EDITORIALE N.52 -Segnali di dinamismo dalle montagne del Piemonte

    di Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. (Ires Piemonte)

    Il dibattito sulla montagna in Italia vive una fase interessante. Dopo anni di disinteresse e retorica, finalmente si inizia a parlare di sviluppo montano in modo diffuso e avulso dai luoghi comuni. A alimentare questo ritorno di attenzione per le terre alte contribuiscono i sia pur ancora deboli segnali di ripresa economica e alcune recenti politiche. Marco Bussone ne parla diffusamente in questo numero di Politiche Piemonte, ma vale la pena anticiparne qui un primo perfettibile elenco..

    La recente legge sui piccoli Comuni , la prima legge italiana sulla Green economy , le disposizioni per il settore agroalimentare e il Collegato agricolo , il rifinanziamento del Fondo nazionale per la montagna, l'incremento dei fondi per la Strategia Nazionale Aree Interne , la legge sul Terzo settore , il Testo unico sul Vino , il nuovo Codice forestale e, in prospettiva, i redigenti Piano regionale per le attività estrattive e la prossima legge regionale sulle autonomie locali in Piemonte sono tutti strumenti che investono una porzione rilevante del territorio e delle attività della montagna piemontese e che già nei prossimi anni ne influenzeranno le dinamiche di sviluppo in modo consistente.

    Tutto bene quindi? Dipende. Per chi studia da tempo le terre alte l'analogia col tavolo da biliardo, subito dopo la spaccata iniziale, esprime il modello più realistico: le biglie schizzano in ogni direzione, secondo un intreccio di linee spezzate, qualcuna entrerà subito in buca, qualcuna dopo molte sponde; prevederne la disposizione finale è però prerogativa di pochi grandi giocatori; i più restano fermi ad osservare, in un misto di trepidazione, curiosità e ottundimento.

    I mutamenti in corso nella montagna piemontese danno più o meno la stessa sensazione. Per quanto migliorate siano le lenti con cui guardiamo ai fenomeni, la trasformazione è tale da richiedere schemi mentali del tutto nuovi. Utilizzando un'espressione del linguaggio matematico, diversi segnali lasciano presagire nel modello di sviluppo montano il prodursi di una "catastrofe", cioè una discontinuità profonda, cui segue l'evoluzione verso una nuova stabilità.

    Tra le trasformazioni che investiranno la montagna piemontese e che poco o nulla hanno a che fare con le tradizionali rappresentazioni della montagna marginale, il progetto per la Banda Ultra Larga ha probabilmente il potenziale di innescare una trasformazione repentina, catastrofica, nel modo di vivere e pensare la montagna. Ma non è il solo, anche le nuove norme per il pagamento dei servizi ecosistemici potrebbero alimentare interessi economici e speculativi verso le terre alte i cui effetti sono difficilmente prevedibili.

    L'impegno di chi analizza i sistemi montani è raccogliere gli indizi della trasformazione in atto, isolare i fenomeni dal potenziale più "catastrofico", e riportarli entro narrazioni e schemi interpretativi utili a orientare le scelte di chi, nel pubblico come del privato, è attore principale di questa trasformazione. Nonostante le pesanti responsabilità che il Legislatore assegna agli Enti locali, quali strumenti decisivi per l'erogazione dei servizi, per la creazione di opportunità di sviluppo socio-economico, per l'innovazione e per la riduzione di divari e sperequazioni, l'assetto futuro della montagna dipenderà in larga misura dalle scelte di quanti - residenti, imprenditori, amministratori, mountain users ecc. - decideranno di investire soldi e attività nei territori di alta quota.

    In questa prospettiva un ragionamento utile è quello che saprà andare oltre l'associazione montagna-turismo e ripensare questo territorio come un insieme di nuovi ambiti di vita. Se, come prevedono in molti, il futuro della montagna piemontese passerà attraverso una nuova fase di popolamento, ciò non potrà avvenire solo a "rimorchio" delle tradizionali strategie di valorizzazione turistica e conservazione paesaggistica, ma anche attraverso nuovi investimenti e una consistente opera di infrastrutturazione economica e produttiva. Sta già avvenendo in parte con i migranti. Ma la gran parte del ripopolamento della montagna è e sarà portato avanti da individui "forgiati" (per stili di vita e di pensiero) nell'esperienza urbana. Individui che, attirati dall'idea di recuperare una dimensione più o meno idealizzata di vita rurale (semplicità, tradizionalità, salubrità, ritmi lenti rispettosi dei cicli naturali ecc.), scelgono di vivere in montagna senza però rinunciare a quanto di positivo connota il vivere urbano, quali ad esempio la partecipazione in reti sociali dense, l'accesso facilitato a fonti di conoscenza e innovazione, il comfort legato a specifici servizi e dotazioni (internet veloce, digitale terrestre, infrastrutture sportive e culturali). Aspetti apparentemente contrapposti che è possibile riportare all'efficace binomio urbs e civitas (Dematteis, 2010) e che difficilmente possono essere separati. La soddisfazione dei bisogni urbani dei nuovi abitanti della montagna non può passare per i soli aspetti immateriali. Necessariamente essa porta con sé una trasformazione anche fisica del contesto di insediamento. Servizi intangibili come la connettività richiedono infrastrutture materiali (strade, ferrovie, cablaggi, impianti, strutture) di cui la montagna è oggi poco fornita. La stessa sostenibilità ambientale può passare attraverso l'infrastrutturazione. A riprova di ciò il fatto che i comportamenti eco-compatibili più virtuosi sono spesso quelli dei centri urbani di pianura, dove la mobilità alternativa è più sviluppata, gli impianti di raccolta e trattamento dei rifiuti sono più numerosi e la grande distribuzione mette a disposizione linee economiche di prodotti green.

    Cosa fare dunque? Quale strategia scegliere tra le ipotesi di nuova infrastrutturazione/urbanizzazione e la difesa conservativa dello status quo? Verosimilmente quello che serve è una ricerca territorializzata di nuove forme di mediazione. In questa prospettiva una soluzione potrebbe anche essere una nuova zonizzazione della montagna che preveda livelli modulati di salvaguardia, con zone e corridoi a massima tutela intermezzati da zone a tutele decrescenti.

    La sfida che si prospetta non è facile ma la metamorfosi più o meno "catastrofica" della montagna è cominciata e occorre attrezzarsi per tempo. In primo luogo è opportuno riprendere l'abitudine a costruire scenari di sviluppo, attraverso technicalities e capacità di lettura delle trasformazioni anche micro (le "correnti profonde" che animano la dinamica e il clima sociale dei territori, come si legge dal progetto Antenne di Ires Piemonte). La matematica insegna infatti che le "catastrofi", i modelli stabili di potenziale, possono assumere forme diverse ma limitate nella quantità. (René Thom, "guru" degli scenari del cambiamento, delle catastrofi appunto, ne identifica solo sette). Con piccoli adattamenti (la presenza della banda ultralarga ad esempio) si possono generare socialità e relazioni diverse nelle terre alte. Tutto dipende dalle variabili coinvolte e dalla disposizione spaziale dei punti critici della funzione potenziale. In secondo luogo, occorre lavorare sulle questioni della governance e del monitoraggio delle trasformazioni, presenti e future. Centrale a questo riguardo è la gestione dei processi nel loro dispiegarsi spaziale e temporale. Se la fase transitoria della montagna (quella che dovrebbe portare a un nuovo equilibrio) dovesse infatti prolungarsi oltre misura gli effetti potrebbero essere devastanti, e non solo per la montagna. Perché la catastrofe della montagna non passi da semplice categoria interpretativa a situazione "fattiva" di declino sociale, economico, ambientale e culturale, va inevitabilmente accompagnata con politiche lungimiranti, multi- e inter-scalari.

    L'ambizione di questo numero di Politiche Piemonte dedicato al dinamismo incipiente della montagna piemontese è fornire elementi utili a entrambi i fini. Nel contributo di Federica Corrado (DIST, Politecnico di Torino) e Erwin Durbiano (Associazione Dislivelli) oggetto dell'analisi è l'equilibrio tra montagna e città, non solo in termini di flussi materiali di scambio tra questi territori ma anche in termini di scambi immateriali, progettualità e elaborazione politica. Centrale è in particolare la scala "metro-montana" quale dimensione territoriale a cui costruire il dialogo tra la cultura alpina e quella urbana.

    Nel contributo di Maurizio Dematteis (Trip Montagna) si presentano le potenzialità e i numeri del turismo dolce in montagna. Sulla stessa linea, l'articolo di Carlo Alberto Dondona (Ires Piemonte) propone un focus su un contesto insieme fragile e straordinario della montagna piemontese: il Monviso. Segue il contributo di Filippo Barbera (CPS, Università di Torino; affiliate Collegio Carlo Alberto) focalizzato sulle filiere produttive della montagna piemontese: utilizzando i risultati di una recente indagine sulle attività agro-silvo-pastorali, il contributo illustra le molte criticità (giuridico-normative, economiche, socio-culturali ecc.) che gli operatori di questo settore affrontano per continuare a mantenere vivo un pezzo importante e insostituibile del sistema regionale, prefigurando altresì alcune prime soluzioni. Chiudono il numero due articoli di taglio politico e prospettico. Il primo, scritto da Marco Bussone (Uncem Piemonte), si cimenta nel difficile compito di fornire un quadro complessivo delle politiche e iniziative che oggi investono la montagna piemontese e che - questo l'auspicio dell'autore, ma più in generale di tutto il numero di Politiche Piemonte - apriranno in prospettiva una quarta fase di sviluppo e crescita dei territori montani, imperniata sulla riduzione della frammentazione istituzionale e delle idee. Il secondo, scritto da Anna Giunti (Università della Montagna/Università degli Studi di Milano; centro di ricerca GESDIMONT; EUSALP), fornisce una suggestiva riflessione sulle nuove lenti con cui guardare alla montagna e di come attraverso l'esperienza diretta di studio e lavoro in montagna si possano cogliere meglio le istanze di modernità, connettività e di innovazione che attraversano le terre alte italiane.

     

    Riferimenti

    Crescimanno A., Ferlaino F., Rota F. (2010), La montagna del Piemonte- Varietà e tipologie dei sistemi territoriali locali, IRES Piemonte, Torino.

    Dematteis G. (2010), "Città delle Alpi: distinte e connesse", Economia Trentina, Dossier "Ripensare la montagna", LVI, n. 2-3, dicembre 2010: 56-62.

    Dematteis G. (2012), "La metro-montagna: una città al futuro". In Bonora P. (a cura di), Visioni e politiche del territorio. Per una nuova alleanza tra urbano e rurale, Archetipo Libri, Bologna.

    Thom R. (1972), Stabilité Structurelle et Morphogénèse. Essai d'une théorie générale des modèles. Paris: InterÉditions.

    Wilson A.G. (1981), Catastrophe Theory and Bifurcation: Applications to Urban and regional Systems. NewYork: Routledge.

     

     

     

     

     

    Nota(1)Legge 6 ottobre 2017, n. 158 Misure per il sostegno e la valorizzazione dei piccoli comuni, nonché disposizioni per la riqualificazione e recupero dei centri storici dei medesimi comuni. In vigore dal 17/11/2017

    Nota(2) Legge 28 dicembre 2015, n. 221 Disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell'uso eccessivo di risorse naturali. In vigore dal 02/02/2016

    Nota(3)   Legge 28 luglio 2016, n. 154 Deleghe al Governo e ulteriori disposizioni in materia di semplificazione, razionalizzazione e competitività dei settori agricolo e agroalimentare, nonché sanzioni in materia di pesca illegale. In vigore dal 25/08/2016

    Nota(4)  Delibera 28 gennaio 2015 Programmazione dei fondi strutturali di investimento europei 2014-2020. Accordo di partenariato - strategia nazionale per lo sviluppo delle aree interne del Paese: indirizzi operativi

    Nota(5)  Decreto Legislativo 3 luglio 2017, n. 117 Codice del Terzo settore. In vigore dal 03/08/2017

    Nota(6)  Legge 12 dicembre 2016, n. 238 Disciplina organica della coltivazione della vite e della produzione e del commercio del vino. In vigore dal 12/01/2017

    Nota(7)  Nuovo schema di decreto legislativo recante disposizioni concernenti la revisione e l'armonizzazione della normativa nazionale in materia di foreste e filiere forestali approvati dal Parlamento il 26 gennaio 2018

    Nota(8)  I pagamenti per i servizi ecosistemici (PES) fanno sì che i beneficiari di un servizio ambientale (sinora escluso da meccanismi di mercato) paghino il fornitore per assicurarne la preservazione o il miglioramento. Ne consegue un flusso monetario artificiale, di cui principali beneficiari dovrebbero essere i contesti montani. Molta della sua efficacia dipenderà però da come i PES saranno trasferiti nelle prassi tecnico-amministrative

    Nota(9)  Cfr. tra gli altri Wilson, 1981

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