Giovani e mondo rurale in Piemonte

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    Introduzione(1)

    Sono almeno due gli approcci possibili per trattare del rapporto tra i giovani e il mondo rurale. Il primo si basa su uno sguardo settoriale, attraverso il quale l'analisi si concentra sul settore agricolo. Il rapporto tra giovani e agricoltura è critico: questo comparto soffre storicamente di spiccata senilizzazione e difficoltà di ricambio generazionale ma mostra nuovi, incoraggianti segnali. La seconda chiave di lettura è territoriale.

     

    In questo caso l'attenzione si concentra soprattutto sulle dinamiche socio-demografiche delle aree rurali di collina e montagna, divenute marginali a causa di un lunghissimo percorso di abbandono. Tuttavia, negli anni più recenti, si registra anche su questo fronte una timida inversione di tendenza. Questi due approcci, e i fenomeni che sottendono, sono ovviamente collegati tra loro, nella misura in cui esiste un forte intreccio tra destino dell'agricoltura e vitalità complessiva dei territori rurali.

     

    Lo sguardo settoriale: i giovani in agricoltura

    La senilizzazione del settore agricolo è un fenomeno che si è progressivamente sviluppato nel corso del ventesimo secolo, con un'impennata nel periodo del boom industriale. Il processo è stato parte del più generale percorso di trasformazione sociale che caratterizza quasi sempre, in tutto il mondo, la transizione da società contadina a urbana. I giovani hanno lasciato la campagna attratti dalla maggiore rimuneratività e stabilità dei posti di lavoro nell'industria e nel terziario. Inoltre, sino non molti anni fa, lo status sociale di agricoltore era considerato arcaico e meno gradito rispetto a quello offerto da altri mestieri.

    Nonostante queste premesse, da alcuni anni si registra un'incoraggiante inversione di tendenza, svelata sia dal moderato aumento dell'incidenza di imprese agricole guidate da giovani, sia dalla crescita dell'occupazione agricola nelle fasce di età meno elevate. Il rinnovato interesse per il settore dipende dal fatto che in aziende moderne e di ampie dimensioni, oppure orientate ai prodotti ad alto valore aggiunto, è oggi possibile realizzare un reddito adeguato. Inoltre, l'immagine dell'agricoltore è stata "riabilitata" dagli opinion maker che hanno narrato le storie di successo di imprenditori agricoli innovativi ed esaltato i valori dell'economia del gusto. Non è da trascurare, inoltre, il fatto che quasi tutti i settori che tradizionalmente assorbivano lavoratori dalle campagne sono oggi in crisi e che, pertanto, non sono più in grado di fornite l'attraente alternativa del passato.

    La recente pubblicazione dei dati del 6° Censimento dell'Agricoltura 2010 mostra che in Piemonte il 13% delle imprese agricole è guidato da imprenditori di età inferiore a 40 anni, con un contenuto aumento (un punto percentuale) rispetto al 2000. Tuttavia, dalla rilevazione Istat delle forze di lavoro in Piemonte (figura 1), emergono dati più interessanti. Considerando il periodo 2004-2010 e la fascia di età compresa tra 15 e 34 anni, a fronte di un grave calo generale degli occupati (-19,5%) dovuto alla crisi economica, l'agricoltura mostra una apprezzabile crescita (+22,8%). Il primario è stato l'unico comparto, assieme all'alberghiero, nel quale è aumentata l'occupazione giovanile nel periodo della crisi economica. Ancora più significativa è la scomposizione dei dati per genere e tipologia di occupazione: la maggior parte di questo incremento occupazionale è attribuibile alle donne, con una ripartizione quasi equivalente tra lavoratrici dipendenti e indipendenti. La crescita della componente femminile giovane può essere messa in relazione allo sviluppo della cosiddetta diversificazione: agriturismo, servizi didattici, vendita diretta in azienda o presso i farmer's market sono attività in crescita nelle fattorie piemontesi e, molto spesso, sono svolte da giovani donne.

     

    Figura 1. I giovani (15-34 anni) occupati nel settore agricolo in Piemonte nel 2004 e nel 2010.

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    Fonte: Istat, Rilevazione forze lavoro

     

    Vista la scarsità di giovani nel settore agricolo, esiste da tempo una linea d'intervento pubblico volta a promuoverne l'inserimento, facente parte dell'ampia batteria di strumenti a disposizione dei Programmi di Sviluppo Rurale (PSR), che attuano a scala regionale la PAC, politica agricola e rurale dell'Unione Europea. In particolare, sia il PSR 2000-2006 che l'attuale PSR 2007-2013 prevedono una specifica misura: i soggetti under 40 che diventano titolari di un'azienda agricola ricevono un "premio di insediamento". Il premio non è di consistenza tale da permettere investimenti rilevanti (si tratta di alcune decine di migliaia di euro) per cui la misura presenterebbe scarsa potenzialità se non fosse agganciata ad altre misure, come quella che sostiene gli investimenti in azienda, attraverso un sistema di priorità, definendo il cosiddetto "pacchetto giovani". Le prime indicazioni comunitarie per il periodo di programmazione 2014-2020 confermano il ricambio generazionale tra le priorità della PAC. E' auspicabile che il "pacchetto giovani" venga riproposto anche nel prossimo PSR, eventualmente irrobustito con maggiori sinergie per quanto riguarda formazione e consulenza.

    Nel corso dell'ultimo decennio in Piemonte circa 5.000 under 40 sono diventati titolari di impresa agricola grazie al PSR. Circa i ¾ dei casi finanziati, tuttavia, sono stati subentri in ambito familiare, all'interno di aziende già esistenti, un aspetto che solleva la questione degli effetti inerziali della misura. I nuovi insediamenti veri e propri, tuttavia, hanno mostrato un'interessante incidenza nelle aree montane, dove esistono minori barriere all'ingresso e minori costi fondiari.

     

    Lo sguardo territoriale: dal declino al neoruralismo

    L'avvio di imprese agricole guidate da giovani nelle aree montane ci collega con il secondo tema dell'articolo. L'evoluzione socioeconomica del Piemonte nel corso del ventesimo secolo ha lasciato una profonda traccia demografica nelle aree rurali a causa di robuste ondate di emigrazione. L'esito di questo lungo processo, nelle aree montane e di alta collina, ha lasciato una popolazione rarefatta e una struttura demografica squilibrata verso gli anziani, poiché i fenomeni migratori sono stati selettivi in termini di età. Questo ha reso i giovani una risorsa particolarmente scarsa in molte aree di montagna e di collina del Piemonte. Tuttavia, negli anni recenti lo spopolamento delle aree rurali marginali sembra essersi arrestato e si registra una timida inversione di tendenza, soprattutto grazie al saldo migratorio positivo.

    Oltre alle risultanze statistiche, giungono dal territorio numerose testimonianze, anche se prevalentemente in forma aneddotica o di caso esemplare, che individuano il fenomeno del "neoruralismo", cioè dell'insediamento di persone e famiglie in area rurale, in controtendenza con lo storico fenomeno di abbandono. La casistica è piuttosto varia e va dalle comunità etniche che si costituiscono in un'area ristretta sulla base di una specializzazione lavorativa, anche attraverso il ricongiungimento familiare, al semplice ritorno al paese di origine dei pensionati, così come l'insediamento di soggetti giovani con caratteri originali e innovativi. Una recente indagine curata da G. Dematteis (2011) sui nuovi residenti di alcune vallate montane piemontesi(2), fornisce preziose informazione a proposito. Verificando presso le anagrafi comunali le caratteristiche degli iscritti nel quinquennio 2005-2009, lo studio ha accertato che il 25% di costoro appartiene alla fascia di età tra 0 e 25 anni. L'incidenza degli arrivi dall'estero è stata del 22%, a fronte di una provenienza dall'ambito provinciale del 53%.

    Per consolidare e rafforzare il ripopolamento delle aree rurali marginali, gli esperti pongono l'attenzione sulla necessità di adeguate politiche pubbliche: Queste si dovrebbero concentrare sul tema dei servizi essenziali, tra cui le scuole (la cui presenza è costantemente minacciata dalle riforme che tendono a concentrare i plessi), i trasporti locali, i servizi sanitari e, non ultima, l'accessibilità a internet in banda larga. Quest'ultimo aspetto richiama la possibilità di svolgere nelle aree rurali nuovi mestieri, in aggiunta ai settori tradizionali che, oltretutto, possono essere consolidati e innovati, creando posti di lavoro legati alle risorse locali.

    L'esperienza degli ultimi decenni tende a sostenere la necessità di adottare un metodo basato sull'approccio integrato e "dal basso", attraverso un coinvolgimento attivo degli attori e delle comunità locali. Questo modello d'intervento, ad esempio, è fatto proprio dall'iniziativa comunitaria Leader, che ha generato numerosi casi di buona pratica anche sul nostro territorio.

    L'entità dei fenomeni migratori, inoltre, suggeriscono la necessità di sviluppare forme innovative di attrazione e accoglienza e politiche di integrazione culturale, per facilitare l'inserimento dei nuovi residenti nelle comunità locali.

       

     

     

     

    Nota(1) Contributo preparato nell'ambito del Progetto Giovani dell'Ires Piemonte reperibile all'indirizzo: www.ires.piemonte.it

    Nota(2) Dematteis, G. (a cura di), Montanari per scelta. Indizi di rinascita nella montagna piemontese, Milano, Franco Angeli, 2011. Le aree considerate sono la Valchiusella, l'Alta e la Bassa Valle di Susa, l'Alta Langa

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