Logistica piemontese nel contesto nazionale: alcune evidenze

    a cura di Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. e Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. Ires Piemonte

    Questa nota riporta alcuni risultati sulla performance della logistica piemontese nel contesto nazionale durante gli anni dal 2007 al 2016. Le evidenze, ottenute dall’analisi dei bilanci-somma, calcolati su un panel bilanciato di 2.453 imprese, spiegano che la logistica è una varietà industriale sostanzialmente solida, con una situazione della liquidità sotto controllo ma con problemi di redditività. Questo  contributo si colloca nell’ambito degli studi[1] che l’IRES Piemonte conduce per il Piano Regionale della Mobilità e dei Trasporti della Regione Piemonte. Si propone di produrre alcune evidenze per contestualizzare la Logistica piemontese nel panorama nazionale durante l’ultimo decennio.

    Introduzione e motivazioni

    In questo studio per  Logistica si intende l’insieme eterogeneo di imprese che offrono servizi ‘logistici’, cioè che si occupano dell’organizzazione e della gestione dei flussi di beni e servizi. Si tratta di imprese che consentono l’approvvigionamento di risorse destinate al ciclo produttivo intermedio e consegna al consumo finale.

    Data la natura intrinsecamente eterogenea delle attività logistiche non esiste ad oggi una definizione accreditata con la quale classificare le imprese logistiche. A ciò si deve aggiungere che, nelle nomenclature standard delle attività industriali vigenti (e.g. Ateco 2007, Nace Rev. 2), non esiste un comparto o una divisione Logistica: la classificazione delle imprese avviene quindi in via indirettae così anche la rappresentazione del settore Logistica.

    Quindi, di seguito, si considera la Logistica come una ‘varietà industriale’ e si propone una descrizione spazio-temporale della performance economica, ,patrimoniale e finanziaria, focalizzata al  confronto fra il Piemonte ed altre partizioni del territorio nazionale.

    Si parte da una breve introduzione ai dati e al metodo per giungere ai risultati sugli aspetti patrimoniali, economici e finanziari. Infine, si conclude con una sintesi dei risultati.

    Metodologia e dati

    Facendo riferimento a Antoine et. al. (2016), si rappresenta la varietà industriale logistica con il settore H (Trasporto e magazzinaggio: Ateco 49410-52101-52102-52124-52291-52292-53200) e da alcune divisioni del settore M (Attività professionali, scientifiche e tecniche: Ateco 70220) della nomenclatura Nace Rev. 2. I dati[2] utilizzati riguardano i bilanci di 2.435 società di capitali sempre attive in questi settori in ogni anno dal 2007 al 2016.

    I micro-dati di bilancio sono stati organizzati in forma di "bilanci somma", che consentono un confronto fra gruppi, ma con il limite di non tenere conto delle differenziazioni interne ai singoli gruppi. La comparazione spazio-temporale avviene a livello dei due comparti della logistica (H ed M) e cinque partizioni territoriali o zone (Piemonte, Nord-Ovest, Nord-Est, Centro, Sud-Isole), considerate congiuntamente (Figura 1) per un insieme di dieci aggregati.

    Figura 1 La distribuzione territoriale delle imprese.

    Logistica H: Trasporto e magazzinaggio

    Logistica M: Attività professionali, scientifiche e tecniche

    Fonte: elaborazione a cura degli autori

    Il panel si compone al 65% di imprese del comparto H, di cui il 61% operanti nel trasporto di merci su strada e l 35% di imprese del comparto M. La distribuzione geografica delle sedi legali d’impresa concentra il 70% delle imprese al Nord mentre il restante 30% si concentra al Centro-Sud-Isole. In Piemonte ha sede circa l’8% delle imprese del panel, il 35% ha sede nel Nord-Est ed il 27% nel Nord-Ovest (escluso Piemonte).

    La Figura 1 mostra la distribuzione territoriale delle imprese nelle regioni: è facile identificare le maggiori concentrazioni in prossimità di porti e di grandi snodi viari e ferroviari.

    Durante i dieci anni[3], le imprese logistiche del panel hanno aumentato l’occupazione[4] del +66% con una miglior dinamica del comparto M, che ha quasi raddoppiato l’occupazione: In Piemonte la crescita degli addetti è stata del +42%, con una miglior dinamica nel comparto H (+47%), mentre le imprese del Sud-Isole hanno fatto registrare più che un raddoppio dei dipendenti. Il valore aggiunto è cresciuto del 30% circa, tanto nel complesso quanto nei due comparti. In Piemonte la crescita del valore aggiunto è stata pari al +25%, il comparto H ha fatto registrare +35%. Il Nord-Ovest ha fatto registrare un +28%, il Nord-Est +21%, il Centro +26% ma, anche in questo caso, è il Sud-Isole che si è dimostrato più dinamico (+74%).

    Ad eccezione della logistica H in Piemonte (-18%) ed al Sud-Isole (-4%), il valore aggiunto è cresciuto sensibilmente ovunque ed in tutti i comparti della varietà logistica, denotando un sostenuto sviluppo e capacità d’affrontare una congiuntura tormentata come quella del periodo considerato.

      

    Risultati

    Aspetti patrimoniali

    L’equilibrio patrimoniale è importante per mantenere una posizione di mercato con adattamento ai mutamenti; di seguito si considerano diversi indicatori per  valutare  questo aspetto.

    Nel periodo considerato, l’indice di struttura primario rivela una duratura capacità di espandere l’attività solo per la logistica H piemontese. Per lo stesso comparto, il Sud-Isole ha sensibilmente migliorato questa capacità; le altre zone sono rimaste sui loro livelli di inizio periodo.

    La logistica M, invece, appare piuttosto differenziata nei  livelli per le varie zone ma, in tutti i casi, al di sotto di un livello che faccia pensare ad una capacità d’espansione: l’attivo fisso eccede il patrimonio netto.

    Il grado di ammortamento delle immobilizzazioni materiali rivela che i due comparti,  nelle diverse zone, sono in grado di generare un margine operativo lordo (MOL) più che adeguato a coprire l’ammortamento. Un simile andamento virtuoso si riscontra anche per il grado di autonomia finanziaria, tendenzialmente in crescita per tutte le zone nei due comparti, ma soprattutto per il Piemonte.

    La logistica H è caratterizzata da un grado d’indebitamento bancario piuttosto stazionario con valori che variano tra il 15% del Nord-Ovest al 40% del Nord-Est, specie nella fase iniziale della crisi, mentre dal 2012 s’è rilevata una convergenza di tutte le zone di questo comparto su un valore pari circa al 25%. Diverso è stato invece il comportamento della logistica M. Al Sud-Isole l’indebitamento bancario ha un livello molto basso ed è in tendenziale diminuzione, il Nord-Ovest ed il Nord-Est sono stati molto fluttuanti lungo l’intervallo temporale considerato.

    Infine, il grado di indipendenza da terzi rivela che la logistica H sta sensibilmente migliorando la sua condizione patrimoniale,  mentre la logistica M è rimasta pressoché stazionaria nelle diverse zone ma su valori piuttosto rassicuranti. In particolare, si evidenzia la dinamica del Piemonte: nei due comparti risulta la zona più performante con un peso del patrimonio pari a circa l’80% del debito totale.

    Nel complesso, dal punto di vista patrimoniale si osserva un’apprezzabile solidità della varietà logistica.

    Aspetti finanziari

    Gli aspetti finanziari connessi alla liquidità consentono di valutare la capacità di garantire le uscite monetarie nei tempi previsti della gestione corrente e di generare flussi di cassa tali da remunerare i debiti a breve e gli interessi passivi connessi.

    Nelle diverse zone, l’indice di disponibilità finanziaria rivela che il comparto H si trovi in una situazione di controllo ma con valori di attivo circolante, molto prossimi a quelli delle passività correnti; per il Piemonte si denota una situazione migliore.

    Il comparto M rivela una situazione più complessa: l’indice di disponibilità finanziaria del Nord-Ovest e del Centro rivela un qualche squilibrio finanziario, invece il Nord-Est, il Piemonte e, soprattutto, il Sud-Isole operano in condizioni che non preannunciano stati di squilibrio finanziario.

    Il quick-test, che rapporta crediti a breve e liquidità ai debiti a breve, rivela che tutte le zone per i due comparti stanno operando in condizioni di eccesso di liquidità.

    L’indice di auto-copertura del capitale fisso rivela alcuni squilibri: la varietà logistica nel suo insieme accumula livelli di patrimonio netto inferiori alle immobilizzazioni totali.

    L’indice di indebitamento bancario, che valuta quanti euro di debito bancario a breve sono bilanciati da 100 euro di fatturato, rivela una situazione migliore. Ad eccezione del comparto M per il Nord-ovest, i due comparti nelle varie zone si attestano su gradi d’indebitamento bancario piuttosto bassi.

    Infine, il peso dei debiti a breve e dei ratei/risconti passivi sull’attivo totale mostra due situazioni simili per il comparto H ed il comparto M, che si differenziano principalmente sui livelli con dinamiche equivalenti. In questo contesto, però, si pone in evidenza il caso favorevole della logistica piemontese, caratterizzata da una maggior quota di capitale attivo rispetto a queste passività, quindi la struttura del capitale acquisito così definito risulta fra le più basse (circa 40%) ed in costante diminuzione.

    Nel complesso quindi la varietà logistica presenta un quadro di liquidità sotto controllo, sebbene si possano riscontrare alcuni sbilanciamenti.

    Aspetti economici

    Gli aspetti economici considerati fanno essenzialmente riferimento alla redditività intesa come capacità di generare reddito adeguato a remunerare i fattori della produzione.

    Il ROI (return on investment) valuta quanti euro di risultato operativo sono generati da 100 euro di capitale investito. Le serie del ROI sono diverse più rispetto ai comparti che alle zone.

    La logistica H mostra un importante dimezzamento della redditività degli investimenti nel primo anno dall’inizio della crisi ma, con qualche rimbalzo, ha poi ripreso a crescere senza mai raggiungere i livelli iniziali.

    La logistica M ha seguito una dinamica più fluttuante e diversificata tra le zone: sebbene iniziasse su livelli più elevati della logistica H ha poi proceduto con un lento decadimento portandola a termine del periodo ai livelli della logistica H. Con percorsi diversi le componenti della varietà logistica sono evolute in modo convergente attestandosi però su livelli piuttosto bassi di redditività degli investimenti.

    Un profilo diverso è quello del ROS (return on sales) che è molto basso ma con una dinamica più incoraggiante: con differenze territoriali, solo la logistica M raggiunge i 10/12 euro di risultato operativo ogni 100 euro di ricavi, la logistica H è più omogenea ma il livello della redditività delle vendite è circa pari ad un terzo di quello della logistica H.

    Un panorama ancor più diversificato è quello restituito dal ROE (return on equity). La logistica H nelle varie zone partiva nel 2007 con 13 euro di risultato d’esercizio ogni 100 di patrimonio netto, il 2009 è stato l’anno in cui si sono toccati i livelli più bassi e da quel momento c’è stata un lieve ripresa, con fluttuazioni, che non ha portato ancora ai livelli iniziali: per il Piemonte il ROE del 2016 è al di sotto del 10%. Anche la logistica M ha subito una contrazione del ROE ma, a differenza della logistica H, le traiettorie zonali sono più fluttuanti e poco coordinate, ciò rivela quindi una maggiore ‘sensibilità’ territoriale di questo comparto.

    Il ROT (rotation of capital) è una misura d’efficienza che spiega la capacità di trasformare in ricavi il capitale investito. S’è scelto di valutare questa misura rapportando il fatturato all’attivo non finanziario, in modo da mantenere la misura a più stretto contatto con l’attività reale:quanto è stato osservato è che il fatturato eccede di molte misure l’attivo non finanziario. Ciò avviene stabilmente per la logistica H, in tutte le zone, con traiettorie che mostrano una forte flessione fin da primo anno di crisi e poisi sono mantenute su questi livelli; per il Piemonte la flessione è stata più graduale ma duratura su tutto il periodo. La logistica M, invece, ha ritardato la flessione di un anno ma è stata altrettanto importante, e non accenna ad una ripresa. Fortunatamente, però, ad eccezione della logistica M del Sud-Isole, tutti i valori sono sempre rimasti entro livelli che denotano un’efficienza produttiva soddisfacente.

    L’ultimo indicatore preso in considerazione è il ROA (return on assets) che rapporta il guadagno ante-imposte sul reddito al totale attivo. Le traiettorie osservate per la logistica H sono piuttosto simili fra le zone e spaziano tra il 4% e l’8%, mentre quelli della logistica M sono più diversificate: in particolare sono anche più fluttuanti. Fra questi, il Piemonte si distingue per valori più elevati nella prima metà del periodo, salvo poi mantenersi stabilmente su un valore medio del 6%, invece il Sud-Isole si attesta su livelli molto bassi, prossimi al 2%, sebbene s’intravedano alcuni segnali di crescita tendenziale.

    In generale, quindi, tutti gli indicatori sembrano indicare che la redditività sia il maggior problema della varietà logistica.

     

    Conclusioni

    Per una sintesi conclusiva, si è valutata la quota di indicatori che hanno fatto registrare un tasso positivo di crescita: la variazione 2007-2016 non valuta la performance durante la crisi -specie nelle fasi iniziale e più acuta- ma mostra quali aggregati abbiano avuto una performance migliore nonostante la crisi. Inoltre, le valutazioni esprimibili con indicatori così sintetici come quelli sotto esposti, devono essere lette tenendo conto che: (a) si sta facendo riferimento ad aggregati, non a singole imprese; (b) questi aggregati sono composti da imprese sempre attive nel periodo selezionato, cioè le imprese ‘migliori’.

    La Figura 2 riporta le quote di indicatori a crescita positiva sul totale degli indicatori considerati (15) e consente di confrontare le zone in riferimento alla logistica come varietà industriale nel complesso.

    Assumendo come soglia di ‘sufficienza’ il fatto che 7 indicatori su 15 abbiano fatto registrare un tasso positivo di crescita nel lungo periodo, in questa prima graduatoria il Piemonte occupa una posizione medio-bassa nel contesto nazionale, anche inferiore al livello  del Nord-Ovest come sua partizione di riferimento.

     

    Figura 2 Quota di indicatori con una variazione positiva nelle zone per la logistica nel complesso

     

    Fonte:elaborazione a cura degli autori

    La Figura 3 propone un approfondimento per la tipologia degli indicatori prima descritti: ciascun tipo si compone di 5 indicatori e si considera la ‘sufficienza’ quando 3 su 5 mostrano un tasso positivo di crescita, con  un valore pari almeno a 0,6 come indicato dalla linea orizzontale.

    Dal primo grafico si osserva che la logistica H piemontese si comporta esattamente come il Nord-Est mentre differisce dal Nord-Ovest, che ha una performance più bassa di liquidità.

    Il secondo grafico mostra che la configurazione è diversa per la logistica M: il dato più rilevante è che il Piemonte non ha alcun indicatore di redditività in crescita, quindi la redditività piemontese della logistica M è peggiorata rispetto ai livelli pre-crisi. Di fatto, la redditività è l’aspetto più problematico per i comparti piemontesi, ma non solo: anche nel Centro la redditività è generalmente diminuita mentre il Sud-Isole mostra una situazione migliore.

     

    Figura 3 Quota di indicatori con una variazione positiva nelle zone per i due comparti e tipologia

     

    Fonte: elaborazione a cura degli autori

    La solidità della logistica è invece apprezzabile Infatti, è stata evidenziata una discreta capacità di mantenere una posizione nel mercato con adattamento ai cambiamenti, questo risulta osservabile soprattutto per il Centro, seguito dal Piemonte, Nord-Est e Sud-Isole, quindi il Nord-Ovest che, vale la pena ricordarlo, è valutato al netto del Piemonte.

    Per quel che riguarda la liquidità la situazione è sostanzialmente sotto controllo ma si rilevano alcuni squilibri finanziari ed eccesso di liquidità. Nelle diverse zone la quota di indicatori di liquidità con un tasso positivo di crescita per la logistica H è la medesima,  mentre per la logistica M la configurazione è più diversificata: il Piemonte è al di sotto della soglia di ‘sufficienza’, come il Nord-Ovest, mentre il Nord-Est è in una condizione decisamente migliore, come anche il Centro.

    Le evidenze discusse sono state ottenute sulla base di dati reali ma non generalizzabili: (a) il panel d’imprese considerato è una selezione delle imprese ‘migliori’; (b) le evidenze sono riferite ad aggregati settoriali e territoriali, (c) al momento delle elaborazioni proposte i dati erano aggiornati al 2016.

    Alla luce di questi risultati, attualmente in fase di aggiornamento e di approfondimento, si può concludere che il nocciolo duro  delle imprese logistiche si presenta come una varietà industriale sostanzialmente solida (patrimonialmente), con una situazione della liquidità sostanzialmente sotto controllo (finanziariamente); presenta però problemi di redditività (economicamente).

      

    Riferimenti bibliografici

    Antoine S., Sillig C., Ghiara H. (2016), Advanced Logistics in Italy: a City Network Analysis. Tijds. voor econ. en soc. geog, 108: 753-767. doi:10.1111/tesg.12215

     

    [1] Questo contributo si basa sulla presentazione tenuta alla XXXIX Conferenze Scientifica AISRe.

    [2] AIDA del Bureau Van Dijk – A Moody’s Analytics Company. D’ora in avanti ci riferimento alla Logistica come al complesso delle imprese del panel.

    [3] Il panel bilanciato si compone delle medesime imprese in ogni anno dal 2007, un anno prima della crisi, al 2016, ossia lungo la sua evoluzione. Pertanto, i risultati sono relativi a tutte le società di capitali che hanno affrontato e resistito alla crisi, dunque risultano essere una selezione delle ‘migliori’ imprese. Se da un lato questo ha il vantaggio di considerare il ‘nocciolo duro’ della varietà logistica, dall’altro ha lo svantaggio di non tener conto dei contraccolpi occupazionali ed economici che hanno influito su una ben più ampia popolazione di imprese sul territorio nazionale.

    [4] Il dato occupazionale considerato è relativo al numero di addetti così come riportato nella banca dati impiegata: di fatto, il dato occupazionale non è una voce di bilancio.

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