Editoriale nr. 56 - Aspetti di una nuova mobilità

    a cura di Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. Ires Piemonte

    Le trasformazioni socioeconomiche in atto, la pervasività del progresso tecnologico, le sfide all’innovazione imposte dal cambiamento climatico stanno prefigurando una nuova mobilità. La stessa Relazione Socioeconomica Ires del 2018 (Landini, Occelli e Scalzotto, 2018) evidenzia che esistono in Piemonte diversi segnali, ancorchè confusi, di una transizione verso forme di mobilità, più favorevoli alla sostenibilità, quali quelli rappresentati da una riduzione sia del numero di spostamenti per la mobilità quotidiana, sia della distanza mediamente percorsa.

     

    Si tratta di segnali che trovano elementi di supporto nei risultati dell’ultima indagine ISFORT sulla mobilità degli italiani (ISFORT 2018). Tra le tendenze recenti evidenziate ci sarebbero:

    • la diminuzione degli spostamenti pro-capite e del peso dell’uso dell’auto;
    • l’incremento degli spostamenti di prossimità, della mobilità attiva e dell’uso dell’auto in condivisione.

    Oggi non sappiamo quanto, in Piemonte, le trasformazioni socioeconomiche nelle sub aree regionali e l’impatto delle ICT abbiano influito sulla riconfigurazione dei flussi di spostamento per studio e per lavoro (la mobilità sistematica). Né quanto abbiano modificato i flussi di mobilità non sistematica.

    E’ probabile che la contrazione osservata nella popolazione e nei posti di lavoro dopo il 2011 possa aver prodotto un’ulteriore diminuzione del volume complessivo degli spostamenti, anche se probabilmente inferiore a quella osservata tra il 2004 e il 2013. A questo proposito, una stima basata sulle modificazioni nel profilo per classe di età della popolazione tra il 2011 e il 2017, indicherebbe un calo degli spostamenti di circa l’1,8%. L’impatto, però, potrebbe però essere stato diverso. La riduzione degli spostamenti per lavoro, infatti, potrebbe essere stata compensata da un aumento degli spostamenti per altri motivi (quelli non sistematici), favorito, a sua volta, da una maggiore propensione alla mobilità, dopo il periodo di crisi di questi anni.

    Coerentemente alla stima dei flussi per la popolazione con meno di 18 anni, il cui segno è positivo, tra il 2013 e il 2016, i flussi casa-scuola degli studenti che frequentano una scuola secondaria di II grado sono cresciuti del 4%.

    La relazione dell’Ires, ricorda poi che con la diffusione di mezzi di trasporto elettrici, di veicoli a guida autonoma e di piatta-forme digitali per la mobilità condivisa si aprirà una nuova era nella produzione dei veicoli e nell’erogazione dei servizi di mobilità. Nessuno sa dire con certezza quale sarà l’impatto di queste nuove tecnologie; c’è ampio accordo nel ritenere che le tecnologie innovative avranno un ruolo fondamentale nel fare emergere un nuovo ecosistema della mobilità e, soprattutto, avranno un ruolo decisivo per la mobilità sostenibile.

    I veicoli elettrici esistenti in Piemonte nel 2017 erano meno di 11mila; la maggioranza (85%) dei quali circolava in ambiti urbani. Se l’auto elettrica, il mezzo più virtuoso dal punto di vista di emissioni locali di inquinanti, è ancora poco diffusa, la composizione del parco auto circolante in Piemonte sta diventando progressivamente più pulita, man mano che veicoli con prestazioni tecnologiche migliori entrano nel mercato. Nel 2017, oltre un terzo delle auto appartiene alle categorie Euro 5 e 6, quelle più pulite. L’innovazione tec-nologica del parco auto è più avanzata nell’ambito metropolitano: la quota di auto Euro 6 supera il 20% a fronte del 16,1% della media regionale.

    Secondo alcuni scenari proposti in letteratura, la condivisione degli spostamenti sarebbe la componente decisiva per sfruttare al meglio le potenzialità della diffusione dei mezzi elettrici e dei veicoli a guida autonoma.

    La diffusione dei servizi per la mobilità condivisa è tuttora limitata anche se si stanno sviluppando rapidamente. In Piemonte, i residenti sono ancora poco consapevoli delle opportunità offerte dall’uso di questi servizi. Secondo l’Indagine IRES sulle opinioni dei Cittadini Piemontesi, nel 2018 solo il 9% ne lamenta la mancanza e una quota quasi doppia (16%) non sa esprimere un giudizio.

    Infine, un correlato della mobilità piemontese che appare dissonante nel percorso verso la mobilità sostenibile è la battuta di arresto nel miglioramento dell’incidentalità. Nel 2017, come nel resto del paese, il fenomeno non si ridimensiona, anzi peggiora: il numero di incidenti non varia sostanzialmente rispetto al 2016 (-0,8%) e cresce il numero dei morti (+13%, ben superiore a quello rilevato a livello nazionale, +2,9%). L’Istat stima a più di 1 miliardo il costo sociale dell’incidentalità nella regione (274,8 euro pro capite, con un’incidenza di quasi il 7% sul totale nazionale).

    Una tesi

    Le riflessioni condotte negli studi dell’Ires per il nuovo Piano Regionale della Mobilità e dei Trasporti mettono in luce che gestire la transizione verso una mobilità più sostenibile richiede di pensare alla mobilità (e al suo valore) in modo diverso dal passato.

    Come osserva il rapporto ISFORT (2018); “Per la mobilità sostenibile “tradizionale”, che fa perno sulla centralità indiscutibile del trasporto pubblico, la sfida per il futuro è allora quella di cogliere le opportunità che da questa prospettiva si aprono per il settore, promuovendo con azioni concrete – anche con il sostegno dell’investimento pubblico e di una regolazione finalizzata - tutte le linee possibili di integrazione e innovazione di sistema che alimentano il nuovo modello (integrazione modale attraverso la pianificazione, integrazione tariffaria, infomobilità e così via)”.

    Per una collettività consapevole, dunque, non si tratta tanto di interrogarsi su come evitare comportamenti e modalità di spostamento lesivi nei confronti dell’ambiente e del clima, quanto di:

    • costruire il tipo futuro di organizzazione territoriale (insediamento e mobilità) desiderata
    • e, soprattutto, di creare le condizioni perché questo futuro possa essere realizzato[1] .

    In questa direzione, è  convinzione diffusa tra gli studiosi  che alcune attività  siano  indispensabili:

    • Individuare scopi condivisi tra i diversi stakeholder: è necessaria per selezionare  le azioni prioritarie da intraprendere nei programmi di intervento e garantire le condizioni di realizzabilità;
    • scambiare le informazioni sui diversi aspetti della mobilità: serve a predisporre le evidenze pertinenti, (dati + lettura+ interpretazione), necessarie alla scelta degli interventi ed alla valutazione delle loro ricadute;
    • integrare le risorse, in primis quelle finanziarie ma non solo; è essenziale promuovere sinergie di azioni e garantire che un programma di intervento sia realizzabile e sostenibile nel tempo.

     

    I contributi di questo numero

    Questo numero di Politiche Piemonte appartiene al secondo filone delle attività menzionate. I contributi offrono elementi di conoscenza su un certo numero di aspetti del fenomeno della mobilità, diversi fra loro, ma egualmente importanti nell’alimentare l’infrastruttura analitica  che accompagnerà  la realizzazione del  nuovo Piano Regionale della Mobilità e dei trasporti.

    L’attenzione si concentra, soprattutto, sulla mobilità che utilizza un mezzo motorizzato di tipo privato. Altre modalità di spostamento, ad esempio la mobilità dolce, gli spostamenti a piedi o in bicicletta, e gli spostamenti con mezzo pubblico (bus, metro, treni) saranno trattati in un altro numero.

    L’articolo di F. Amodeo, illustra cosa fa, come funziona e quali dati produce la Centrale della Mobilità della Regione Piemonte. Essa alimenta i servizi di infomobilità per il Piemonte, erogati in tempo reale in modalità multicanale. Produce poi una serie di informazioni sui flussi veicolari e le velocità, che servono sia al monitoraggio, sia alla progettazione di interventi per migliorare la funzionalità della rete infrastrutturale e il traffico a livello locale.

    Alcuni dei dati di traffico messi a disposizione dalla Centrale sono stati anche utilizzati negli studi sull’incidentalità condotti dall’Ires. E’ questo il caso del contributo di. S. Occelli e A. Sciullo, che utilizza i dati al 2016, per studiare le determinanti del fenomeno incidentale a livello comunale, nel periodo 2013-2016. Il lavoro ha due principali obiettivi: costruire una base informativa, aggiornabile, che integra i dati di incidentalità, di traffico e della struttura insediativa; ricavare dei profili descrittivi sintetici delle situazioni territoriali di incidentalità.

    L’incidentalità è anche l’argomento dell’articolo di A. Zimelli, M. Dalmasso e C. Mamo che presenta i risultati preliminari di uno studio progettuale interregionale, promosso dalla Regione Piemonte, per determinare la gravità dei traumi causati dagli incidenti. A partire dalle indicazioni della Commissione Europea sulla opportunità di misurare anche il numero di feriti rispetto alla loro gravità, il progetto prevede di collegare i record degli infortunati negli incidenti stradali regionali con i dati del sistema informativo sanitario regionale. Attraverso questo dala-linkage sarà possibile affinare l’analisi dei costi sanitari dell’incidentalità e migliorare la progettazione degli interventi per la messa in sicurezza della rete viaria.

    La mobilità condivisa, meglio nota con il termine anglosassone di “shared mobility” è l’argomento affrontato nel contributo di C. Pronello. Si tratta di un tema molto dibattuto nell’ambito dei trasporti ed è una delle soluzioni suggerite dalla Commissione Europea per orientare la mobilità verso una maggiore sostenibilità. L’articolo presenta alcuni dati sulla sharing economy e illustra il business model dei servizi di mobilità condivisa. Si forniscono poi alcune riflessioni in merito al valore aggiunto di tale mobilità per formulare politiche di trasporto che intendono promuovere una maggiore sostenibilità.

    L’ultimo contributo riguarda la logistica, un settore economico, eterogeneo, ma importante nel sostenere la compettività di un territorio. Si presentano i risultati di un’analisi della performance della logistica piemontese nel contesto nazionale, nel decennio che va dal 2007 al 2016. Le evidenze, ottenute dall’analisi dei bilanci per un panel di 2.453 imprese, mostrano che la logistica è una varietà industriale sostanzialmente solida, con una situazione della liquidità sotto controllo ma presenta problemi di redditività.

     

     

    Bibliografia

    Landini S., Occelli S., Scalzotto L. (2018)  Per una mobilità di valore. http://www.ires.piemonte.it/relazione2018/Capitolo_5_Mobilit%C3%A0_Allegato_1.pdf

    ISFORT(2018) 15° Rapporto sulla mobilità degli italiani.. http://www.isfort.it/AllegatiNotizie/181126_RapportoMobilit%C3%A02018.pdf

    ISPRA (2018)  XIV Rapporto (2018) ISPRA Stato dell’Ambiente. 8 Trasporti e mobilità. 82/18 ISBN 978-88-448-0926-3 http://www.isprambiente.gov.it/it/pubblicazioni/stato-dellambiente/xiv-rapporto-qualita-dell2019ambiente-urbano-edizione-2018

    The Global Commission on the Economy and Climate (2016) THE SUSTAINABLE INFRASTRUCTURE IMPERATIVE. Financing for Better Growth and Development .http://newclimateeconomy.report/2016/wp-content/uploads/sites/4/2014/08/NCE_2016Report.pdf

     

     

    [1] The Global Commission on the Economy and Climate (2018) Tne New Climate Economy, https://newclimateeconomy.report/2018/wp-content/uploads/sites/6/2018/12/NCE_2018Report_Full_FINAL.pdf

     

    Copyright © 2018 Politiche Piemonte. Tutti i diritti riservati.