.862 comunitari e 255.586 non comunitari. Rispetto al 2015 la popolazione straniera residente è diminuita di 3.421 unità, registrando tuttavia un lieve aumento della sua incidenza percentuale sul totale dei residenti in Piemonte (dal 9,6 % al 9,7 %, a fronte di una media nazionale dell' 8,2%).

    Per ciò che riguarda il numero di cittadini richiedenti o beneficiari di protezione internazionale umanitaria, il Piemonte si colloca al terzo posto dopo Lombardia e Sicilia.

    A ottobre 2016 le persone accolte nelle strutture temporanee piemontesi erano 12.135, mentre i posti SPRAR occupati erano 1.206, per un totale di 13.341 cittadini accolti sul territorio regionale, 8 % del totale nazionale.

     

    La differente tipologia dei migranti negli ultimi anni

    La tipologia di migranti è cambiata negli ultimi anni. Alcune interviste effettuate con il privato sociale- con lunga esperienza di trattamento di psicopatologie tra i migranti- e con psichiatri operanti in strutture pubbliche, fanno rilevare:

    • substrato psichico già compromesso e capacità di resilienza ridotta;
    • assenza di un progetto migratorio chiaro;
    • mancanza di supporto sociale efficace.

    Gli scarsi dati in possesso sembrano confermare tale ipotesi: dal 2009 al 2011 il tasso di ospedalizzazione per patologie psichiatriche ogni 100.000 immigrati residenti è passato da 122 a 188, con un incremento superiore al 50%.

     

    Le Linee Guida della Conferenza Stato Regioni –2017

    Il 22 marzo 2017 la Conferenza Stato Regioni ha licenziato le Linee guida per programmare il trattamento dei disturbi psichici dei rifugiati.

    Dal documento ripercorriamo alcuni principi che rappresentano la cornice in cui inserire gli interventi.

     

    Circa il 25-30% dei rifugiati ha subito torture, stupri o altre forme di violenza estrema

    I richiedenti e titolari di protezione internazionale e umanitaria sono una popolazione a elevato rischio di sviluppare sindromi psicopatologiche, a causa della frequente incidenza di esperienze traumatiche: circa il 25-30% dei rifugiati ha subito torture, stupri o altre forme di violenza estrema. Di questi, dal 33 al 75%, svilupperanno un disturbo psicopatologico, che impatterà anche sulle generazioni successive.

    Occorre tutelare il richiedente protezione internazionale in condizioni di particolare vulnerabilità: ciò deve avvenire in qualunque fase del suo percorso di riconoscimento della protezione e ovunque venga ospitato; occorre creare le condizioni affinché le vittime di eventi altamente traumatici possano essere tutelate.

     

    Favorire l'emersione della vulnerabilità

    Spesso la tortura non è immediatamente leggibile: è necessario strutturare il sistema di accoglienza in modo che tutti i soggetti coinvolti a vario titolo nella presa in carico della persona (medici, mediatori culturali, psicologi, assistenti sociali, operatori legali, ecc.) cooperino per favorire l'emersione della vulnerabilità.

    Tutti i rifugiati sono soggetti potenzialmente vulnerabili, poiché l'esilio è di per sé un'esperienza di tipo traumatico; particolare attenzione deve essere posta alla violenza di genere e a quella avente come matrice l'omo/transfobia.

    La tempestività di un trattamento adeguato è cruciale per il futuro di queste persone.

     

    Presa in carico multidisciplinare

    La presa in carico deve prevedere un approccio integrato, multidisciplinare e multi dimensionale, con interventi che si realizzano in tappe successive:

    o accoglienza,

    o orientamento,

    o accompagnamento.

    A tal fine è necessaria, da parte delle ASL, la definizione di un percorso terapeutico assistenziale con carattere multidisciplinare.

    La chiave di volta dell'assistenza e della riabilitazione delle vittime di tortura, è l'integrazione tra le diverse professionalità (socio-sanitarie e giuridiche dei servizi territoriali pubblici, degli enti gestori e del privato sociale).

     

    La formazione

    Ruolo cruciale è ricoperto dalla formazione, da distinguersi in tre livelli, con target, tempistiche e obiettivi specifici:

    o il primo livello di "sensibilizzazione" è rivolto a tutti gli operatori, per renderli consapevoli del profilo di vulnerabilità delle persone assistite e dei loro diritti: promuove la capacità di rilevare precocemente possibili situazioni di violenza grave;

    o il secondo livello di "facilitazione e supporto" è rivolto a operatori coinvolti nel percorso multidisciplinare, operanti nei diversi contesti di trattamento dei rifugiati: fornisce elementi operativi e organizzativi coerenti col contesto di intervento assistenziale;

    o il terzo livello di "formazione specifica" è rivolto a determinate figure professionali e gruppi multi professionali: è' volto a conseguire competenze assistenziali specifiche..

     

     

     

     

     

    Nota(1) Sistema Protezione Accoglienza Rifugiati

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