Un confronto europeo: giovani, adulti e anziani sul mercato del lavoro

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    Introduzione

    La situazione dei giovani nel mercato del lavoro piemontese può ricevere nuova e chiara luce da un confronto, oltre che con le altre fasce di età anche da un diretto con alcune altre regioni europee.

    Si sono poste a confronto 7 aree regionali europee individuate sia per la loro vicinanza geografica col Piemonte (il Tirol in Austria, il Canton Ticino in Svizzera, che non fa parte dell'UE ma che pare interessante considerare per il flusso transfrontaliero alimentato dalla provincia del VCO, e le regioni francesi Rhône-Alpes e Provence-Alpes-Côte d'Azur, nota con l'acronimo di PACA), sia per una certa affinità delle loro strutture socio-economiche, come nel caso delle due regioni tedesche del Baden-Wurttenberg e del Bayern, o della Cataluña.

     

    Si tratta di aree dalle dimensioni demografiche diverse, con dinamiche distinte, che oscillano fra la forte dinamicità della Cataluña e il trend relativamente statico di Bayern e Baden-Württemberg, e con un tasso di presenza giovanile decisamente superiore a quello del Piemonte, che per contro presenta una maggiore incidenza di popolazione d'età matura nella fascia che porta verso la conclusione dell'esperienza lavorativa. Sono in ogni caso regioni importanti nel panorama europeo che intrattengono importanti scambi economici e culturali con la realtà piemontese.

     

    I tassi di occupazione

    L'elemento di confronto di maggior interesse ai nostri fini è rappresentato dalla disaggregazione dei tassi di occupazione per classe di età e per titolo di studio. Per quanto riguarda l'età, il Piemonte presenta elevati tassi d'occupazione nelle classi di età centrali, fra 25 e 54 anni, mentre presenta valori di partecipazione attiva al lavoro molto più bassi sia fra i giovani, specie in confronto alle regioni di lingua tedesca, sia, nel confronto con tutti, tra le persone da 55 a 64 anni, cioè ai due estremi della scala anagrafica.

    Un quadro più completo, esteso anche alle regioni italiane di confronto e distinto per genere, è riportato nella tabella 1, dove si nota, la posizione relativamente buona della nostra regione in rapporto a quelle dell'Italia Settentrionale, nella distribuzione dei valori femminili, a fronte di una performance meno brillante fra gli uomini, mentre nel contesto europeo il Piemonte va decisamente in coda, pur tenendo conto della presenza di non trascurabili differenze anche fra le aree considerate.

    Tabella 1. Tassi di occupazione per genere, classe di età e area regionale (2010)

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    Fonte: elaborazione OMRL su dati Eurostat

     
    Fra i giovani, in particolare, si rileva un relativo allineamento dei valori di genere nelle regioni di lingua tedesca e ancor più in Cataluña, dove i livelli femminili sono superiori a quelli maschili. Nella regione catalana, però, questa particolarità è un portato della crisi, che ha fortemente penalizzato i giovani maschi, con una flessione di ben 12 punti del loro tasso di occupazione nel 2009, mentre nelle regioni dell'Europa del Centro-Nord si tratta di un assetto strutturale, anche se lo scarto fra uomini e donne si accentua al passaggio nelle fasce di età adulte.

     

    E' però nella classe di età superiore più matura, e soprattutto fra le donne, che il gap fra il Piemonte e le altre regioni si amplia: il tasso femminile tra 55 e 64 anno mostra uno scarto oscillante fra 11 e 30 punti percentuali, mentre quello maschile risulta solo di poco inferiore ai livelli registrati in Francia, ma con le restanti aree il divario, di nuovo, va da un minimo di 13 a un massimo di 29,5 punti.

    Anche in questo caso è utile analizzare l'andamento degli ultimi anni nelle due fasce di età estreme, giovani e anziani: il grafico 1 si concentra sui ragazzi tra 15 e 24 anni, ed evidenzia come la crisi in realtà non abbia determinato rilevanti effetti sui tassi d'occupazione dei giovani, salvo che in Cataluña, dove si ritrova la forte tendenza al declino prima rilevata per effetto della crisi, e in Piemonte, dove si osserva, caso unico fra le regioni in esame, una flessione del tasso di occupazione giovanile che si dispiega su tutto il periodo considerato, con una prima caduta rilevante fra il 2004 e il 2006, e un secondo scalino in corrispondenza della fase recessiva.

     

    Figura 1. Andamento dei tassi di occupazione 15-24enni in alcune regioni europee (2004-2010)

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    Fonte: elaborazione OMRL su dati Eurostat

     

    Tale dinamica non è tipica soltanto della nostra regione, ma si ritrova in tutta Italia, con una particolare accentuazione nel Settentrione: nelle tre grandi regioni del Nord prima citate la flessione del tasso di occupazione giovanile è del tutto analoga a quella piemontese e tende a distribuirsi in modo ancora più lineare e progressivo nel tempo; in Italia la caduta è un po' inferiore, pari a 7 punti percentuali, perché questo fenomeno assume un minore impatto nel Centro-Sud.

    All'altro estremo della distribuzione per età si assiste invece in tutte le regioni comparate ad una progressiva crescita dei tassi d'occupazione, essenzialmente concentrata nella fascia 55-59 anni in Italia, diffusa anche nella classe quinquennale successiva nelle altre nazioni, soprattutto in Germania. E' un processo su cui incidono in parte le dinamiche demografiche, che hanno cominciato a portare nella classe dei cinquantenni i membri delle generazioni numerose nate negli anni del baby boom, in parte maggiore le modifiche in senso estensivo delle legislazioni sull'età pensionabile, oltre alle deliberate politiche di active ageing, dove sono praticate. Solo nella Cataluña l'impatto della crisi è così pesante da indurre ad un'inversione di tendenza, ma molto meno marcata di quella rilevata fra i giovani e nel dato complessivo.

    Il tema dell'active ageing è particolarmente sentito dall'UE, tanto che l'anno 2012 è stato designato come "European Year for Active Ageing and Solidarity Between Generations", sottolineando l'interconnessione fra le generazioni che sta alla base dei processi di ricambio occupazionale. In Italia, peraltro, e in Piemonte in particolare, dove il tasso di senilizzazione è fra i più elevati al mondo, la sensibilità verso tali iniziative, tanto più importanti alla luce della recente riorganizzazione del sistema pensionistico, appare ancora poco sviluppata.

    Il contrasto fra l'andamento occupazionale di giovani e anziani è stridente in Piemonte, come nelle altre regioni del Nord, e trova analogia negli ambiti territoriali europei di confronto solo in Cataluña, essenzialmente come prodotto della crisi, non come dinamica strutturale. Altrove, invece, si osserva un aumento dell'occupazione giovanile più o meno apprezzabile, anche se generalmente inferiore in proporzione a quello registrato fra la popolazione da 55 a 64 anni.

    La dinamica occupazionale per età è ovviamente condizionata dall'andamento demografico della relativa popolazione: così il calo rilevato in Piemonte degli occupati nella fascia tra 25 e 34 anni è associato alla contrazione dei residenti in tale ambito anagrafico, che dal 2004 al 2010 diminuiscono del 13%. Nella classe fra 15 e 24 anni, però, quella soggetta al maggior ridimensionamento nel periodo in esame (-30%, come accennato) la popolazione registra invece un modesto incremento (+2,1%).

     

    Figura 2. Occupati per classe di età in alcune regioni europee (2004-2010)

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    Fonte: elaborazione OMRL su dati Eurostat

     

    Parimenti, la variazione negativa degli occupati nella classe 35-44 anni nelle regioni francesi e tedesche dipende in gran parte da un effettivo calo degli abitanti in tale coorte demografica (-10% nel Bayern e -7% nel Tirol). Ancora, in Cataluña la popolazione fino a 24 anni diminuisce dell'8% nei sette anni di riferimento: una flessione che contribuisce, benché solo in parte, al forte arretramento dell'occupazione giovanile.

    Colpisce dunque ancor più, in Piemonte, la contrapposizione speculare fra diminuzione dei giovani e crescita degli anziani occupati, che avviene in sostanziale sintonia anche in termini numerici (-41.000 ragazzi contro +48.000 "seniores") e che fa pensare ad un processo sintetizzabile nella formula "young out, old in": una definizione esattamente ribaltata rispetto a quella applicata ai processi di ricambio occupazionale degli anni '80, caratterizzati da un ringiovanimento della forza lavoro, anche via l'espulsione precoce di molti adulti a fronte dell'ingresso di giovani con formule contrattuali più "leggere".

    In realtà, negli anni più recenti la presenza crescente di lavoratori anziani dipende, non tanto da un afflusso di nuovi occupati o occupate d'età matura, quanto dal progressivo invecchiamento degli occupati di classi demograficamente più numerose, il cui effetto è stato amplificato dalle misure di freno alle uscite verso il pensionamento. D'altro canto, però, sarebbe improprio attribuire la caduta della partecipazione al lavoro tra i giovani al blocco dei collocamenti a riposo degli ultracinquantenni, per un'evidente asimmetria qualitativa tra i due segmenti di popolazione: è ormai ridotto a circa 1/4 la quota dei giovani che ha solo un livello di istruzione di base. L'assorbimento dei giovani oggi eccedenti dovrebbe essere legato, almeno in buona misura, all'apertura di nuovi spazi occupazionali soprattutto nelle occupazioni a scolarità medio-alta e nell'area dei servizi avanzati o nel bacino delle professioni tecniche o specialistiche, verso cui la gran parte dei giovani dichiara di essere orientata.

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