EDITORIALE N.4 - Agricoltura

    Non solo cibo: l'agricoltura tra multifunzionalità e competizione globale

    A cura di Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. - IRES Piemonte

    Con questo numero, Politiche Piemonte inizia un'escursione nel mondo rurale, ambito sfaccettato e profondamente interessato dalle politiche pubbliche. Un primo passo sarà quello di osservare il rurale prevalentemente attraverso uno sguardo settoriale, parlando quindi di agricoltura.In un secondo momento, e in un numero successivo della rivista, si parlerà invece di sviluppo rurale, adottando un approccio più ampio che interseca gli aspetti settoriali, non necessariamente solo agricoli, le con tematiche proprie dello sviluppo locale e della rivitalizzazione dei territori marginali.

     

    Un'organizzazione di agricoltori, alcuni anni fa, aveva coniato uno slogan particolarmente riuscito: "Se mangi sei coinvolto in agricoltura". Questo motto aveva lo scopo di ricordare ai cittadini l'importanza dell'agricoltura per la loro vita quotidiana, in un periodo in cui poco si parlava di questo settore. Nel frattempo, la comunicazione ha iniziato a occuparsi più frequentemente di agricoltura e alimentazione. Tuttavia, questo avviene generalmente con toni allarmanti (ad esempio quando si affaccia una crisi sanitaria), oppure in modo apologetico (quando si magnificano le doti di un certo prodotto di nicchia). Questi impulsi si mescolano con la percezione comune di un settore "distante" e statico, immerso nella tradizione, ancora molto diffusa tra chi ha scarsi legami con la campagna.

     

    Ne emerge un'immagine schizofrenica, una sorta di sdoppiamento che rende difficile al cittadino comune farsi un'idea corretta dell'agricoltura, del suo ruolo nella società moderna e dell'importanza di questo settore per la sua qualità della vita. L'agricoltura, infatti, è determinate non solo per assicurare la disponibilità di cibo sano a prezzi accessibili (un fatto ancora oggi tutt'altro che scontato per molti, troppi abitanti del pianeta) ma anche per determinare la qualità dell'ambiente in cui viviamo. Le modalità con cui si coltiva e si alleva hanno importanti effetti sulla disponibilità di acqua e sulla sua qualità, sul dissesto idrogeologico, sulla biodiversità, sul clima e sul paesaggio; in ultima istanza, sulla nostra vita. Nella nostra regione quasi metà della superficie territoriale è "coperta" da attività agricole, percentuale che aumenta considerevolmente considerando anche i boschi. Un'agricoltura condotta con rispetto dell'ambiente è quindi un potente "generatore" di beni pubblici.

    L'agricoltura, però, è anche e soprattutto un settore economico e come tale si confronta con il mercato. Pur essendo ancorata al "locale" forse più di ogni altro comparto produttivo, è al tempo stesso molto esposta alla globalizzazione (il mercato delle commodities agricole è mondiale) e alla dura competizione che ne deriva. Gli imprenditori stanno sperimentando in questi anni una volatilità dei prezzi agricoli mai vista sinora, causata dall'innestarsi della speculazione finanziaria sulle tensioni di mercato derivanti dal modificarsi del comportamento alimentare di miliardi di persone e dalla nuova destinazione energetica di parte delle materie prime "verdi". L'agricoltura è anche il primo anello di importanti filiere agroindustriali (in Piemonte è immediato ricordare quella vitivinicola, quella lattiero-casearia e quella del riso, anche se un po' tutti gli orientamenti produttivi sono rappresentati) e la base su cui poggiano economie distrettuali e articolate catene del valore (ancora una volta il richiamo al settore del vino è inevitabile, ad esempio pensando all'enogastronomia e al turismo rurale nelle Langhe).

    Se si parla di agricoltura è impossibile ignorare il tema delle politiche dedicate a questo settore, in particolare quelle di matrice europea. Quando nel 1957, con il Trattato di Roma, fu fondata la CEE gettando le prime basi dell'attuale Unione, i sei Paesi promotori individuarono nell'agricoltura il primo settore attorno al quale costruire un mercato e una politica di sostegno comune. I Paesi fondatori ne riconobbero quindi il ruolo strategico a pochi anni di distanza dai patimenti bellici. Nacque così la PAC, la politica agricola comune. Nel corso del tempo la PAC ha profondamente cambiato la sua natura, da politica di stampo protezionistico a sistema di sostegno che coglie la natura multifunzionale dell'agricoltura e tenta di contemperare la tutela del reddito degli agricoltori, la competitività del settore e una forte impronta ambientale. Quest'ultima caratteristica è stata introdotta soprattutto per rendere l'ingente spesa pubblica più accettabile ai cittadini, riconoscendo appunto la capacità del settore primario di generare beni pubblici.

    Il tema delle politiche ci introduce alla rapida carrellata che illustra i contributi presenti in questo numero della rivista. La PAC, infatti, si sta avviando verso una nuova, profonda riforma che determinerà il suo assetto a partire dal 2014. Le prime proposte presentate dalla Commissione Europea potrebbero incidere notevolmente sugli equilibri economici del settore nella nostra regione. A questa novità è dedicato l'articolo di Gianfranco Latino, Mario Perosino e Stefano Aimone. La rassegna include anche con un contributo di Marco Adamo e Stefano Cavaletto che, prendendo spunto da una prima descrizione congiunturale dell'annata agraria 2011, sottolineano il ruolo sempre più fragile del comparto primario all'interno della filiera agroalimentare, che si concretizza in una sfavorevole ripartizione del valore, e richiamano il tema della volatilità dei mercati, proponendo alcune ipotesi d'intervento. Un terzo articolo, proposto da Elena Paglarini e da Sara Pavone, tratta invece della filiera lattiero-casearia del Piemonte, una delle più importanti nella nostra regione e forse quella che negli anni recenti ha maggiormente vissuto una profonda riorganizzazione. Se l'agricoltura deve diventare multifunzionale e svolgere ruoli più ampi e complessi, Stefano Trione e Anna Vagnozzi ci richiamano al fatto che anche i servizi di sviluppo devono adeguarsi per accompagnare gli imprenditori e le loro aziende verso percorsi che richiedono specifiche competenze e interventi di adeguamento. La rassegna si conclude con un contributo di Raffaella Zucaro che descrive il complesso sistema irriguo piemontese, rilevante esempio di infrastruttura di servizio e "interfaccia" fisica tra l'utilizzazione agricola e la più preziosa tra le risorse naturali, l'acqua.

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