EDITORIALE N.14 - I Giovani

    I giovani pochi e troppi: perché

    di Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. - IRES Piemonte.

    Nel 2012 l'Ires ha dedicato alla condizione giovanile in Piemonte un articolato programma di ricerca. Sono stati prodotti 15 contributi di analisi, resi disponibili alla lettura e alla discussione nel contenitore Cantiere Progetto Giovani del sito internet www.ires.piemonte.it e poi, in forma più sintetica, in un numero speciale monografico della rivista InformaIRES, il n. 41/2012.

     

    Da alcuni di quei contributi sono stati tratti gli articoli compresi in questo numero di Politichepiemonte, che vuole offrire – in forma sintetica e selettiva - un'opportunità di più ampia diffusione a risultati conseguiti con un lavoro comune, e favorire una discussione che possa aiutare ad orientare il prosieguo delle attività.

     La domanda comune a cui si è cercato di rispondere da diversi punti di osservazione è perché la generazione meno numerosa e più scolarizzata nella storia del Piemonte si trovi ad affrontare un mercato del lavoro così difficile.

    E' solo colpa della crisi che stiamo attraversando?

    L'Ires ritiene che le cause vadano cercate in un complesso di ragioni, che in parte precedono e in parte vanno oltre la congiuntura attuale. I dati essenziali sono semplici. In Piemonte nel 1981 i giovani tra i 15 e i 34 anni erano 1.250.000, oggi sono 900.000, quasi il 30% in meno. Nel 1981, la metà dei giovani non proseguiva gli studi oltre le medie inferiori. Oggi i tassi di scolarizzazione dei 14-18enni superano stabilmente il 90%, quelli in età universitaria raggiungono il 40%. Eppure, invece di scarsità sembra di avere sovrabbondanza di giovani sul mercato del lavoro; e anche per i più scolarizzati la qualità degli impieghi e le retribuzioni non sembrano premiare l'investimento in istruzione. Come mai? Diverse le possibili cause. Da un lato, dinamiche demografiche meno univoche del previsto: ci sono meno giovani, ma sempre più adulti nelle età attive, più alta partecipazione femminile e una legislazione che posticipa sempre più le uscite. Se la gran parte delle opportunità di nuova occupazione da sempre deriva dal fisiologico processo di ricambio fra le generazioni, le esigenze di rimpiazzo oggi sono assai minori di quelle che si potevano prevedere anni fa. Se dal 2004 al 2010 i giovani occupati in Piemonte sono diminuiti di 41.000 unità, gli occupati anziani sono aumentati di 48.000. Ma un ruolo particolarmente importante nella caduta dell'occupazione giovanile e nelle difficoltà di una ripresa è attribuibile ai mutamenti intervenuti nella composizione delle attività economiche e ai cambiamenti organizzativi all'interno delle imprese e delle amministrazioni. Da essi deriva una tendenza alla polarizzazione dell'occupazione e della domanda di lavoro che offre maggiori spazi nelle posizioni più elevate e in quelle più basse, ma molti meno in quelle intermedie. Non è un fenomeno solo torinese e piemontese, sia ben chiaro, perché lo svuotamento delle posizioni lavorative impiegatizie, insieme a molte fra gli operai qualificati e i lavoratori autonomi, è un trend internazionale. Ma per il Piemonte è particolarmente grave per due motivi. Quelle posizioni assorbivano un gran numero di giovani: ancora nel 2004 il lavoro autonomo riguardava più di ¼ dei giovani occupati; nel 2010 il loro numero si è dimezzato. Dall'altra parte, proprio quei lavori a media qualifica rappresentano l'obiettivo professionale prediletto da molti giovani scolarizzati: una recente indagine svolta in area torinese indica nell' "impiegato" la singola figura professionale più ambita. Si profila quindi un pesante disallineamento tra aspirazioni/formazione e opportunità professionali disponibili per i giovani: alcune troppo qualificate per soggetti senza esperienza, altre poco ambite. Le specifiche difficoltà dei laureati sintetizzano bene una sindrome più generale.

    Giovani e politiche: alla ricerca di un equilibrio tra due dimensioni

    Una specifica "questione giovanile" è emersa con drammatica urgenza in tutto il mondo occidentale in connessione con la crisi di fine 2008: da allora i tassi di disoccupazione giovanili sono aumentati, ben più di quelli della popolazione complessiva, e gran parte degli istituti di ricerca e delle istituzioni internazionali hanno rivolto una preoccupata attenzione alla comprensione e al trattamento del "problema dei giovani nella crisi".

    In tale contesto, i giovani prendono risalto in una duplice veste: da un lato, emergono come la componente sociale su cui si sono maggiormente concentrati i riflessi problematici della crisi, in termini di disoccupazione e di maggior difficoltà/durata dei processi di transizione fra formazione e lavoro. D'altro canto, però, gli stessi giovani vengono a rappresentare anche la componente sociale da cui ci si attende un maggior contributo per uno sviluppo futuro più solido di quello che ha portato alla crisi. Ad essi vengono infatti attribuiti compiti di innovazione e capacità di iniziativa, insieme a competenze e motivazioni ad agire, che sono ritenuti indispensabili per uscire dalle presenti e persistenti difficoltà dello sviluppo.

    In questa duplice veste i giovani possono oggi venire ad occupare il centro dell'attenzione delle politiche pubbliche, ponendo loro domande e problemi nuovi. Le politiche dovrebbero riuscire a compensare le specifiche debolezze dei giovani con la capacità di stimolare e valorizzare appieno i loro elementi di forza, in termini di reazione alle difficoltà e di costruzione delle condizioni per uno sviluppo innovativo. In pratica, le politiche devono riuscire a sostenere i giovani nelle fasi di debolezza senza deprimerne le motivazioni e la propensione all'attivismo reattivo, anzi valorizzandone tutte le potenzialità innovative. La ricerca dovrebbe aiutare le politiche a raggiungere questo obiettivo e a mantenere questo difficile equilibrio.

    In questo quadro il Progetto Giovani dell'Ires Piemonte si è articolato in un primo rapporto di definizione delle problematiche attinenti al tema e in un programma di ricerca per approfondire i temi emergenti. Nell'immediato - nel programma 2012 - ci si è proposti di cogliere e documentare i cambiamenti, o le persistenze, che hanno caratterizzato la condizione e le esperienze giovanili nel passaggio da prima a durante la crisi, cercando di capire quanto della "questione giovanile" attuale possa essere attribuito alla crisi in termini causali e quanto invece dalla crisi sia stato "soltanto" fatto emergere con maggior evidenza, avendo però le proprie radici prima e altrove. Nel fare ciò si è data attenzione alle comparazioni nello spazio, fra la nostra regione e altre aree significative di confronto: altre regioni del Nord, Italia, Europa, OECD; per verificare se e quanto vi siano differenze nei modi e nelle intensità con cui i processi che interessano il mondo giovanile si manifestano nei diversi territori, con ovvie conseguenze sull'interpretazione dei medesimi e sull'ordine di priorità con cui le politiche regionali e locali dovrebbero farsene carico.

    Allo stesso tempo, si è avviata una ricognizione delle misure di policy orientate più o meno direttamente ai giovani. Anche in questo caso, diversi obiettivi sono stati posti per essere perseguiti congiuntamente, seppur non necessariamente nello stesso tempo. Da un lato, ci si è prefissi l'obiettivo immediato di fornire una ricostruzione aggiornata degli orientamenti di policy in materia e delle realizzazioni conseguenti ai diversi livelli istituzionali, con particolare attenzione ai mutamenti che la crisi sembra aver indotto nel definire le priorità e nel distribuire le risorse disponibili. Dall'altro, si è iniziato ad acquisire materiali utili per un esercizio di policy analysis orientato a comprendere il razionale delle diverse politiche e a desumerne i giudizi impliciti di valore sulle problematiche giovanili verso le quali gli interventi vengono rivolti. Si potrebbe così ricostruire un quadro di giudizi, valutazioni, propositi e obiettivi delle politiche pubbliche (articolato con riferimento al tempo e alle diverse scale territoriali) con i quali potranno confrontarsi le analisi sulle diverse dimensioni della condizione giovanile condotte dai ricercatori nella prima fase del progetto. Dall'intersezione fra le due linee di analisi potrebbero emergere indicazioni utili per valutare la coerenza fra dati di conoscenza e proposte d'azione in essere presso i diversi attori istituzionali e sociali, con suggerimenti circa i modi per meglio sintonizzarle, se necessario.

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