Consumatori, produttori ed istituzioni: le nuove filiere del cibo nell'Anfiteatro Morenico di Ivrea

    di Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. ( Università degli studi di Torino) e Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. (Associazione Ecoredia, Ivrea)

    Introduzione

    Fin dalla sua nascita, nel 2003, il gruppo di acquisto solidale (GAS) di Ivrea si è impegnato nella costruzione di una rete tra i soggetti attivi dell'Anfiteatro Morenico di Ivrea (AMI): produttori di beni e servizi, negozi, cooperative, aziende legate al mondo del biologico e dell'equo solidale, oltre alle istituzioni locali. Ciò che apparve immediatamente chiaro fu come il soggetto più fragile all'interno di questa rete fossero i produttori biologici - pochi e di piccole dimensioni - e che tale situazione costituisse un limite strutturale alla possibilità di soddisfare la domanda di prodotti orto-frutticoli da coltivazione biologica locale.

    Pertanto l'associazione Ecoredia (GAS), congiuntamente al Circolo Dora Baltea di Legambiente, avvertirono la necessità, da un lato, di conoscere meglio la realtà dell'agricoltura dell'AMI e, dall'altro, di capire se vi fosse la possibilità di far crescere la produzione biologica e di qualità.

    A tale scopo, a partire dal 2010 le due associazioni si sono fatte promotrici di un tavolo di regia composto da amministratori, associazioni e Università(1).

    Attraverso tre ricerche condotte da tesisti dell'Università di Torino, tra il 2010 e il 2012 sono stati esplorati tre temi fondamentali per comprendere rispettivamente: lo stato dell'economia agricola attuale, le reti alimentari alternative e le dinamiche relative al consumo di suolo.

    Le indagini, realizzate attraverso analisi di banche dati ufficiali e interviste semistrutturate, hanno rilevato una realtà territoriale complessa, nella quale coesistono forti elementi di dinamicità legati al fenomeno dei "ritorni in agricoltura" e condizioni di estrema fragilità delle realtà più giovani o innovative. Nello stesso tempo sono apparsi molto rilevanti i problemi strutturali del sistema tradizionale, ulteriormente aggravati dal fenomeno del consumo di suolo.

     

    La ricerca

    L'agricoltura dell'Anfiteatro morenico di Ivrea ricopre un ruolo di prima importanza nel panorama provinciale. In circa 500 chilometri. quadrati si concentrano quasi il 10% dei terreni a coltura (SAU) e il 15% dei produttori. Nel complesso sono rinvenibili tre sistemi agricoli: il sistema di pianura (colture intensive), il sistema di collina (frutticoltura, orticoltura e viticoltura), e un sistema montano (prati e pascoli per gli allevamenti) (figura 1).

     

    Figura 1. Uso agricolo del suolo nell'AMI

    02_Menegar-Fig1

    Fonte: Regione Piemonte, dati cartografici regionali, elaborazioni di: Natoli, 2011

     

    Il settore prevalente è quello cerealicolo di pianura, al quale corrisponde circa il 70% delle superfici a coltura (Menegat, 2010). Dalle indagini svolte, e in particolare dalle interviste con le aziende, si è rilevata una generalizzata condizione di monopsonio(2) per quanto concerne le produzioni standard (mais da granella e frumento tenero). Questo settore ha dimostrato una generale rigidità per quanto concerne le possibilità di ristrutturazione delle filiere. Inoltre vi sono forti limiti alla conversione ecologica della produzione, a causa dei grandi investimenti realizzati per l'acquisto di macchinari, dei limitati ricavi dovuti alla frammentazione dei terreni e dell'acquisto dei fertilizzanti e dei prodotti fitosanitari necessari a mantenere elevati i livelli di produttività. Contestualmente un rilancio delle colture di pianura appare fondamentale sia per recuperare livelli occupazionali, sia per arginare il fenomeno di consumo di terreni agricoli che, dai dati raccolti attraverso la collaborazione con la Provincia di Torino, mostra come nei soli anni dal 2000 al 2006 siano stati consumati ben 120 ettari di suolo fertile (Massaro, 2011).

     

    Tabella 1. Consumo di suolo e consumo di suolo fertile nell'AMI

    1990-2000

    2000-2006

    1990-2006

    Consumo di suolo totale (ha)

    331,94

    241,78

    573,72

    Consumo di suolo fertile (ha)

    204,55

    123,62

    328,17

    Incidenza fertile/totale

    61,62%

    51,13%

    57,20%

    Fonte: Massaro, 2011

     

    D'altro canto le imprese specializzate in altre tipologie di produzione (allevamento, ortofrutta, viticoltura) dimostrano una maggiore flessibilità nella gestione delle filiere commerciali, integrando differenti funzioni al proprio interno oppure diversificando i mercati di riferimento attraverso forme di vendita diretta in azienda, in mercati, attraverso schemi di fornitura a domicilio, o tramite gruppi di acquisto solidale. La costituzione sul territorio di gruppi organizzati di consumatori attenti alla produzione locale e di qualità ha indotto in maniera diretta, attraverso la costituzione di reti formali di collaborazione, e indiretta, attraverso lo sviluppo di una domanda di mercato, gli agricoltori tradizionali alla conversione di parte delle produzioni al criterio del biologico (certificato e non). Nello stesso tempo questa dinamica ha permesso a una nuova classe di imprenditori di avviare un percorso professionale nel settore agricolo. Queste nuove aziende, che dalle indagini condotte risultano essere di piccole dimensioni, con una notevole incidenza di imprenditori giovani, dall'alto livello di istruzione e con una spiccata attitudine alla sperimentazione, dimostrano come oggi "fare agricoltura" abbia molti significati differenti: all'attività produttiva (spesso condotta secondo criteri di sostenibilità) si associa un alto grado di diversificazione delle colture, delle funzioni e dei canali distributivi (figura 2).

     

    Figura 2. Reti alimentari alternative nell'AMI: sbocchi di mercato

    02_Menegat-Fig2

    Fonte: Natoli, 2011

     

    Esiti della ricerca e conclusioni

    In generale, si è rilevato come le reti di consumatori, i mercati locali e regionali, le forme di vendita diretta abbiano in molti caso saturato l'offerta, ma non la domanda. Considerando in aggiunta le potenzialità di una politica di appalti pubblici attenta all'origine e alla qualità dei prodotti, si potrebbero aprire scenari del tutto nuovi per l'agricoltura locale, tentando di trasformare le esperienze di nicchia in consistente componente di mercato.

    Tuttavia, gli argomenti fin qui esposti non rappresentano l'unico risultato conseguito attraverso l'indagine. Lo stesso processo di costruzione della ricerca porta con sé un elemento di interesse: la gestione partecipata di un processo di governance che nasce dal basso e che trova nei referenti istituzionali e nelle università degli interlocutori interessati all'ascolto dei bisogni espressi dal territorio.

    E' possibile individuare tre momenti nella definizione di questo processo: un primo momento di "emergenza", che si è manifestato attraverso la partecipazione diretta di cittadini e agricoltori alla gestione delle filiere alternative nell'Anfiteatro morenico. In questa fase le Associazioni, come Ecoredia e Legambiente, hanno rappresentato il medium ideale per la condivisione dei valori e delle istanze dei consumatori e dei produttori. E' emersa così una necessità di conoscenza dei fenomeni che governano il rapporto produttore-consumatore e città-campagna, con la prospettiva di porre le prime basi per una nuova politica agricola locale.

    Un secondo momento di "produzione di conoscenza", scaturito da una dialettica costante tra le "emergenze" del territorio e le Università. Nel caso specifico le relazioni fondamentali tra Associazioni locali, l'Università di Torino, il Comune di Ivrea e gli esperti della Provincia di Torino hanno costituito la base per lo sviluppo della ricerca. Il Piano Locale Giovani del Canavese ha poi permesso la pubblicazione della versione divulgativa dell'intero lavoro che, con il titolo di "A.M.I. Obiettivo Primario", è attualmente reperibile presso i Comuni dell'Eporediese.

    Il terzo momento, di policy making rappresenta il momento-chiave in tutto il progetto. Dopo che i bisogni di un territorio sono "emersi" e che le istituzioni hanno provveduto alla loro interpretazione attraverso la codificazione scientifica e istituzionale, la costruzione delle politiche deve avvenire sulla base della condivisione di un progetto comune.

    Se le ricerche hanno evidenziato una maggiore presenza e sostegno delle istituzioni locali nel rilancio dell'agricoltura è altresì vero che è assente una piano di intervento istituzionale sovralocale che assuma i territori come punto di riferimento. Eventuali nuovi indirizzi di ricerca dovranno quindi essere connessi con i livelli istituzionali e con i policy makers, in modo da tradurre la conoscenza acquisita e le reti istituite in strumenti per la costruzione di politiche efficaci. Nel contempo occorre individuare, partendo dai bisogni rilevati, gli obiettivi di una politica a sostegno dell'agricoltura locale. Nel caso esaminato potrebbe essere un punto di partenza la strutturazione di reti logistiche capaci di soddisfare un aumento di domanda di cibo locale e di qualità, garantendo le forniture necessarie alle mense pubbliche, o al settore della ristorazione, conservando contemporaneamente il giusto grado di coesione tra gli attori coinvolti (produttori, consumatori, istituzioni).

     

    Bibliografia

    Massaro F., 2011, "Il consumo di suolo in un contesto piemontese di pregio paesaggistico: il caso dell'Anfiteatro morenico di Ivrea", Tesi di Laurea, Corso di Laurea in Scienze Geografiche e Territoriali, Università degli Studi di Torino.

    Menegat S., 2010, "Indagine sullo stato dell'agricoltura nell'Anfiteatro morenico di Ivrea", Tesi di Master in Sviluppo Sostenibile e Promozione del Territorio del COREP, Torino.

    Natoli S., 2011, "Reti agroalimentari alternative nell'Anfiteatro morenico di Ivrea: logiche, innovazioni, attori sociali", Tesi di Laurea, Corso di Laurea in Geografia, Università degli Studi di Torino.

     

    Per approfondimenti

    http://www.obiettivoprimario.wordpress.com


     

     

     

    Nota(1) Le tre ricerche da cui questo contributo è tratto sono state condotte nel quadro di un complessivo progetto di collaborazione tra l'Università di Torino e le associazioni Ecoredia e Legambiente. Il progetto si è svolto attraverso tirocini di ricerca presso Ecoredia, Legambiente e Circolo Dora Baltea (Stefano Menegat e Sarah Natoli) e presso la Provincia di Torino (Fabrizio Massaro) ed è stato coordinato da Nevio Perna per le prime due associazioni e da Egidio Dansero per l'Università

    Nota(2) Si intende una situazione di mercato caratterizzata dall'accentramento della domanda nelle mani di un solo soggetto economico e della conseguente impossibilità per altri acquirenti di entrare sul mercato

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