I processi inclusivi

    di Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. (IRES Piemonte)

    Introduzione

    I processi inclusivi, anche denominati processi partecipati, sono percorsi strutturati che hanno come obiettivo coinvolgere attivamente cittadini comuni nella formulazione delle politiche pubbliche. Si tratta di esperienze che, pur rimanendo ancora relativamente inconsuete, nel corso degli ultimi vent'anni si sono moltiplicate sia a livello internazionale, sia in Italia.

    Hanno un carattere consultivo e non sostituiscono, ma integrano i processi decisionali condotti dalle istituzioni. Le politiche pubbliche a cui si applicano sono le più diverse: interventi di riqualificazione urbana e grandi opere, politiche ambientali, sociali e sanitarie, regolamentazione di temi eticamente sensibili, riforme elettorali e costituzionali per limitarsi agli esempi in cui le esperienze sono maggiori.

    Se non c'è praticamente politica pubblica che non possa essere formulata attraverso un processo inclusivo, due sono le occasioni in cui questo approccio è particolarmente raccomandabile: quando si affrontano problemi pubblici altamente conflittuali, con l'obiettivo di individuare soluzioni costruttive in grado di attenuare o risolvere il conflitto; quando ci si occupa di problemi pubblici particolarmente complessi, come nel caso della salute mentale, con l'obiettivo di elaborare politiche integrate frutto di competenze differenziate e di molteplici punti di vista.

     

    I caratteri comuni

    I processi inclusivi condividono alcuni importanti caratteri comuni. Sono percorsi attentamente progettati e le regole di fondo sulla loro durata, sulle fasi in cui si articolano, sulle modalità di partecipazione sono definite chiaramente prima del loro inizio. Siccome hanno come obiettivo coinvolgere cittadini comuni, sono strutturati in modo tale da favorire la comprensione a tutti e a dare il massimo spazio all'informalità, in modo da garantire possibilità di espressione anche a chi non sia abituato ad intervenire in contesti formali. Ai partecipanti è garantita la massima trasparenza durante tutto il loro svolgimento, rendendo disponibili tutte le informazioni esistenti e i documenti intermedi che vengono man mano prodotti: si tratta di accorgimenti fondamentali a garantire il buon esito dei processi, superando le diffidenze degli stessi cittadini che vi prendono parte.

    Lo sviluppo dei processi inclusivi si è accompagnato ad una loro diversificazione. Si possono identificare tre principali varianti: i processi inclusivi che si ispirano ai principi della democrazia partecipativa, anche denominati processi partecipativi; i processi inclusivi che si ispirano ai valori della democrazia deliberativa, anche denominati processi deliberativi; i processi inclusivi ibridi, che cioè combinano aspetti partecipativi con aspetti deliberativi.

     

    I processi partecipativi

    I processi partecipativi si propongono di integrare la democrazia rappresentativa dando voce agli attori più deboli della società che non riescono ad incidere sulle scelte pubbliche. Detto in altre parole, l'obiettivo è aiutare questi soggetti ad articolare le loro domande e ad esercitare pressione nei confronti delle istituzioni in modo che possano ottenere ascolto e risposta. Generalmente la partecipazione è aperta a tutti coloro che sono interessati e si struttura in incontri pubblici a cui prendono parte anche molte decine di persone. La conduzione degli incontri è affidata a facilitatori che hanno il compito di garantire a tutti la libertà di espressione e di mantenere un clima adeguato, anche all'interno di assemblee affollate e talvolta conflittuali.

    I bilanci partecipativi sono tra le esperienze di questo tipo più consolidate: l'utilizzo di una quota del bilancio comunale è decisa attraverso il coinvolgimento diretto dei cittadini. In seguito all'esperienza pilota di Porto Alegre in Brasile avviata nel 1989, molte città in diverse parti del mondo, hanno realizzato esperienze analoghe, tra cui recentemente Milano e Parigi .

     

    I processi deliberativi

    I processi deliberativi si propongono di estendere il confronto tra punti di vista diversi, in modo da superare o attenuare i conflitti. L'obiettivo è stimolare cittadini con opinioni e interessi contrapposti a discutere in modo argomentato, a cercare terreni comuni e ad elaborare soluzioni costruttive ampiamente condivise. In questi casi la partecipazione si struttura in uno o più piccoli gruppi (da 5 a 15 persone), per far sì che all'interno di ciascun gruppo si stabilisca un'interazione consistente e produttiva. I partecipanti sono generalmente scelti attraverso la selezione casuale all'interno di una popolazione di riferimento, in modo tale da comporre un gruppo realmente eterogeneo. È inoltre fondamentale che i partecipanti ricevano informazioni circostanziate e affidabili sui temi oggetto di discussione e che si confrontino direttamente con esperti del settore. I facilitatori oltre a garantire la libertà di espressione stimolano la riflessività e la creatività dei partecipanti, invitandoli costantemente a mettere in discussione le proprie posizioni e a immaginare possibili alternative.

    Tra le esperienze più diffuse di questo tipo si possono citare le giurie dei cittadini: un gruppo di cittadini di piccole dimensioni composto attraverso selezione casuale ha il compito di formulare raccomandazioni condivise su di un problema di rilevanza pubblica, alternando sessioni di informazione e confronto con esperti a sessioni di discussione interna. Le giurie dei cittadini hanno una diffusione maggiore nel mondo anglosassone, ma non mancano esperienze di questo tipo anche in Italia e su temi molto diversi. Ad esempio in anni recenti l'Università di Torino ha organizzato una giuria sulle politiche contro l'inquinamento, una giuria sul testamento biologico e una giuria sulla riforma federalista dello stato; l'Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri di Milano ha promosso due giurie per discutere se il servizio sanitario nazionale debba consigliare test di screening nella popolazione sana per il tumore alla prostata e la fibrosi cistica; a Castelfranco di Sotto, un piccolo comune nella Provincia di Pisa, è stata realizzata una giuria cofinanziata dalla Regione Toscana riguardante il progetto di un impianto per il trattamento dei rifiuti industriali.

     

    I processi inclusivi ibridi

    I processi inclusivi ibridi cercano di combinare il rafforzamento dei soggetti più deboli con la discussione nel merito dei problemi e l'elaborazione di soluzioni il più possibile consensuali.

    Un esempio molto rilevante di processo ibrido è costituito dal dibattito pubblico sulle grandi opere che generano esternalità negative concentrate sui territori che li ospitano, come ad esempio autostrade, ferrovie, centrali per la produzione di energia. Si tratta di un percorso di informazione, discussione e confronto con le comunità locali che generalmente prevede sia incontri pubblici aperti a tutti, sia approfondimenti tematici condotti in gruppi di piccole dimensioni. Da oltre vent'anni in Francia è stato introdotto l'obbligo di realizzare il dibattito pubblico durante la fase di progettazione delle opere al di sopra di una certa soglia di grandezza e da allora sono stati complessivamente organizzati oltre un centinaio di dibattiti . In Italia poco meno di dieci anni fa sono state realizzate le prime due esperienze pilota, riguardanti il progetto di un nuovo tratto autostradale a Genova e la riqualificazione di Castelfalfi, un antico borgo medioevale in Toscana. In seguito l'obbligo di realizzare il dibattito pubblico per le opere di grandi dimensioni è stato previsto dalla Regione Toscana ed è stato introdotto nella legislazione nazionale dalla recente riforma del codice degli appalti.

    Molti altri processi ibridi non ricorrono a format predefiniti, come il dibattito pubblico, ma sono progettati ad hoc, in modo da essere adattati alle peculiarità del tema in discussione e del contesto. Il processo inclusivo per la costruzione del Piano d'azione per la salute mentale del Piemonte è un chiaro esempio di questo tipo: ad una prima fase articolata in cinque workshop territoriali dal carattere maggiormente partecipativo è seguita una seconda fase maggiormente deliberativa, condotta da tre tavoli tematici con un numero circoscritto di componenti.

     

    Conclusioni

    I processi inclusivi sono oggetto di tre principali critiche. La prima critica è in genere avanzata da tecnici, funzionari pubblici, attori politici e sostiene che queste esperienze rischiano di sostituirsi impropriamente agli esperti e alle istituzioni rappresentative, aprendo la strada a decisioni populiste. La seconda critica è opposta alla precedente ed è talvolta sollevata da associazioni, comitati e movimenti di cittadini: secondo questa prospettiva i processi inclusivi non incidono realmente sulle decisioni pubbliche, ma servono semmai a legittimare scelte che sono in realtà già state prese. La terza critica è ampiamente diffusa e afferma che i processi inclusivi richiedono troppo tempo e risorse per la loro realizzazione. Cosa c'è di vero?

    Gli studi empirici, ormai piuttosto numerosi, chiariscono che i processi inclusivi non sono la panacea di tutti i mali e in alcuni casi producono esiti poco rilevanti o discutibili. Allo stesso tempo suggeriscono che questi processi, se attentamente progettati e correttamente condotti, sono in grado di evitare sia il rischio della deriva populista sia quello opposto della manipolazione dall'alto e presentano un evidente valore aggiunto: aprono la strada a decisioni non necessariamente migliori in termini assoluti, ma più in grado di affrontare aspetti e questioni trascurate, di elaborare soluzioni maggiormente condivise e per questo più facilmente attuabili. I tempi di realizzazione sono generalmente contenuti in pochi mesi, una durata trascurabile a fronte dei potenziali benefici; i costi possono variare molto da caso a caso, ma rappresentano sempre una quota molto piccola dei fondi per la politica pubblica in discussione.

     

    Bibliografia

    Bobbio L. (a cura di), 2013, La qualità della deliberazione. Processi dialogici tra cittadini, Carocci, Roma

    Floridia A., 2013, La democrazia deliberativa: teorie, processi e sistemi, Carocci, Roma

    Lewanski R., 2016, La Prossima Democrazia. Dialogo – deliberazione – decisione, Lulu Press, https://laprossimademocrazia.com/.

     

     

     

     

     

    Nota(1) Si veda il sito https://www.bilanciopartecipativomilano.it/

    Nota(2) Si veda il sito https://budgetparticipatif.paris.fr/bp/

    Nota(3)   Si veda il sito https://www.debatpublic.fr/

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