EDITORIALE N.5 - Sviluppo rurale

    Una finestra sullo sviluppo rurale

    A cura di Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. - IRES Piemonte

    Politiche Piemonte prosegue il proprio cammino all'interno delle tematiche rurali. Il numero precedente della rivista era stato dedicato all'agricoltura, analizzata in un'ottica settoriale ma introducendo il concetto di multifunzionalità, il complesso legame che collega il settore primario con l'ambiente e le esigenze dei cittadini. Il percorso prosegue da questo fondamentale concetto per abbracciare il più ampio insieme dello sviluppo rurale e delle politiche a esso dedicate.

     

    La politica agricola comune (PAC) dell'UE, nata come strumento finalizzato a garantire l'autosufficienza alimentare europea, nel tempo ha allargato il proprio spettro di obiettivi, sino a dotarsi una nuova linea d'intervento definita, appunto, sviluppo rurale. Questo cambiamento è stato necessario per adeguare la PAC alle richieste dei negoziati internazionali, da un lato, e per rispondere alle crescenti istanze della società, dall'altro.

     

    Le prime mosse risalgono alla riforma Mac Sharry del 1992, quando furono introdotte le misure agroambientali, concepite per incentivare gli agricoltori che scelgono modalità sostenibili di conduzione delle coltivazioni e degli allevamenti, tra cui il metodo biologico. Nel 1996 la Conferenza sullo sviluppo rurale di Cork sancì più nettamente i principi di una politica europea di sviluppo rurale: orientamento verso la sostenibilità, valorizzazione della multifunzionalità agricola, approccio territoriale e "bottom up", integrazione delle linee d'intervento.

    La PAC arriva così a basarsi su due "pilastri": il primo, mirato al sostegno diretto del reddito degli agricoltori e alla regolazione dei mercati, e il secondo, indirizzato agli investimenti e alle tematiche ambientali e territoriali. Questa svolta è stata ripresa dal documento Agenda 2000 (1997) e introdotta nella regolamentazione del ciclo di programmazione 2000-2006, che ha dato vita a scala regionale ai primi Piani di Sviluppo Rurale (PSR). Il percorso è continuato con la programmazione 2007-2013, che ha portato nell'alveo dei PSR anche la precedente esperienza Leader, l'iniziativa comunitaria mirata a incentivare azioni di sviluppo "bottom up" nelle aree rurali. A questo punto il secondo pilastro della PAC è diventato uno strumento d'intervento molto (forse troppo) complesso: i suoi obiettivi sono sostenere la competitività dell'agricoltura attraverso gli investimenti materiali e il capitale umano, migliorare il suo rapporto con l'ambiente, rivitalizzare le aree rurali in declino.

    Nel frattempo, si è assistito anche a un'evoluzione della società: è aumentata l'attenzione dei cittadini verso la qualità e la sicurezza alimentare, è cresciuta la consapevolezza delle ricadute ambientali causate dalle attività economiche e dai comportamenti dei singoli, sono nate nuove forme di auto-organizzazione e di consumo consapevole in risposta alla massificazione dei comportamenti.

    L'articolo sull'agricoltura biologica in Piemonte di Alessandro Corsi ci permette di entrare all'interno di quell'approccio produttivo che fa della multifunzionalità la sua bandiera: il metodo biologico permette, infatti, di contenere gli impatti ambientali e di fornire al consumatore un prodotto salubre e di alta qualità alimentare. Corsi, tuttavia, ci presenta anche un paradosso: una parte dei prodotti realizzati con questo metodo non trova adeguata valorizzazione sul mercato, anche se questo segmento di consumo è in crescita. Questo problema chiama in causa l'annosa questione dell'inefficiente organizzazione commerciale dell'offerta agricola. Anche per questo motivo, una parte crescente di piccoli agricoltori cerca, attraverso la vendita diretta, di ottenere quel valore aggiunto che la filiera lunga non gli riconosce. La vendita diretta rientra nella cosiddetta diversificazione (l'agricoltore diventa anche commerciante dei propri prodotti), uno dei capisaldi dello sviluppo rurale. L'articolo di Renee Ciulla e Margherita Lala ci riassume gli esiti di un'approfondita ricerca svolta sul campo, raccogliendo le "voci" dei produttori che si dedicano alla vendita diretta. L'articolo inquadra questo fenomeno nell'ambito del processo di ricostruzione dei sistemi locali del cibo, in atto in molte nazioni sviluppate: consumatori e agricoltori si riavvicinano, riappropriandosi di scelte fondamentali per la sostenibilità alimentare e per lo sviluppo locale. Il rinnovarsi del rapporto tra consumatori (e cittadini) e agricoltori caratterizza anche l'articolo di Stefano Aimone, Stefano Cavaletto e Vanna Tessore, che riprende una ricerca sui nuovi comportamenti di acquisto consapevole e, in particolare, sui GAS (gruppi di acquisto solidali) in Piemonte. L'articolo mostra come questo fenomeno sia ancora embrionale ma evidenzia anche la presenza di una crescente quantità di persone orientata verso modelli di consumo critico. Al tempo stesso conferma le problematiche riscontrare da Corsi e, in particolare, l'esistenza di un "biologico di fatto" che evita le certificazioni per ragioni di costo e che si basa sul rapporto di fiducia che si crea tra GAS e agricoltore.

    La dimensione territoriale dello sviluppo rurale è chiamata in causa in tutta la sua complessità nell'articolo di Silvia Crivello, il cui contributo riassume gli esiti di uno studio dedicato alle borgate montane piemontesi. Lo studio è nato come analisi preliminare per l'attuazione di una misura del PSR 2007-2013 che finanzierà progetti integrati di rivitalizzazione di villaggi montani. I risultati dell'analisi, inoltre, contribuiscono a definire il potenziale di sviluppo dell'area alpina piemontese e a formulare alcune ipotesi sulle dinamiche in atto.

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