La costruzione di un Piano d’Azione sulla Salute Mentale in Piemonte attraverso un percorso partecipato

    di Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. (IRES Piemonte) e Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. (Eclectica)

    Le origini del progetto

    Nel 2015 erano poco meno di 57.000 i pazienti afferenti ai Dipartimenti di Salute Mentale piemontesi. Le persone a rischio di incorrere, nella loro vita, in problemi di salute mentale, sono molte di più: circa 800.000 in Piemonte secondo le stime dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, una persona su quattro tra quelle che si rivolgono ai servizi sanitari.

    Per stimolare le istituzioni, il mondo professionale, i soggetti economici collegati, i pazienti, le loro famiglie e, più in generale la collettività regionale, a riflettere insieme sulle politiche a tutela della salute mentale in Piemonte, all'inizio del 2017 l'IRES Piemonte su incarico dell'Assessorato alla Sanità della Regione ha avviato un percorso per l'elaborazione di un Piano d'azione regionale per la Salute Mentale (PASM).

     

    Il Piano di azione regionale per la salute mentale come risultato di un processo decisionale inclusivo e partecipato

    Il lavoro avrebbe potuto essere svolto da esperti, ricercatori e professionisti della salute, invece in accordo con l'Assessorato si è deciso di intraprendere la strada, molto più complessa e potenzialmente irta di ostacoli, del percorso partecipato che presenta il vantaggio di coinvolgere in tutto il percorso professionisti e "cittadini competenti" con un risultato atteso che inevitabilmente riflette punti di vista ed esperienze diverse e una maggiore rispondenza ai bisogni dei cittadini.

    All'inizio del 2017 si è costituito un Gruppo di Lavoro con il compito di affiancare nel coordinamento del percorso il Gruppo di Progetto, costituito dall'IRES Piemonte e dai ricercatori di Eclectica. Il Gruppo di Lavoro è composto da 12 esperti in materia, provenienti da Aziende Sanitarie, Enti Gestori dei Servizi Sociali, erogatori di servizi, Università.

    Tra maggio e giugno durante cinque workshop territoriali – a Torino, Ivrea, Omegna, Alessandria e Cuneo – 240 persone hanno lavorato insieme per un'intera giornata. Il numero di partecipanti è stato tra i 36 al workshop di Omegna e i 58 al workshop di Cuneo, non a caso rispettivamente evento di apertura ed evento di chiusura del percorso partecipato, con una media di 46 aderenti a incontro.

    Per ogni workshop è stato stilato un indirizzario di invitati, comprendente: professionisti dei servizi sanitari e dei servizi sociali, membri di associazioni di volontariato, non necessariamente afferenti all'ambito della salute mentale, operatori di cooperative sociali che forniscono servizi a utenti e familiari, amministratori locali, rappresentanti di realtà produttive sensibili al tema, figure del mondo scolastico, operatori dei Centri per l'impiego. L'obiettivo era ottenere un gruppo composito, seppure limitato, di stakeholder, estendendo la partecipazione non solo a soggetti direttamente coinvolti nella cura e nella riabilitazione degli individui con disagio mentale, ma anche a enti e istituzioni che possono concorrere alla piena realizzazione della loro inclusione sociale.

    Partendo dalle esperienze in corso nelle realtà locali piemontesi, i partecipanti hanno individuato 23 temi prioritari destinati a diventare la prima ossatura del PASM. I temi prioritari riguardano problemi legati alla disponibilità delle risorse, la necessità di approcci più coraggiosi quali lavoro integrato, co-progettazione e relazioni tra operatori, la precocità degli interventi, la necessità di dotarsi di strumenti di valutazione.

    Al fine di garantire il coinvolgimento attivo di tutti gli intervenuti, la scelta delle tecniche di gestione dei gruppi è ricaduta su due metodi qualitativi partecipati: il World Café, un metodo per avviare conversazioni informali su temi specifici, e il Nominal Group, un processo strutturato per raggiungere il consenso del gruppo sulla priorità da assegnare a una lista di problemi o soluzioni prodotta dagli stessi partecipanti.

    Successivamente a partire dalle candidature spontanee di soggetti interessati - 124 persone, 74 nei workshop e 50 in seguito a un secondo invito – sono stati costituiti tre tavoli di lavoro tematici, relativi a:

    • iniziative e politiche per la prevenzione e la promozione della salute
    • percorsi di cura
    • interventi per l'emancipazione e l'abilitazione.

    Ogni tavolo, composto da 14 membri, ha dato voce ai diversi mondi che si occupano di salute mentale: Asl (Dipartimenti di salute mentale e altri servizi), Associazioni di utenti e famigliari, Enti gestori dei servizi socio-assistenziali, Enti locali o altri Enti pubblici, Cooperative, Fondazioni o altri erogatori di servizi.

    Tra ottobre e dicembre 2017 si sono tenuti 4 incontri per ciascun Tavolo, condotti da facilitatori, finalizzati a elaborare la proposta di Piano d'Azione Regionale per la Salute Mentale.

    Il primo incontro di ciascun tavolo, prendendo le mosse dai temi prioritari emersi dai workshop, ha individuato un elenco di obiettivi perseguibili da parte del PASM. Il secondo ha prodotto un elenco di possibili azioni utili a perseguire gli obiettivi precedentemente identificati, mentre il terzo ed il quarto incontro hanno sviluppato la progettazione delle azioni che hanno incontrato un ampio consenso tra i partecipanti e sono state considerate attuabili.

     

    Riflessioni conclusive

    Cittadini utenti e famigliari, rappresentanti del mondo associativo e del terzo settore, professionisti della salute hanno vissuto un'esperienza inconsueta, poco praticata nell'elaborazione di documenti di programmazione e politica sanitaria, mostrando all'inizio scetticismo e taluni anche diffidenza. Tutti, ma proprio tutti, al termine dei lavori hanno espresso commenti positivi per il risultato – che certo per alcuni avrebbe potuto essere anche più coraggioso – ma soprattutto per le modalità di lavoro. E' stato riconosciuto che tutti i partecipanti hanno avuto la possibilità di esprimersi, tutti i punti di vista sono stati ascoltati, molto spesso accolti e riformulati più e più volte fino a giungere a una definizione condivisa.

    Si sarebbe potuto fare di più e meglio. Sì. Ma l'originalità del processo dà una forza inedita al risultato.

    Il lavoro prodotto deve ora seguire i passaggi istituzionali per arrivare, auspicabilmente in tempi brevi, ad essere fatto proprio da parte della Giunta e del Consiglio Regionale, recependo le criticità e gli obiettivi segnalati, assumendo le 20 azioni indicate e indicando i percorsi di attuazione.

     

    Per approfondimenti

    www.ires.piemonte.it/index.php/aree-di-ricerca/salute/salute-mentale.

     

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